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MORTO NELSON MANDELA.

Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Flash Alganews. Per l’ennesima volta siti stranieri annunciano la morte del leader sud africano. Che invece gode di buona salute.

IL 5 DICEMBRE 2013. NELSON MANDELA E’ MORTO DAVVERO. L’ARTICOLO SU ALGANEWS DEL 5 12 2013

Secondo voci ancora da confermare è morto stasera Nelson Mandela, leader sudafricano della lotta contro l’apartheid.

Per fortuna, a distanza di quasi un’ora dal primo lancio, sembra  che la  notizia  diffusa in serata da  siti africani, non sia vera. Mandela è ancora ricoverato in ospedale e le sue condizioni, dopo l’infezione polmonare che lo ha colpito alla fine di marzo, pare siano migliorate.

Questa la cronaca scarna di una morte. Mai avvenuta. A differenza di altri blog o giornali on line italiani, abbiamo però preferito non cancellare la notizia. Ci sembrava giusto cosi.  Per  un discorso di trasparenza, credibilità del nostro blog quotidiano.

E’ vero. Avevamo scritto da subito quella frase salvifica: secondo voci ancora da confermare. Dunque mettendo in chiaro  e con la coscienza a posto , che il lancio aveva bisogno di verifiche.

Per fortuna Madiba, come Mandela viene chiamato all’interno della sua tribù Xhosa, e’ ancora vivo. Un quotidiano del Sud Africa riportava anche un’immagine di lui nel letto d’ospedale: sofferente ma con il sorriso.

E però il premio Nobel per la pace del 1993 ha 95 anni, che compirà il 18 luglio. Da anni la sua salute non è proprio perfetta e l’ultimo ricovero in ospedale era stato accompagnato da buie previsioni di recupero.

Proprio il giorno prima, tra l’altro,  una tv sud africana aveva fatto scorrere le immagini più belle della vita di Mandela . Lo si dava per morto. E il primo aprile un pesce di cattivo gusto di un sito in lingua francese aveva annunciato la scomparsa del leader dell’African National Congress.

In passato, poi, già in un altro paio di occasioni era stata annunciata e smentita la morte di Mandela. Colpa probabilmente di un’informazione che va troppo veloce e ricerca a tutti i costi la notizia ad effetto. E la scomparsa del più grande personaggio della storia africana, sicuramente lo è. Speriamo solo che la morte di Madiba avvenga il più tardi possibile.

Pubblicato il 4 aprile 2013. Ore 23.26

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Nella foto, Nelson Mandela.

 

DA WIKIPEDIA

Nelson Rolihlahla Mandela (Mvezo, 18 luglio 1918[1]Johannesburg, 5 dicembre 2013[2]) è stato un politico sudafricano, primo presidente a essere eletto dopo la fine dell’apartheid nel suo Paese e premio Nobel per la pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk.

Fu a lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid ed ebbe un ruolo determinante nella caduta di tale regime, pur passando in carcere gran parte degli anni dell’attivismo anti-segregazionista. Protagonista insieme al presidente Frederik Willem de Klerk dell’abolizione dell’apartheid all’inizio degli anni Novanta, venne eletto presidente nel 1994, nelle prime elezioni multirazziali del Sudafrica, rimanendo in carica fino al 1999. Il suo partito, l’African National Congress, è rimasto da allora ininterrottamente al governo del paese.

Mandela è il cognome assunto dal nonno. Il nome “Rolihlahla” (letteralmente “colui che provoca guai”) gli fu attribuito alla nascita; “Nelson” gli fu invece assegnato alle scuole elementari.[3] Il nomignolo Madiba è il suo nome all’interno del clan di appartenenza, dell’etnia Xhosa.[4]

 

 

Biografia

« Non c’è nessuna strada facile per la libertà. »
(N. Mandela, Lungo cammino verso la libertà)

Gli anni giovanili

Nelson Mandela a 19 anni.

Nelson Mandela mosse i primissimi passi verso la conquista della libertà degli uomini nel 1941, all’età di ventidue anni, quando insieme al cugino Justice fu messo di fronte all’obbligo di doversi sposare con una ragazza scelta dal capo della tribù thembu Dalindyebo. Questa imposizione di matrimonio combinato era una condizione che né Mandela né il cugino volevano tollerare. La scelta era molto delicata: o si sposava e andava contro il suo massimo principio, cioè la libertà, oppure non si sposava mancando così di rispetto alla sua tribù e alla famiglia. Così decise di scappare insieme al cugino, in direzione della città di Johannesburg.

Da giovane studente di legge, Mandela fu coinvolto nell’opposizione al minoritario regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali, civili alla maggioranza nera sudafricana. Unitosi all’African National Congress (ANC) nel 1942, due anni dopo fondò l’associazione giovanile Youth League, insieme a Walter Sisulu, Oliver Tambo e altri.

