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ERDOGAN COTRO TUTTI, INTEMPERANTE PURE CON GLI USA. SE PROCEDE COSI’ ANCHE I BALCANI SI POTREBBERO INCENDIARE

 

DIALBERTO TAROZZI
Università degli Studi del Molise
Per chi non l’avesse capito, il tentativo della Merkel di utilizzarle la Turchia come argine all’ondata dei profughi non aveva come unico scopo quello di ottenere una ricollocazione dei richiedenti asilo che coinvolgesse il maggior numero di attori possibili e che quindi potesse andare oltre gli egoismi individuali.
La Merkel, avenva ben chiaro il ruolo provocatorio della Turchia nei Balcani, alleato degli ultras del nazionalismo panalbanese con forte inquinamento del radicalismo islamico. Anche lì, Angela voleva ricondurre Erdogan ai codici della politica. Vale a dire a capire che non è il momento di innescare ovunque prospettive imperiali: Soprattutto contro i soliti odiati Kurdi, ma anche nei Balcani, come nel resto del Medio Oriente, complice Ryad, contro gli Sciiti e l’Iran, fino all’Armenia, pensando spesso a Putin.
La politica è fatta anche di compromessi, di do ut des, di negoziati. Era sperabile che, fallita l’infiltrazione in Sirak col surrettizio fiancheggiamento dell’Isis, il sultano accettasse una mano nell’accoglienza di due o tre milioni di profughi, che non sono comunque uno scherzo, in cambio di un cambiamento di rotta e del passaggio da incendiario a pompiere degli innumerevoli focolai presenti a sud, come a est, come a ovest, dei suoi territori.
Dopo aver per il momento rifiutato quella mano, visto che anche da parte tedesca si decide di far sul serio con il riconoscimento del genocidio armeno, il sultano rilancia. Minacce di ritorsione economica alla Germania e di striscio alla Ue, tanto per stare in allenamento. Guerra aperta coi Kurdi con la stessa Istanbul campo di battaglia
Ma anche sceneggiata principe ai funerali di Mohamed Ali, in spregio e sfregio allo stesso Obama.
C’è di che temere anche per quanto potrà avvenire dall’altra parte dell’Adriatico, come se non bastasse quanto sta avvenendo in terra di Turchia e dintorni contro i Kurdi: la preoccupazione generalizzata legata alla rotta dei Balcani aveva raffreddato nell’ultimo anno alcune tensioni solo apparentemente minori, in Serbia, come in Kossovo, in Bosnia come soprattutto in Macedonia. Adesso i giochi di pre-guerra potrebbero riaprirsi. Non solamente con l’invio di pattuglie di foreign Fighters da Kossovo e Bosnia verso il Medio Oriente
In Macedonia ad esempio 5mila persone al giorno scendono in piazza a criticare il governo filo-russo e a prefigurare una rivoluzione colorata di tipo ucraino. Per ora il tutto si limita alle manifestazioni e la sponsorizzazione estera sa tanto, semmai, di made in Usa. Ma già l’anno scorso accanto a queste manifestazioni c’erano stati scontri tra insorti islamici filo albamesi e polizia macedone con ben 40 morti in quel di Kumanovo. E lì più che di stelle e di striscie, qualcuno aveva ipotizzato le tracce di una mezza luna.
Qualche dubbio e notevoli paure che, il mancato addomesticamento del sultano, possa essere la premessa a qualche replica dello scorso anno, magari su scala allargata.
Genocidio armeno, Erdogan minaccia ritorsioni con Berlino
Il presidente turco alla vigilia del voto con cui il Bundestag si pronuncerà su una risoluzione che definisce genocidio il massacro degli armeni avvenuto un secolo…
it.sputniknews.com|Di Sputnik

QUANDO L’ITALIA VINSE L’EUROPEO

DI VINCENZO PALIOTTI
Oggi 10 Giugno 2016 iniziano gli Europei di calcio mentre noi vogliamo ricordare, come augurio per la nostra Nazionale, un altro 10 Giugno. Era l’anno 1968 e allo Stadio Olimpico di Roma si affrontavano Italia e Jugoslavia per la ripetizione della finale dei Campionati Europei giocata due giorni prima nello stesso stadio finale che terminò con un pareggio, 1 a 1. Stesso risultato anche dopo i tempi supplementari. Allora non c’erano ancora i calci di rigore bensì il lancio della monetina, quella stessa monetina che fu benevola con noi nella semifinale contro l’URSS giocata a Napoli e terminata 0 a 0. Ma nel caso della finale gli organizzatori ritennero ingiusto assegnare il titolo con quella procedura e decisero quindi di rigiocare la partita. In quella gara il CT Ferruccio Valcareggi cambiò ben sette elementi mentre la Jugoslavia uno soltanto. E la cosa si notò fin dai primi minuti sia per l’atteggiamento più offensivo degli azzurri, sia per la maggiore freschezza atletica della nostra Nazinale rispetto alla Jugoslavia che aveva evidentemente speso molto più di noi nella prima gara. La partita si decise tutta nel primo tempo con gli azzurri in vantaggio già nei primi 15 minuti segnando con Gigi Riva prima e con Anastasi dieci minuti più tardi con un gol molto bello. Ma oltre a ciò l’Italia ebbe ancora altre occasioni per impinguire i risultato ma un po’ la bravura del portiere slavo Pantelic, un po’ di imprecisione fissarono il punteggio sul 2 a 0.
La ripresa non diede grandi sussulti, la Jugoslavia oltre che stanca era anche psicologicamente a terra avendo risentito dell’uno due degli azzurri e così il nostro capitano Giacinto Facchetti potè alzare al cielo la coppa Henri Delaunay, dal nome del suo ideatore, che ci consacrava Campioni d’Europa. L’Italia vinceva così un titolo esattamente 30 anni dopo la vittoria al Mondiale di Francia della selezione di Vittorio Pozzo. Lo spettacolo dell’Olimpico fu qualcosa di suggestivo e commovente, chi visse quella serata lo ricorda bene: una marea di fiaccole si accesero facendo da cornice al capitano Facchetti ed alla squadra che compiva il giro di campo per mostrare la Coppa ai quasi 80.000 spettatori. La squadra che scese in campo quel 10 Giugno 1968 e che si fregiò di quel titolo era composta da: Zoff, Burgnich, Facchetti, Rosato, Guarneri, Salvadore, Domenghini, Mazzola, Anastasi, De Sisti, Riva, Commissario Tecnico Ferruccio Valcareggi. Ricordiamo che fecero parte di quella Nazionale anche: Rivera, Albertosi, Juliano, Ferrini, Castano, Anquilletti, Prati, Lodetti, Lido Vieri, Bercellino, Bulgarelli. Qualcosa è cambiato da allora. Il fatto di poter sostituire tanti giocatori tra una partita e l’altra dimostra quanto fosse più “agevole”, a quei tempi, per un CT arrivare a formare un gruppo con tanti giocatori di talento. Quello che purtroppo manca oggi che è tutto molto più difficile per svariati fattori, dalla disattenzione che si ha per i vivai rispetto al passato, e per la presenza forse eccessiva di stranieri nel nostro campionato.
foto di Vincenzo G. Paliotti.
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“VORREI PENSARE AL MIO FUTURO MA PROPRIO NON CI RIESCO”: IL 25% DEGLI ISCRITTI AI FONDI NON VERSA

DI ELEONORA DE SANCTIS
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Lo rivela la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). Nel 2015 i lavoratori iscritti a fondi di previdenza integrativa hanno raggiunto la quota di 7,2 milioni. Un aumento del 12,1% rispetto al 2014. Questa crescita delle iscrizioni, dovuta soprattutto al boom all’inclusione automatica prevista dal contratto degli edili, sembrerebbe riguardare solo le iscrizioni e non i versamenti, che al momento sono limitati al solo contributo datoriale. Come sottolinea il presidente della Commissione, Mario Padula, “rimane diffuso il fenomeno delle interruzioni contributive soprattutto fra le adesioni individuali dei lavoratori autonomi. Nel 2015 quasi 1,8 milioni di iscritti alla previdenza complementare non ha effettuato nessun contributo“.
La percentuale degli astenuti al versamento nel 2015 è stata del 45% per gli autonomi e del 18% per i dipendenti.
Fra coloro che invece hanno versato, il tasso di adesione alla previdenza integrativa è stato del 24,2%, rispetto al totale degli occupati. L’indice più alto è dei dipendenti del settore privato (31%) e dei lavoratori autonomi (19%), mentre i dipendenti pubblici arrivano appena al 5,2%. Sensibilmente più bassa invece è la percentuale tra i giovani, le donne e al Sud Italia.
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervenendo alla Camera, durante la presentazione della relazione della Covip, dalla quale emerge che su i 7,2 milioni di lavoratori iscritti, un quarto di essi ha interrotto il versamento dei contributi, cerca soluzioni: “Ci sono contesti in cui la percentuale di adesioni ‘può essere’ significativamente aumentata” quindi ” dobbiamo trovare gli strumenti che promuovano questa possibilità“.

UNA GIORNATA AL BAOBAB DI ROMA

DI VALERIA CALICCHIO
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Al Baobab funziona così: le tende sono per strada, il centro è chiuso. Fa caldo, molto caldo. E ieri sui migranti accampati fuori è arrivata anche una pioggia fortissima. Ne arrivano molti, le rotte si sono riaperte. Arrivano a Roma e finiscono qui perché ci sono i volontari che fanno rete, offrono cure, pasti caldi, medicine e protezione dagli sciacalli che vorrebbero utilizzare i migranti in maniera illecita. Da un anno è così. Ma ieri e oggi sono tornati a sgomberare (per …fortuna senza portare a termine l’operazione), a rimuovere le tende e i rifiuti per il ‘decoro’. L’associazione intanto da sola è diventata un modello per l’Europa. I suoi rappresentanti vanno spesso a Bruxelles per parlare del ‘modello Baobab’ e di come stanno facendo fronte praticamente da soli all’emergenza. Ma a Roma non hanno una casa, non sono riconosciuti e le istituzioni non parlano con loro. Fa caldo fuori e speriamo che stanotte almeno non piova.
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TUNISIA. “IL DAESH SI E’ APPROPRIATO DEI LORO SOGNI”: ALMENO 700 DONNE SEDOTTE DAL JIHADISMO

DI RITA A. CUGOLA
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Con la sinuosità di una serpe dispensatrice di veleno. il radicalismo sta lentamente penetrando nel tessuto connettivo della società tunisina, pesantemente afflitta da problematiche economico-occupazionali che non concedono tregua. Disilluse, demotivate e prive di prospettive concrete per assurgere a un ruolo da protagoniste della commedia umana, le giovani generazioni si stanno rivelando particolarmente sensibili al richiamo seduttivo esercitato dalla campagna propagandistica del Daesh.
L’immagine   di successo, invulnerabilità e potenza proiettata sullo schermo mentale dei più fragili è sostanzialmente alla genesi dell’inganno intorno al quale ruota l’intera ideologia jihadista. Ma pochi hanno l’avvedutezza di accorgersene per tempo. Molti, troppi continuano a rimanere profondamente sedotti dal verbo stragista e oscurantista del leader supremo Abu Bakr al-Baghdadi.
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Almeno cinquemila tunisini avrebbero infatti già abbandonato i luoghi natii alla volta di Siria e Iraq, teatri dell’ascesa islamista  e tuttora annoverati tra le aree più infiammate del pianeta.  Aspiranti mujahedeen. Potenziali martiri aprioristicamente immolati sull’altare della follia tra i quali sono annoverate circa 700 donne, alcune ancora adolescenti.
E poco importa la disperazione delle rispettive famiglie. Hanno giurato fedeltà al Califfo e accettato di combattere per la presunta gloria di Allah: nulla potrà convincerle a rinnegare la causa. “Non c’è più pace in questa casa“, si è sfogata Olfa Hamrani, madre di due ragazze affiliate allo Stato  Islamico.  “Avrei preferito morire piuttosto che vivere un tale strazio. Se non ci fossero state altre due figlie da tutelare, mi sarei suicidata“.
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Un dolore difficile da superare, specialmente se l’incubo da cui è scaturito seguita a condizionare ogni istante della quotidianità. “Eppure non sembravano diverse dalle coetanee: ascoltavano musica hard rock, strimpellavano la chitarra, uscivano spesso con gli amici“. Ma in concomitanza con le ore serali – simili a eroine di un romanzo gotico – si trasformavano in esseri assetati di sangue. Accantonati cd e tv  iniziavano a progettare apertamente l’imminente adesione all’Is, ponderando i vantaggi che ne sarebbero derivati.
Il cambiamento era così evidente“, ha proseguito la donna tra le lacrime. “Da quando avevano abbracciato quell’infame dottrina non parlavano d’altro e io dovevo solo tacere. Il Daesh rappresentava tutto: alfa e omega, madre, padre, tutore. Si è appropriato dei loro sogni privandole di ogni  ambizione“.
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Il risultato è che entrambe sono state arrestate subito dopo aver varcato il confine con la Libia  e ora languiscono in un carcere di Tripoli insieme alla bimba di soli cinque mesi nata dal matrimonio della maggiore con un miliziano accusato di coinvolgimento nell’eccidio di Tunisi occorso nel 2015. “La mia priorità immediata è la protezione delle più piccole.  Sono preoccupata perché vorrebbero emulare le sorelle. Per questo ho deciso di affidarle alle cure di uno psicologo“.
Un mese fa la polizia tunisina è riuscita a intercettare tre studentesse di Sibi Bouzid in procinto di recarsi nello Stato Islamico: sono state incarcerate per una settimana. “Stiamo valutando ogni opzione per contrastare il messaggio distorto dei jihadisti”, ha ammesso il ministro dell’Educazione Neji Jalloul.  “Abbiamo investito molto nella cultura, affinché anche i bambini riconoscano la sacralità della vita, che va sempre preservata“.
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A fronte delle difficoltà insite nel percorso che attraverso la Turchia conduce alla regione siro-irachena, spesso l’opera di recrutamento femminile viene condotta nella vicina Libia: i social network abbondano di informazioni in tal senso.
Le donne che tornano in Tunisia dopo aver servito il Califfato sono spesso vedove o mogli” ha precisato Mohamed Iqbal ben Rejeb, rappresentante della Rescue Association of Tunisians Trapped Abroad. “E per questo vengono puntualmente sottoposte a una certa pressione prima di essere condannate. E’ necessario, dal momento che incarnano l’onore stesso dei combattenti, un fattore di valenza davvero speciale nell’ottica islamista“.

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SARDEGNA, SINDACO “VIETA” I COMPITI ESTIVI

DI CHIARA FARIGU
CHIARA FARIGU

LA BANALITA’ DEL MALE

DI MAURIZIO PATRICIELLO 

maurizio patricello

Il mondo politico italiano è in subbuglio per le recente tornata elettorale. Si fanno i conti. Nessuno ammette ferite da leccare, ma solo mani da stropicciare. È del tutto logico che l’ attenzione sia orientata verso il ballottaggio. Intanto a Ponticelli, in un agguato, vengono trucidate due persone: il capo di una delle mille gang di camorra e un incensurato. È normale che due giovani, di 25 e 19 anni, vengono massacrati? No. Anche se avevano scelto di mettersi contro il vivere civile. Se il quartiere dove l’ agguato avviene, poi è ancora e sempre Ponticelli, la cosa diventa ancora più preoccupante. Non è la prima volta infatti che in quella difficile periferia di Napoli avvengono omicidi anche in pieno giorno e sotto gli occhi dei bambini. Mentre Napoli si prepara per la grande sfida, prepotente, impietosa, drammatica riemerge la vera emergenza di questa città. La camorra non è un’ opinione, ma una terribile realtà. Non è morta e nemmeno moribonda, ma è viva e vegeta. La camorra porta all’ esasperazione la gente perbene, le rende la vita impossibile. Sa di poter contare sulla tolleranza di uno Stato che, fino a oggi, non ha voluto dichiararle guerra, come fece con il terrorismo. La camorra è la vera nemica della nostra preziosa gioventù. Non un trafiletto sui giornali dunque, merita, l’ ennesimo agguato di Ponticelli. Non è una semplice notizia di cronaca. Troppe persone pensano che “ finché si ammazzano tra loro possiamo stare sereni”. Non è vero. Non è così. Questo modo di pensare è una trappola nella quale non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo cadere. Questi giovanissimi criminali si ammazzano per le strade. Dunque, la vita degli innocenti, a cominciare dai bambini, è sempre in pericolo. Nessuno può dirsi al sicuro. Questi criminali hanno preso in ostaggio interi quartieri, rendendo la vita della povera gente un inferno. Lo fanno apposta per spingere i residenti ad andare via. Ma dove vanno? Approfittiamo di questo articolo anche per dare la nostra solidarietà al parroco della diocesi di Nola che al primo accenno di un altro insopportabile, blasfemo, pericolosissimo inchino della statua della Madonna verso la casa del boss ha ripiegato la stola e ha lasciato la processione. “Loro” si nutrono di questi gesti. Li caricano di un significato simbolico. “Loro” vogliono convincere gli ingenui che la camorra non è “ altro” dalla società, ma è funzionale a essa. Che dappertutto ci sono imbrogli e malaffare. Che dappertutto c’è gente corrotta e collusa. E quando dal mondo politico, civile, amministrativo, religioso vengono a galla reati e soprusi, loro sono felicissimi. È la prova che avevano ragione. Il mondo è questo e tu, ingenuo, vorresti cambiarlo? Per questo motivo non temono nemmeno le pattuglie della polizia. Conoscono le leggi. Sanno quanto rischiano commettendo questo o quel reato. Sanno di poter contare su una schiera innumerevole di aspiranti malviventi. Veri postulanti alla ricerca di una “casa”. La povertà cronica, in questi anni si è trasformata per centinaia di famiglie in vera e propria miseria. La miseria è devastante. Orripilante. La miseria ottunde la mente e il cuore. Li indurisce. E quando a trascinarsi nella miseria nera sono i tuoi genitori, i tuoi fratelli, i tuoi bambini, è probabile, molto, molto probabile, che si ceda. La prossima amministrazione di Napoli deve ripartire da Ponticelli, da Forcella, dalla Sanità, dai Quartieri spagnoli, da Scampia. E se i napoletani colti e benestanti hanno davvero compreso la gravità della situazione non possono non dar man forte a questo nobile progetto. Troppo sangue giovane, anche se non innocente, è stato versato a Napoli. E mentre a Ponticelli si continua a uccidere con le pistole, a Casal di Principe le ruspe della Forestale ritornano a scavare nei luoghi indicati venti anni fa dal camorrista, poi collaboratore di giustizia, Carmine Schiavone. Nei luoghi individuati dall’eroico poliziotto Roberto Mancini. Luoghi conosciuti e volutamente dimenticati. Per decenni. E da quelle terre, naturalmente, riaffiorano i veleni occultati. Veleni che non potevano, non possono che avvelenare i cittadini. Checché ne dicano coloro che vorrebbero chiudere in fretta questa vergognosissima pagina di storia che vede camorristi, industriali disonesti e politici corrotti o collusi andare a braccetto come tre sorelle devote. Occorre chiudere con la camorra. Per farlo non bastano gli eroi isolati o improvvisati. Non bastano piccole soluzioni e buona volontà. Per farlo occorre un’ azione di forza congiunta. Occorre che la politica locale, regionale, nazionale metta in agenda, in prima pagina, la lotta a questa emergenza antica e sempre nuova. E non la cancelli fino alla vittoria. Padre Maurizio Patriciello.

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ISTAT: CRESCE IL NUMERO DEGLI OCCUPATI, SALE LA PRODUZIONE INDUSTRIALE MA IL PAESE NON SE NE ACCORGE

DI CHIARA FARIGU
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L’istantanea scattata dall’Istat parla chiaro: nel 1° trimestre del 2016 si registra una crescita di occupati rispetto allo scorso anno di ben lo 0,8%, a fronte dei disoccupati che calano dello 0,9%. Se poi vogliamo quantificare in numeri e non solo in percentuali, i dati parlano di 242.000 unità su 22,6 milioni di lavoratori. I disoccupati, in cerca di lavoro, sono poco meno di 3 milioni, mentre, e questo è il dato davvero sconfortante, gli inattivi, cioè quanti non solo non lavorano ma neanche sono in cerca di una possibile occupazione si attestano intorno ai 13 milioni.
Altro dato messo in luce dalla fotografia scattata dall’Istat è che a fare incetta di offerta lavorativa sono gli over 50 che aumentano di 335mila unità, mentre crollano paurosamente gli occupati tra i 35 e i 50 anni. La spiegazione di questo fenomeno è comprensibile ai più, ad eccezione di chi dovrebbe correre ai ripari, ed ha una denominazione ben chiara: riforma previdenziale Fornero. L’inasprimento dei requisiti richiesti, compreso l’innalzamento dell’età anagrafica per essere collocato in quiescenza hanno provocato questo squilibrio da cui non se ne esce: i dipendenti anziani costretti, loro malgrado, al lavoro e i giovani a casa, a bighellonare, completamente sfiduciati nel veder realizzarsi a breve un’idea di futuro.
“I numeri dell’Istat riguardano soprattutto i posti a tempo indeterminato, c’è un record storico, ha commentato il PdC Matteo Renzi. Ma contemporaneamente i lavoratori autonomi e le piccole medie imprese sono ancora in sofferenza. I risultati sono sì positivi ma non ancora sufficienti a rilanciarci”.
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Difficile credere di aver toccato un “record storico” a proposito di posti di lavoro a tempo indeterminato, se vogliamo stare alle parole del PdC . E non perché siamo i soliti gufi che vogliono contestare i dati a prescindere. Ma è che questi dati vanno presi con le pinze, perché il Paese, cioè noi, i cittadini, che tocchiamo con mano la quotidianità, la sofferenza, i profondi disagi abbiamo una percezione completamente differente. Ne è la prova un tweet inviato all’Istat da un precario che ha chiesto: “Vorrei sapere come effettuate le statistiche: io lavoro con un voucher da 8 ore al mese cosa sono, occupato o disoccupato”? La risposta dell’Istat la dice lunga sulla veridicità dei dati dell’occupazione che confermano il pessimismo dilagante di chi non ce la fa a sbarcare il lunario. “E’ considerato occupato se nella settimana di riferimento dell’indagine ha lavorato almeno un’ora”. Ecco servita la verità. Se questi lavoratori fossero stati senza occupazione nella settimana della rilevazione, i dati sarebbero stati di segno opposto. Ecco perché il Paese non ha la minima percezione di una qualunque ripresa. Il lavoro, quando c’è, dura poco ed è sottopagato, alla faccia dei dati che vorrebbero spacciare una verità differente.
Lo stesso dicasi per il lavoro stabile, ossia a tempo indeterminato. Con i nuovi contratti a tutele crescenti entrati in vigore nel 2015, infatti, parlare di lavoro stabile non ha più molto senso, dal momento che in caso di licenziamento ingiustificato il lavoratore non ha più diritto automaticamente al reintegro ma ad un indennizzo che cresce con l’aumentare dell’anzianità lavorativa.
Insomma, per dirla tutta, la luce in fondo al tunnel non si intravvede, neanche con tutta la buona volontà. E ogni forma di ottimismo è davvero fuori luogo.
foto di Chiara Farigu.

HOFER INDICATORE DELLA POLITICA ODIERNA

DI ALDO GIANNULI

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Hofer ha mancato l’elezione di un pelo ed io non sarei così allegro per il risultato perché quando si voterà per le politiche, con quel risultato è lui il nuovo cancelliere: lui quei voti li ha presi da solo, Van der Bellen ha vinto con il voto di tutti gli altri messi insieme, quel che non è possibile fare alle politiche. Comunque, quel che ci interessa qui è che, per la prima volta dalla fine della guerra, un movimento semi-fascista prende quasi il 50% dei voti in un paese di lingua tedesca. Bruttissimo segno. Magari la Fpo ha caratteri più marcati, ma l’avanzata di forze antisistema di destra è una tendenza evidente nel resto d’Europa. Non tutte possono essere definite para fasciste, e sicuramente non lo sono l’Ukip in Inghilterra, la lista olandese di Pyn Fortuin o Afd in Germania, mentre di un fascismo abbastanza annacquato possiamo parlare per il Fn della Le Pen, al contrario, propriamente fascisti sono quelli di Alba Dorata in Grecia o quelli di Jobbik in Ungheria, mentre il partito di Orban non è poi molto distante da esso. Della Lega non c’è bisogno di dire. Osserviamo che, pur se ben più debolmente, si affaccia una opposizione antisistema a sinistra con Podemos in Spagna, l’Alleanza della Sinistra Verde Nordica e, anche se in modo assai confuso, questo ruolo in Italia è assolto dal M5s e un movimento similare sta sorgendo in Portogallo. Per converso, in Europa sta implodendo l’area dei partiti “della legittimazione” (democristiani, socialdemocratici, liberali e conservatori) che sino a pochi anni fa, esaurivano quasi del tutto lo spazio politico europeo con percentuali medie intorno all’85-90%. Oggi, assommati, superano a stento il 50% dell’elettorato europeo. E’ significativo anche il risultato di quelle aree politiche che stanno sul crinale fra “partiti della legittimazione” ed opposizione anti sistema di sinistra (Comunisti, socialisti di sinistra e verdi), come dimostra il fatto che a battere Hofer sia stato un verde, mentre la vecchia Spo è quasi scomparsa (grazie al cielo!). Colpisce in particolare il tracollo della socialdemocrazia europea, quasi scomparsa in Austria, e Grecia, in procinto di esserlo in Francia, in forte affanno in Spagna, Germania, Inghilterra, dove registra le percentuali più basse da molti decenni. La socialdemocrazia sembra destinata a non sopravvivere alla sua svolta liberista. I liberali hanno una crisi simile, dopo qualche effimero successo come quello inglese di sei anni fa, e, peraltro, partendo da percentuali ben meno ricche della socialdemocrazia. Resistono un po’ meglio i democristiani, i gaullisti ed i conservatori, più a loro agio nel clima liberista. Negli Usa osserviamo all’irresistibile ascesa di un personaggio a dir poco discutibile e discussissimo come Trump che replica l’ondata del populismo di destra europeo, mentre, sull’altro versante si afferma un democratico anomalo come Bernie Sanders, da sempre autodefinitosi socialista, il che, negli Usa, significa una collocazione antisistema. Difficile non scorgere il nesso fra queste tendenze elettorali ed il persistere della crisi economica da otto anni. Emerge con prepotenza una domanda politica che eccede i limiti del sistema e minaccia di travolgerlo. Soprattutto nel voto di destra è evidente la reazione a molte paure indotte dalla globalizzazione: la paura identitaria verso l’immigrazione, la paura dell’impoverimento dovuto alla perdita del lavoro, all’erosione dei risparmi, alla folle pressione fiscale. Tutto questo si incanala abbastanza naturalmente a destra, sia perché la destra cavalca temi come l’ostilità all’immigrazione, sia perchè più incline a proporre ricette miracolistiche e “semplici” da propagandare. Ma questo è anche il prodotto delle insufficienze della sinistra radicale, sempre in bilico fra una scelta decisamente antisistema e il “richiamo della foresta socialdemocratica”. La vicenda greca ne è un esempio eloquente: Tsipras non ha avuto il coraggio che la situazione gli richiedeva ed è rifluito nel servizio al sistema, finendo di espropriare il suo paese da piccolo e spregevole traditore quale è. Una lezione da meditare (di cui ho scritto diverse volte anche in passato).

