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SI SUICIDA UN ALTRO DISOCCUPATO ITALIANO. DAL 2008, INIZIO DELLA CRISI, E’ UNA STRAGE QUOTIDIANA.

Marco Cucchi

DI MARCO CUCCHI

 

2 maggio 2013. Il giorno dopo la festa dei lavoratori.

 

Il giorno prima il web è stato solcato da messaggi di vario tipo, “festa dei lavoratori”, “festa anche dei disoccupati” e, nel mio piccolo mi sono permesso anche di aggiungere “festa delle vittime innocenti del lavoro”.

Concerti, bandiere (poche quelle rosse) e tutti felici, sindacati compresi.

 

Ma, come dicono i marchigiani, “passata la festa, gabbato lo santo”.

 

2 maggio, dicevamo: Matinella di Albanella (Salerno), un piccolo paese dell’ entroterra del Cilento (o Lucania occidentale) una zona che nessuno di noi conosce, essendo molto conosciuta solo agli storici studiosi della Magna Grecia e ai golosi come il sottoscritto, amanti degli squisiti fichi secchi prodotti in zona.

 

2 maggio, Matinella di Albanella (Salerno), N.C., carpentiere di 62 viene ritrovato impiccato; chiaramente un suicidio visto che lascia una lettera in cui spiega le ragioni del suo gesto, l’ essere stato licenziato un anno fa dall’ impresa edile in cui lavorava e che, da li a poco dichiarò fallimento.

 

L’ edilizia è uno dei settori più in crisi dell’ economia, visto che ormai (pochi giorni fa pubblicai un’ analisi sul bollettino trimestrale CRIF sui mutui e i finanziamenti) poche persone o meglio quasi nessuno ha i soldi per poter comprare casa, anche grazie alle esorbitanti garanzie richieste dalle banche per poter concedere un mutuo e chi ha già casa preferisce tenerla nelle condizioni in cui è, per risparmiare, evitando ristrutturazioni e provvedendo solo alle riparazioni minime necessarie.

 

In edilizia pochi lavori, giusto l’ imbianchino, l’ idraulico, il piccolo muratore per i lavori di emergenza, niente più lavoro per le imprese medio grandi e per un carpentiere, per di più autista di betoniere, in un settore dove di lavoro non ce n’ è.

 

62 anni: un’ età in cui un uomo stanco meriterebbe un congedo onorevole dal mondo del lavoro, una pensione, tanto più dopo aver speso una vita in lavori usuranti.

 

62 anni: troppi ormai per poter tentare l’ avventura di emigrare all’ estero per cercar lavoro, soprattutto con moglie e tre figli.

 

Lavoratore in una piccola impresa: i lavoratori delle piccole imprese (le imprese non industriali con meno di 15 dipendenti e che non rientrano nel campo di applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) non sono in alcuna maniera tutelati nel caso di licenziamento, nemmeno per quelli per fallimento, cessazione o riduzione dell’ attività aziendale.

 

Compete la liquidazione, o più probabilmente competerebbe, visto che le aziende sull’ orlo del fallimento non hanno mai la liquidità per pagare il trattamento di fine rapporto ai propri dipendenti, costringendoli a fare domanda al Fondo di Garanzia dell’ INPS tramite curatore fallimentare per vedersi pagato il dovuto dopo almeno due o tre anni e spesso solo parzialmente rispetto alle retribuzioni e alle competenze non percepite.

 

Compete l’ iscrizione nelle liste di mobilità, liste “agevolate” per il reimpiego di personale licenziato che, se riassunto, offre la possibilità di usufruire di agevolazioni contributive INPS: ma poter offrire agevolazioni INPS per il reimpiego dove il lavoro non ce n’è assolutamente è un optional inutile, come il portacenere nella macchina di un non fumatore.