Dopo la vittoria elettorale del 1948 da parte del Partito Nazionale, autore di una politica pro-apartheid di segregazione razziale, Mandela si distinse nella campagna di resistenza del 1952, organizzata dall’ANC, ed ebbe un ruolo importante nell’assemblea popolare del 1955, la cui adozione della Carta della Libertà stabilì il fondamentale programma della causa anti-apartheid. Durante questo periodo Mandela e il suo compagno avvocato Oliver Tambo fondarono l’ufficio legale Mandela e Tambo fornendo assistenza gratuita o a basso costo a molti neri che sarebbero rimasti altrimenti senza rappresentanza legale.

Inizialmente coinvolto nella battaglia di massa, fu arrestato insieme ad altre 150 persone il 5 dicembre 1956 con l’accusa di tradimento. Seguì un aggressivo processo, durato dal 1956 al 1961, al termine del quale tutti gli imputati furono assolti. Nel marzo del 1960, dopo l’uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville e la successiva interdizione dell’ANC e di altri gruppi anti-apartheid, Mandela e i suoi colleghi appoggiarono la lotta armata.

Nel 1958 aveva sposato in seconde nozze Winnie Madikizela, da cui poi si separò nel 1992.

Arresto e detenzione

Mandela nell’atto di bruciare il suo pass book, un documento richiesto ai neri dalle leggi razziali (1960).

Nel 1961 divenne il comandante dell’ala armata Umkhonto we Sizwe dell’ANC (“Lancia della nazione”, o MK), della quale fu co-fondatore. Coordinò la campagna di sabotaggio contro l’esercito e gli obiettivi del governo ed elaborò piani di una possibile guerriglia per porre fine all’apartheid. Raccolse anche fondi dall’estero per il MK e dispose addestramenti paramilitari, visitando vari governi africani. Nell’agosto del 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana, in seguito a informazioni fornite dalla CIA, notizie che però lo stesso Mandela nella sua biografia ritiene non attendibili, e fu imprigionato per 5 anni con l’accusa di viaggi illegali all’estero e incitamento allo sciopero.

Durante la sua prigionia, la polizia arrestò importanti capi dell’ANC, l’11 luglio 1963 presso la Liliesleaf Farm, di Rivonia. Mandela fu considerato fra i responsabili, e insieme ad altri fu accusato di sabotaggio e altri crimini equivalenti al tradimento (ma più facili per il governo da dimostrare). Joel Joffe, Arthur Chaskalson e George Bizos fecero parte della squadra di difesa che rappresentò gli accusati.

Tutti, a eccezione di Rusty Bernstein, furono ritenuti colpevoli e condannati all’ergastolo, il 12 giugno 1964. L’imputazione includeva il coinvolgimento nell’organizzazione di azione armata, in particolare di sabotaggio (del cui reato Mandela si dichiarò colpevole) e la cospirazione per aver cercato di aiutare gli altri Paesi a invadere il Sudafrica (reato del quale Mandela si dichiarò invece non colpevole). Per tutti i successivi 26 anni, Mandela fu sempre maggiormente coinvolto nell’opposizione all’apartheid, e lo slogan “Nelson Mandela Libero” divenne l’urlo di tutte le campagne anti-apartheid del Mondo. Mentre era in prigione, Mandela riuscì a spedire un manifesto all’ANC, pubblicato il 15 giugno 1980. Il testo recitava[5]:

« Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid! »
(Nelson Mandela)

Rifiutando un’offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata (febbraio 1985), Mandela rimase in prigione fino al febbraio del 1990. Le crescenti proteste dell’ANC e le pressioni della comunità internazionale portarono al suo rilascio l’11 febbraio 1990, su ordine del Presidente sudafricano F. W. de Klerk, e alla fine dell’illegalità per l’ANC. Mandela e de Klerk ottennero il Premio Nobel per la pace nel 1993. Mandela era già stato in precedenza premiato con il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 1988 e con il Premio Lenin per la pace nel 1990.

Durante la sua detenzione, durata appunto 26-27 anni, Mandela lesse molti testi, poemi, poesie, liriche, libri in lingua afrikaner (olandese) e inglese, lingua che nel corso della detenzione imparò a perfezione conoscendo grammatica e parlato del gergo comune. In particolare come spiegò il presidente dopo l’elezione come capo-guida della Repubblica del Sud Africa, una poesia in inglese del poeta Britannico William Ernest Henley, del 1875, dal nome Invictus, dal latino “invitto”, o “invincibile” della raccolta Vita e Morte (Echi), pubblicata per la prima volta nel 1888 all’interno del libro Book of Verses. Questa poesia per Mandela è stata la principale causa del suo continuare la vita in prigione nell’arco di 26 lunghi anni. La poesia viene anche presa come fonte d’ispirazione per il lungometraggio di Clint Eastwood, Invictus, con la partecipazione dell’attore Matt Damon, nel ruolo del capitano degli Springbok, anno 1990-1995, François Pienaar, e di Morgan Freeman.