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UN RICORDO DI LIBERO GRASSI

DI SANDRO RUOTOLO

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Vorrei che oggi la rete andasse a cercare la biografia di Libero Grassi per sapere chi fosse l’imprenditore di Palermo. Io lo conobbi da vivo e dopo che fu ucciso conobbi la sua bellissima famiglia. Ero molto legato a Pina, la moglie di Libero, che si è spenta a Palermo. E non dimenticherò quando Davide, suo figlio, mentre portava sulle spalle la bara del padre in quella torrida estate palermitana del 1991 fece, con la mano, il segno della vittoria. Libero fu ucciso dalla mafia perché si ribellò al pizzo. Ciao Pina, un abbraccio a Davide e ad Alice.

libero grassi

MARATONA TELEVISIVA DI 16 ORE PER I 25 ANNI DI “NON E’ LA RAI”

DI ANTONIO AGOSTA
ANTONIO AGOSTA
Il 9 settembre del 1991, dallo Studio 1 del Centro Palatino di Roma, andava in onda la prima puntata di “Non è la Rai”, programma cult – rivoluzione del piccolo schermo, ideato da Gianni Boncompagni al suo esordio sulle reti Fininvest, oggi Mediaset. Domenica 12 giugno, dalle ore 10.30 del mattino, fino a tarda notte, Media Extra proporrà il meglio della storia dello show con una maratona televisiva di 16 ore, incluse le interviste alle protagoniste registrate nel corso dei lunghi quattro anni di diretta.
Fu una trasmissione d’intrattenimento live a frequenza quotidiana, un vero format televisivo che ha lanciato personaggi importanti nel mondo del teatro, della musica, del cinema e della televisione, ragazze quasi ventenni in cerca di notorietà a forza di balli e gag di gruppo.
La prima edizione fu condotta da Enrica Bonaccorti, nelle vesti di una buona e attenta padrona di casa, affiancata da Antonella Elia e Yvonne Sciò. La seconda da Paolo Bonolis, il giullare della Tv italiana, pronto a bacchettare le ragazze, in modo fittizio, insolenti e ribelli. Mentre le altre due edizioni furono affidate ad Ambra Angiolini, ancora minorenne, oggi è un’attrice di commedie all’italiana di successo. Di lei si ricorda l’aiuto del regista attraverso l’auricolare e l’atteggiamento “megalomane” che suscitò parecchie critiche.
Nel programma si ballava di continuo, a volte la stessa canzone ripetuta e suonata ad alto volume, con uno sfondo scenografico che riprendeva le quattro stagioni, come a voler ricordare che dalla vita bisogna cogliere sempre l’attimo fuggente, perché non siamo eterni.
Sono passati 25 anni dall’esordio del programma. Le quarantenni di oggi ricordano con nostalgia, e con una lacrima sul viso, le loro prime cotte legate a un ballo spensierato insieme alle loro beniamine di un programma divenuto culto di una generazione che mai più ritornerà.

LA LUCE DELLE STELLE DEL CINEMA SULLE NOTTI DEGLI INVISIBILI

DI GIACOMO MEINGATI
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Le orecchie e i cuori dei protagonisti del cinema internazionale sono stati sfiorati dalla pacata voce di Bergoglio? Crediamo di sì, a vedere il programma e i primi passi del Taormina Film Festival 2016, dalla scelta del presidente onorario della giuria, Richard Gere, modello di una feconda armonizzazione tra il glamour hollywoodiano e i valori della solidarietà, sino alla scelta del tema e lo svolgimento programmatico che pone al centro gli homeless, gli invisibili della nostra società.
Il gigantesco Orione Hollywoodiano sembra davvero, costellato delle sue stelle e dei suoi divi, piegarsi a raccogliere la voce di chi voce non può avere, per tentare di farla arrivare agli orecchi di tutti. Questa ci pare l’intenzione di questo importante evento.
Più di 100 i titoli tra anteprime, corti, film, docufilm con 21 paesi rappresentati tra cui Nuova Zelanda, Albania, Finlandia.
Apertura per la Disney Pixar con “Alla ricerca di Dory” per passare alla proiezione di “gli invisibili” di Oren Moverman, con lo stesso Gere, davanti a 300 senza tetto provenienti da tutta la Sicilia.
Molte le star attese tra cui Oliver Stone, che presenterà il film, di cui è coproduttore, “Ukraine on fire” di Igor Lopatonok, coraggioso documentario – intervista che va al cuore della crisi e del conflitto Ucraino.
Altri importanti personaggi del mondo dello spettacolo attesi ai Campus del Fesival sono Noemi, Salvatore Esposito, Marco Bellocchio, Jeremy Renner.
Appena lanciata l’importante campagna ‪#‎HomelessZero‬ tra ministero, rappresentato dal ministro Giuliano Poletti, e Fio, con presente Cristina Avanto, in cui si è messo all’asta un pregiato orologio Baume e Mercier limited edition il cui ricavato andrà alla Fio.
Altri film in programma “c’è sempre un perché” di Dario Baldi con Maria Grazia Cucinotta, “The Conjuring, il caso endfield” di James Wan.
Riprende poi il TAO62, concorso che premia il miglior film mediante una giuria di giovani presieduta da Monica Guerritone e Caludio Masenza.
Trai film in concorso “tutti vogliono qualcosa” di Richard Linklater e “l’attesa” di Roland Sejko.
La madrina d’apertura dell’appuntamento, che si svolge proprio nella giornata odierna è Bianca Balti, chiuderà invece Rocio Munoz Morales.
Questo in linea generale il senso del grande appuntamento per il cinema internazionale prodotto e organizzato da Agnus Dei di Tiziana Roma, general manager del festival coadiuvata dai suoi co-direttori artistici Chiara Nicoletti e Jacopo Mosca, che muove in queste ore i suoi primi passi.

ETNA COMICS 2016, UN SUCCESSO AI LIMITI DELLA FANTASIA

DI ANDREA GRASSO
andrea grasso
Dal 2 al 5 Giugno 2016 si è svolta alle Ciminiere di Catania la sesta edizione del Festival Internazionale del fumetto e della cultura pop, detto anche Etna Comics. Si tratta di una importante realtà che già da sei anni onora la città etnea della presenza di tanti addetti ai lavori più o meno celebri e che non ha nulla da invidiare ad altri festival più blasonati e affermati come Lucca Comics.
Per quattro giorni infatti lo spazio espositivo delle Ciminiere di Catania è diventato una sorta di Paradiso terrestre per tutti gli appassionati di fumetti e cartoni animati, potendo vantare un’affluenza totale di oltre 70000 visitatori; com’è facile immaginare la maggior parte del pubblico era composto da adolescenti o ragazzi poco più grandi, ma in realtà non mancavano adulti di ogni età, molti probabilmente in qualità di accompagnatori dei propri figli ma molti altri probabilmente coinvolti in prima persona, desiderosi di ritornare bambini e rivivere le emozioni sopite da anni che suscitano i personaggi di fantasia o che in realtà non sono mai cresciuti…
Praticamente a tutte le ore di apertura del festival di tutti e quattro i giorni i corridoi dello spazio espositivo sono stati pieni di orde di ragazzi vaganti da una sala all’altra per raggiungere un’attività, uno stand, una mostra, una conferenza o semplicemente per incontrare il proprio autore di fumetti preferito; per aggiungere spettacolo allo spettacolo, molti dei visitatori erano in versione cosplayer, ovvero vestiti, come se fosse Carnevale o Halloween, come il loro personaggio di fantasia preferito, dando spesso sfoggio di creatività (nel caso di vestiti realizzati con pochi mezzi ma molta fantasia) o agiatezza (nel caso contrario, ovvero di vestiti molto costosi).
E l’imbarazzo della scelta era davvero tanto, visto che in programma è stata messa tantissima carne al fuoco; in particolare interventi, dibattiti e conferenze si susseguivano di continuo, e per forza di cose molti in contemporanea fra loro in sale diverse, e quindi purtroppo era fisicamente impossibile seguire tutto.
Tra gli interventi che noi di Alganews siamo riusciti a seguire personalmente, segnaliamo: Massimo Lopez, che in qualità di doppiatore (è suo il recente ingaggio come voce di Homer Simpson in sostituzione del compianto Tonino Accolla, di cui fra l’altro ci rivela essere stato molto amico) svela alcuni divertenti retroscena in sala di doppiaggio, per poi concedersi ai suoi numerosi fan per foto ed autografi; un laboratorio di doppiaggio con Fabrizio Mazzotta (altra voce storica nei Simpson, ovvero Krusty il Klown, ma anche Eros di Pollon e Puffo Tontolone negli anni ’80), Maurizio Merluzzo, Gianandrea Muià e Andrea Rotolo, che si sono soffermati sui segreti del mestiere senza risparmiare qualche critica ai colleghi giapponesi; un dibattito con Silver, che ha parlato del suo popolarissimo Lupo Alberto e che alla fine dell’intervento si è fermato coi suoi ammiratori regalando a ognuno di loro un veloce ma apprezzatissimo schizzo di un suo personaggio insieme all’autografo; un workshop con Lorenza Di Sepio, giovane disegnatrice romana che ultimamente ha spopolato su Facebook con le divertenti vignette di Simple & Madama, che ha svelato al pubblico alcune tecniche e segreti del suo lavoro, utili agli addetti del mestiere o aspiranti tali; anche lei, se andata a trovare nel suo stand e con un suo libro in mano, regalava al possessore una veloce caricatura con dedica nello stile dei suoi personaggi.
Il fiore all’occhiello del Festival è stato senza dubbio il concerto di Cristina D’Avena, nella prima serata, che ha suscitato l’entusiasmo di chi da bambino seguiva e segue ancora le sigle dei cartoni animati da lei interpretate; superfluo dire che il numeroso pubblico in estasi conosceva ogni singola parola da lei cantata.
Al di là dei vari eventi, il Festival ha potuto vantare anche un ampio spazio di stand suddiviso in due piani dove reperire albi e libri di fumetti, giochi per tutte le consolle, DVD di cartoni animati, gadget di tutti i tipi, giochi e videogiochi vintage e chi più ne ha più ne metta, e dove trovare accanto agli autori più popolari e conosciuti, tra cui ad esempio Yumiko Igarashi, creatrice di Candy Candy, Georgie e Anna dai capelli rossi, anche gli autori emergenti che con molto entusiasmo presentavano ai visitatori le loro opere d’arte o i loro fumetti ancora semi-sconosciuti, o se vogliamo “di nicchia”. Anche in questi stand non è mancato il lato professionale accanto a quello prettamente ludico: due esempi su tutti, gli stand delle scuole fumettistiche di Catania e di Palermo offrivano consigli e indicazioni pratiche a chiunque volesse trasformare questo hobby in un mestiere.
Un altro fiore all’occhiello di questa edizione dell’Etna Comics sono state le mostre, in particolar modo quella dedicata a Dylan Dog: la presenza di una nutrita esposizione di copertine originali, tavole complete e bozzetti non rifiniti realizzati dal suo creatore grafico Claudio Villa ha sicuramente attirato sia gli appassionati del genere che i semplici curiosi.
A completare il tutto, le quattro giornate sono state riempite da tornei di giochi di tutti i tipi, dai giochi da tavolo come il buon vecchio Risiko e il più recente Perudo ai videogames per consolle ai laser game, senza dimenticare le sfilate dei cosplay, le ludoteche per i più piccoli, i laboratori di fumetti, la proiezione di alcuni film in tema, e ancora tanto altro.
In conclusione un’offerta davvero ampia e per tutti i gusti che è riuscita a coniugare il mondo del fumetto e dei cartoni in tutte le sue sfaccettature, e che senza dubbio inorgoglisce Catania, la città che ha ospitato il festival, rendendola protagonista della scena culturale fumettistica mondiale.
foto di Andrea Grasso.

BRUXELLES, UN ALTRO UOMO ARRESTATO PER ATTENTATI 22 MARZO

DI ANNA LISA MINUTILLO
annalisa minutillo
Un altro uomo è stato arrestato in Belgio con l’accusa di aver partecipato agli attentati del 22 marzo a Bruxelles. La procura federale di Bruxelles fa sapere che si tratta di Ali E.H.A., 32 anni, di nazionalità belga. L’uomo è stato individuato durante una perquisizione effettuata il 9 giugno a Schaerbeek “nell’ambito delle indagini legate agli attacchi all’aeroporto di Zaventem e alla metropolitana di Bruxelles”.

UN FAN HA UCCISO LA CANTANTE CHRISTINA GRIMMIE, STAR DI THE VOICE USA

DI ANTONIO AGOSTA
ANTONIO AGOSTA
Christina Grimmie è stata uccisa da un suo fan con diversi colpi di pistola, mentre firmava autografi ai suoi ammiratori presenti al concerto.
La cantante, nata nel New Jersey 22 anni fa, era di origini italiane e rumene. Era conosciuta dal pubblico americano per la sua partecipazione nel 2014 al talent show “The Voice Usa”, piazzandosi al terzo posto.
Christina è morta in ospedale in seguito alle sue condizioni apparse subito gravi.
L’incidente è avvenuto intorno alle 22.45 davanti a una sessantina di persone al Plaza Live Theater, dopo la fine del concerto. L’uomo che l’ha assassinata, le si è avvicinato con due pistole in mano sparandole quattro o cinque colpi addosso e togliendosi poi la vita.
“E’ con il cuore colmo di dolore che confermiamo che Cristina è tornata alla casa del Padre. Chiediamo il rispetto della privacy della sua famiglia e dei suoi amici in questo momento di lutto”. Parole della sua agente scritte su una nota pubblicata dai media americani.
Un fan ha ucciso la cantante Christina Grimmie, star di The Voice Usa
Di Antonio Agosta
Christina Grimmie è stata uccisa da un suo fan con diversi colpi di pistola, mentre firmava autografi ai suoi ammiratori presenti al concerto.

 

IRAQ. AL-BAGHDADI FERITO NEL CORSO DI UN RAID: MA IL PENTAGONO TACE

DI RITA A. CUGOLA
Il cosiddetto principe dei credenti Abu Bakr al-Baghdadi – leader supremo  del Daesh – sarebbe rimasto gravemente ferito nel corso di un’incursione area. Le bombe di precisione sganciate dalla Combined Joint Task Force a guida Usa  avrebbero infatti colpito il suo bunker segreto di Rabiah, situato al confine tra la provincia irachena di Ninive e quella siriana di Raqqa, un’ area  solitamente presidiata dai fedeli guerriglieri della tribù Shammar.  L’episodio, rivelato da al-Samariya Tv, non è stato però confermato dal Pentagono.

LAVORO E SALARI, I PRIVILEGI DEL SUD ITALIA

DI STEFANIA DE MICHELE
stefania de michele
Con buona pace di Antonio Gramsci e Giustino Fortunato, la questione meridionale non esiste. Dimenticata, finita, archiviata. Se proprio non volessimo negarne l’esistenza, saremmo costretti a dire che c’è, ma sancisce il privilegio del Mezzogiorno nei confronti del Nord Italia. Interpretazione personale e polemica, direte voi, di un valido studio, condotto da Andrea Ichino, professore dell’European University Institute di Firenze, Tito Boeri, presidente dell’Inps con cattedra alla Bocconi, Enrico Moretti dell’Università di Berkely, uno dei consulenti economici del presidente Barack Obama. Il meglio gotha dell’economia ha pubblicato un’indagine dal titolo “Divari territoriali e contrattazione: quando l’eguale diventa diseguale”. Le risultanze dello studio ci spiegano che i contratti nazionali producono diseguaglianze: il salario nominale uguale per tutti avvantaggia i lavoratori del Sud e i proprietari di casa del Nord. In media il potere d’acquisto è più basso di circa il 13% nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali, con un picco del 32% tra gli insegnanti della scuola elementare pubblica. Risultato della contrattazione non collegata alle dinamiche della produttività e al costo reale territoriale della vita. Una considerazione su tutte: la preziosa analisi è dato empirico da sempre noto alle sciure del Nord come alle massaie del Capo di Sotto. Quel che rende interessante il report è lo sviluppo in termini di eventuali soluzioni da porre in atto. In principio erano le gabbie salariali, ma l’esperienza può dirsi definitivamente conclusa. Attivo dal ’45 al ’69 il meccanismo della differenziazione territoriale ingabbiava i salari entro rigidi parametri: in base a questo sistema, i livelli salariali erano minori al Sud, rispecchiando così il diverso costo della vita. Le gabbie sono state aperte dopo anni di lotte sindacali e non si richiudono. La soluzione prospettata è quella di fuoriuscire dal contratto nazionale, spostando la contrattazione a livello aziendale e collegandola a indici di produttività. Gli studiosi prendono ad esempio la Germania, che così opera fin dalla metà degli anni Novanta. Una scelta che – secondo il tris di studiosi – ha determinato salari nominali e reali al contempo più elevati nelle regioni dell’Ovest rispetto all’Est, costi delle abitazioni sostanzialmente uniformi, tassi di disoccupazioni abbastanza simili. Lo stesso scontro sociale in Francia sulla loi travail , ricorda Ichino, riguarda proprio la proposta del governo di deviare dagli accordi nazionali. “Io credo che chi si oppone stia sbagliando“. Che dire? Stanno operando la loro minzione sulle nostre teste e ci dicono che piove. Scardinare l’azione sindacale, polverizzarla, affidare le contrattazioni in via esclusiva alla forza debole delle rappresentanze aziendali è l’abbattimento dell’ultimo, fragile argine.

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CI HA LASCIATO PINA, LA MOGLIE DI LIBERO GRASSI

DI LUCA SOLDI
luca soldi
Se  n’è andata Pina, la donna ch’è stata al fianco di Libero Grassi e ne ha custodito memoria ed impegno.
Una donna importante, una moglie e una madre che non si è mai arresa.
Pina Masiano non ha mai rinunciato a combattere ed a diffondere lo spirito di giustizia e legalità.
Anche quando nel 1991 le uccisero il marito “colpevole” di non aver ceduto alle regole della mafia pagando il pizzo.
Non solo, Libero Grassi, oltre ad essersi rifiutato di pagare il pizzo, aveva deciso di denunciare, i suoi estorsori. Lo aveva fatto pubblicamente cercando di portare alla luce quello che tutti sapevano.
Per questo era diventato, un modello, un esempio da seguire.
E come tanti esempi, in quegli anni, era rimasto solo. Sostenuto, spesso, solo a parole.
E la solitudine intorno era stata compresa dalla mafia che il 29 agosto del 1991 lo aveva assassinato.
Il dolore e le difficoltà che si aggiunsero però non fermarono la moglie, la compagna di sempre.
Pina volle portate avanti le sue idee senza risparmiarsi un attimo.
E così senza fermarsi mai, comincio’ il suo cammino per diffondere i sentimenti che avevano ispirato Libero e tutti coloro che credevano nel sentimento e nel dovere per la legalità.
Così Pina, per tutti questi anni, ha continuato a raccontare la storia di suo marito in giro per l’Italia, soprattutto nelle scuole. Così come e’ stata forte la presenza nell’associazionismo antimafia e nel mondo della politica.
Un vero esempio di impegno e dignità per tutti.

IL PARROCO SI RIBELLA ALL’INCHINO DESTINATO AL BOSS

DI LUCA SOLDI
luca soldi
Questa volta e’ stato un parroco a dire basta: “non e’ tollerabile che la Madonna, debba dare un tributo onorando il boss del paese e la camorra”.
E così don Fernando Russo si e’ tolto la stola e si e’ allontanato dalla processione.
Poco prima i portantini della statua della Madonna del Rosario di Livardi, piccola frazione di San Paolo Bel Sito, nella zona di Nola, avevano cambiato il percorso tradizionale per la processione, entrando in un vicoletto che porta verso l’abitazione di una delle famiglie legate alla malavita locale, quella dei Sangermano.
I “distratti” confidavano che la deviazione fosse sopportata, tollerata da tutti. Nessuno avrebbe mai immaginato che il “gran rifiuto” fosse esercitato proprio il parroco.
Non solo, insieme a lui ha lasciato il corteo anche il maresciallo dei Carabinieri, Antonio Squillante. Entrambi si sono resi conto che qualche cosa non andava appena sono arrivati in corrispondenza del vicolo che porta alla casa dei Sangermano, e’ stato li che un soprano ha cominciato ad intonare l’Ave Maria. Un altro fuori programma che faceva da preludio alla deviazione. I due dopo un rapido scambio di occhiate non hanno perso tempo ed hanno preferito non confondersi fra i “fedeli” del boss.
Così l’inchino, i portantini, con tanto di statua girata verso la casa da ‘onorare’, se lo sono fatti da soli, senza poter contare sulla complicità delle istituzioni del paese.
La vicenda non poteva passare sotto silenzio e così il giorno dopo gli autori del fuori programma hanno dovuto subire le parole di fuoco anche del vescovo di Nola, Beniamino Depalma: «Avete violentato la processione e oltraggiato Livardi. Credete di poter disporre delle statue e della Chiesa, credete di poter subordinare tutto a voi, anche Dio. E invece dovete solo chiedere perdono per la vostra arroganza e prepotenza».
La lettera pubblica del vescovo a don Russo ed alla gente di Livardi, non lascia spazio a fraintendimenti.
La sua e’ una denuncia «scellerato sistema di malaffare e ingiustizia chiamato camorra», un sistema che vorrebbe nutrirsi di simboli religiosi per tenere dalla propria parte il popolo:
«Questo ingiustificabile comportamento mi ha rattristato nel profondo. Nell’ascoltare il tuo racconto ho percepito il dolore che hai provato nel vedere il tuo gregge procedere come se non avesse una guida, ignorando la tua presenza e le tue scelte pastorali, ignorando colui che rappresenti: Gesù Cristo».
La lettera continua richiamando le recenti norme adottate dalla diocesi e dalla Conferenza episcopale campana sulle manifestazioni di pietà popolare, che non lasciano spazio ad interpretazioni personali: “Dio è per tutti”, prosegue il vescovo, ma «la misericordia non è mai separata dalla verità e dalla giustizia».
«L’amore di Dio non può essere preteso», come certi gruppi di ‘fedeli’, con oscuri registi alle spalle, a volte danno ad intendere.
Adesso il sacerdote, don Fernando, parroco da 13 anni, il suo vescovo e tutta la gente per bene di Livardi attendono che lo stato, la procura di Nola, indaghino senza riguardi.
foto di Luca Soldi.
 

MIGRANTI, SBARCATI A PALERMO IN 592

DI ANNA LISA MINUTILLO
annalisa minutillo
Su Bourbon Argon anche minori non accompagnati e 4 donne incinte
Sbarcati nelle prime ore della mattina sul
molo Quattro venti nel porto di Palermo 592 migranti – di cui 464 uomini, 119 donne e 9 bambini. Sono arrivati nel capoluogo siciliano a bordo della nave Bourbon Argon di Medici senza frontiere. Sulla nave di Msf si trovavano anche minori non accompagnati da adulti e 4 donne incinte. Le operazioni di sbarco vengono coordinate dalla prefettura di Palermo. Presenti personale della Croce Rossa, della Protezione Civile, dell’Asp di Palermo, della Caritas, dell’Unchr e Save The Children, Oim, oltre alle Forze dell’Ordine.

USA. APPOGGIO UFFICIALE DI OBAMA A HILLARY

DI RITA A. CUGOLA
Diventa ufficiale l’endorsement di Barack Obama per Hillary Clinton, candidata democratica alla Casa Bianca. “Non credo ci sia mai stato nessuno altrettanto qualificato per quel posto“, ha ammesso. “Non vedo l’ora di scendere in campo e fare campagna per lei“. Il leader uscente affiancherà per la pima volta l’ex first lady in Wisconsin, prossima tappa del percorso elettorale.
Intanto Bernie Sanders  – altro protagonista della maratona elettorale – ha preannunciato di voler incontrare la rivale di partito alla Convention finale dell’Asinello, che avrà luogo a Philadelphia il 7 luglio prossimo. Un’occasione per discutere sulla possibilità di accomunare gli sforzi volti alla sconfitta del tycoon  repubblicano Donald Trump (già accreditato per la sfida finale dell’8 novembre 2016), “che come presidente sarebbe un disastro“.

COSE CHE LA SINISTRA NON DEVE FARE

DI ANTONIO SICILIA

antonio sicilia

Cose che la Sinistra NON DEVE fare #1
1) Sbeffeggiare più gli ignoranti che i “padroni”
2) Vantare superiorità intellettuale (Non puoi lottare per l’uguaglianza e rappresentare qualcuno se ti consideri superiore al popolo. Da questa supponenza scaturisce spesso un linguaggio incomprensibile per chi si ha la pretesa di rappresentare)
3) Dire “il problema è che anche lui vota” (Sostituirlo con “il problema è che anche lui non vota”)
4) Buonismo verso gli ultimi
(Andare oltre l’umana pietas e mettere in piedi un conflitto serio, evidente, concreto, ben comunicato contro chi ha di più, contro chi non vuole condividere le risorse.
Lo scontro con i privilegiati crea immedesimazione e rappresentanza, il buonismo si ferma alla commiserazione e alla “simpatia”, intesa come “patire insieme”)

TRIESTE, 37ENNE SCOMPARSA AD APRILE: EX MARITO CONFESSA OMICIDIO

DI ANNA LISA MINUTILLO
annalisa minutillo
Era stata la figlia della donna, preoccupata perché non riusciva a contattare la madre a dare l’allarme.
Avrebbe ucciso la ex moglie nascondendone successivamente il cadavere sull’altopiano carsico al confine della Slovenia. Queste sono le accuse con cui la polizia ha arrestato l’ex marito della 37enne serba scomparsa il 26 aprile scorso a Trieste. Gli uomini della Squadra mobile hanno eseguito il provvedimento di fermo dopo essere venuti in possesso di svariati indizi di colpevolezza che hanno consentito di fare luce sui fatti. L’uomo ha confessato.
La scomparsa di Slavica Kostic (questo il nome della donna scomparsa) era stata denunciata dalla figlia, messa in allarme dal silenzio che regnava da subito dopo l’arrivo in Italia della madre. La donna era giunta in Italia per lavorare tre settimane come badante a Trieste. Dopo il suo arrivo in città non aveva più risposto al telefono.
Come già successo in situazioni simili, la Kostic appena arrivata a Trieste si sarebbe dovuta fermare a dormire a casa dell’ex marito, residente in città.