 

Compete l’ indennità ordinaria di disoccupazione: per un ultracinquantacinquenne, per 12 mesi una cifra che per le retribuzioni più basse difficilmente supera i 700/800 euro + assegni famigliari. E poi basta.

 

Visto che va tanto di moda al giorno d’ oggi ragionare di statistiche, sarebbe opportuno compilarne una nuova: la statistica sui suicidi in Italia, sia per numero sia per motivazioni.

 

L’ Italia ha vissuto sempre tempi brutti e duri, come il primo dopoguerra con la grande crisi cui si tentò di porre rimedio con le riforme di Giovanni Giolitti, periodo che spalancò le porte al ventennio fascista; oppure il secondo dopoguerra in cui l’ Italia, nazione sconfitta, paese poco più che agricolo deve ricostruire e sviluppare un economia per adeguarsi agli altri paesi della nascente Comunità Economica Europea.

 

Gli anni del grande miracolo economico degli anni ’60, anni del twist e dei giovani che andavano in giro con la Vespa, ma soprattutto anni in cui i lavoratori hanno garantito una cospicua crescita dell’ economia in condizioni lavorative degne di “David Copperfield”, il romanzo di Charles Dickens visto che le garanzie individuali e lo “Statuto dei Lavoratori” sono figli solo degli anni ’70; e sempre, durante i primi anni ’70, la grande crisi data dal rincaro del prezzo del petrolio e delle materie prime che fece frenare duramente la produzione industriale e conseguentemente la nostra economia.

 

Ma mai nella sua storia, il numero delle “morti bianche”, le morti per cause di lavoro (di cui ho già scritto in precedenza) che quotidianamente pesano sulla coscienza dell’ Italia è stat così avvicinato dalle cosidette “morti anonime”, coloro che nel disinteresse generale (degli Enti Previdenziali e del Ministero del Lavoro) muoiono perché non hanno lavoro ne mezzi di sussistenza.

 

Intanto a Roma il governo miracoloso, quello che nessuno avrebbe immaginato potesse essere costituito esiste e ottiene la fiducia da entrambe le camere: tutti contenti, contenti i partiti che lo compongono perché mai un governo nella storia italiana è stato così bello, multicolore, composto da tutte le forze politiche: destra, centro, avanti, marsch (come ci diceva il sergente durante il servizio di leva).

 

Felici anche i ministri, visto che tutti i ministri sono proprio dover volevano essere, con gli incarichi più confacenti (e talvolta anche più convenienti).

 

Per cui, costituito questo governo così miracoloso e felice, è ingiusto incupire gli animi con morti e con cattive notizie, tanto più che la legge 92/2012, il decreto Fornero di riforma del mercato del lavoro, ciò che è stato definito da molti giuristi come il genocidio del lavoro dipendente in Italia verrà ritoccato (ce l’ hanno promesso) in maniera ancor più liberista e flessibile, tanto per incrementare l’ occupazione, anche se è lecito chiedere quale occupazione verrà creata, senza diritti individuali, senza certezze e abbandonata nel più totale precariato.

 

Motivo per cui la morte per suicidio di un padre di famiglia disoccupato è un evento del tutto trascurabile, che ormai ai nostri politici non crea ne interesse ne disturbo: nel lassismo politico ed economico (totale) che ha denotato il mondo del lavoro in Italia dall’ inizio della recessione (ormai sei o sette anni fa), dopo la lunga scia di morti per suicidio per disperazione, abbandono ed indigenza, l’ ennesimo morto è il nulla, o come cantavano i Pink Floyd in una loro celeberrima canzone, “just another brick in the wall”, solo un’altra pietra nel muro.

E di tutto questo dovrebbe occuparsi un Ministero che una volta si chiamava Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, ora invece Ministero del Welfare.

 

Ministero del Welfare, ovvero, anche se sarebbe inopportuno fregiare il nome di ministeri con parole in lingua straniera, “ministero del benessere”.

 

Il benessere. Ma di chi?

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