Presidenza dell’ANC e presidenza del Sudafrica

Divenuto libero cittadino e Presidente dell’ANC (luglio 1991 – dicembre 1999) Mandela concorse contro De Klerk per la nuova carica di presidente del Sudafrica e vinse, diventando il primo capo di stato di colore. De Klerk fu nominato vice presidente. Come presidente, (maggio 1994 – giugno 1999), Mandela presiedette la transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale. Tale transizione fu portata avanti tramite l’istituzione, da parte dello stesso Mandela, di un tribunale speciale, la cosiddetta Commissione per la Verità e la Riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission, TRC). Un ruolo particolare Mandela svolse nell’ispirare e consigliare i rappresentanti dello Sinn Féin irlandese, impegnati nelle trattative di pace con il governo britannico [6].

Alcuni esponenti radicali furono delusi dalle mancate conquiste sociali durante il periodo del suo governo, nonché dall’incapacità del governo di dare risposte efficaci al dilagare dell’HIV/AIDS nel Paese. Mandela stesso ammise, dopo il suo congedo, che forse aveva commesso qualche errore nel calcolare il possibile pericolo derivante dal diffondersi dell’AIDS. Anche la decisione di impegnare le truppe sudafricane per opporsi al golpe del 1998 in Lesotho fu una scelta controversa.

Il 18 luglio 1998, giorno del suo ottantesimo compleanno, si sposò (per la terza volta) con Graca Machel.

Ritiro dalla vita politica

Bill Clinton e Nelson Mandela il 4 luglio 1993.

Dopo aver abbandonato la carica di presidente nel 1999, Mandela ha proseguito il suo impegno e la sua azione di sostegno alle organizzazioni per i diritti sociali, civili e umani. Ha ricevuto numerose onorificenze, incluso l’Order of St. John dalla Regina Elisabetta II e la Presidential Medal of Freedom da George W. Bush.

Mandela è una delle due persone di origini non indiane (l’altra è Madre Teresa) ad aver ottenuto il Bharat Ratna, il più alto riconoscimento civile indiano (nel 1990). A testimonianza della sua fama va ricordata la visita del 1998 in Canada, durante la quale allo Skydome di Toronto parlò in una conferenza a 45.000 studenti che lo salutarono con intensi applausi. Nel 2001 ha ricevuto l’Ordine del Canada, primo straniero a ricevere la cittadinanza onoraria canadese.

Nel giugno 2004, all’età di ottantacinque anni, Mandela ha annunciato di volersi ritirare dalla vita pubblica e di voler passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia, finché le condizioni di salute glielo avessero concesso. Ha comunque fatto un’eccezione nel luglio 2004 confermando il suo duraturo impegno nella lotta contro l’Aids recandosi a Bangkok per parlare alla XV conferenza internazionale sull’AIDS. Il 23 luglio 2004, con una cerimonia tenutasi a Orlando, Soweto, la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il “Freedom of the City”, paragonabile alla consegna delle chiavi della città.

Il 27 giugno 2008 a Londra, in Hyde Park, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant’anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l’AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 000 persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere. Mandela ha pronunciato un breve discorso in cui ha ribadito le ragioni del suo impegno civile e politico, dopo aver ringraziato per la straordinaria manifestazione di affetto e di rispetto nei suoi confronti.

Il 18 luglio 2009, giorno del suo novantunesimo compleanno, i grandi dello spettacolo, della politica e della cultura mondiale (tra cui Carla Bruni col marito Nicolas Sarkozy, Stevie Wonder, Aretha Franklin, Gloria Gaynor, l’italiano Zucchero, ecc.) gli hanno riservato al Radio City Music Hall di New York (USA) un fantasmagorico tributo chiamato “Mandela Day”. Durante i mondiali di calcio in Sudafrica del 2010, da lui fortemente voluti[7], non ha potuto presiedere alla cerimonia di apertura a causa di un grave lutto in famiglia: la nipote tredicenne, infatti, ha perso la vita in un incidente automobilistico proprio alla vigilia della manifestazione;[8] tuttavia ha presenziato, a sorpresa, alla cerimonia di chiusura, poco prima che le due finaliste scendessero in campo.

La casa in cui Mandela abitò a Soweto è oggi sede del Mandela Family Museum, dedicato alla vita di Mandela.