INIZIANO GLI EUROPEI DI CALCIO: IN FRANCIA CONTINUANO GLI SCIOPERI

DI MARISA CORAZZOL

(Nostra corrispondente a Parigi)

La CGT, lo storico sindacato francese, in collaborazione con FO, Solidaires, UNEF ed altri sindacati, compresi quello dei piloti di Air France, da  oltre due mesi ha intrapreso una vera e propria prova di forza contro il governo sulla legge « El Khomri » che intenderebbe riformare il welfare e che sarà discussa al Senato a partire dal 13 giugno e contro la quale sono tutti disposti ad andare fino in fondo, malgrado si sia già alla vigilia di’ “Euro 2016”.
L’evento sportivo che si svolgerà in Francia da oggi al 10 luglio, attende ben oltre due milioni di tifosi stranieri, con un traffico ferroviario  reso problematico dagli scioperi e che interessano,  praticamente tutti i settori dei servizi pubblici, compreso quello della nettezza urbana. A Parigi, in questi ultimi giorni, i cassonetti sono stracolmi e il governo ha quindi deciso di alzare il tono affinché “ognuno si assuma le proprie responsabilità”.
Ma non c’è discorso intimidatorio che tenga. Macchinisti, operatori ecologici, addetti ai servizi di pronto soccorso ospedaliero, Air France, SNCF, RATP confermano la proroga degli scioperi con un doppio intento: denunciare la legge sul lavoro e reclamare particolari rivendicazioni, come l’aumento di personale, la modulazione degli orari di  servizio e l’aumento dei  salari.
Né sono disposti a cedere agli attacchi che provengono anche dai mass media, come è avvenuto stamattina, a BFMTV, dove, il Segretario di Stato con delega allo Sport, Thierry Braillard, ha dichiarato che “alcuni in Francia se ne infischiano di vedere il loro Paese che accoglie una grande competizione”.
“Bloccare la Francia durante il campionato europeo di calcio 2016 è una forma di guerriglia sindacale. Siamo in una situazione di “fino all’ultimo sangue”, in una politica del peggiore” ha altresì dichiarato questa mattina,  su “France Inter”,  il ministro dello Sport Patrick Kanner.
“Ognuno si assuma le proprie responsabilità », ha aggiunto, poi, nel consiglio dei ministri bis. “I francesi, il mondo, il mondo sportivo, ma anche quelli che vogliono guardare al futuro con un po’ di prospettive positive aspettano l’ Euro 2016 e quindi non ammetto queste forme di blocchi sconsiderati del Paese ».
Quanto a Manuel Valls, volendo calmare la situazione burrascosa alla SNCF (Ferrovie dello Stato), aveva promesso ieri pomeriggio un intervento finanziario al fine di contribuire sia all’abbassamento del debito della Società di trasporti ferroviari che al rinnovamento della rete ferroviaria francese, con un primo versamento di 100 milioni euro in più nel 2017. L’intervento dello Stato sarà poi portato a 500 milioni l’anno da qui al 2020. “Uno sforzo che progressivamente raggiungerà i 3 miliardi di euro nel 2020, contro i 2,5 miliardi stanziati attualmente.
Resta da vedere, ora, se gli aiuti promessi da Valls a favore del settore ferroviario serviranno a calmare la protesta. Ancora ieri il traffico restava molto difficile: circolava un treno su due nella regione parigina e sei treni regionali su dieci, mentre 80% dei TGV funzionavano regolarmente.
“Affinché uno sciopero sia condiviso e capito, deve avere un senso logico e oggi questi scioperi non ce l’hanno”, ha rincarato la dose il ministro delle finanze Michel Sapin, su “France Info”.
Anche nei cieli, tuttavia, la « burrasca » non sembra fermarsi e infatti per i sindacati dei piloti di « Air France » i negoziati con la direzione non permettono di ritirare la minaccia di sciopero annunciato dall’ 11 al 14 giugno.
Tutto ciò ricorda quel che successe nel 1998: iniziava la coppa del mondo e uno sciopero dei piloti  paralizzava da dieci giorni la Francia. Soltanto un accordo in extremis aveva messo fine al conflitto sociale lo stesso giorno in cui iniziava il campionato. Ségolène Royal – la ministra  dell’ ambiente – ha affermato che “Tutte queste perturbazioni distruggono sul nascere molti posti di lavoro e incrementano la sofferenza di molte persone”.
Interrogato sulle conseguenze delle mobilitazioni sociali sulla crescita, Michel Sapin ha tuttavia risposto che  “globalmente, tutto ciò non comporta alcun reale impatto. Ma non è una scusa, non è il momento di mettere il bastone fra le ruote della crescita che ritorna”  sottolineando che oltre 160 000 posti di lavoro nel settore privato francese sono stati creati in dodici mesi, fino a fine marzo 2016.
“C’è un tempo per tutto e in questo momento deve prevalere l’unione nazionale. Il messaggio, è stato ben inteso e quindi credo che tutto questo disordine non serva a nulla” ha aggiunto inoltre Ségolène Royal, richiamando tutti ad un ampio senso delle loro responsabilità. Per Ségolène Royal, si tratta  ” dell’interesse nazionale del Paese, nel momento in cui la Francia sarà sotto i riflettori del mondo intero e dove, inoltre, arriveranno due milioni di persone per assistere all’ « Euro ».
Manuel Valls  ha avvertito i suoi oppositori che dietro l’angolo c’è una « destra » che intende approfittarne. “Bisogna saper mettere fine ad uno sciopero » ha detto François Hollande.
Ma i contestatari non vogliono mollare la presa. L’intersindacale (CGT, FO, Solidaires, FSU, Unef, Fidl et UNL) ha come obiettivo la manifestazione nazionale che si svolgerà a Parigi il 1 giugno e che prevede, altresì, ulteriori azioni di protesta il 23 giugno, giorno del voto al Senato della legge “El Khomri” e il 28 giugno,  giorno della consegna dei risultati della votazione cittadina.
“Dovremmo, forse, smettere di scioperare perché ci sono le alluvioni ? La risposta è NO. Dovremmo smettere perché c’è l’ Euro 2016? La risposta è NO » ha fermamente dichiarato Fabien Villedieu, il delegato sindacale « Sud-Rail » alla SNCF.
E non è finita qui, perché oggi diverse centinaia di manifestanti – militanti CGT – hanno bloccato l’ingresso principale del mercato internazionale di Rungis. « Il passaggio all’ingresso è completamente bloccato da tre ore. Siamo un migliaio sul posto», ha affermato  Miguel Fortéa, della  CGT Air France.
« Dei posti di blocco filtranti hanno creato grande confusione e dei cassonetti dati alle fiamme sono stati disposti lungo la strada », ha precisato il sindacalista.
Il movimento si ingrandisce, senza dubbio. A Parigi e  nell’ “Ile de France”, oltre che in diverse grandi città, la CGT ha annunciato azioni « a sorpresa ».
Alle variegate azioni si è aggiunto, inoltre, il blocco di alcuni siti di trattamento dei rifiuti. Nella regione parigina, la fabbrica d’Ivry-sur-Seine, la più importante della città di Parigi è bloccata da dieci giorni dagli operai della nettezza urbana  e la CGT « servizi pubblici” ha annunciato oggi stesso che il personale ha deciso di continuare lo sciopero fino a martedì, giornata di manifestazione nazionale contro la legge “El Khomri”.
La raccolta dei rifiuti rischia quindi  di rallentarsi nella capitale transalpina, visto che i conducenti dei principali garage dei camion-spazzatura della città di Parigi (Ivry Bruneseau, Ivry Victor Hugo, Romainville, Aubervilliers) sono tutti in sciopero.
Alla vigilia dell’apertura del campionato europeo di calcio, pertanto, la situazione diventa critica nella capitale, laddove la raccolta dei rifiuti domestici è garantita solo in un « arrondissement » su due. Ieri, il Comune ha chiesto alle forze dell’ordine di intervenire à Ivry-sur-Seine, nei due garage dei camion di raccolta bloccati dai militanti CGT.
Ma nulla e nessuna minaccia ferma le proteste sindacali che dispongono, malgrado le evidenti difficoltà nella mobilità cittadina, oltre che nei servizi pubblici, di un larghissimo consenso nazionale. “ Il movimento tende invece ad amplificarsi” , ha constatato un dirigente  Alcune società private cominciano ad essere colpite. Non siamo insomma  un movimento che dà segnali di cedimento. Anzi ».

LA PROTESTA DEGLI IMMIGRATI A ROSARNO: “CI AMMAZZANO COME ANIMALI”

DI ANNA LISA MINUTILLO
annalisa minutillo
Molto alta la tensione alla fine della protesta dei migranti che si è svolta ieri a San Ferdinando e a Rosarno, piccoli Comuni della Piana di Gioia Tauro. Questi luoghi ospitano la tendopoli dove l’altro giorno un carabiniere, nel tentativo di porre fine ad una rissa, ha ucciso Sekine Traore, migrante del Mali. Secondo una prima ricostruzione, Sekine Traore ha prima aggredito due abitanti dell’accampamento, successivamente ha ferito un militare a un occhio e a un braccio, quest’ultimo ha reagito facendo fuoco contro l’uomo. Secondo il procuratore si delinea la legittima difesa. Il sindaco invece sostiene che “bisogna smantellare la tendopoli perché sta diventando un ghetto”.
Ci ammazzano come animali. Italia razzista”, questo è ciò che urlavano i migranti nella loro protesta, contenuta dalle forze dell’ordine. Si temeva in modo forte il ripetersi della situazione, avvenuta nel 2010, che vide i lavoratori stagionali in rivolta . Per diversi giorni la cittadina della Piana di Gioia Tauro restò paralizzata da quella protesta.
I migranti riferiscono che nella tendopoli si trovavano sette carabinieri contro un nero e non possono fare a meno di domandarsi quale motivo vi fosse per uccidere il loro compagno. Una delegazione di migranti, tra cui il fratello del ragazzo ucciso, ha chiesto al commissario prefettizio che la salma del congiunto venga portata in Mali. La delegazione ha potuto relazionare solo con lui poiché al momento il comune, che non ha un sindaco, è stato sciolto a causa di infiltrazioni mafiose
Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire le dinamiche dell’accaduto, che appaiono ancora confuse ma che alla base vedono la guerra fra poveri che scaturisce da queste situazioni drammatiche.
Sono stati comunque gli stessi extracomunitari a chiamare i carabinieri richiedendo il loro intervento. Si parla di un tentativo di furto di un borsello che conteneva 250 euro.
I luoghi dove risiedono gli extracomunitari sono spesso tendopoli, casolari abbandonati e fatiscenti, baracche improvvisate che si trasformano in veri e propri ghetti in cui non vi sono leggi.
Si creano veri e propri “inferni” all’interno della tendopoli , dove si trovano almeno 500 persone che vengono impiegate per il lavoro nei campi. Le stesse nei momenti di pieno raccolto possono diventare mille, il tutto senza nessuna assistenza dovuta alla mancanza di fondi .
La situazione di Rosarno coinvolge un numero molto alto di quelli che vengono denominati “i nuovi schiavi”.
Queste baraccopoli sono una vera fonte di forza lavoro che nutre il caporalato e che vedrebbero la loro fine se non vi fosse una richiesta di manovalanza così consistente. Baraccopoli che si trovano fuori dei centri abitati , dove spesso si è dimenticati e dove si può agire indisturbati, senza dare troppo nell’occhio.
A volte i braccianti trovano la forza di sollevare la testa e di far sentire la loro voce, così come accadde 6 anni fa , quando si munirono di bastoni e devastarono la città.
L’odio razziale fu alla base di quella rivolta, e dopo sei anni nulla è veramente cambiato: si denunciano le stesse problematiche, i comportamenti poco corretti e denigranti che gli italiani tengono spesso nei riguardi degli extracomunitari , di cui spesso beneficiano a costo bassissimo.
A volte le parole vanno oltre e si passa ad atteggiamenti di violenza concreta nei loro riguardi.
Ciò che non si conosce o si fa finta di non conoscere è la retribuzione che viene erogata a queste persone. Un corrispettivo che parte da un euro l’ora e che li vede impiegati, quando va bene, fino a 13 ore al giorno nei campi.
Nelle situazioni “migliori” la paga oraria può arrivare fino a 3 euro l’ora. Le condizioni di vita, alquanto discutibili, sono da considerarsi di mera sopravvivenza: durante l’inverno, ai migranti vengono venduti dei copertoni, che vengono bruciati per scaldarsi e sopravvivere ai giorni più rigidi, respirando tutto il fumo tossico che deriva da questa combustione.
Inoltre pagano l’affitto per queste baracche che li ospitano , a volte a fare compagnia loro ci pensano i topi ed anche il cibo che gli viene venduto spesso è scaduto. In questo modo finiscono inevitabilmente con l’ammalarsi.
Da Rosarno durante il cambio di stagione gli occupanti delle tendopoli o dei casolari abbandonati si spostano a Nardò per dedicarsi alla raccolta dei cocomeri.
Si distinguono dagli altri perché più deboli, con le barriere immunitarie quasi inesistenti poiché abbattute dall’utilizzo degli antiparassitari che consentono alla produzione maggiore resa.
Spesso soffrono di dissenteria causata da ciò che hanno respirato e da quel cibo scarso e di scarso valore proteico che hanno mangiato.
Spesso muoiono a causa di queste condizioni di lavoro che li vedono esposti al freddo d’inverno ed a 45 gradi in estate, condizioni disumane che nemmeno in Africa vivono.
L’anno scorso sono stati sette i decessi, e fra le vittime vi erano anche donne italiane sottoposte agli stessi trattamenti poiché quando si tratta di caporalato gli stessi non si soffermano né sulla nazionalità e neanche sul colore della pelle.
Tutto lascia presagire a bilanci più alti , ed alcuni lavoratori hanno riferito di fosse comuni , una vera e propria violazione dei diritti umani.
L’obiettivo di queste situazioni è quello di riuscire a reperire il maggior numero di forza lavoro nel più breve tempo possibile in modo da poter far fronte alle richieste delle multinazionali capaci di richiedere da un giorno all’altro diverse tonnellate di prodotti che devono essere raccolti rapidamente.
Quale posto allora risulta essere in grado di soddisfare queste richieste se non le baraccopoli?
Questo è solo un anello di questa “catena criminale” che nutrendosi di richieste di prezzi sempre più bassi stabilisce il costo della materia prima, senza aver mai avuto nessuna esperienza di contatto con la terra e con il duro lavoro che su essa si svolge.
Questo risparmio ricercato fino all’esasperazione delle vite dei braccianti diventa per loro profitto.
Una filiera che va dagli agrumeti al Porto di Gioia, su cui si stendono i tentacoli della ‘ndrangheta. Come avviene a Fondi, nel basso Lazio, con la camorra.
Non solo non sono i cittadini locali a consumare le clementine della Piana ad esempio, e neanche quelli delle altre Regioni d’Italia ma le stesse sono destinate al mercato estero. Non ultima la Coca Cola che acquista la spremuta per la Fanta.
Solo il 10-15% del nostro prodotto resta in Italia.
Questo prodotto di eccellenza, come tanti altri presenti sul nostro Paese viene svenduto e nasconde un sistema agricolo che schiavizza. Le mafie, la ‘ndrangheta, la camorra fino a giungere alla criminalità organizzata pugliese, fanno affari d’oro.
I dati forniti da Agromafie riferiscono di un giro d’affari che va dai 14 e i 17 miliardi di euro l’anno.
Ma come funziona il sistema di ‘Mafia Caporale’ ?
La rete del traffico umano attraversa tutto il Paese, seguendo il ritmo delle stagioni. Tanto che per capire la produzione agricola italiana basterebbe chiedere a un bracciante sfruttato.
La tratta non termina a Lampedusa, ma comincia a Lampedusa il più delle volte.
Migliaia di potenziali braccianti dall’Eritrea e dal centro Africa si imbarcano in Libia, muovendosi sotto il controllo delle mafie nostrane. Giunti in Italia, vengono trasferiti nei centri di accoglienza che spesso sono dei centri di collocamento criminali.
Al Cara di Mineo, c’era un vero e proprio reclutatore di colore che indirizzava i migranti ai campi. I ragazzi vengono instradati da un centrafricano, e in questo modo introdotti nel circuito della nuova schiavitù, passando da caporale a caporale.
Il trasporto dei lavoratori dalle tendopoli e dai casolari ai campi è affidato ai caporali bianchi che non devono essere necessariamente italiani, possono essere anche bulgari o rumeni. La cosa importante è che non siano neri perché darebbero nell’occhio alla guida di furgoni e bus.
Ogni caporale bianco ha sotto di sé uno o più mezzi caporali di colore, che governano il lavoro.
Sulla vetta della catena di controllo vi sta il proprietario del campo, italiano, che pattuisce la cifra col trasportatore. I migranti vengono sfruttati non solo dai clan ma anche dal lavoro nero poiché quasi di 15mila persone è composto il numero dei braccianti senza nessun tipo di contratto e questo è considerato quasi normalità.. Alcuni lavoratori che vivono nelle baraccopoli sono in regola e si ritrovano ad accettare queste condizioni massacranti
perché senza quel foglio di carta rischiano l’espulsione, ed una volta cacciati dall’Italia diventerebbe impossibile rientrarvi come migranti economici.
La schiavitù di questi ultimi decenni si serve di catene invisibili. Questi lavoratori potrebbero decidere di non farsi più sfruttare reagendo , come stanno facendo circa 2 mila sikh in sciopero a Latina contro un salario da fame: 3,50 euro l’ora e a condizioni di lavoro disumane .Ma senza un caporale di riferimento il lavoro agricolo te lo puoi pure scordare.
Le catene però sono ben visibili sia agli abitanti della Piana, che alle aziende trasformatrici delle arance e delle clementine in succo, che alle Forze dell’ordine che hanno le mani legate. Un reale problema è che in certe zone anche la popolazione locale sopravvive grazie a questo sistema. E lo stesso accade per alcune associazioni di accoglienza.
Le amministrazioni non vogliono perdere interi bacini elettorali, così chiudono entrambi gli occhi.
Vi sono anche lavoratori costretti a subire violenze e ricatti sessuali fra i braccianti centrafricani e le donne rumene, persone che non votano e che per istituzioni continuano ad essere inesistenti. Lo Stato è assente: mancano gli ispettori del lavoro e nessuno rischia di fare uno sgarro alle mafie..
Il male comunque non si trova solo al Sud e nel basso Lazio.
Alle situazioni come quella di Vittoria e Ragusa, della Piana, di Castel Volturno e Villa Literno, dell’Agropontino, del litorale domizio e della Capitanata vanno aggiunti quelli del Trentino, della Franciacorta, a Saluzzo, e pure dell’Emilia Romagna. Territori che ospitano coltivazioni intensive.
Nel Chianti è stata aperta un’inchiesta poiché gli extracomunitari venivano reclutati in un centro di accoglienza profughi , radunati e portati a raccogliere uva e olive nei campi del Chianti per 4 euro l’ora. Oltre trecento immigrati, giunti dal Pakistan ed in qualche caso anche da Paesi dell’Africa sub sahariana, sfruttati e sottopagati per lavorare in cinque aziende vitivinicole del Chianti che avrebbero fatto capo ad un unico imprenditore . Gli inquirenti non hanno ragione di ritenere coinvolto nel traffico al momento l’imprenditore . Gli stranieri lavoravano tutto il giorno in ciabatte anche a gennaio, vessati con punizioni corporali e costretti a lavorare tra i rovi senza guanti quando “sgarravano”.
Luoghi che popolano lo storytelling del grande made in Italy, l’eccellenza che va protetta e sponsorizzata all’estero. Quella decantata alla recente Expo di Milano per intenderci.
Prima di aprire un vasetto di passata, di bere un bicchiere di vino, o di condire con ottimo olio le nostre pietanze bisognerebbe essere consapevoli di cosa c’è realmente dentro o cosa troppo spesso viene dimenticato: i diritti umani.

ADDIO A MARINA MALFATTI, FU LA MARCHESINA DI MALOMBRA

DI ANTONIO AGOSTA
ANTONIO AGOSTA
Alta, bionda, austera e portamento aristocratico. Marina Malfatti, tra gli anni sessanta e gli anni settanta, era considerata una tra le attrici italiane più belle e popolari dello spettacolo italiano, al pari di Valeria Morriconi e di Anna Proclemer, alternandosi a personaggi classici e a quelli moderni.
Oggi, il teatro, quello borghese, dai personaggi alle volte snob da lei interpretati ma dall’animo buono, ha perso un’interprete di grande spessore artistico, dal fascino nordico e dallo sguardo duro e freddo.
Anche il cinema e la televisione piangono la sua morte, per la bravura e la determinazione di un’attrice che non avrà eredi. Bavissima nel Maigret di Gino Cervi del 1966 per il piccolo schermo. Ma la vera popolarità le sarà data dallo sceneggiato televisivo “Malombra”, diretto dal regista Raffaele Meloni e tratto dal romanzo di Antonio Fogazzaro. Come intensa ed emozionante nelle vesti di Anna Kuliscioff nel 1981. Mentre dal ’90 inizia il sodalizio artistico con Luigi Squarzina, con il quale mise in scena opere di Pirandello, Shaw, Goldoni e Cocteau.
Marina si è spenta all’età di 83 anni all’ospedale di Sant’Andrea, dove era ricoverata. Da tempo si era ritirata dalla scene e dalla vita pubblica, da quando era rimasta vedova dall’ambasciatore Umberto La Rocca, dal quale non aveva avuto figli.

MENO DRAPPI ROSSI, PIU’ RISPETTO PER LE DONNE

DI RITA PANI
rita pani
Siamo un gregge di pecore sempre più mansuete, che si recano al macello fischiettando. Le donne continuano a morire come cavallette, ammazzate da maschi sempre più viziati dall’indifferenza alla vita umana, trogloditi, sentimentalmente analfabeti. Ci basta un drappo rosso o un fiocchetto colorato per dimostrare agli altri, a questo mondo che appare sempre più un non luogo immenso e aperto, e che in realtà sempre più ci chiude al centro delle nostre quattro mura, impedendoci ogni azione e ogni reazione. Un fiocchetto per dire al mondo tutta la nostra beltà, tutto il nostro candore dell’animo, mentre tutto continua a marcire, infettato dall’ignoranza. Francamente, che la presidente della Camera abbia esposto al balcone del suo ufficio un drappo rosso, mi offende. Non è l’estetica insulsa di un gesto modaiolo che potrà salvare le donne ammazzate per nulla, che potrà far cessare la strage. Ci vuole impegno e fatica, ci vogliono soldi – quei soldi che pare non ci debbano essere mai per le cose importanti, ma che continuano ad essere razziati dall’avidità di pochi eletti malfattori. Come tutto, come la storia ci avrebbe dovuto insegnare, per farci tornare a un minimo accettabile di civiltà serve solo la cultura. Il sapere. La conoscenza e la coscienza. Bisognerebbe insegnare i sentimenti ai bambini, la sensibilità, l’uguaglianza, il rispetto per la vita che è già viva. Ma da troppo tempo, ormai, ci si occupa più tangibilmente di un embrione, che di un bambino che resterà orfano per mano del padre, o che diventerà anche lui cadavere, pianto e applaudito quando sarà chiuso dentro la cassettina di legno bianco che lo conserverà per sempre. E laddove i danni son fatti, là dove ancora esistono gli analfabeti non c’è bisogno di drappi rossi, ma di finanziamenti alle case protette, alle strutture d’ascolto, ai consultori che chiudono per mancanza di fondi ed energie, alle varie associazioni che si reggono sul volontariato e sulle donazioni, sempre meno cospicue in un paese che arranca e che inizia a dare del tu alla fame e alla povertà. C’è bisogno di sostenere finanziariamente le donne prigioniere che dalle loro prigioni non possono evadere, schiave della povertà che sempre più si radicalizza nel paese. Bisognerebbe finanziare le scuole pubbliche e non quelle che insegnano ancora alla donna che bisogna essere vergini e pie, e al massimo sopportare in nome del Signore. Non sarà certo l’esposizione di un drappo rosso a farci smettere di essere agnelli che nemmeno avranno il tempo di diventare pecore.

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PD, LE COSE CHE NESSUNO DICE

DI LEONARDO MASELLA
Leonardo Masella
Su queste elezioni amministrative dirò cose che non dice nessuno, del tutto controcorrente.
L’esito di queste elezioni sono il risultato, come è inevitabile, di quello che è avvenuto negli ultimi 4-5 mesi. Negli ultimi 4-5 mesi il Pd e il governo sono stati colpiti (persino con un ministro dimessosi, abbiamo dimenticato ?) da numerosi scandali (l’hanno chiamata una “piccola Tangentopoli”) e da una campagna mediatica conseguente ben orchestrata e orientata, che ha teso per la prima volta a colpire il governo e ad aiutare il Movimento 5 Stelle. Quando personaggi come l’ex-direttore di La Repubblica, Eugenio Scalfari, e l’ex-direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli, si schierano contro la riforma del Senato vuol dire che c’è qualcosa di grosso che si muove nei poteri forti rispetto a Renzi dopo averlo fatto diventare in fretta e furia, in due mesi e mezzo, segretario del Pd e poi presidente del Consiglio senza elezioni e buttando giù Letta. Se non capiamo che in Italia ormai, senza più nessuna forza critica e antagonista al sistema, sono i mass-media a orientare la cosiddetta opinione pubblica e anche il voto di massa (sia delle primarie che delle elezioni), non capiamo niente di quel che succede e che può succedere.
Datemi pure del complottista, ma secondo me i poteri forti (quelli veramente forti che dirigono da oltreoceano i nostri mass-media e pezzi dello Stato) pur non avendo ancora deciso di buttare giù la loro marionetta, hanno però voluto dare un segnale forte al nostro palloncino gonfiato, un segnale che (dietro le quinte del teatrino della politica che fanno vedere a noi) gli dice: guarda che se continui a disobbedirci ti possiamo buttare giù con uno schiocco di dita. Se non capiamo che siamo in una fase di guerra mondiale strisciante o “a pezzi” (come dice il Papa) e che quando c’è una guerra mondiale in corso (sia pure strisciante) tutto avviene, anche nei singoli Stati (di paesi della Nato !), in funzione di questa, siamo dei veri ingenui o completamente sprovveduti. La partita che si sta giocando nel mondo, in cui un paese come l’Italia è una pedina fondamentale, è lo scontro durissimo fra Usa e Russia, di cui le sanzioni alla Russia, il golpe in Ucraina, l’aggressione alla Siria e la costruzione dell’Isis, e molte altre cose che avvengono nel mondo (compresi i golpe giudiziari in Argentina e Brasile), sono parte integrante. Se un paese come l’Italia si schiera con Francia e Germania per eliminare le sanzioni alla Russia, il governo italiano va punito e intimidito, come furono colpiti, per ragioni internazionali non dichiarate (di cui noi mai siamo venuti a conoscenza), tanti altri governi del passato, persino il governo Berlusconi che fece l’accordo con Putin sul gasdotto.
Dire questa verità significa difendere il Pd ? Assolutamente no. Così come dire che Berlusconi fu colpito per ragioni internazionali non significa difendere il governo Berlusconi ! Il Pd è il principale partito della grande borghesia italiana, come la Merkel è la principale rappresentante della grande borghesia tedesca, e Hollande è il principale rappresentante, oggi, della grande borghesia francese. E quindi sono nostri avversari di classe. Ma le grandi borghesie europee oggi, sulla questione del rapporto con la Russia, sono prevalentemente in contrasto con la linea dell’Amministrazione americana (e che vedrà una pericolosissima escalation se verrà eletta la Clinton) che punta ad accrescere non solo le sanzioni ma anche la corsa agli armamenti e il confronto militare con la Russia, anche e soprattutto sul territorio europeo e a spese dell’Europa. Sono in contrasto non perché siano diventate buone o pacifiste, ma perché hanno interessi economici diversi da quelli degli Usa, vorrebbero commerciare con la Russia e la Cina e non fare la guerra permanente.
Detto questo sul Pd (dove la partita è aperta, perché è aperta e tutta in gioco la partita internazionale), faccio alcune riflessioni su di noi comunisti e sinistra, anche queste controcorrente soprattutto nelle conclusioni pratiche.
Tranne eccezioni (come Napoli), c’è una sconfitta pesante della sinistra (Airaudo, Basilio Rizzo, Fassina, ecc..) e si conferma contemporaneamente la scarsissima attrattiva elettorale dei simboli con la falce e martello, compresi i casi, come ad esempio Grosseto, dove è stato presentato il simbolo del PCI.
A proposito di Napoli però, il merito quasi totale del successo è dovuto al Sindaco De Magistris, ma non mi convince l’idea che si fa strada fra di noi che ci vorrebbe un capo carismatico-populista per far risorgere la sinistra. E’ una illusione-scorciatoia rispetto al vero, lungo e paziente lavoro di ri-radicamento sociale dei comunisti e della sinistra che ci sarebbe da fare e che non si fa proprio perchè si punta a queste continue illusioni. Il capo populista viene e crolla facilmente. E vorrei far notare che Rifondazione ha avuto già un grande capo populista ben più colto e attrezzato di De Magistris e abbiamo visto come è andata.
Per i comunisti e la sinistra la semina mai come oggi in Italia è una semina sociale. Solo dal sociale si può risalire alla politica e alla ripoliticizzazione di fasce (sia pure minoritarie) di lavoratori e popolari. Non per principio, ma per la situazione concreta italiana di oggi (nella sfiducia totale per la politica e in particolare per le esperienze politiche fallimentari fatte dai comunisti e dalla sinistra). Grillo può partire dalla politica perchè la sua politica è l’antipolitica e perché ancora non ha mai provato a governare; noi non possiamo, noi dobbiamo ripartire dalla semina sociale per ricostruire la nostra credibilità e fiducia popolare.
Come mai la sinistra non intercetta il dissenso dal Pd e invece lo intercetta Grillo ? Ve lo siete chiesti ? Perché la sinistra non è credibile come forza di cambiamento, perché la sinistra – diversamente dal M5S – ha già governato (vedi il governo Prodi) senza cambiare niente ma anzi fallendo e deludendo i propri elettori e quindi viene percepita come qualcosa di vecchio, di passato, di già visto e di poco credibile, mentre il M5Stelle è percepito come la novità coerente contro il sistema, quantomeno da mettere alla prova.
La sinistra e i comunisti devono ricostruire innanzitutto la loro credibilità. Queste elezioni confermano ulteriormente una cosa che vado dicendo da anni e che a me sembra la cosa più ovvia del mondo: senza una buona semina non ci potrà mai essere un buon raccolto. E la buona semina per ricostruire la credibilità è una semina sociale, un lavoro paziente di ri-radicamento sociale dei comunisti e della sinistra, per ricostruire la credibilità attraverso l’aiuto sociale concreto ai soggetti colpiti dalla crisi. Questa è l’unica strada per ricostruire la credibilità e consensi un po’ di massa e non solo degli attivisti. Ma questa è l’unica cosa che a sinistra nessuno, gruppo, gruppetto, partito, partitino, fa. Ecco perchè siamo tutti ridotti al lumicino.
In conclusione, quello che io propongo concretamente è di unire, con un coordinamento o un patto federativo, in cui ognuno mantenga la propria identità e autonomia, le forze di sinistra disponibili a dare vita ad una organizzazione comune di solidarietà sociale ai soggetti colpiti dalla crisi, in crescita vertiginosa, diramata sul territorio nazionale, di aiuto concreto, morale, informativo, legale, sindacale, ai lavoratori a rischio di licenziamento, a quelli licenziati (dopo la cancellazione dell’articolo 18), ai disoccupati, ai precari, agli immigrati, ai pensionati, ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori in crisi, agli sfrattati, a chi viene pignorata la casa, a chi non riesce a pagare l’affitto o il mutuo o le bollette per l’energia, eccetera. Una organizzazione strutturata e diramata sul territorio nazionale, innanzitutto nelle principali città dove più grandi e stridenti sono le contraddizioni sociali, con sedi e modalità accoglienti, moderne, informatizzate e comunicative che utilizzino tutte le potenzialità di internet e della rete. Assieme a questo lavoro comune, ogni forza potrà coltivare in piena autonomia il proprio progetto strategico, chi si dedicherà alla ricostruzione di un partito comunista, chi alla rinascita di un partito di sinistra, chi ad una soggettività di sinistra alternativa (progetti inevitabilmente di lungo periodo), ma tutti nell’ambito di un rapporto e di un contatto permanente con i nostri soggetti sociali di riferimento e soprattutto con la realtà.
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BULLI E BULLE, IL PASSO E’ BREVE (ANCHE IN POLITICA)

DI MARIA PIA PIZZOLANTE
Maria Pia Pizzolante
Bulli e bulle. Questa sta diventando la cifra della politica e della società. Vincente é il bullo o la bulla che bullizza a più non posso, gli avversari, gli amici, ma persino gli elettori. Quelli per intenderci a cui non sei legato da un legame parentale, ma che conquisti, solo bullizzandoli. E’ un bullo il presidente del Consiglio e la ministra Boschi, ma non solo loro, nel PD sembra in effetti la chiave per ottenere spazi in TV come nei ruoli dirigenziali del partito.
Bulla è la Raggi, in corsa per diventare la sindaca di Roma che sembra aver confuso con il ruolo di una regina legibus solutus, quando è chiaro a tutti che così non sarà, più che per le leggi esterne per quelle interne al suo movimento.
Bulli sono i leader tutti, anche quelli che perdono, e che più che accettare i risultati e fare mea culpa, bullizzano persino i “compagni”. Avrei preferito che dal bulli e pupe si passassasse a bulle e pupi, ma bulli e bulle proprio no. Sono solo la manifestazione di una società di frustrati. Smettiamola di imitarli.
Ci sono altre strade, si può essere persone e umani, profondamente umani, con tutte quelle debolezze manifeste che non si nascondono dietro quelle degli altri, ma che, come scrive oggi qualcuno, rendono credibili e affascinanti, più dei bulli, ve lo assicuro.

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OLIMPIADI SI, MA A TRE CONDIZIONI

DI ALESSANDRO GILIOLI
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Io non sono contrario alle Olimpiadi a Roma.
Purché naturalmente gli appalti siano assegnati da Robespierre, i processi per eventuali ritardi o mazzette siano condotti da Vyšinskij e le pene per chi ci lucra illegalmente siano comminate da Al Baghdadi.
Sono certo che nessun politico o palazzinaro, qui in città, si opporrà a queste piccole postille di buon senso.

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QUANDO IL DONO DELLA VITA NON È PIÙ UN TUO DONO

DI ELEONORA DE SANCTIS
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Dal 22 ottobre 2009 -giorno in cui morì il trentaduenne Stefano Cucchi durante la custodia cautelare- ad oggi, sono passati 17 anni. In tutto questo tempo, il caso di cronaca nera, che ha segnato particolarmente l’opinione pubblica, in maniera insistente ha cercato la sua giustizia. Giustizia per un uomo privato della vita, privato del suo dono più grande e forse unico. Una vita stessa fatta di ostenti, di “attività illecite”, di uso di droghe, ma non per questo da “buttare via” o di far sì che cessasse per mani di terzi. Così finalmente dopo tutti questi anni, il sostituto Procuratore generale della Corte d’appello di Roma, Eugenio Rubolino, nell’ambito del processo di appello bis dopo l’annullamento degli imputati da parte della Cassazione, ha chiesto la condanna dei cinque medici dell’ospedale Pertini che ebbero in cura Cucchi.
In una società dove ormai l’etica professionale, in tutti i campi lascia a desiderare, e dove la giustizia e il rispetto umano sono stati surclassati da interessi diversi e poco “dignitosi”, noi ci chiediamo ancora perché la diversità e la debolezza vengano punite con la morte, quando atti sicuramente più duri dello spacciare sostanze stupefacenti, non vengono puniti adeguatamente. La nostra società che tutto ha reso massa, dove tutto è giustificabile a delle regole rigide e prestabilite. Dove ormai non esistono più individui liberi di manifestare il proprio essere ma semplici maschere da indossare e che finisco per “uguagliare” tutto e tutti, dando un senso di sicurezza ed identità in qualcos’altro, come la violenza, la droga, la prepotenza. Lei in primis probabilmente dovrebbe essere chiamata a giudizio. Insieme ai suoi servitori che ormai non si chiedono più “Perché” ma agiscono e basta.
In un testo pubblicato nel 2015 dal Prof. Alberto Sobrero, docente in discipline etnoantropologiche dell’Università la Sapienza di Roma, che ha dedicato alla memoria di Stefano Cucchi, possiamo forse comprendere meglio come il “male borghese” (così l’avrebbe chiamato Pier Paolo Pasolini) possa essere così influente, a tal punto da isolarti e decidere la fine della tua esistenza: “C’è un episodio recente, uno di quegli episodi di cronaca che sono, però, segno di un lungo presente: l’episodio di Stefano Cucchi, ragazzo debole, che faceva uso di droga, ucciso da ignoti. Stefano Cucchi è stato ucciso, ma, come ha detto la magistratura, non ci sono prove certe per indicare i nomi dei colpevoli. Tutti e nessuno: dal carcere all’ospedale. Delle ultime ore della sua vita si sa, o si vuole sapere poco. Isolato, tenuto nascosto, forse avrà creduto di essere stato abbandonato anche dalla propria famiglia. Alla fine dicono che abbia chiesto del proprio cane, che qualcuno se ne prendesse cura. È una storia che Pasolini probabilmente avrebbe raccontato, e che anzi racconta nel secondo capitolo di Ragazzi di vita. È la morte di Marcello, il primo dei tanti ragazzi che muoiono nel romanzo. […]
Per quel che vale, questo corso è dedicato alla memoria di Stefano e di tutti i ragazzi più deboli e vittime”.
Almeno oggi probabilmente una piccola consolazione c’è: finalmente quei nomi, nella richiesta di una condanna a 4 anni di reclusione per il primario Aldo Fierro e una a 3 anni e mezzo per i sanitari Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo, possibili responsabili di un atto così poco umano, sono usciti allo scoperto.

MAURITANIA E COREA DEL NORD: DUE ASPETTI EMBLEMATICI DELLA SCHIAVITU’

DI RITA A. CUGOLA
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La schiavitù rappresenta la negazione stessa della dignità umana. Non implica soltanto sfruttamento economico o fisico: è l’annientamento totale dell’essere. Insieme alla libertà (diritto inalienabile) infatti, uno schiavo perde anche il diritto ad affermarsi in quanto individuo, essere senziente dotato di raziocinio e personalità.
E’ una tragedia di proporzioni incommensurabili quella che si sta consumando nel cuore del continente africano (ma non solo) a danno di milioni di sventurati costretti a vivere in funzione esclusiva del loro padrone. Un flagello molto spesso ignorato dal cosiddetto mondo civile (maggiormente incline a concentrare l’attenzione su problematiche meno spinose, controverse e scomode) di cui la Mauritania ha detenuto a lungo il triste primato.
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Gli interventi governativi finora promossi per debellare tale abominevole consuetudine (al decreto presidenziale risalente al 1981 è seguita, 26 anni dopo, una legge volta alla condanna degli schiavisti) non sono riusciti a riscattare la miseria esistenziale delle migliaia di infelici (tra le 140mila e le 600mila unità) ormai ridotte a oggetti passibili di essere ceduti al miglior offerente.
Larve umane incapaci di reagire ai soprusi e alle violenze. Entità prive di autonomia la cui unica ambizione resta legata alla soddisfazione indiscriminata dei sadici desideri proferiti dai loro aguzzini. Anche al prezzo della vita. Passato e futuro si sovrappongono in un eterno presente senza orizzonti.
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Appartengo a una dinastia di schiavi, non so leggere né scrivere. Bado al bestiame, sbrigo i lavori domestici,  vado a prendere l’acqua.  Vengo spesso picchiata“, racconta  Habj Rabah, un volto senza età confuso tra i fantasmi  haratines (Maori neri discendenti dai deportati sudanesi) di Nouackhott, la capitale. “Sono di fede musulmana anche se non porto il velo. Mi hanno spiegato che non potendo nemmeno pregare per me non è importante. D’altronde, l’islam è prerogativa dei padroni. Noi dobbiamo soltanto ubbidire“.
I dati recentemente inglobati nel Walk Free Foundation’s Slavery Index sembrano però suggerire prospettive incoraggianti:  nel corso dell’ultimo biennio infatti, la percentuale dei mauritani  costretti a vivere in condizioni disumane sarebbe calata dal 4 all’1%, regalando al paese la settima posizione per incidenza internazionale su un fenomeno esteso complessivamente a 48,5 milioni di esseri umani.
Inclusi i sudditi di Kim Jong-un, il cui oscurantismo di stampo autoritaristico-narcisistico avrebbe contribuito ad accelerare l’ascesa della Nord Corea nella classifica delle nazioni incriminate.
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Sostanzialmente infatti, almeno una persona su 20 sarebbe tuttora costretta ad accettare un genere di  schiavitù direttamente imposto dal sistema.
Nel 1996 sono stato mandato  in Kuwait con altri connazionali. Ero immensamente grato alle istituzioni, Credevo che con uno stipendio di 120 dollari al mese avrei potuto aiutare la mia famiglia  afflitta dagli stenti“, ricorda Rim Il, carpentiere di professione. “Ma non è stato così. Abbiamo lavorato tutti duramente per cinque mesi senza ottenere alcun compenso. Ci eravamo accampati in una scuola abbandonata e nel poco tempo libero venivamo obbligati a guardare documentari sull’allora leader Kim Jong Il.  Non ho mai  saputo di avere un passaporto finché non sono arrivato a destinazione: mi è stato consegnato e subito ritirato dall’ufficio immigrazione kuwaitiano. Non ho potuto nemmeno sfogliarlo“.
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Modalità diverse di assoggettamento, identiche ripercussioni sul piano psicologico. In base alle stime effettuate dalla North Korea Watch  sarebbero attualmente  circa 100mila i nordcoreani indotti al lavoro coatto oltreconfine: 18 ore giornaliere di fatica il cui corrispettivo in denaro continua a confluire nelle casse di Pyongyang.
Attraverso una consociata di Singapore ho personalmente gestito questi fondi, destinati alla  costruzione di strade e palazzi “, ha ammesso Kim Kwang Jin, ex finanziere dell’establishment residente a Seoul. “Ma  ora la situazione è sensibilmente peggiorata. Ciascun lavoratore deve contribuire alle velleità del giovane leader in carica  con almeno 100 dollari al mese: ciò implica introiti annuali pari a centinaia di milioni di dollari. Un tesoro volto ad alimentare consistentemente i programmi missilistici e nucleari elaborati dal regime“.
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FRANCIA. AIR FRANCE: FALLITO L’ACCORDO. ONDATA DI SCIOPERI A PARTIRE DA SABATO

DI RITA A. CUGOLA
Respinta dai sindacati dei piloti la bozza d’accordo stilata dal direttorio di Air France per concludere la diatriba che agita la compagnia da ormai diversi mesi. Lo sciopero del personale riprenderà dunque sabato 11 giugno, poche ore dopo l’inizio di Euro 2016, previsto domani sera allo Stade de France di Parigi-Saint-Denis.

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CASSAZIONE: “PER GLI STATALI VALE L’ARTICOLO 18”

DI CHIARA FARIGU

CHIARA FARIGU

La Corte di Cassazione, con la sentenza n° 11868, ha fatto chiarezza su una questione da tempo oggetto di dibattiti e polemiche: niente legge Fornero per i licenziamenti dei dipendenti pubblici. Cassata, quindi, la disposizione dell’esimia prof.ssa, ex ministro del lavoro, con la quale si prefiggeva di equiparare i licenziamenti dei lavoratori pubblici a quelli privati. Principio di equiparazione oltretutto disconosciuto nella famigerata riforma previdenziale, sempre a firma Fornero, dove invece la disparità è rimasta inalterata (V. età pensionabile delle donne). Nel 2012, l’allora ministro del lavoro, era intervenuta sulla materia riguardante i licenziamenti apportando alcune modifiche, sia nelle procedure che precedono l’interruzione del rapporto di lavoro, sia nella giustificazione del licenziamento stesso.
Ma la Cassazione “dopo approfondita e condivisa riflessione” si è espressa in senso completamente opposto. Per i dipendenti pubblici, in materia di licenziamento vale l’art.18, perché “LA NATURA DEL DATORE DI LAVORO E’ DIVERSA”, ha chiarito la Madia che da sempre, soprattutto nel periodo caldo della polemica, ha fatto un distinguo tra pubblico e privato, anche se il Jobs Act lasciava spazio ad interpretazioni. Tanto che il governo, per evitare che la giurisprudenza dia interpretazioni differenti, vorrebbe intervenire con una norma che chiarisca l’esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole.
Un chiarimento, inequivocabile, che è arrivato oggi con la sentenza su citata. Per i lavoratori pubblici, le garanzie restano intatte, con la reintegra del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa.
foto di Chiara Farigu.

UN MONDO DI SCHIAVI

DI SIMONA CIPRIANI
simona cipriani
Perché parlare nel 2016 di schiavitù? Perché ancora oggi esistono nel mondo quasi 46milioni di schiavi. 46milioni di persone che non hanno diritti e che nemmeno li rivendicano, 46milioni di persone, per la maggioranza donne e bambini, che non sono più padrone di loro stesse, che vengono utilizzate come macchine, per lavori usuranti e insalubri senza avere la possibilità di affrancarsi. Secondo il Global Slavery Index di Walk Free Foundation, reso pubblico qualche giorno fa, l’India è il Paese con il maggior numero di persone ridotte in stato di schiavitù (18,3 milioni) seguito da Cina (3,39 milioni), Pakistan, Bangladesh e Uzbekistan: in totale 26,6 milioni di persone, il 58% degli schiavi del mondo, i restanti sono concentrati principalmente in Africa e in Sud America in particolare in Brasile.
In termini percentuali rispetto alla popolazione, il Paese che risulta in testa alla triste classifica è la Korea del Nord con il 4,37% in triste compagnia di Stati in cui la schiavitù è addirittura legalizzata come il Qatar.
A questo punto è doveroso fare un’analisi approfondita del problema che affligge ancora l’umanità nonostante la schiavitù sia stata abolita nel 1848 e condannata dalla Convenzione sulla Schiavitù della Lega delle Nazioni (1926), dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1946), dallo Statuto di Roma (1998) e soprattutto dal senso di umanità e di pietà che dovrebbe risiedere nella coscienza di ognuno di noi.
La cosa che risulta evidente immediatamente studiando le tristi tabelle dei rapporti annuali sulla condizione di schiavitù, è che i Paesi che ne sono maggiormente afflitti sono quelli in cui si concentra la produzione di merce a basso costo voluta e programmata dall’idea di economia globale, e quelli che tengono in minor considerazione la Carta dei diritti umani.
La globalizzazione fonda i suoi principi sul libero movimento, la libera circolazione di merci e sulla realizzazione di altissimi profitti che si ottiene attraverso la massima riduzione dei costi di manodopera, dei tempi di produzione e della tassazione dei profitti. La schiavitù diventa quindi un ottimo mezzo per ridurre i costi di produzione insieme al lavoro sottopagato e privo di sufficienti tutele. Questi moderni schiavi sono generalmente impiegati in agricoltura, nella pesca, nella lavorazione manuale, nelle cave e nelle miniere.
Nei Paesi in cui la schiavitù e l’industria coesistono, l’utilizzo degli schiavi mantiene bassi i salari e i prezzi dei prodotti sul mercato globale. La schiavitù in chiave XXI secolo individua sei forme di limitazione o totale appropriazione della libertà degli individui:
  1. La schiavitù basata sul possesso
  2. La servitù da debito
  3. La schiavitù contrattualizzata
  4. La schiavitù di guerra
  5. La schiavitù dei restavecs (“figli in eccesso” che sono ceduti o venduti)
  6. Le schiavitù ammesse per religione
A queste sei principali cause, ne va aggiunta un’altra che, di fatto, crea condizioni di limitazione della libertà e di sfruttamento ed è direttamente collegata alla migrazione e al traffico delle persone, attività generalmente gestita dalla criminalità. La tratta di esseri umani può essere causata da gravi problemi economici degli Stati di origine o da conflitti interni, guerre o disastri naturali.  Il traffico a scopo di lucro, che consiste nel contrabbando di migranti clandestini facilitandone l’ingresso illegale in paesi più ricchi, garantendone il trasporto e il soggiorno spesso in condizioni disumane e degradanti in cambio di grosse somme di denaro, è spesso causa di schiavitù da debito. Il denaro anticipato per il viaggio dovrà essere restituito con il lavoro nel Paese di arrivo o attraverso l’accattonaggio e la prostituzione, previa il ritiro di documenti e sotto la minaccia nei confronti dei familiari rimasti nel Paese di origine.
Le vittime perdono la protezione delle reti sociali, della famiglia e non sanno a chi rivolgersi per riappropriarsi della propria libertà. Questo fenomeno provoca un doppio danno: alle persone ridotte in stato di schiavitù e alla struttura sociale della comunità di origine che perde così forza lavoro, compromettendo lo sviluppo futuro e la produttività del Paese aggravandone ancor più lo stato di povertà.  La servitù da debito è la forma di schiavitù più comune al mondo con un’altissima diffusione in India e in Pakistan.
Lo schiavo impegna sé stesso a seguito di un anticipo di denaro che lo terrà sotto il controllo totale del “datore di lavoro”, la natura della prestazione lavorativa non viene definita e generalmente non riduce l’entità del debito che potrà essere anche trasmesso per via ereditaria.
La schiavitù da possesso, che non è più espresso come nell’antichità attraverso un contratto di proprietà vero e proprio, si sviluppa in casi di estrema povertà e riguarda quasi totalmente donne e bambini ceduti per motivi economici. Per quanto riguarda le donne si tratta per la maggior parte di schiavitù sessuale che alimenta giri di prostituzione soprattutto nel sud est asiatico, in particolare in Thailandia meta ambita dal turismo sessuale di tutto il mondo.
I bambini vengono utilizzati in lavori per cui sono richieste mani piccole e agili come la cucitura dei palloni da calcio, delle scarpe o nei lavori domestici, ma anche nella costruzione di mattoni, nelle miniere o nell’accattonaggio.
Acquistare uno schiavo nel XXI secolo è molto meno costoso che nel passato. Questo accade perché l’offerta di potenziali schiavi è amplissima, il costo di una persona può variare dai 200 ai 2000 dollari per una prostituta e dai 20 ai 30 dollari per un bambino o un uomo. Considerata la cifra limitata dell’investimento e la grande disponibilità di “merce”, chi si appropria di un essere umano non ha interesse a prendersi cura del suo “capitale”, che verrà sfruttato fino allo stremo per essere abbandonato a sé stesso e sostituito generalmente entro 2-3 anni. Le forme di schiavitù contrattualizzata sono principalmente basate sulla frode. Si usa un finto contratto di lavoro come esca e per dare una parvenza di legittimità alla schiavitù. La vittima del raggiro sarà costretta a lavorare gratuitamente e in condizioni disumane e privata di ogni libertà di movimento.
Questa tecnica è usata soprattutto in Brasile, dove la forza lavoro viene trasferita nelle foreste pluviali lontane centinaia di chilometri dai centri abitati e utilizzata per i disboscamenti o per il lavoro nelle miniere di carbone che forniranno materia prima all’industria messicana e americana.
Prima di tirare le conclusioni su questo elenco di orrori sul quale spesso si distoglie lo sguardo, rimangono da considerare le forme di schiavitù legate alla religione e alle guerre.
Alcune religioni ammettono condizioni che possono produrre stato di schiavitù, basti pensare al sistema delle caste nei Paesi induisti o alla compravendita delle spose bambine in quelli musulmani, in alcuni dei quali la condizione di schiavitù è ammessa per legge. Il fenomeno dei baby soldati in Africa, bambini sottratti alle famiglie e addestrati a combattere, è un tipico esempio di riduzione in schiavitù per motivi bellici. 
I bambini vengono obbligati a combattere costringendoli ad assumere sostanze stupefacenti e vengono utilizzati in azioni ad alto rischio sfruttandone l’incoscienza provocata dall’uso di droga e dalla loro giovane età. Spesso divengono oggetto di catechizzazione, trasformandosi in veri killer senza alcuno scrupolo. L’ignoranza, la miseria e l’aumento vertiginoso della popolazione mondiale sono terreno fertile per la nascita di un numero sempre maggiore di esseri umani votati a perdere i propri diritti e la propria libertà personale.
La società globale spostando l’attenzione sul profitto, cui vengono sacrificati tutti i valori di tutela dei diritti dell’individuo, lavoratore o no, crea le condizioni ideali allo sfruttamento e alla riduzione in schiavitù delle fasce più deboli e povere della popolazione mondiale aprendo le porte a un mondo in cui ci sarà un divario sempre maggiore tra ricchi e poveri e che ci vedrà diventare schiavi, magari in altre forme da quelle descritte, ma sempre schiavi di un sistema che sempre più appare conforme allo scenario dei romanzi di Orwell: triste precursore del mondo moderno.