Il 28 marzo 2013 viene ricoverato in un ospedale di Pretoria per una grave infezione polmonare, connessa ad una tubercolosi subita durante il periodo di prigionia; viene dimesso dopo pochi giorni, il 6 aprile 2013[9] Due mesi dopo, l’8 giugno 2013, viene nuovamente ricoverato in condizioni preoccupanti ma stabili.[10].

Nella notte del 24 giugno 2013 le condizioni di Madiba si aggravano notevolmente, sempre in relazione alla grave infezione polmonare connessa alla vecchia tubercolosi. La mattina del 27 giugno, la famiglia viene convocata d’urgenza all’ospedale di Pretoria. La figlia maggiore, Makaziwe, ha parlato alla radio pubblica SABC, dichiarando: “Non voglio mentire. Mio padre è in uno stato molto critico. Può accadere da un momento all’altro – ha annunciato la primogenita di Madiba -. Papà è ancora tra noi, risponde al contatto. Dio sa quando sarà il momento. Aspettiamo con lui, con papà, che è ancora con noi, aprendo gli occhi e reagendo quando viene toccato”[11]. Il 4 luglio 2013 viene dichiarato in stato vegetativo permanente, ma la notizia viene successivamente smentita.[12]

Nelson Mandela è morto il 5 dicembre 2013 nella sua casa di Johannesburg all’età di 95 anni; a darne per primo l’annuncio è stato il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, in diretta televisiva.[2] Cinque giorni dopo allo Fnb Stadium di Johannesburg, si è tenuta una commemorazione pubblica alla quale hanno partecipato i maggiori leader mondiali insieme a migliaia di sudafricani. Alla sepoltura ha assistito solo un gruppo ristretto di 450 persone composto dai familiari, alcuni amici, capi ed ex capi di Stato, alti esponenti dell’African National Congress (il partito al governo di cui fu capo Mandela) e dell’Unione Africana, sacerdoti e 15 leader tribali.

Mandela è stato sepolto nella tomba di famiglia presso il cimitero della cittadina di Qunu, dove ha passato l’infanzia. Il suo feretro è stato avvolto dalla bandiera sudafricana.

Vita privata

Mandela si è sposato tre volte. La prima moglie è stata Evelyn Ntoko Mase dalla quale ha divorziato nel 1957, dopo tredici anni di matrimonio. Il suo secondo matrimonio con Winnie Madikizela, che lo aveva sostenuto negli anni di carcerazione, è terminato con una separazione nell’aprile 1992 e il definitivo divorzio nel marzo 1996, alimentato da forti contrasti politici. A ottant’anni Mandela ha poi sposato Graça Machel, vedova di Samora Machel, presidente fondatore mozambicano e alleato dell’ANC morto in un incidente aereo sedici anni prima.

Convinzioni religiose

Mandela fu per tutta la vita un convinto cristiano, di confessione metodista. Sua madre, dopo la conversione al cristianesimo, fece battezzare il piccolo Rohilala nella Chiesa metodista, e soprattutto lo iscrisse nelle scuole di questa chiesa: fu proprio la prima maestra a decidere che il nome Rohilala era troppo complicato e a ribattezzare il ragazzo con il nome, molto inglese, di Nelson. L’ingresso nella chiesa e nelle scuole metodiste sarebbe stato decisivo per tutta la vita di Mandela.

Ragazzo dotato, Mandela venne poi avviato alle scuole medie e superiori, sempre all’interno della Chiesa metodista. Mandela scrisse: «Vedevo che nella pratica tutte le conquiste degli africani sembravano realizzarsi attraverso il lavorio missionario della chiesa. [...] L’ambiente educativo delle scuole missionarie — egli scrive — era molto più aperto di quanto non lo fossero le scuole governative».[13]

Le scuole metodiste erano allora rette da rigidi missionari anglosassoni, ma Nelson notò che essi avevano comunque il coraggio di dare la parola a intellettuali antiimperialisti, e che pastori e professori neri avevano il coraggio di resistere ai dirigenti bianchi.

Mandela rimase metodista per tutta la vita, come metodista era la sua terza moglie, Graça Machel, vedova del presidente del Mozambico: il rito evangelico di benedizione del matrimonio venne officiato dall’amico Desmond Tutu, vescovo anglicano, in presenza di amici hinduisti e musulmani.

Dopo i ventisette anni di prigionia, quando il 10 maggio 1994 diventò il primo presidente nero del Sudafrica, dopo aver prestato giuramento, Mandela concluse il suo breve discorso alla nazione con le parole di un inno evangelico: God bless Africa, “Dio benedica l’Africa”.

8 pensieri su “MORTO NELSON MANDELA.

  1. Mi auguro di tutto cuore che si siano sbagliati. Altrimenti sarei propenso a dichiarare, visto in che situazione riversa oggi il mondo, che insieme con lui si stia davvero spegnendo un’era.

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