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REMOCONTRO: I TRUCCHI CONTABILI

La guerra dei numeri Pd-Grillo. Il Pd fa i suoi conti con la sconfitta elettorale e ingaggia una guerra di cifre con il Movimento 5 Stelle. Grillo, «Matteo cialtrone, noi i più votati». Dem contro Ballarò e Tg3. Civiltà cattolica apre: il voto a M5S va ascoltato.
La logica non è più una virtù, assieme alla buona coscienza. E nemmeno la matematica. Anche se è vero che i voti non si contano soltanto ma si pesano anche. Ma qui siamo apertamente ai trucchi contabili. Esempio, alle Politiche del 2013, contando solo i voti espressi in Italia e non della Circoscrizione estero, i Cinquestelle risultavano sopra di una spanna al Partito democratico. Voti veri letti male. Oggi,  senza contare le liste civiche vicine al Pd, il M5S dichiara di avere strappato all’avversario, per 3.000 voti, il vessillo di primo partito. «Con 956.552 voti il M5S si afferma come forza politica nazionale più votata alle Amministrative. Con 953.674 voti il Pd ottiene un risultato ben lontano da quello vaneggiato dal magico mondo di Renzie che parla del 40%». La polemica politica nopn favorisce la verità.
Bugia chiama bugia, e ognuno tira l’acqua al suo mulino, ammettendo che serva a qualcosa. I 1000 sindaci Pd vantati da Renzi sui 1300 è matematica d’azzardo già affondata. Ci riprova con numeri più credibili il presidente Pd, Matteo Orfini: al voto 24 Comuni capoluogo. Il Pd ne ha già vinti 3 e va al ballottaggio in 17. M5S in 6 Comuni non è riuscito a presentarsi, in 15 è fuori dai ballottaggi. Le verità a trance, come la pizza, dipende da quale parte scegli di leggere e citare. L’Istituto Cattaneo, citato abbondantemente da Orfini, segnala che rispetto al 2013 «il M5S cala e il centrosinistra cresce». Spiegano al Cattaneo: «Le perfomance del M5S alle Comunali e alle Regionali sono state quasi sempre meno brillanti che alle politiche. Ma le cose stanno cambiando. Il M5S si sta radicando … ».
Ma la «guerra dei numeri» tra Pd e M5S arriva anche a Ballarò, Raitre. Il deputato Michele Anzaldi, Pd, commissione parlamentare di vigilanza, dopo aver attaccato il Tg3 per un’intervista a Virginia Raggi, lamenta che la trasmissione di Massimo Giannini, con le tabelle preparate da Alessandra Ghisleri, ha messo in relazione le Amministrative 2016 e le Europee del 2014: «Scorrettezza, dati disomogenei». La piccola politica litiga sui i numeri, guarda al dito che indica, e dimentica di guardare alla luna. Il dato politico chiave -la luna- che coglie padre Francesco Occhetta, della rivista Civiltà cattolica: «Il voto del M5S va ascoltato e tenuto in seria considerazione». Che il consenso 5Stelle sia un palmo sopra o un palmo sotto al voto del Pd è bega interna da a pararsi il fondo pantaloni per la resa dei conti che verrà.
Il perché di tanta protesta elettorale antisistema invece riguarda tutti.

ALLENAMENTI BLINDATI PER L’ITALIA DI CONTE

DI UMBERTO SINISCALCHI
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Fa una certa impressione assistere(!) ad un allenamento a porte chiuse. Ma per l’Italia di Conte, a parte oggi, sara’ così. Le misure antiterrorismo lo impongono. Così a Montpellier, in avenue Einstein, sede del “Centre de formation Gasset”, i 23 scelti dal CT in scadenza sgambetteranno senza pubblico alla ricerca dell’amalgama perduto. Troppi problemi in Francia per lasciare una Nazionale in “balia” dei propri tifosi. Troppo freschi i ricordi di charlie Hebdo e del “Baraclan”.
Così i nostri eroi saranno supersorvegliati da 12 poliziotti venuti apposta dall’Italia, oltre a tutto il sistema di sicurezza messo in piedi dall’UEFA. Il capo della sicurezza per Buffon e compagni si chiama Massimo Passariello, vicepresidente dell’Osservatorio. Alle sue dipendenze, un esperto in sicurezza, uno in terrorismo, due funzionari di coordinamento e uno presso l’Ambasciata. Altri sei poliziotti saranno addetti al “dialogo” con i tifosi.
Sarebbe calcio. Ma anche le altre squadre non stanno meglio. Gli svizzeri, ad esempio, possono contare su 80 poliziotti. Ai nostri giocatori e’ stato poi “sconsigliato” di uscire da soli dall’hotel Marriott, che ospita la spedizione italiana. Tutte le sedute di allenamento verranno disputate sul campo dedicato a Larent Blanc, capitano dei bleus campioni del Mondo 1998. Sembra passata un’eternità. Eppure a Saint Denis la traversa colpita da Gigi Di Biagio, nell’ultimo disgraziato rigore contro la Francia, trema ancora.
A proposito. Domani partita inaugurale dell’Europeo e tra due giorni, alle 21, Italia-Belgio rappresenterà l’esordio dei nostri contro una squadra sulla carta fortissima. Noi ? E chi lo sa ? Staremo a vedere.

ADDIO A PINA MAISANO GRASSI, LA DONNA DALL’ANTI-MAFIA GENTILE

DI GIULIO CAVALLI
giulio cavalli
Era la “nonna” dei ragazzi di Addio Pizzo. Pina non è stata semplicemente la vedova di Libero Grassi (vittima di mafia e di uno Stato che non riesce troppo spesso a proteggere i suoi uomini) ma era la prosecuzione dello stesso impegno. Pina è Libero Grassi: lo stesso impegno contro il pizzo, lo stesso ostinato ottimismo e la stessa voglia costante di costruire (oltre che credere) a un Paese migliore.
La morte di Pina è una notizia che scuote perché noi avevamo bisogno di lei. Ne avevamo bisogno proprio ora che il movimento antimafia sembra essersi incastrato nelle sue mille invidie e incapace di riacquistare il sorriso. Ecco, il sorriso, di Pina, il sorriso che riusciva a mantenere mentre raccontava di suo marito lasciato solo dai colleghi, il sorriso di quel loro ribellarsi al pizzo per rispetto a sé stessi oltre che per passione delle regole, la gentilezza con cui ripercorreva le fasi di una tragedia diventata un racconto d’amore erano per molti l’antidoto all’imbruttimento è il lascito della famiglia Grassi.
Chi l’ascoltava rimaneva colpito dall’antimafia gentile di lei che raccontava, con gli occhi di un’adolescente dentro quel corpo minuto e consunto, dei suoi “tanti nipoti” (chiamava così i fondatori di Addio Pizzo) e di come ne sarebbe stato orgoglioso Libero. Non c’era mai un’ombra di vendetta e nemmeno un goccio di rivalsa cattiva nel suo comportamento: Pina preferiva usare le parole per il bello, coltivava speranza. Anche l’omicidio di Libero, detto tra lei, non aveva nemmeno l’odore rancido del sangue o della polvere da sparo.
Buon viaggio, Pina.
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FLUMINIMAGGIORE. L’HOTEL DISMESSO RIAPRE PER ACCOGLIERE MIGRANTI, ED E’ POLEMICA

DI MARCO CORRIAS
Marco Corrias
Questo mostro ecologico, costruito in spregio a ogni regola ambientale, economica, turistica, in una delle valli più belle di Sant’Angelo (Fluminimaggiore) è uno dei simboli dello sperpero di denaro pubblico: milioni e milioni della legge per la riconversione mineraria finiti, grazie al silenzio di un’intera comunità e alla compiacenza dei suoi amministratori, nelle mani di speculatori senza scrupoli e totalmente digiuni di ogni concezione di economia turistica. In pochi abbiamo detto e ridetto che quello non era un luogo dove far sorgere un albergo, perchè deportare in quel fosso lontano dal mare e da quasi tutto centinaia di turisti non sarebbe stato agevole. Questo albergo, aperto solo per un brevissimo periodo e stato poi richiuso e abbandonato al declino del tempo, destinato alla fatiscenza (queste foto risalgono a due anni fa). Ora, molti, a partire da Mauro Pili che ha avuto poteri tali da opporsi a questo scempio, dopo anni di ignavia e di silenzio, protestano perchè sarà riaperto per ospitare dei migranti sbarcati in Sardegna, come in altre parti del sud. Pagherà per questo l’Unione europea, e il prefetto ha semplicemente fatto quel che gli viene richiesto: trovare un tetto a dei disperati in fuga. Certamente chi ha avuto l’idea (e anche qualche ragazzo di Flumini) ci guadagnerà il suo. Ma forse qualcuno avrebbe preferito che questo “hotel a 4stelle” continuasse a cadere in pezzi. Meglio in rovina che agli immigrati, sembra di capire. E pensarci prima, no?
foto di Marco Corrias.
foto di Marco Corrias.

SOLO UN PICCOLO UOMO USA VIOLENZA SULLE DONNE PER SENTIRSI GRANDE

DI CLAUDIA BALDINI
claudia baldini
Abbiamo un serio problema, molto serio. Come facciamo a convincere gli uomini che nessuno è proprietà di nessuno?
Solo al tempo degli schiavi il padrone aveva diritto di vita o di morte su di essi. Din don, la donna non è una schiava. La donna, come l’uomo può innamorarsi di un altro e fare delle scelte. Dolorose, si, se non condivise. Ma necessarie. Non è amore quello che vi fa uccidere la donna e, orrore degli orrori, anche i figli a volte. È rabbia di perdere un oggetto che doveva essere vostro, a meno che non volevate essere voi a cambiarlo.
Vi ci vuole uno davvero bravo. Andateci, prima di massacrare mogli, compagne e figli. Al primo sintomo di violenza, scappate e andate a farvi curare.
Ci vogliono le antenne, un allarme ed una vigilanza sociale in grado di scavalcare l’apatia e l’indifferenza e non sottovalutare anche piccoli segni di intolleranza verso iniziative autonome della compagna. Liti che si sentono spesso, non bisogna pensare sempre che saranno affari loro. Fino a giungere a donne bruciate e bambini uccisi; anche la polizia deve acquisire sensibilità maggiore, non limitarsi a ricevere una denuncia, ma convocare il compagno subito e farlo uscire di casa.
Questo intanto subito, allontanamento, poi si vedrà. E dare il via ad una campagna di sensibilizzazione volta al rispetto dell’altro e alla libertà reciproca. Una campagna verso le donne che incidano con la consapevolezza di questo problema nell’educazione dei figli maschi..
Vediamo che il problema si aggrava, significa che la società ha fatto passi indietro . Indietro le donne, nella concezione mistificatoria dei media, ritornata a oggetto immagine, e perciò considerata come tale dall’ uomo.
Muoviamoci tutti insieme donne e uomini per interrompere il massacro.

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J’ACCUSE AL MAGGIORITARIO: “NON SONO RAPPRESENTATO”

DI CLAUDIA BALDINI
claudia baldini
A Roma pare che il destino della città sia su un sì o un no alle olimpiadi. Non so che consigliare perché in fondo Giachetti le vuole, Di Maio le vuole se vincono, quindi non vedo il problema. Se il vostro problema è la certezza di concorrere alle olimpiadi, sia che votiate Giachetti  sia che votiate la Raggi le avrete.
Le buche per puntare l’asta per il salto ci sono, anche il percorso ad ostacoli per i 3000 siepi non manca sicuro. Per quanto riguarda gli alloggi degli atleti potete mandarli da Bertone. Beh , con poco ve la cavate.
Se invece i vostri problemi sono altri, allora fate un pensierino all’andare a votare e ridare la scheda. E fate verbalizzare come previsto la motivazione: non sono rappresentato grazie al maggioritario. Ecco, questa soluzione può essere adottata per tutti i ballottaggi. Anzi, dirò quel che penso : a Roma si potrebbe, tra i due, scegliere i 5 stelle per metterli alla prova e farli pedalare. Fossero le politiche ci penserei, ma perché no a Roma? Negli altri posti dove come Milano si sceglierà  tra centro destra e centro destra mascherato ,il discorso che mi lancino addosso di volere lasciare la città in mano alla destra e alla lega lo rimando al mittente, non c’è coerenza maggiore di quello che suggerisco.Sala è di destra come Parisi. In più Parisi ha anche la Lega dentro, questo è vero, ma non credo che Salvini potrà primeggiare. Questa cosa può andare bene anche a Bologna dove le percentuali di Martelloni possono spostare davvero l’elezione del sindaco.

SINISTRA PER ROMA, C’E’ DA FARE L’OPPOSIZIONE

DI GIULIA RODANO
giulia rodano
Non riesco a nascondere un sentimento contraddittorio nei confronti del risultato della sinistra a Roma. Da una parte speravo e forse mi aspettavo di più. Ho visto crescere nel corso dei mesi una consapevolezza nuova della necessità e della natura della alternativa che dobbiamo costruire. Ho anche visto uomini e donne diversi discutere nel merito del progetto, dei suoi contenuti, dei suoi valori e anche dei suoi sogni. Ho visto anche crescere il candidato sindaco, conquistare conoscenza della città, dei suoi problemi, della sua identità. L’ho visto crescere in forze e autorevolezza. Tutto questo forse mi ha illuso, o meglio mi ha confuso.
Per questo mi aspettavo di più, pensavo che tanti altri condividessero quello sforzo, avessero potuto avvertire quella novità, quella speranza.
Il voto mi ha detto che non era stato così. I cittadini avevano invece avvertito troppo l’incertezza, la timidezza a chiudere la storia del centrosinistra romano caduto nella farsa di mafia capitale e nella tragedia di una città abbandonata e umiliata, dei tanti che dentro quella esperienza avevano fino alla fine cercato un ruolo. I cittadini l’hanno avvertita nel corteggiamento a uomini espressione di quel centrosinistra che non esiste più, da Marino a Bray, l’hanno sentita nella reticenza nel voler ancora segnare una continuità proprio con quelle giunte che pure avevano deciso le olimpiadi, lo stadio della Roma, gli sgomberi delle realtà sociali romane, che erano state sorde verso chi perdeva il lavoro, come le maestre degli asili nido o verso chi chiedeva che il proprio salario non venisse decurtato d’autorità.
Non sono bastate, evidentemente, le scelte coraggiose e nette di Fassina e di tanti, da Aet a Rifondazione comunista a Sinistra Italiana, ai tanti militanti che le hanno sostenute e portate avanti.
Sinistra per Roma ha risposte anche per i giovani e per gli abitanti delle periferie. È di Fassina la prima opposizione alla scelta delle olimpiadi e delle grandi opere, a cui abbiamo contrapposto, all’inizio da soli, la necessità di spendere i soldi per la vita della città. È di Fassina la battaglia per l’uso sociale del patrimonio pubblico, per dare casa a chi non ce l’ha. Ma la scelta alternativa è evidentemente stata tardiva, sentita come superficiale, come non realmente vissuta. Tante volte mi sono sentita dire “ma poi farete l’accordo al ballottaggio con il Pd”, come a dire che la lista era solo un escamotage, non una scelta vera.
E in tanti hanno preferito i 5 stelle o si sono rinchiusi nell’astensione.
Ma se questa contraddizione e questa ambiguità così gravi ci sono state e hanno segnato la nostra esperienza e la nostra iniziativa, allora, paradossalmente, la delusione si scolora e il risultato può tornare a sembrare promettente. Perché alla fine premia, diventa patrimonio di chi ci ha creduto veramente (e le preferenze ne sono una testimonianza) e consente a chi ha costruito le idee dell’alternativa e della discontinuità da passato, i progetti, la connessione sentimentale, la comunità, di andare avanti.
L’importante è che non prevalgano di nuovo ambiguità e incertezza. Non ci sono più consentite e non hanno più ragione d’essere di fronte a un Pd che rivendica proprio le scelte più scellerate compiute sulla pelle della città e dei suoi abitanti.
Leggo sui giornali che è finita l’epoca dei cespugli. Appunto, Sinistra per Roma non è nata per fare il cespuglio, per condizionare il Pd o i 5stelle. È nata per costruire un movimento autonomo, in grado di affrontare la fida per governare, proprio come Podemos o Syriza. Per questo le ambiguità ci distruggono.
Ora andiamo avanti. Abbiamo l’opposizione da fare, dobbiamo onorare gli impegni elettorali e portare in consiglio la sinistra, le cose che ha imparato in questi mesi, le voci che ha ascoltato. Dobbiamo rendere credibile quello che abbiamo cominciato a costruire.

NON E’ COLPA DELLA RAGGI SE ROMA E’ UNA CITTA’ IN GINOCCHIO

DI MARIA PIA DE NOIA
Maria Pia De Noia
Girano curiosi appelli in sostegno di Giachetti che recitano “non guardiamo al PD ma a chi stiamo consegnando la città”, bisogna “votare per Roma non contro Roma”.
Leggo questi appelli e io boh. Come se oggi Roma fosse una straordinaria capitale europea, dove tutto funziona bene, con illegalità zero e un prolifico cantiere culturale. Roma non l’hanno distrutta quelli che verranno, ma quelli che ci sono stati negli ultimi 20 anni. Se tutti i poli culturali sono chiusi o in crisi non è colpa di chi verrà ma di chi ci è stato.
Se Atac/Ama sono dependance dei partiti non è colpa di chi verrà ma di chi ci è stato.
Se palazzinari e abusivi dettano legge a Roma è colpa di chi è venuto non di chi verrà.
Se Roma non è Milano è colpa di chi è venuto non di chi verrà.
Se la Metro C è un eterno cantiere è colpa di quelli che ci sono stati non di chi verrà.
Se la tangenziale sui balconi sta ancora là é colpa di chi è venuto non di chi verrà.
Poi c’è anche la variante: “L’odio per Renzi non facciamolo pagare ai romani”, come se finora a pagare gli effetti di una pessima gestione della capitale fossero stati i marziani o le farfalle.
Non prendiamoci in giro, almeno utilizzate argomenti su cui la Storia non vi possa prendere a schiaffi.
Ah io sono antigrillina da prima della prima ora, considero i 5Stelle una inutile parentesi, per quanto mi riguarda Grillo non è un rivoluzionario ma un miliardario con l’obiettivo di distruggere la sinistra, al ballottaggio voterei scheda bianca …ma la Raggi sindaco la giudicherò per quello che farà, non per quello che hanno fatto altri. E se si mostrerà incapace, collusa, prigioniera: scio’ via, nessun sindaco è per sempre.
Il danno lo avete fatto voi: ce l’avete consegnata voi Roma ai 5Stelle e alla destra.

CARA VIRGINIA, SEI ABBASTANZA TOSTA PER GOVERNARE UNA CITTA’ INGOVERNABILE COME ROMA

DI MARUSKA ALBERTAZZI
Maruska Albertazzi
Cara Virginia,
abbiamo un po’ di cose in comune, io e te. Siamo quasi coetanee, ci siamo sposate in Chiesa, abbiamo un figlio maschio della stessa età. Io credo di essere un po’ più simpatica di te, ma quasi quasi ci riesce pure la Meloni, non è che sia chissà che merito. Di certo tu sei più tosta di me. Meno incline ai romanticismi, più pratica. Mi piace questa cosa, credo andremo d’accordo.
Certo, abbiamo idee un po’ diverse su alcune questioni etiche, tipo la maternità surrogata o le adozioni alle coppie gay, ma siamo onesti. Mio marito, sotto sotto, la pensa come te, eppure non chiederò il divorzio per questo. Sarei ipocrita se dicessi che il tuo pensiero in merito mi preoccupa più del suo.
Se sarai eletta, dovrai amministrare la città. Che è un lavoro da bravo commercialista, più che da politico. Dovrai cercare di far mangiare tutta la famiglia con pochi spiccioli, e lì le tue doti da brava massaia ci serviranno. Ci servirà qualcuno che non faccia la cresta, che non faccia il passo più lungo della gamba, e che pensi alle buche su cui ogni giorno le donne incinta, surrogate e non, rischiano un parto prematuro prima che alle Olimpiadi.
Ecco, su sta cazzata delle Olimpiadi il tuo concorrente ha definitivamente perso il mio voto. Perché se a vent’anni pensi in grande, a quaranta hai imparato che se prima non risolvi il piccolo, il grande serve a poco, e ti fanno saltare i nervi quelli che dicono il contrario. Insomma, Virginia, io sta storia della funivia la lascerei perdere, e mi concentrerei sulle piccole grandi cose quotidiane che secondo me riuscirai a gestire bene. A chi ti rimprovera di non avere una squadra pronta, risponderei che è sempre meglio che averne una in cui la lotta per la poltrona precede i risultati delle elezioni.
Dai retta a me, conosco bene il partito del tuo concorrente, e ha tantissimi soggetti validi al suo interno. Per tua fortuna, loro hanno la strana, incomprensibile abitudine di affossarli con metodo prima che possano arrivare a far qualcosa di buono. Quindi, stai serena, non riusciranno a spuntarla.
Per chi ti accusa di aver paura di vincere, digli pure che ti capisco. Chi si sentirebbe davvero sereno all’idea di avere a che fare con una città come Roma? Io no di certo. E chi dice di esserlo, sereno, ha qualcosa che non va. Perché i soldi sono sempre meno, le cose da fare sempre di più, i buffi sempre più ingestibili e il disastro sempre più imminente. E qualunque cosa farai, sarai sempre sommersa da quintali di merda a prescindere.
Ma tu sei tosta, antipatichella, saccente e cazzuta. Puoi farcela.
Sinceramente,
Maruska Albertazzi

LA SCELTA DI LAURA PAUSINI PER I DIRITTI LGBT AL GAY PRIDE 2016

DI ANTONIO AGOSTA
antonio agosta
L’11 giugno, a Roma, con partenza da piazza della Repubblica, si svolgerà la nuova edizione del Gay Pride, e per l’occasione è già stato scelto l’inno ufficiale che accompagnerà l’evento. “La meraviglia di essere simili. La tenerezza di essere simili. La commozione di essere simili. È questo il nostro legame con il mondo, con la vita”. Canzone, il cui titolo è “Simili”, è stata portata al successo dalla cantante italiana Laura Pausini, pezzo preferito ad altri brani per il suo contenuto all’amore libero e vero.
Un legame con il mondo e con la vita, come è stato definito dagli organizzatori della manifestazione.
Laura Pausini, la pop-star romagnola, sarà impegnata lo stesso giorno nel tour, ‪#‎PausiniStadi‬, che la vede protagonista allo stadio Olimpico della Capitale, e attraverso il suo staff e sulla pagina di Facebook, ha fatto sapere di essere felice per la scelta, perché si è sempre battuta per i diritti LGBT.
Roma, come Milano e Varese, non saranno le uniche città che ospiteranno l’evento, tutta l’Italia si sta mobilitando per accogliere i cortei che grideranno a pieno petto il diritto di amare, perché chi non si accontenta lotta.

EUROPEI AL VIA: FRANCIA E GERMANIA IN PRIMA FILA, L’ITALIA SPERA

DI DANIELE GARBO
daniele garbo
Fine delle chiacchiere, da domani si fa sul serio e il campo sarà giudice supremo. Francia 2016 tiene a battesimo l’Europeo più lungo e più ampio della storia, con 24 squadre partecipanti come non era mai accaduto prima. Monsieur Platini, decaduto presidente dell’Uefa, l’ha voluto così per compiacere le televisioni, che sborsano un sacco di euro per i diritti. Un film già visto con la Champions League, che ormai da anni della vecchia Coppa dei Campioni (inteso come torneo che raccoglie le squadre vincitrici dei vari campionati) non è più nemmeno lontana parente, visto che alcuni paesi possono schierare addirittura la quarta classificata in patria.
Il risultato, così come per la Champions, sarà un inevitabile abbassamento del livello tecnico e il rischio che, dopo i primo rovesci, alcune nazionali mollino gli ormeggi falsando le partite successive, oltre che, naturalmente, le classifiche dei gironi.
In questa competizione l’Italia non ha mai avuto troppa fortuna, se si esclude l’edizione del 1968, vinta a Roma grazie al sorteggio benigno in semifinale contro la Russia. Talvolta non ci siamo qualificati per la fase finale e quando ci siamo riusciti, raramente abbiamo fatto molta strada. La grande occasione di tornare in vetta all’Europa l’abbiamo sprecata nel 2000 in Olanda, quando nella finale con la Francia siamo stati a 30 secondi dal titolo, prima che il pareggio di Wiltord e il Golden Goal di Trezeguet ci spedissero all’inferno delle recriminazioni.
Questa volta che il girone non sarebbe proibitivo e che il meccanismo consente un inconsueto margine di errore (si qualificano per gli ottavi di finale le prime due dei 6 gironi più le 4 migliori terze. Vale a dire che le 36 partite della prima fase serviranno per eliminare soltanto 8 squadre) ci presentiamo in campo con una nazionale poverissima di talenti, forse la più povera di sempre, e un Commissario Tecnico, Antonio Conte, che sta già pensando a rilanciarsi col Chelsea.
E allora proviamo a tracciare una sorta di griglia di partenza, come nei Gran Premi di Formula Uno. In prima fila metteremmo la Francia, padrona di casa e formazione ricca di qualità, e la Germania campione del Mondo in carica.
In seconda fila la Spagna, campione d’Europa uscente, alle prese con un ricambio generazionale tutt’altro che semplice, ma sempre in grado di mettere in campo talenti cristallini; e accanto alla Roja vediamo il Belgio, che davanti ha una ricchezza davvero inconsueta.
In terza fila l’Inghilterra, con Rooney alla ricerca di un trofeo che ha sempre mancato, e l’astro nascente Vardy, reduce dal trionfo in Premier col Leicester di Ranieri e fresco di trasferimento (con tanto di polemiche da parte di suoi ormai ex tifosi) all’Arsenal.
Accanto ai Leoni, occhio alla Svezia di Ibrahimovic, rimpolpata dai giovani che lo scorso anno conquistarono il titolo europeo under 21.
E ci fermiamo qui. Anzi, spendiamo ancora due parole sull’Italia. Conte è stato sicuramente sfortunato a perdere per strada Verratti, Montolivo e Marchisio, le cui assenze hanno depauperato il centrocampo. Ma non è colpa sua se il nostro calcio fatica tremendamente a esprimere talenti e se ogni domenica ci sono squadre di prima fascia che schierano da 0 a 2 italiani nella formazione iniziale. In attacco è atteso con curiosità Insigne, speriamo nell’esplosione di Zaza e nella consacrazione di Bernardeschi, un probabile campione del futuro prossimo. Passare il girone, col meccanismo citato in precedenza, è un obbligo morale. Ma non siamo disposti a mettere la mano sul fuoco che sia così scontato e neppure troppo facile. Tutto quello che dovesse venire dagli ottavi in poi sarà guadagnato.

‘NDRANGHETA IN SVIZZERA:”SE NON FACCIAMO QUALCOSA IN TICINO SI COMPRERA’TUTTO”

annalisa minutillo
DI ANNA LISA MINUTILLO
L’allarme viene lanciato dal presidente delle polizie cantonali in un Paese dove di mafia si parla ancora troppo poco. “Le inchieste dimostrano il radicamento della criminalità calabrese. I settori più a rischio sono quello immobiliare e la ristorazione. Il procuratore Noseda: “Omertà nei cantieri”. Compreso l’Alptransit appena inaugurato da Renzi. Bernasconi, padre della legge antiriciclaggio: “Un solo controllore per 1.200 fiduciarie”. Il pm antimafia De Bernardo: “Con gli appalti si controllano posti di lavoro e consenso”
“Sono molto preoccupato per l’infiltrazione della criminalità organizzata in Ticino, sta erodendo letteralmente il tessuto economico. Se non facciamo qualcosa si compreranno tutto”. Queste sono le dichiarazioni che lanciano la preoccupazione forte rilasciate dal presidente delle Polizie comunali del Cantone, Dimitri Bossalini. Anche Svizzera una Nazione che parrebbe essere sempre stata tranquilla e attenta le varie organizzazioni mafiose italiane si tanno avviando a diventare un problema che deve essere risolto. Le preoccupazioni maggiori giungono dalla ‘ndrangheta. Bossalini è a capo della polizia nella regione del Vedeggio da circa due anni. Alcuni esperti di sicurezza hanno segnalato da tempo il problema della formazione di ‘ndrine nel centro del Canton Ticino Viene tenuto sotto osservazione il comune di Lamone, un paese di soli 1.600 abitanti situato a pochi chilometri da Lugano, poiché rappresenta il centro finanziario del Cantone, in ordine di grandezza , è il terzo della Svizzera. Qui risiedono molte persone di origini calabresi .
Anche altri comuni vengono comunque monitorati.
“Che la ‘ndrangheta sia radicata in Ticino è un’evidenza, è palese e lo dimostrano le inchieste”, spiega Bossalini, questo è facilmente riscontrabile dal rapporto della Polizia Federale del 2013. Si può inoltre verificare come questi interessi abbraccino maggiormente i settori immobiliari e della ristorazione. Inoltre anche il movimento terra e l’edilizia risultano essere settori importanti per fare affari. “Hanno approfittato dei bassi tassi delle ipoteche per acquistare stabili con cui riciclare i loro profitti, in alcuni comuni è lampante”, spiega ancora Dimitri Bossalini, “ed è con personaggi di questo tipo che ci si ritrova a concludere affari anche nostro malgrado. Purtroppo, prosegue Bossalini, in Svizzera per le indagini abbiamo spesso le mani legate: non abbiamo i mezzi che hanno gli inquirenti italiani, per esempio le intercettazioni telefoniche e i pedinamenti. La legge è molto più restrittiva qui da noi”. Risale a poco tempo fa la conferenza organizzata a Lugano da parte dell’ ’Osservatorio europeo di giornalismo dell’Università della Svizzera italiana e dal gruppo di giornalisti d’inchiesta investigativa allo scopo di mettere in risalto proprio la presenza in Svizzera della mafia. E’ stata un’occasione per vedere esperti e inquirenti rosso-crociati e italiani discutere insieme, in un Paese dove il dibattito sulla presenza mafiosa è appena agli albori , a differenza di ciò che avviene in Italia, è molto raro ritrovare magistrati, poliziotti e politici che si confrontino pubblicamente sul tema. “Non avete stragi o il vettore armato, non ci sono quasi mai regolamenti di conti, ma da voi la ‘ndrangheta si nasconde in una società ombra, e si annida nel sottobosco finanziario”, ha spiegato il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Antonio de Bernardo, il quale ha coordinato numerose inchieste sulle ramificazioni della ‘ndrangheta in Svizzera. “Dovete fare soprattutto attenzione agli appalti pubblici, settore che sta in cima al programma di investimenti dell’organizzazione mafiosa. Lì si possono fare guadagni enormi. Mettendo le mani sui soldi statali si possono controllare anche aziende e lavoro. Uno strumento di potere fondamentale”.
Questo aspetto è stato messo in evidenza con il legame riscontrato nel progetto Alptransit, la trasversale ferroviaria alpina con la galleria più lunga al mondo, ben 57 chilometri, che proprio a inizio giugno è stata inaugurata in Ticino, a cui ha presenziato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tre responsabili del progetto saranno chiamati a giudizio perché ritenuti colpevoli della morte di un operaio, un 54enne di origine calabrese, che rimase schiacciato da una roccia all’interno del cantiere nel 2010. Le accuse per gli imputati sono di omicidio colposo. John Noseda, procuratore capo del Ministero pubblico ticinese, titolare dell’inchiesta, all’incontro organizzato dall’Università della Svizzera italiana ha spiegato che “quando gli inquirenti arrivarono, il luogo dell’incidente era stato completamente stravolto, con l’aggiunta di misure di sicurezza in precedenza non presenti. Ma nessuno dei trenta operai , prosegue nel racconto Noseda, ha voluto parlare, perché avevano paura per il loro lavoro e la loro famiglia. Questa è omertà riconducibile alla mafia. I lavoratori vengono portati qui, sfruttati e minacciati come nelle più classiche logiche di stampo mafioso”. Queste dichiarazioni fanno molto riflettere.
All’azienda Condotte-Cossi, che si era aggiudicata il lotto di una delle gallerie della trasversale , nel 2008 in piena gara di appalto era stato ritirato per alcuni mesi il certificato antimafia in Italia.Fù poi riottenuto grazie ad un ricorso. Cinque manager, responsabili della costruzione di un tunnel nella Salerno-Reggio Calabria, furono stati arrestati ai tempi per concorso esterno in associazione mafiosa. In quella occasione si parlò di un vero e proprio patto con la ‘ndrangheta. “La Svizzera deve tenere l’attenzione alta sulle infiltrazioni, in certi casi e secondo il grado di infiltrazione negli appalti pubblici l’organizzazione criminale può avere un controllo su tutto quello che succede”, ha commentato ancora Antonio de Bernardo. “Decidere chi lavora e chi non può lavorare anch’esso è uno strumento di potere enorme. Così si crea consenso tra la popolazione”.
“Nel nostro Paese mancano gli anticorpi, non solo per le gare di appalto, ma in tutto il settore finanziario”, gli ha fatto eco l’avvocato Paolo Bernasconi, il padre della legge anti-riciclaggio elvetica. Bernasconi ha spiegato che “più c’è sottobosco finanziario, più c’è mafia”. In Ticino, dove la finanza ha un ruolo fondamentale , non esiste al momento una forma efficace di prevenzione. “Mancano le norme, ma soprattutto mancano i sistemi di controllo e fa molto riflettere pensare che per oltre 1.200 fiduciarie esiste solo un ispettore di controllo”. Va detto , conclude Bernasconi , che il dipartimento cantonale delle istituzioni sta studiando delle misure per arginare le società bucalettere (così sono chiamate in Canton Ticino le società di comodo, che fungono appunto soltanto da ‘buca delle lettere’), che in Svizzera sono sempre più diffuse e dove i riciclatori hanno campo libero per nascondere i propri proventi”.
All’attenzione del Governo federale resta ancora l’inasprimento dell’articolo 260 che sanziona il reato di organizzazione criminale, punendo “chiunque partecipa a un’organizzazione tenendo segreti la struttura e i suoi componenti e che ha lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali”, ma per il quale la pena massima è soltanto di 5 anni. Bernasconi ha ricevuto da parte della Confederazione mandato proprio per effettuare una perizia con cui proporre una serie di provvedimenti atti a contrastare la criminalità economica organizzata. In breve tempo il Parlamento svizzero sarà chiamato a decidere.

IRAQ. DOPPIO ATTENTATO A BAGHDAD: ALMENO 22 I MORTI

DI RITA A. CUGOLA
Almeno 22 morti e 70 feriti. E’ questo il bilancio del doppio attentato incendiario che ha colpito l’Iraq. Le autobombe sono esplose quasi contemporaneamente ad al-Jadeeda (quartiere periferico orientale di Baghdad) e nei pressi del check-point di Taji. Il gesto è stato rivendicato dal Daesh.

GRAMSCI DIPINTO DAI DETENUTI ITALIANI DURANTE IL PERIODO DELLA SUA PRIGIONIA

DI MANLIO SOLLAZZO
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Prende il via oggi la mostra d’arte itinerante “Gramsci visto da dietro le sbarre”. Gli artisti che hanno realizzato le opere sul filosofo sardo sono detenuti, oltre 100, di 28 istituti penitenziari d’Italia.
L’evento, promosso dal movimento politico–culturale “La Puglia in più”, nasce a seguito di un concorso rivolto ai carcerati organizzato dall’Associazione “Casa natale Antonio Gramsci”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione.
L’idea ispiratrice è dare la possibilità a chi vive oggi la condizione della reclusione di immaginare e trasferire su tela l’anima e la vita quotidiana del regime carcerario che ha conosciuto (ingiustamente) anche un grande pensatore  italiano.
Antonio Gramsci fu arrestato dalla polizia fascista nel 1926 e venne condannato dal Tribunale Speciale del regime a vent’anni di reclusione, da scontare a San Vittore, con le accuse di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile e incitamento all’odio di classe.
“Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”; con questa frase rimasta impressa nella memoria storica, il pubblico ministero Isgrò concluse così la propria requisitoria in sede processuale e il Pensiero Unico del totalitarismo mussoliniano cercò in tal modo di spegnere, invano, la mente più brillante e pericolosa dell’Antifascismo.
Il fondatore della rivista rivoluzionaria “Ordine Nuovo”, dell’Unità e del Pci, autore, durante la prigionia, dei trentatrè “Quaderni del carcere”, morì nell’aprile del 1937, una settimana dopo essere stato scarcerato a causa dell’aggravarsi dello sua salute, da sempre cagionevole.
La prima tappa della mostra è ad Ales, paesino natale di Gramsci sito in provincia di Cagliari. Nel corso della giornata, le opere, che nei giorni successivi attraverseranno tutta l’Italia, verranno trasferite nel Salento.
E’ infatti prevista per le 18,30 presso la sede delle Officine Cantelmo di Lecce, l’inaugurazione ufficiale dell’iniziativa che terminerà il 24 giugno.

 

REMOCONTRO. LA CALIFORNIA FA HILLARY PRIMA DONNA CANDIDATA MA SANDERS NON LA AMA

DI ENNIO REMONDINO

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Vittoria schiacciante e inattesa in California, lo stato più popoloso, ricco e culturalmente influente degli Usa, e Hillary suggella anche formalmente la conquista di una storica nomination, la prima di una donna nei 240 anni della democrazia americana. Finale delle primarie, prima delle vera partita elettorale con due candidati che non innamorano il mondo.

Vittoria schiacciante, inattesa e decisiva, quella di Hillary in California, raccontano sull’Ansa Claudio Salvalaggio e Anna Lisa Rapanà. Vittoria nello stato più popoloso, ricco e culturalmente influente degli Usa. E il bersaglio più grosso, con i suoi 475 delegati, di questo ultimo ‘super martedì’ delle presidenziali. Per Hillary la conquista di una storica nomination, la prima di una donna nei 240 anni della democrazia americana.
La Clinton ha dato una convincente dimostrazione di forza seppellendo definitivamente le velleità di Bernie Sanders per un improbabile un ribaltone alla convention di luglio, con un cambiamento di fronte dei superdelegati. Hillary ha vinto non solo in California ma anche in tre degli altri cinque Stati chiamati al voto, New Jersey, New Mexico e South Dakota, cedendo a Sanders solo il Montana e il North Dakota.
Un finale di partita che non lascia adito a dubbi, tanto che già nella serata di ieri il presidente Obama, ormai prossimo a dichiarare il suo sostegno all’ex segretario di stato, ha telefonato ad entrambi sfidanti democratici per unire ora il partito. Mediazione non facile. Sanders, pur ribadendo di voler impedire l’elezione di Donald Trump, ha annunciato che la sua lotta continuerà sino alle ultime primarie, ad ottenere qualche concessione a sinistra dalla moderatissima Clinton.
A caccia dei suoi voti, molto più dispobile ora Hillary Clinton. Che si è complimenta con Sanders per aver portato al voto milioni di nuovi elettori, soprattutto giovani, per “il dibattito vigoroso sulle ineguaglianze”. Mentre l’ex first lady ha sferrato anche un nuovo attacco al “divisivo” Trump, “caratterialmente inadatto a fare il presidente e il commander in chief”. Ed è iniziata anche dialetticamente la vera partita. Con Trump che parte subito con il suo stile non esattamente elegante. Ed Hillary diventa, “estensione dei disastri di Obama”, colei che ha “trasformato il dipartimento di stato nel suo ‘hedge fund’ privato”. E contro i due Clinton, che avrebbero “trasformato la politica dell’arricchimento personale in una forma d’arte per se stessi”. Il tycoon ha promesso altre accuse contro l’ex coppia presidenziale lunedì prossimo ma per ora appare in difficoltà, certo in casa repubblicana ma non soltanto
Anche se nel suo ‘super martedì’ ha vinto i sei stati con percentuali sopra il 67%, nel partito sta crescendo la protesta per le sue dichiarazioni contro il giudice messicano dell’inchiesta contro la sua università. Commenti definiti “razzismo da manuale” dallo speaker della Camera Paul Ryan, che sta facendo acrobazie per non spaccare il partito. Ma alcuni governatori e senatori già hanno annunciato che non voteranno più per il magnate. Non sarà una bella sfida.
http://www.remocontro.it/2016/06/08/la-califonia-fa-hillary-prima-donna-candidata-ma-sanders-non-molla/
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SAIL FOR AID, MEDICI IN BARCA A VELA PER LA RICERCA

DI STEFANIA ZILIO

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La raccolta fondi per la ricerca contro le malattie cardio-vascolari è pronta ad issare le vele in quel di Venezia per il secondo anno. Med for Aid, Medici per la ricerca, continua il loro impegno a favore del laboratorio di fluidodinamica cardiovascolare dell’Università di Padova che ha raccolto 10 mila euro nella prima edizione di Sail for Aid 2015.
Tutto è pronto quindi all’Isola di San Giorgio- Venezia-per il prossimo 25 giugno, inizio della due giorni di kermesse. Ho intervistato il medico chirurgo Mirko Menegolo, specialista in chirurgia vascolare dell’Università di Padova, segretario di Med for Aid.
Come nasce Med for Aid?
Nasce due anni fa dall’idea di tre medici di creare un’associazione no profit finalizzata all’organizzazione di eventi socio culturali allo scopo di ricavare dei fondi per finanziare progetti di ricerca in campo medico.
Quali sono i progetti in corso?
Stiamo cercando di completare la costruzione di un laboratorio di ricerca, nel quale vengono messe a frutto le nostre idee. Il laboratorio difluidodinamica cardiovascolare è fatto in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Idraulica dell’Università di Padova con il quale collaboriamo da moltissimo tempo.
Che cosa c’è ancora da scoprire in questo campo?
Direi ancora tanto, anche se il nostro settore è molto specifico e parecchie scoperte sono già state fatte. Quello su cui stiamo lavorando è lo sviluppo di modelli sperimentali finalizzati a creare nuove soluzioni mini-invasive per il trattamento di una patologia grave come quella che colpisce l’arteria più grossa del nostro corpo ovvero l’aorta.
Non sono sufficienti i finanziamenti pubblici per queste ricerche?
In un momento come questo è molto difficile riuscire ad accedere ai fondi pubblici, i progetti sono tanti , gli ambiti in cui i fondi sono necessari sono tantissimi, i competitors altrettanto, questa iniziativa è un modo alternativo per ricavare dei fondi mettendo a frutto le nostre passioni con proposte socio-culturali a beneficio della ricerca.
Come sono viste queste iniziative dagli Enti pubblici a cui appartenete?
Sono sempre ben accolte sia da parte dell’Università che dalle Aziende ospedaliere, in fondo portiamo avanti le nostre ricerche senza chiedere loro sforzi ulteriori. A testimonianza di quanto detto, il Magnifico Rettore dell’Università di Padova, professor Rosario Rizzuto, parteciperà alla regata con un equipaggio del Senato Accademico il prossimo 25 e 26 giugno.
C’è un modo per aiutare la ricerca anche se non si partecipa alla kermesse?
Sul sito www.medforaid.com troverete tutte le informazioni per contribuire alla ricerca mediante una donazione liberale. Ringrazio fin d’ora, anche a nome del presidente di “Med for Aid” dottor Stefano Bonvini e i collaboratori del progetto per tutto il sostegno che ci arriverà da questa iniziativa.
L’Associazione MED FOR AID – MEDICI PER LA RICERCA, nasce dall’idea dei suoi fondatori di unire la passione per lo sport e per la medicina
medforaid.com

BBC: “NON E’ LUI IL TRAFFICANTE DI ESSERI UMANI”

DI ELEONORA DE SANCTIS
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È la Bbc a dare l’allarme. Secondo le testimonianze di alcuni ragazzi, sembrerebbe che il boss, trafficante di esseri umani, Mered Medhanie, arrestato ed estradato in Italia due giorni fa, in realtà sia stato scambiato con un altro giovane innocente. La persona arrestata si chiamerebbe Mered Tesfamariam, 28 anni, e dalle dichiarazioni di amici e conoscenti non sarebbe lui il malavitoso a capo delle attività di traffico umano. Una giornalista svedese di origine eritrea, che solo lo scorso anno intervistò Medhanie, sostiene che il giovane – ritratto nelle foto fatte girare dalla Bbc – non sia lui, ma un semplice rifugiato colpevole di possedere lo stesso nome.

A PASTRENGO MAESTRA ELEMENTARE PUGNALATA A MORTE DALL’EX CONVIVENTE

DI STEFANIA DE MICHELE
Altro femminicidio a Pastrengo, nel veronese. Una donna di 46 anni è stata uccisa la notte scorsa dall’ex convivente, Giuliano Falchetto, 53 anni, di Caprino Veronese. La vittima, Alessandra Maffezzoli, maestra elementare, è stata ripetutamente pugnalata dall’uomo e colpita alla testa con un vaso. Portato in caserma, Falchetto ha confessato l’omicidio davanti al magistrato

LA SCIENZA ROBOTICA

DI CLAUDIA BALDINI

claudia baldini

Non so se qui c’è qualcuno malato come me di Isaac Asimov. Sono sempre stata patita di fantascienza. Ma il Buongiorno di oggi voglio dedicarlo ad una scienza tecnologica che avrà, come abbiamo sempre visto nella storia umana, grandi ripercussioni sul nostro vivere. Prchè vedete la tecnologia può sempre essere usata per il bene di tutti o di pochi. Per non farci troppe illusioni diciamo subito che i balzi in avanti della Scienza sono sempre partiti da ricerche in ambito militare. E, a smentita di ogni nostra volontà, pare che le guerre siano sempre un ottimo investimento. Per questo motivo ho pensato di iniziare a parlare di robotica, partendo dal settore che più beneficia di finanziamenti, quello militare
1961: la General Motors introduce nella sua fabbrica di automobili, in New Jersey, il primo robot industriale della storia: un braccio meccanico progettato a metà degli anni Cinquanta da Joseph Engelberger e George Devol.
Nel 1970, in Giappone, la robotica umanoide fa il suo debutto con Wabot-1, robot antropomorfo progettato dalla Waseda University di Tokyo. Nel frattempo, negli Stati Uniti, nasce il primo drone militare capace di decollare da solo.
A che punto siamo oggi?
Parliamo della robotica destinata agli uomini in guerra
Si tratta di scheletri robot armature da indossare che potenziano la forza , la resistenza, la difesa dei militari. Vengono chiamati esoscheletri da combattimento. Di Esoscheletri ce ne sono anche per la medicina , pensate alla mano robot, agli arti robot che recuperano i paraplegici alla deambulazione con una certa autonomia
Esoscheletro da combattimento: Usa, Francia e Russia all’avanguardia
Il primo tentativo di realizzare un esoscheletro da combattimento risale al 1965, quando l’americana General Electric progettò Hardiman, un dispositivo robotico troppo pesante e ingombrante per avere un futuro fuori da un laboratorio.
Nei decenni successivi, anche grazie a ingenti finanziamenti pubblici, la ricerca è andata avanti sviluppando modelli più evoluti e a misura di soldato.
XOS 2, ad esempio, è un esoscheletro militare prodotto da Raytheon per conto della Darpa, l’agenzia del Dipartimento della Difesa americano. Pesa 88 chili ma chi lo indossa ne percepisce solo cinque. È ancora alimentato via cavo ma entro il 2020 sarà dotato di un propulsore con 8 ore di autonomia.
Sempre per l’esercito americano, Lockheed Martin ha realizzato HULC, acronimo di Human Universal Load Carrier. Già testato in Afghanistan, permette di sollevare fino a 90 kg e di raggiungere una velocità massima di 18 km/h.
Dalla Francia arriva invece Hercule, esoscheletro da combattimento sviluppato da RB3D con fondi del Ministero della Difesa. A differenza di altri dispositivi, è alimentato da motori elettrici e ha un’autonomia di 20 km. Al momento sopporta carichi di 40 kg, ma i produttori sperano di aumentarne la capacità di sollevamento fino a cento.
Non è ancora un esoscheletro militare ma lo diventerà entro il 2025. Così almeno assicurano gli inventori di Ratnik, una tuta ignifuga e antiproiettile che protegge il 90% del corpo. Realizzata in fibra aramidica, è pensata principalmente per cecchini, fucilieri e autisti di mezzi blindati. Nel 2015 l’hanno utilizzata 80 mila soldati russi.
Il laboratorio di Robotica Percettiva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha sviluppato Body Extender, un esoscheletro da combattimento che aumenta di venti volte la forza del soldato che lo indossa. Dotato di 22 gradi di libertà, consente di sollevare fino a 100 kg. Il primo prototipo è stato completato nel 2009 con il cofinanziamento del Ministero della Difesa.
Milioni e milioni di dollari vengono investiti in queste ricerche. Quindi smettiamo di pensare che il robot sia uno strano giocattolo che ci porta il caffè. Quello serve per giustificare la ricerca e il finanziamento agli occhi del mondo. Che so, potete paragonarlo agli smart o ai tablet come applicazioni che ormai assorbono tutto il mercato e la testa umana, impedendo di vedere i droni. Se si investe è per i droni, poi giacchè sempre di telecomunicazioni e cpu e memorie si tratta usiamo la tecnologia per il consumo di massa. Intanto continuiamo a fare le guerre, Rendendo più sicura la persona. Quindi in futuro vicino, chi avrà la tecnologia robotica più specializzata sia autonoima sia come esoscheletro è potenzialmente il padrone del pianeta. Ricordo che l’anno scorso in Siria i militari russi hanno già sperimentato l’esoscheletro fornito dalla Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa collegata alla Normale. Grandi ricercatori, ve lo posso assicurare per quelli che ho conosciuto. Eh, niente siamo i primi nelle armi e continueremo. Insomma non smettiamo , caro Gino, di fare le guerre, le rendiamo più sicure per chi ha soldi. Che novità!!

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PER ROMA UNA SCELTA DI CAMPO. “VOTERO’ GIACHETTI, NON RENZI”

DI CLAUDIO FAVA
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Tra dieci giorni si voterà per il sindaco di Roma. E io voterò Roberto Giachetti. Non mi sento equidistante dai due candidati al ballottaggio e non credo nel rimedio aristocratico della scheda bianca. Questa città pretende uno scatto di responsabilità: che in politica vuol dire anche metterci la faccia.
Lo dico da uomo di sinistra. Una sinistra in cui taluni preferiscono definirsi per sottrazione rispetto al PD, si ingegnano di applaudire la notte del voto il presunto sorpasso della Meloni su Giachetti, pensano di costruire la propria identità sulle sconfitte altrui. Io non ne sono capace. E punire Roma con un cattivo voto pur di dare un dispiacere a Renzi mi sembra una scelta adolescenziale.
Voterò Giachetti, non la Raggi. Non per pregiudizio contro il Movimento 5 Stelle: conosco e apprezzo il lavoro che molti di loro fanno alla Camera ma mi sento irrimediabilmente lontano dalla supponenza con cui continuano a interpretare la politica applicando solo due categorie: loro e gli altri. Mi preoccupa e mi annoia questo determinismo ariano: la virtù è solo qui, tra noi, gli unici, gli eletti; tutto il resto è miseria, menzogna, opacità… (tranne ai ballottaggi: allora risultano benvenuti anche i voti fascisti di Salvini).
Voterò Giachetti, non Renzi. Da cui mi divide molto e non credo nemmeno di doverlo qui spiegare. Due anni fa siamo usciti in quattordici da SEL. Tredici sono entrati nel PD: io no. Ho contribuito a creare alla Camera il gruppo della Sinistra Italiana, sono da sempre all’opposizione di questo governo ma non penso che la mia funzione parlamentare sia quella dell’antagonismo a prescindere. E sono convinto che tra le esperienze limpide e positive di questi anni ci sia la rielezione a Cagliari del mio amico Massimo Zedda: che da cinque anni governa in modo eccellente, assieme a Sinistra Italiana e al PD, una città che per vent’ anni era stata bottino di guerra della destra.
Voterò Giachetti perché sono certo che sarà un buon sindaco. Perché non è uno abituato a cantare messa, perché ho misurato il suo rigore morale in tre anni di vicepresidenza della Camera, perché mi garantisce la sua esperienza amministrativa, perché mi conforta la sua formazione radicale in una città in cui molte scelte di governo sono state sempre tacitamente delegate alla Curia e al Vaticano. Lo voto perché non lo considero il prodotto di mafia capitale, cioè di una stagione politica miserabile dove tutti (tutti!) hanno dato il loro contributo di complicità, distrazione o incapacità al saccheggio criminale di Roma. Le liste che lo sostenevano, Giachetti le ha portate all’esame della Commissione antimafia ben prima di presentarle: dopo le contumelie e gli isterismi che il suo partito aveva dedicato lo scorso anno al lavoro dell’Antimafia, l’iniziativa di Giachetti non è solo una scelta di trasparenza ma anche – se permettete – di stile.
Lo voto, e lo scrivo. Perché sono stufo di una politica in cui tutto è tattica, convenienza, opportunismo, sussurro, ritorsione, dispetto. E perché anche dentro una sinistra precipitata al 4% esiste ancora il dovere di pensieri, se non proprio lunghi, almeno dignitosi.

LE DONNE MUOIONO E GLI UOMINI TACCIONO

DI SUSANNA SCHIMPERNA

susanna schimperna

Non so di quante donne uccise dai loro ex ho letto IN QUESTI GIORNI. In un caso o due sono stati uccisi anche i bambini. E ieri, la notizia di 19 ragazze curde bruciate vive dai soldati dell’Isis. Bruciate vive.
Possiamo gridare quanto ci pare che c’è la parità, ma non è vero, semplicemente non è vero.
Molti uomini uccidono molte donne. Pochissime donne uccidono pochissimi uomini.
È assolutamente così ed è una realtà ovvia. Non capisco perché gli uomini che non uccidono non si muovano, non si arrabbino, non so, qualcosa, qualunque cosa. È orribile pensare che l’altra metà del cielo, quella con cui concepiamo figli, abbia tra le sue fila tanti potenziali nostri assassini. Invece sento parlare di “femminicidio” solo dalle donne. Perché? (posto che il termine non mi piace).

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SAMARITANI BUONI

MAURIZIO PATRICIELLO
maurizio patricello
Si riprende a scavare a Casal di Principe, nel Casertano, cuore della “ Terra dei fuochi”. Si riprende a scavare e, puntuali, ritornano alla luce i rifiuti e i fanghi industriali ivi occultati da un ventennio. Il vecchio camorrista, poi collaboratore di giustizia, Carmine Schiavone li aveva indicati bene quei luoghi, oggi a ridosso delle case. Roberto Mancini, l’ eroico poliziotto in servizio in quelle zone quei siti li aveva poi cercati e individuati. Correva l’ anno 1996. Chissà perché le dichiarazioni di Schiavone furono secretate e l’ informativa di Mancini archiviata. Chissà perché. Alle dichiarazioni di Schiavone si sono aggiunte in questi anni quelli di altri pentiti della camorra. Intanto nei nostri paesi si continua a morire. Di cancro. Di leucemia. E sono sempre di più coloro che vengono colpiti in giovanissima età. Che ci sia qualcosa che non và è chiaro a tutti. Che cosa stia veramente accadendo non spetta a noi dirlo ma alle legittime autorità politiche e sanitarie. “ Padre ,stamane quel butto male ha fatto un ‘altra vittima: una ragazza di 21 anni. Preghiamo per i genitori che sono distrutti”, mi scrive questa mattina una ragazza da Frattamaggiore. Quel “ brutto male” in questo caso è la leucemia. Altre volte è il cancro. Ma nessuno ha più il coraggio di chiamarli per nome, questi orribili mostriciattoli. Oltre il danno dobbiamo sopportare la beffa di chi dice che non è vero. Che non c’è correlazione tra i rifiuti industriali interrati o dati alle fiamme nelle campagne e queste patologie che stanno decimando un popolo. Non ci sono prove scientifiche. Come se l’ onere della prova spettasse al popolo e non allo Stato. Se non ci sono studi scientifici la colpa non è certo delle povere vittime. Dieci giorni fa a volare in cielo furono due nostri cari amici: don Marco, sacerdote trentacinquenne e Nicola, ministro straordinario della Comunione, trentenne. I nostri cimiteri sono strapieni di tombe con i fiori bianchi. La nostra gente è stanca. Stanca e sfiduciata. Stanca e arrabbiata. Ma nonostante tutto, ancora crede che papà lo Stato possa e debba intervenire. Ancora nutre fiducia che questa voragine possa essere arginata. Se non per se stessi, almeno per le future generazioni. Al terribile morbo che ci uccide si unisce la povertà di tante famiglie che non ce la fanno a sostenere le spese per la cura e l’ assistenza dei loro cari, spesse volte ricoverati al Nord. Non è giusto che gli innocenti paghino un prezzo tanto atroce per la cattiveria, l’ ingordigia e la pigrizia dei loro fratelli in umanità. I nostri comitati, le nostre associazioni, la nostra parrocchia cercano di farsi accanto a tanto insopportabile dolore. Anche da un punto di vista economico. Piccoli aiuti per tentare di portare un conforto a chi è nel bisogno. “ Se ognuno fa qualcosa, qualcosa di bello accadrà” amava ripetere il mio santo confratello padre Pino Puglisi. Per Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari, invece “ è meglio il poco fatto da molti che il molto fatto pochi”. Facciamoci accanto a chi è nel dolore. Oso chiedere a nome degli ammalati della “ Terra dei fuochi”, soprattutto giovani e bambini, un aiuto a chi lo può darlo senza troppi sacrifici. Pregherò il Signore di metterlo sul loro conto in Paradiso. “ Alla sera della vita ciò che conta è avere amato” ci ricorda san Giovanni della Croce. Io ci credo. Anche se non sempre è facile, rimane l’ unica cosa veramente logica da fare. Il male sarà arginato in un solo modo: amando e perdonando. E noi per questa strada vogliamo camminare. Questa strada vogliamo percorrere.

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PD A MILANO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

DI DAVIDE VECCHI
davide vecchi
Sono tornato a Milano. Mancavo da prima del voto. Il clima è decisamente cambiato. Ma non come auspicava Renzi. Il Pd, che prima credeva di vincere a mani basse con Sala, è letteralmente e visibilmente terrorizzato dal ballottaggio. Non tanto perché hanno capito di aver sbagliato candidato ma piuttosto perché l’avversario si è dimostrato migliore. Se a Roma sono arrivati a promettere appalti e soldi con le Olimpiadi, a Milano non riescono a trovare nulla di concreto e si limitati a usare come spauracchio il fatto che se Parisi dovesse vincere in Comune arriverebbero Salvini, Gelmini, La Russa e i vari personaggi dell’era Letizia Moratti. E fa un po’ sorridere che proprio il Pd, con Berlusconi e Verdini alleati fondamentali per il Governo, usi lo spauracchio “eredi pdl”. Fa ancora più tristezza se si pensa che a Milano il loro candidato Sala è politicamente cresciuto proprio alla corte di Moratti sindaco. Cari amici del Pd o cambiate strategia o rassegnatevi alla sconfitta

OVER 60 AL CINEMA? SOLO PER AMORE

DI STEFANIA DE MICHELE
stefania de michele
E’ che noi donne siamo generose. Ci hanno disegnato così. E’ forse per questo che facciamo fatica ad accantonare, mettere sotto naftalina o definitivamente mandare al macero chi ci ha titillato di emozioni. Vale anche per gli uomini di celluloide, che restano aggrappati al nostro immaginario nonostante le rughe galoppanti, la pancia che deborda e la calvizie incipiente. Insomma, la colpa è nostra se nel cinema non esiste turn over e le bellezze maschili over-sixties continuano a sbancare il botteghino. Gli esempi di celeb che non si arrendono all’età sono tanti, soprattutto se riferiti alla metà del cielo yang. All’alba dei 74 anni l’immarcescibile Harrison Ford è tornato ad indossare i panni di Indiana Jones, l’archeologo più avventuroso del mondo. Poco importa se il fisico cede e fuggire a rotta di collo su un ponte, inseguito dagli assassini Thuggee del Tempio Maledetto pronti a strappargli il cuore, sembra poco credibile. Indy non è interessato ad andare in pensione, complice il nostro incondizionato affetto. “Avrà più di quarant’anni e certi applausi, ormai, son dovuti per amore, non incontrarlo mai”, canta Paolo Conte in Sparring Partner , ma solo perché non si tratta di Val Kilmer che di anni ne ha 57 ed è pronto al sequel. Top Gun 2 si farà e Val tornerà ad essere Ice il bello. Passati trent’anni dal film che aveva ingrossato le fila delle fan della divisa, l’attore porta sul set diversi chili in più e un viso gonfio e tirato da eccessi e botulino. Più ragionevole lo spin-off di Rocky con protagonisti Michael B. Jordan (la Torcia Umana nei nuovi Fantastici 4) e Sylvester Stallone, tornato sì a dare il volto a Rocky Balboa, ma nel ruolo più agé dell’allenatore in pensione. Charme sottovalutato, invece, per l’ex Zorro e Mariachi, Antonio Banderas: il glam tutto latino e un po’ datato dell’attore spagnolo è utilizzato per sfornare i biscotti e parlare con le galline, quelle vere, negli spot del Mulino Bianco. Che dire? Ce li teniamo tutti, ma che sia chiaro: è solo per amore

LE BATTUTE DEL MINISTRO LORENZIN E LA SANITA’ NEGATA

DI LUCA SOLDI

luca soldi

Le nozze sono un momento troppo importante per essere celebrate con i fichi secchi.
Si rischia davvero di essere ridicoli. Quei fichi secchi offerti agli invitati sono il segno di una povertà estrema. E quindi, quelle nozze, sarebbe meglio non celebrarle. Può scapparci pure qualche sorriso. Meglio aspettare qualche mese ed accumulare qualche risparmio in più.
E quando si parla di una festa, come può essere un matrimonio, il ragionamento può funzionare. Ma l’accostamento fatto dal Ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, ha ben poco della battuta simpatica.
E’ accaduto che ieri, il massimo referente, il vertice, la figura responsabile della salute dei cittadini italiani si sia fatta scappare una di quelle frasi che mai si sarebbe dovuto ascoltare.
La Lorenzin ha voluto commentare i drammatici dati forniti dal rapporto CENSIS, nei quali si legge che sono diventati ben 11 milioni gli italiani che, nel 2016, hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche.
La ministra ha detto: ”Il Sistema Sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo e questa indagine Censis ci conferma la necessità di difendere l’aumento previsto del Fondo Sanitario per il 2017-18, che intendiamo utilizzare tra l’altro per sbloccare il turn over. Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi”.
La ricerca Censis-Rbm, presentata in occasione del Welfare Day, denuncia quello che la Lorenzin ha liquidato con una battuta, evidenzia che ci sono persone che non riescono a “finanziarsi” le prestazioni di cui avrebbero bisogno.
E la parola “finanziarsi” e’ bene ribadirla, sottolinearla, perché alcuni esami, alcune cure, richiedono di esborsare importi decisamente sproporzionati rispetto alla pensione oppure allo stipendio saltuario, percepito.
Sì, perché a soffrire del problema, a veder negato il diritto alla salute, sono in particolare 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials, ovvero i nati tra gli anni ’80 e il 2000.
“L’universo della sanità negata tende a dilatarsi”, tra “nuovi confini nell’accesso al pubblico e obbligo di fatto di comprare prestazioni sanitarie”, commentano dal Censis-Rbm Assicurazione Salute. Ma meno sanità, meno prevenzione vuol dire anche “meno salute per chi ha difficoltà economiche o comunque non riesce a pagare di tasca propria le prestazioni nel privato o in intramoenia”.
Senza considerare che la mancata prevenzione, l’allentamento sulle analisi e le diagnosi porta poi a degenerare, a far scoppiare patologie, anche gravi i cui costi diventano poi un macigno dal punto di vista economico per la sanità pubblica.

PER IL BENE DEL PAESE, SPERO CHE IL PD PERDA AI BALLOTTAGGI

DI PAOLO FERRERO
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Vedo che c’è grande discussione sui ballottaggi, la forma più distruttrice della democrazia del demente meccanismo bipolare. La nostra posizione è molto semplice:grandissimo impegno a Napoli e negli altri comuni dove siamo al ballottaggio. Per il resto la nostra campagna elettorale, costruita unitariamente città per città, è finita e i nostri elettori sapranno decidere liberamente cosa fare rispetto alle opzioni in campo. Personalmente nella mia città vi è un ballottaggio tra PD e M5S: un bel voto al M5S contro il PD non glielo toglie nessuno! Spero infatti che il PD esca ulteriormente indebolito da questa tornata elettorale e che per questa via sia più facile salvare la nostra splendida Costituzione dalle grinfie del partito della nazione.

PD: UN PROBLEMA DI IDEE

DI FLAVIA PERINA

flavia perina

Ezio Mauro incita Renzi a far pace col suo mondo, principalmente Bersani e sindacati, ma io ho dei dubbi. C’è un problema che non è quello delle sante alleanze. E’ il problema del “merito delle proposte”, delle “idee”, molto sottovalutato da noi, e specialmente dell’enorme forza seduttiva di cose come il reddito di cittadinanza o il taglio degli sprechi. Destra e sinistra, alternativamente, hanno cavalcato per un po’ la spending review e la riforma del welfare, ma poi non ne hanno fatto niente: le hanno lasciate al M5S proprio perché ammanettati dai loro vecchi mondi – sindacati da un lato, impresa assistita dall’altro. E’ pura utopia pensare di uscire dal declino con un nuovo patto con i poteri corporativi inaciditi del sistema Italia. Le idee camminano sulle gambe degli uomini, certo, ma anche viceversa. Senza idee, le gambe vagano a casaccio.

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ELEZIONI IN USA: SE FOSSE SANDERS IL CANDIDATO DEMOCRATICO, BATTEREBBE TRUMP

DI PAOLO DI MIZIO

paolo di mizio

Ora i giochi sono fatti e Hillary Clinton è certa della nomination come candidata democratica alla Casa Bianca, grazie ai maneggi del partito e dello stesso Obama, che hanno tagliato l’erba sotto i piedi di Bernie Sanders. Ma proprio ora conviene dare uno sguardo agli ultimi sondaggi – realizzati pochi giorni fa – che mostrano chiaramente, al di fuori delle manovre interne di partito, quanto Hillary non sia amata dagli americani, perché ritenuta una donna arrivista, falsa, smodatamente ambiziosa, affamata di potere e di denaro, pronta a qualunque compromesso con la sua coscienza (soprattutto perché forse non ha una coscienza!) pur di conseguire i suoi fini.
Un sondaggio della Rasmussen mostra che in un confronto diretto tra Hillary e Trump, quest’ultimo sarebbe vincente con il 42% contro il 37% di Hillary. Un sondaggio CBS-New York Times invece mostra che in un confronto diretto tra Trump e Sanders, il bizzarro miliardario newyorkese non avrebbe avuto una chance di vittoria: sarebbe stato sbaragliato con il 58% contro il 31%.
È presto per fare pronostici: le elezioni si terranno tra cinque mesi, il 4 Novembre, e tutto può ancora accadere. Ma il “sentiment” del pubblico americano, comprensivo dei tanti (la maggioranza) che non hanno partecipato alle primarie, trova una lampante evidenza nelle nude cifre di questi sondaggi.

IL DOPO RENZI E’ BOERI. CHE SPIENERA’ LA STRADA AL M5S

DI MICHELE PIZZOLATO
michele pizzolato
Renzi ha portato il PD a destra per vincere e ha perso. Dopo la debacle ha reagito come Bersani: non sono contento, ma non e’ sconfitta. Reazione tipica del politicante sconfitto. A breve – referendum di ottobre – Renzi cade assieme alle macerie del PD. Gia’ l’establishment conservatore sta facendo scaldare Boeri per mandarlo al posto di Renzi, con le solite scuse: l’Europa – quello straccio di inutile Unione che rimarrà fra i muri dopo Brexit – non capirebbe, la speculazione… e amenità simili. Nel 2018, con Boeri montizzato, ci saranno le condizioni per il cambio di classe politica col M5S.

L’ACCOGLIENZA AI MIGRANTI A ROMA CON I CASSONETTI DELL’AMA

DI ALESSANDRO GILIOLI

alessandro gilioli

Il ministero degli interni si prepara a risolvere l’accoglienza dei migranti a Roma con l’Ama. Gettando nei cassonetti le donazioni dei cittadini al Baobab, così come le tende in cui i profughi dormono, avendoli cacciati dall’edificio. Nessuna proposta di soluzione alternativa, solo l’Ama. Rifiuti, che offendono il decoro.

RENZI HA ROTTAMATO SE STESSO E LA SINISTRA

DI PIER VITTORIO BUFFA
Pier Vittorio Buffa
A Matteo Renzi è riuscita un’operazione eccezionale. In un paio d’anni da giovane che era è diventato vecchio, quasi da rottamare anche lui.
I giovani-giovani e le periferie delle grandi città hanno votato Cinque stelle.
Chi dà maggior credito al Pd, stando alle analisi di voto, sono gli anziani più agiati.
Il Pd non è più, o quasi non è più, il primo partito.
La risposta più forte di Renzi, a tutto questo, sembra, a tutt’oggi, quella di rinnegare l’alleanza con Denis Verdini. Altro che Prima Repubblica, come si dice in questi casi…
Un processo involutivo inarrestabile?
No, a patto che…
A patto che il Pd  torni a essere quello che non è da tempo. Un partito (o un movimento) capace di vivere dove vivono gli italiani. Non chiuso nei suoi palazzi.
A patto che il Pd non sia, e non dia più di sé, l’immagine di un partito di un uomo solo.
A patto che il Pd riesca a non togliere aria e forza a tutte le anime che cercano di convivere al suo interno.

 

LE ARGOMENTAZIONI CONTRO LA RAGGI SONO RISIBILI

DI LUIGI IRDI
luigi irdi
Dico altre quattro stupidaggini. Quelle che ho scritto finora dichiarando il mio voto per la Raggi (penso che qui un bel chissenefrega ci starebbe anche bene) mi sono costate rimproveri di amici e qualcuno mi ha perfino tolto il saluto (e qui chissenefrega lo dico io).
Ci sono alcune cosette che non mi vanno giù.
La prima è che viene contestato alla Raggi di essere “eterodiretta” dai vertici del Movimento 5 Stelle . Il rimbrotto arriva in particolare dai polemisti del Pd in servizio permanente e dal duo Renzi – Orfini, cioè quelli che hanno messo in fila e spedito dal notaio un buon numero di consiglieri comunali del Pd per abbattere Marino. I quali, docilmente eterodiretti, hanno “eseguito gli ordini”, come si usava dire tempo fa a Norimberga.
Pur ricordando dunque che Matteo Renzi e Matteo Orfini sono i campioni del mondo dell’eterodirezione dei consiglieri comunali francamente mi riesce difficile comprendere questa accusa mossa alla Raggi.
I partiti da molti anni hanno assunto connotati personalistici (vogliamo parlare di Berlusconi?). I leader comandano e qui evidentemente ciò che fa scandalo è qui che a comandare sia un comico, un uomo di spettacolo. Bè, Berlusconi non era meno comico, per dirne una, per non parlare di Ronald Reagan che faceva proprio l’attore. Quindi, da questo punto di vista, tutto questo scandalo dell’eterodirezione a me non scuce più di tanto. Naturalmente sarebbe necessario ripensare le forme partito, ma questo è un altro discorso.
Raggi è giovane, anche carina, e quindi è scema. Ecco la seconda contestazione, vagamente sessista, se posso dire. Una mia amica mi dice: “Ma l’hai sentita parlare?”. Certo che l’ho sentita. Mi sembra una persona educata, non urla e non strepita. Non le ho sentito germogliare tra le labbra intuizioni politiche fulminanti, ma in giro di Winston Churchill ce ne sono pochini. Non direte che Giachetti vi emoziona eh?
“Ma non ha sentito che farnetica di funivie e di baratto? Straparla!”. Ma scusate, a parte che il mio amico Matteo giustamente ricorda che quello della funivia non è un progetto proprio nuovo
http://roma.corriere.it/…/raggi-funivia-sopra-tevere-idea-v…
A Napoli non c’è una funicolare? A Istanbul (ci sono stato di recente) ce n’è una splendida che porta dal lungomare ai quartieri in alto. In tante città europee ci sono funicolari e funivie. Come mai solo a Roma questa idea scandalizza? Mica stiamo parlando di fare la funicolare tra il Colosseo e Colle Oppio, ma eventualmente di studiare soluzioni innovative in periferia.
“Ma sei matto, quella non ha alcuna esperienza”.
Questo è vero. Raggi è un avvocato, ha studiato giurisprudenza, proprio come la Maria Elena Boschi che, del tutto priva di esperienza è stata messa a riformare la Costituzione della Repubblica. E cavolo, se la Boschi può rifondare la Repubblica, la Raggi non può provare a governare Roma? Andiamo, su… lo vedete come sono fiacche queste obiezioni?
Raggi non ha esperienza di amministrazione di una grande città. E’ vero. Ma non credo che questo possa essere un vero ostacolo (il paragone con la Boschi mi sembra illuminante).
Ciò che conta, a mio modo di vedere, è che Raggi non ha interessi particolari da difendere. Non quelli dei costruttori e palazzinari, non quelli dei commercianti, non quelli del ceto imbroglione e traffichino cresciuto e pasciuto nelle greppie dell’amministrazione capitolina.
Si può dire la qualunque ma non che Raggi sia figlia di questo tessuto politico e che sia portatrice di interessi particolari.
Ciò che infine mi stranisce ancor di più è la critica alla posizione della Raggi sulle Olimpiadi. Non appena ha detto di essere contraria alle Olimpiadi si è scatenato il fuoco di sbarramento di tutto quel generone romano legato in qualche modo al circuito dei palazzinari e dei grandi soldi.
Come molti hanno dimenticato il colpo definitivo al crac greco è stato dato proprio dalla dissennata scelta di Atene di metter su un baraccone olimpico da 4-5 miliardi di euro tutti rigorosamente a debito, nel 2004.
Buona parte degli investimenti che si fanno in occasione di simili manifestazioni sportive sono a fondo perduto. Certo, uno coglie l’occasione per fare qualche fermata di metro in più, rimettere in sesto qualche area cittadina per farci il villaggio olimpico, ma il resto in genere si lascia morire. In Brasile, finiti i mondiali di calcio, negli stadi ci pascolano le pecore. La Grecia c’è saltata per aria, per fare la splendida. Tenuto conto che Roma ha anche sul groppone un debito di 13 miliardi di euro, non so, vogliamo farne un altro po’?
Mario Monti l’aveva capito. Lo ricordo perché a sostenere le Olimpiadi sono gli alfieri della libera impresa, in nome dello sviluppo cementifero. E infatti rifiutò di controfirmare la candidatura di Roma da presentare al Cio.
http://www.ilsole24ore.com/…/olimpiadi-2020-decisive-candid…
Questa distanza della Raggi da interessi così corposi per me è un valore aggiunto non da poco sul quale vale la pena di riflettere.
Giachetti è un’ottima persona e certamente onesta, anche se gli mancano (come alla Raggi del resto) le doti e il carisma di un leader. Ma Giachetti, alla fine, da lì viene, da quel mondo, da quegli ambienti politico amministrativi che hanno consentito il saccheggio di Roma.
Non posso capire come sia possibile dar loro ancora fiducia.
Scusate eh se sono andato lungo.

IL CENSIS: NEL 2016 UNDICI MILIONI DI ITALIANI RINUNCERANNO ALLE CURE.

DI NICOLA FRATOIANNI

NICOLA FRATOIANNI DEPUTATO SEL

Il CENSIS ci informa che nel 2016 11 milioni di italiani rinunceranno alle cure. Più in difficoltà gli anziani e i nati dopo gli anni ’80.
Sempre più bollettini di guerra.
La Ministra alla Salute Beatrice Lorenzin, in un impeto di sincerità, dice che l’Italia è in crisi economica e che non si fanno le nozze con i fichi secchi.
Quindi ammette che stanno tagliando sulla salute delle persone. Buono a sapersi, peccato però che sia ministra di un governo che sta continuando a tagliare e non una passante che si trova a commentare la situazione disastrosa del sistema sanitario.
Poi noi saremmo i gufi…

RACCONTARE SEMPRE BALLE IN POLITICA NON PAGA

DI ALESSANDRO ROBECCHI
Alessandro Robecchi
Secondo una ricerca dell’Università di Uppsala, prendere a merluzzate in faccia per due anni gran parte del tuo elettorato, alla lunga non ti fa vincere le elezioni. La ricerca (563 pagine) è durata tre minuti, il tempo di una telefonata in Italia. Ma basta con le analisi politiche! C’è un’intera società in movimento che marcia verso la fatidica data del 19 giugno. Ascoltiamola!
Psichiatri – l’Associazione Nazionale Psichiatri ha nominato Matteo Renzi presidente onorario. Uno che riesce a dire nella stessa frase “Noi non siamo come gli altri, quando perdiamo lo diciamo” e “Non abbiamo perso” è la miglior pubblicità per la categoria. Il paziente soffre anche della sindrome di sottrazione dell’ego: succede quando uno dice “Ci metto la faccia” e i suoi candidati al ballottaggio rispondono “No, no, per carità!”.
Mondine – A Milano, lo staff di  Beppe Sala si interroga su come conquistare il voto disperso a sinistra. In parole povere, come convincere quelli di sinistra che lui e Renzi sono di sinistra. Le slide sono in preparazione. Molte le iniziative in corso: una mostra su “Stalin, quel brav’uomo”, da tenersi in area Expo per simulare la Siberia, una parata di mondine con canti popolari e l’obbligo di indossare il colbacco per tutti i candidati.
Bunker – Grande impennata del mercato delle ristrutturazioni a Roma. Vista la mappa del voto, con gli elettori Pd concentrati ai Parioli, gli assediati hanno deciso di passare all’azione: rinforzate le porte blindate, praticate apposite feritoie alle finestre da cui lanciare brioches al popolo inferocito, corsa alle provviste per resistere all’assedio, che finirà in ogni caso con il ballottaggio. I resistenti del bunker dei Parioli sono pronti a tutto, anche a reagire violentemente con un fitto lancio di Rolex all’indirizzo delle forze dell’ordine.
Cern – Il Cern di Ginevra, dopo numerose simulazioni, ha definito “Non quantificabile” la distanza tra la propaganda renziana e la realtà. “Avevamo provato a misurarla in anni luce – dice il responsabile dello studio – ma era molto più vicina Andromeda, che tra l’altro è piena di bersaniani”.
Salvini – Esperti di pediatria e psicologia infantile sostengono che la deterrenza non funziona. Dire a un bambino “Mangia la minestra, se no arriva il lupo” non funziona come in passato. Allo stesso modo dire a un elettore milanese “Vota Sala, se no arriva Salvini”, che pare l’argomento migliore a disposizione, potrebbe non funzionare.
Pentagono – Un materiale fortemente distruttivo, che erode le superfici e i partiti a cui viene applicato. Al Pentagono stanno studiando una nuova molecola che non lascerà scampo agli eserciti nemici. Basterà introdurre il nuovo materiale all’interno di un organismo per far scappare molti degli abitanti, militanti, elettori e simpatizzanti, e rovinare definitivamente le strutture. Le ricerche sono ovviamente top secret, ma qualcosa trapela: la sostanza che distrugge gli organismi dall’interno si chiamerà Verdini.
Renzisti anonimi – Boom di iscrizioni per la meritoria associazione di riabilitazione e sostegno. Come si sa, la disintossicazione avviene per gradi, ognuno racconta al gruppo la propria storia e la propria esperienza con il renzismo, e promette di smettere. La motivazione è tutto, in questo campo, per cui ogni renzista anonimo conta i giorni del suo successo (spillette con la scritta: “Non credo più a Renzi da 321 giorni”). Il segreto della disintossicazione sta nella fiducia in se stessi, ma soprattutto nel non essere giudicati per le proprie debolezze: “Mi sono affidato a Renzi in un momento di debolezza, ma ora ho capito che era la soluzione più semplice e sbagliata”. Applausi del gruppo. L’anonimato è fondamentale per permettere una totale sincerità del pentimento, anche se ogni tanto qualcuno grida: “Ehi, ma quello è Rondolino!”
http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/201606/il-cern-va-ko-la-distanza-tra-renzi-e-la-realta-non-si-misura-in-anni-luce/

IL PROCURATORE DI TORINO ARMANDO SPATARO LANCIA L’ALLARME : LA PROCURA E’ IN TILT

DI ARMANDO SOMMAJUOLO

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Il Procuratore di Torino Armando Spataro è un galantuomo. Il suo è l’ennesimo allarme sul sistema giustizia. Un sistema che rischia di esplodere e che danneggia pesantemente il Paese e dunque tutti i cittadini. A guadagnarci sono solo i disonesti. Spataro calcola che solo nel suo ufficio manca il 20 per cento del personale. Ma, afferma, è caos in tutta Italia. Ma queste cose, se siete stati in un tribunale, sicuramente le sapete già. E la colpa non è certo dei magistrati.
 
Giustizia, l’allarme di Spataro: “La procura è in tilt, rischiamo di chiudere”
Torino, lunga lettera del magistrato al ministro Orlando: “Concorsi bloccati da anni, gli uffici non sono in grado di dare risposte ai cittadini”.

IL LANCIAFIAMME DI MATTEO RENZI

DI ANTONIO SICILIA

antonio sicilia

I Renziani passano le proprie giornate a denunciare la violenza verbale di Salvini e Grillo.
Quando invece Renzi dichiara che entrerá nel Partito “con il lanciafiamme”, si gonfiano il petto e lo citano fedelmente.
Un giorno ci spiegheranno le differenze che ci sono tra una ruspa e un lanciafiamme.
Stessa violenza, stessa arroganza. La solita ormai.

LA RIFORMA DEL SENATO NON CREA RISPARMIO NE’ PRODUCE RICCHEZZA

DI CRISTINA GIUFFRIDA
CRISTINA GIUFFRIDA
“Dare i numeri”…
… ha molti significati ma per questo esecutivo, ne voglio prendere in considerazione solo due: farneticare e dare numeri (cifre) errati.
Torna la Boschi, oggi è il suo turno, e dice: “La riforma costituzionale porta un risparmio di 490 milioni di euro all’anno. E una spinta al Pil del 6%“.
Posto che non ho ancora ottenuto risposta in merito al semplice quesito: “chi vieta, oggi, di dimezzare i costi di TUTTA la politica?” vediamo di fare chiarezza.
Visto che non si tratta della cancellazione, bensì di una trasformazione dell’istituzione di Palazzo Madama, voglio capire da dove saltano fuori questi 500 milioni di euro.
La legge costituzionale Boschi prevede per i futuri Senatori, ridotti a meno di un terzo nel numero, l’azzeramento delle indennità per la loro carica, essendo essi già pagati per le funzioni che svolgono presso gli Enti Locali.
Attualmente l’importo lordo dell’indennità di ciascun Senatore è pari a 10.385 euro mensili.
Cancellare questa voce di spesa per tutti i 320 Senatori ci farebbe quindi risparmiare circa 40 milioni di euro l’anno.
Ma non vogliamo pensare anche al rimborso spese di soggiorno a Roma che ogni anno costano agli italiani circa 20 milioni?
Si pensiamoci anche se i futuri senatori non andrebbero tutti i giorni a Roma…chi lavorerebbe, altrimenti, al loro posto?
Le occasioni di “volare” verso Roma dovrebbero diminuire visto che il Senato sarebbe chiamato a lavorare soltanto sulle proposte di legge costituzionali e su quelle che riguardano i territori e l’Europa, mentre non voterebbe più né le leggi di bilancio né la fiducia al governo.
Ed i dipendenti in forze a Palazzo Madama?
Che facciamo? Li mettiamo in fila per cercare un posto che non c’è?
Nel bilancio questa voce di spesa grava per circa 130 milioni l’anno.
Se snellissero la schiera di dipendenti aumenterebbe, tuttavia, la spesa per il personale in quiescenza, che attualmente pesa sul bilancio più o meno per la stessa cifra.
Con la diminuzione del numero di Senatori dovrebbe verosimilmente diminuire la spesa per i loro segretari e consulenti, che ammonta a circa 15 milioni annui.
La “rottamazione” di tanti Senatori, tuttavia, inevitabilmente provocherà un incremento della voce di spesa riguardante i parlamentari cessati dal mandato, che ammonta già a oltre 80 milioni di euro.
Per tutti i servizi di cui fanno uso attualmente i Senatori, dal ristorante alla cancelleria, spendiamo ogni anno quasi 60 milioni di euro
Anche ipotizzando un decurtamento ad un terzo di tale capitolo di spesa, proporzionale al dimezzamento nel numero dei Senatori, il risparmio ulteriore conseguibile con la riforma del governo Renzi sarebbe di circa 40 milioni.
Il risparmio reale quindi è?
Di meno di 150 milioni l’anno…con calcoli approssimativi ovviamente, ma grossomodo siamo lì.
Se pensiamo che con Grasso, al suo insediamento a Palazzo Madama, siamo riusciti a risparmiare 114,5 milioni di euro tra misure di contenimento dell’indennità parlamentare, “tetti retributivi” per i dipendenti e altre iniziative simili, la dichiarazione della Boschi solletica un pò il mio ego pensando che in fondo, c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi…
Ah, dimenticavo il PIL..beh, per quello, rivolgetevi a Cetto Laqualunque. E’ più bravo di me in merito…

5 GIUGNO 2016, UNA PRIMA IMPIETOSA ANALISI DEL VOTO PER LA SINISTRA

DI MARCO FURFARO

marco furfaro

Il Pd e Renzi perdono le elezioni amministrative, il Movimento 5 Stelle politicamente sfonda, il centrodestra si riorganizza. E la sinistra, seppur con un progetto embrionale e quindi anche con alcune giustificazioni, arranca. Questi i titoli delle elezioni amministrative. Ma c’è di più, ed è il dato più preoccupante del voto: la sinistra non rappresenta quelli che dovrebbe rappresentare. Nelle periferie, nei quartieri dove vivono le persone più in difficoltà, dove la precarietà e la disoccupazione la fanno da padrone, il voto a sinistra sprofonda allo zero virgola. È questo il fallimento, politico, prima che elettorale.
Ancor più dei casi di Roma e Torino, dove Sinistra Italiana aveva candidato due dei suoi maggiori esponenti nazionali e il cui risultato, nonostante la loro lodevole generosità, è ben al di sotto delle aspettative (circa 2/3 – 20 mila- di voti in meno a Torino di quelli raccolti dalla sinistra nelle precedenti amministrative, il 40% – 32 mila – a Roma).
Sono stati fatti molti errori. Alcuni hanno pensato che bastasse dire quanto era brutto e cattivo Matteo Renzi o il Pd per prendere voti. Magari fosse così facile. Eppure sta proprio qui il motivo per cui non prendiamo voti nelle periferie: non aver capito che il problema comprende Renzi, ma non si esaurisce con lui. Riguarda un ciclo di venti anni in cui la sinistra ha perso ogni credibilità, ha realizzato -nel peggiore dei casi- o ha provato a mitigare -nel migliore- politiche che ruotavano attorno alla precarizzazione delle vite delle persone e allo sfruttamento dell’ambiente. E le persone che perdevano il lavoro, a cui veniva a mancare il welfare, quelli che cadevano nella disperazione hanno trovato una proposta politica alternativa nel Movimento 5 Stelle o addirittura nelle destra (sì, oggi la Lega prende più voti dagli operai e dai soggetti più deboli di quanti ne prendiamo noi).
La sinistra non ha mai fatto i conti con i propri errori, anzi. C’arriva con anni di ritardo, quando oramai si è persa il vincolo con il proprio popolo e non capisce che sta parlando a vuoto. Perché in passato era questo teneva in piedi la sinistra: l’idea che a prescindere dalla condizione economica della famiglia in cui nascevi, sapevi che potevi batterti, assieme ad altri, per avere un’opportunità di futuro. Era una parte di società, ma riconoscibile e a cui affidare il voto come una speranza. Oggi la sinistra ha perso una visione autonoma del mondo, è incapace di designare un modello di sviluppo alternativo se non con una retorica che non riesce ad andare oltre gli anni Novanta. Il mondo parla di economia circolare, industria 4.0, reddito minimo garantito, resilienza. I nostri dirigenti di partito del lavoro. Giusto, per carità. Ma quando incontri un ragazzo di venti anni che ti dice che il suo lavoro è uno schifo di 12 ore a nero e il resto in voucher, forse dovresti porti il problema dell’importanza del significato che oggi hanno assunto le parole sulla pelle delle persone. E assumerne altre per rendere tangibile che la tua proposta non è solo la retorica di chi vive fuori dal mondo, ma la concretezza di una politica che crea lavoro tenendo dentro anche la dignità delle persone e la cura dell’ambiente. Cioè le questioni del nostro tempo.
I progetti autonomi senz’anima, senza empatia, basati solo sul circuito dirigenziale che si riunisce intorno al tavolo e che si parla addosso, non funzionano. Questo dicono le elezioni. Per non parlare del mantra dell’unità della sinistra, spesso unità di dirigenti in cerca di dare rappresentanza al proprio ego più che unità delle lotte, delle vertenze, delle istanze delle persone in difficoltà. Le liste più caratterizzate sull’unità del ceto politico sono, guarda caso, quelle che vanno peggio. Le liste che privilegiano la proposta politica, magari con tanto di civismo, e intorno a quella coagulano forze politiche, civiche e sociali, sono quelle che vanno meglio.
Sono le esperienze positive di queste elezioni. Che non sono solo il terreno da cui ripartire, ma la lente con cui guardare a ciò che dobbiamo fare. Nell’anomalia Cagliari, una delle poche grandi città a guida Sel e con una coalizione di centro-sinistra, la conferma di Massimo Zedda al primo turno è la dimostrazione che la sinistra che governa bene, che non diventa destra, che se ne frega dei mille politicismi che affliggono il ceto politico ma privilegia un vincolo di popolo e risponde a quello, ecco, quella sinistra vince e rivince. Nell’anomalia Napoli, unica città dove esiste (davvero) il quarto polo, De Magistris si afferma senza rivali. Con un’identità fortissima e un suo racconto: diseguaglianze, ambiente, partecipazione. E la credibilità per mostrarsi autonomo, per parlare ai centri sociali quanto alle persone che in passato votavano a destra. La sua proposta, la sua figura sta dentro al popolo, nelle sue viscere, nelle sue contraddizioni. Perché questo siamo, perché questo sono le persone disperate: non c’è niente di lineare, non c’è certezza o idealità che tenga di fronte all’esigenza di dover garantire a tuo figlio o a tua figlia la cena. E allora serve una proposta politica forte, che dia il senso della vicinanza quanto della risposta alle condizioni materiali di una vita in difficoltà.
A Bologna, Federico Martelloni e la sua coalizione civica prendono il 7%. Un risultato figlio di una candidatura competente che ha saputo incrociare realtà civiche e sociali, privilegiando l’essere sinistra non come un feticcio da sbandierare, ma come una pratica di cura della città e della costruzione di una comunità. Il risultato simbolico più importante è quello arrivato nel cuore del potere di Renzi, a Sesto Fiorentino, dove Lorenzo Falchi va al ballottaggio con il 27,4%. La sua, a mio avviso, è stata la campagna elettorale più bella di tutta Italia. Una campagna diretta, cruda, eppure mai rancorosa, non basata sulle parole d’ordine ma sulla materialità della vita. Così come è stato fatto a Brindisi, Cosenza, e tanti altri posti dove i risultati hanno premiato schemi molto simili.
Buone esperienze che ci indicano un’altra cosa, che a sinistra si fatica a pronunciare, pena essere tacciati di “nuovismo” o peggio ancora di “giovanilismo”: le candidature che hanno ottenuto i risultati migliori sono quelle con profili “freschi” (non tanto e non solo di età), innovativi, competenti, radicati nel territorio, magari pure meno conosciuti al grande pubblico ma capaci di stare dove la vita reale scorre in tutte le sue articolazioni. Questo è un punto, a sinistra, che non possiamo più far finta di non vedere. E non è una mera questione anagrafica, ma una questione politica: chi sa interpretare il suo tempo, chi non ha biografie usurate, chi delinea la sinistra a suon di fatti e costruzioni di simboli va meglio di chi la declama come una vecchia (e stanca) canzone nostalgica.
Il dato è inequivocabile, i profili contano. Le biografie contano. Eccome se contano. Si può far finta di non vedere, si può restare chiusi nel circolo social di riferimento in cui la purezza si associa alle parole e non alla quotidianità. Ma poi fuori c’è la realtà che ti presenta il conto. Una realtà che chiede radicalità almeno quanto contemporaneità (che è il contrario di bella e facile, ma è contraddizione e crampi allo stomaco). Per questo a Torino e Roma, la sinistra va peggio, per questo in altri posti va molto meglio. Sinistra Italiana, se vuole avere un futuro, anziché portare l’argomento auto assolutorio “dell’infondo teniamo”, è bene che guardi a tutto questo con schiettezza e onestà.
In questi anni, tanti sbagli sono stati taciuti. E chi porta la responsabilità di quei sbagli non ha mai voluto prendersela. E non lo scrivo perché penso che sia giusto mettersi da parte, ma perché siamo in un’epoca in cui gli elettori non ti perdonano niente. E se ti fai alfiere di questione morale ed etica pubblica, di sobrietà e lotta alla disoccupazione o ai privilegi, devi risponderne di conseguenza. Con serietà, anche con elementi simbolici (se ci si candida alle elezioni, è bene farlo scaturendo da processi dal basso e diffuso, ad alta rappresentatività) e pedagogici: il messaggio deve essere che la politica è qui e ora, se va bene si vince, se si perde, si fa un passo, non indietro, ma almeno di lato, visto che c’è gente che se ritarda di un minuto la pausa sigaretta viene licenziato.
Ma so anche che in politica nessuno ti concede niente. Per questo chi ha a cuore la costruzione di un progetto di alternativa deve uscire dal lamento e dare battaglia. Le rotture spesso sono necessarie e positive. E non parlo di quella col Pd. È acquisita, scontata, assunta. E fin troppo facile. Parlo delle rotture con pratiche arcaiche, consumate, che non parlano più a nessuno. Parlo della necessità di dire la verità: che una generazione (politica, non anagrafica) non è più spendibile, che abbiamo spacciato l’unità della sinistra per il rassemblement del ceto politico (e che oggi sinistra italiana è questo e poco altro nel paese), dimenticando che i movimenti, i comitati, le periferie di questo paese nemmeno ci considerano. E che hanno ragione loro. Perché stanno male. Perché la mattina la gente si sveglia con le gambe che tremano. E allora se ne frega del tuo saper parlare solo e sempre del Pd, di Renzi e del posizionamento. Vogliono risposte, vogliono sapere che empatizzi con quella condizione, che sai che significa, che sei capace di rappresentarla e avere le soluzioni che possano migliorare la loro quotidianità. E per starci, cara sinistra, bisogna stare per strada e nel fango. Quello dove dormono i migranti del Baobab quanto quello sui cigli della Togliatti, dove stanno le prostitute. O a Tor di Quinto, dove ogni alba si materializza il mercato delle braccia e lo schiavismo che di nome fa caporalato. Perché puoi parlare delle periferie come un mantra, ma se non ci sei passato nemmeno mezzora della tua vita, la gente se ne accorge e non solo non ti vota, ma ti schifa proprio.
Cosa fare non è semplice né scontato. Sarebbe retorica vuota pure invocare di cambiare tutto a sinistra. Infatti va fatto e basta. Guardando anche a quanto di buono ci lasciano queste elezioni e a quanto di buono c’è là fuori. Dando spazio a chi non ne ha mai avuto e mettendoci coraggio, quel coraggio di chi non ha niente da perdere, sapendo che nessuno concederà niente a nessuno. Ma così funziona, da sempre. La storia, anche la più piccola, bisogna conquistarsela. Io sarò con chi sceglierà di provarci.

LE OLIMPIADI A ROMA FANNO GLI INTERESSI DEI PRIVATI, NON DELLA CITTA’

DI ROBERTO SCHENA
roberto schena
Le olimpiadi a Roma sono una jattura per i romani e un’operazione d’immagine non necessaria, peraltro molto rischiosa per l’Italia. A differenza di qualche decennio or sono, gli investimenti per allestirle non sono più soltanto pubblici. Un tempo miglioravano la vita e le attrezzature della città ospitante nel suo complesso, oggi è un gigantesco investimento urbanistico-finanziario che richiede ingenti capitali privati, i quali seguono altre logiche, prevalentemente fondiarie; la rideterminazione delle aree d’oro e il rilancio della speculazione edilizia PER AVERE UN RITORNO, la creazione di altre infrastrutture spesso inutili e dannose basate sulla spartizione degli appalti e facili ruberie politiche. Non è un caso se il Messaggero di Caltagirone sponsorizza fanaticamente l’idea. E’ stato così per l’Expo di Milano, da cui la città ha tratto scarsi benefici, mentre a guadagnarci sono stati i soliti noti, figuriamoci una kermesse al cubo come le olimpiadi.

FORZA ITALIA, FORZA ITALIA, FORZA ITALIA. NAPOLI: VOTO INQUINATO

DI SANDRO RUOTOLO

sandro-ruotolo

+++Napoli voto inquinato+++

Se avete visto il video di fan page che ho pubblicato avrete visto che qualcosa di losco e’ successo davanti ad alcuni seggi (si sente chiaramente dire Forza Italia, Forza Italia, Forza Italia) domenica mentre si votava e vedremo se la magistratura procederà. Intanto i comitati elettorali di due candidate del Pd napoletano sono stati perquisiti e le due candidate una al Comune e l’altra ad una delle municipalità, sono indagate per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Voi che state a Napoli vigilate nel giorno del ballottaggio. Napoli non merita di tornare al passato. Basta con “o sistema”.

LA CLINTON VINCE MA GRAZIE ALL’ODIOSO IMBROGLIO DELLE PRIMARIE DEMOCRATICHE AMERICANE

DI SILVESTRO MONTANARO

silvestro montanaro

 

Immaginate di essere alla vigilia di un voto decisivo nella storia del vostro paese. Ed immaginate che  vi venga detto, proprio alla vigilia, che il vostro candidato ha già perso, che la vittoria è già andata al candidato avversario. Andreste a votare o ,delusi, restereste a casa tanto non varrebbe più la pena recarsi alle urne?
E’ successo negli Stati Uniti, alla vigilia dell’ultimo supermartedì di primarie del partito democratico. Qualcuno ha messo in piedi un improbabile riconteggio dei voti e dei delegati spettanti a Hillary Clinton e l’ha dichiarata già vincitrice della nomination a candidata per le presidenziali americane.
Si votava in sei stati, nell’importantissima California che di delegati ne assegna circa cinquecento, e si è detto che la partita era già chiusa. Inutile dire che Sanders, il candidato che ha riempito i cuori di tanta gioventù americana con le sue grandi idee di riforma e giustizia sociale, ha perso il supermartedì per un margine davvero risibile di voti.
Non è l’unica scorrettezza che il “socialista” Sanders ha dovuto subire in questa faticosa e lunga campagna elettorale. I vertici del partito che ne avrebbero dovuto garantire la correttezza hanno più volte palesato le loro simpatie per la Clinton. Non si è voluto,poi, in un paese nel quale la partecipazione al voto è ai minimi storici, concedere la possibilità di esprimersi a milioni di giovani americani indipendenti, rei di non essere iscritti alle liste elettorali come democratici. Pur di sconfiggere Sanders, il candidato che quei giovani avrebbero votato, si è scelto di sbattere la porta in faccia a chi voleva riaffezionarsi alla politica.
Ma è l’intera ossatura delle primarie del partito democratico a mostrare i suoi tratti conservatori ed antidemocratici. Che libera scelta è possibile, quale innovazione è spendibile, quando un quarto dei voti è già determinato? Ai vertici del partito è riservata una quota di superdelegati che e’ più di una indicazione di voto. Il partito democratico nei fatti già decide chi è il suo candidato ed in questo caso è stato più che evidente. I circa seicento superdelegati, l’establishment, erano tutti con Hillary.
La Clinton in fondo è proprio questo. La candidata dell’establishment. Non solo dei vertici del suo partito, ma anche di quelli della finanza e dell’economia che hanno finanziato per centinaia di milioni di dollari la sua corsa alla presidenza.
Un brutto affare. Tanto più che si andrà ad un voto che vedrà candidato un personaggio come Donald trump, vissuto dalla pancia molle degli States come il campione antiestabilishment. I sondaggi, già ora, lo vedono primeggiare nei confronti della Clinton gravata da più scandali e dall’accusa di esser poco credibile per le sue continue giravolte politiche sui temi più importanti.
Gli stessi sondaggi dicono che contro Trump l’unico candidato possibile era e resta Bernie Sanders.
Il senatore del Veermont ha già fatto sapere che non fa un solo passo indietro e che darà battaglia alla convention democratica che sancirà il candidato alla presidenza. Bene. Ancor meglio, poi, l’intenzione di far dei suoi sostenitori un movimento organizzato in grado di far valere le proprie dee e proposte di cambiamento. Sarebbe un gran regalo alla democrazia americana e a tutti noi.

SANDERS SARA’ DECISIVO

DI CORRADINO MINEO
corradino mineo
Ragazzina che sogni in grande, questa sera è per te. Bella frase detta nella notte da Hillary Clinton, quando nella notte si è profilata la vittoria su Sanders in California e ha avuto la certezza che sarebbe stata lei la candidata. Una donna presidente, mai prima d’ora una tale opportunità si era affacciata. Hillary ha reso l’onore delle armi all’irriducibile, al “socialista” Bernie. “Non vi sbagliate – ha detto – Sanders, la sua campagna il duro confronto che abbiamo avuto sulla crescita, su come combattere le disuguaglianze e promuovere la scalata sociale, ha fatto molto bene al Partito democratico e all’America”. Ora entrano in gioco i mediatori: Barak Obama, per primo, che domani incontrerà Sanders alla Casa Bianca. Poi Elizabeth Warren, di sinistra quasi quanto il senatore del Vermont ma che non si è schierata con nessuno dei due candidati e potrebbe forse essere vice presidente di un ticket tutto al femminile. Sanders, da parte sua, ha stravinto la sua battaglia, ha mobilitato un numero mai visto di attivisti, conquistato molti elettori indipendenti, rilanciato in politica i ventenni, i millennials come si dice in America. I sondaggi dicono che batterebbe Trump con più margine di quanto non sembra poter fare Hillary, ma non sarà Sanders il candidato. Forse, meglio così. Se avesse vinto, il partito non lo avrebbe mai aiutato, senatori e deputati lo avrebbero evitato per non perdere i finanziatori e la stima dei lobbisti. Il congresso ostile lo avrebbe costretto a mettere tanta acqua nel suo programma da spegnere ogni entusiasmo e produrre, forse, un’altra, ennesima, delusione. Ma quest’uomo e i suoi giovanissimi sostenitori hanno cambiato l’America. Ora si trova davanti al dilemma difficile: come continuare, come aiutare la Clinton contro Trump restando fedele al suo sogno. Un partito-movimento federato al Partito Democratico? Non lo so. Da troppo tempo vivo lontano dagli Stati Uniti e certe cose, per capirle, le devi vedere di persona.
Renzi ora cerca il Pd. Giusto il tempo per vincere – o per non perdere malamente – i ballottaggi. Così dice, e Repubblica ne fa il titolo a pagina 2, “Non è mai esistito il partito con Verdini”, E si aspetta che la minoranza risponda: “Ah, allora, non c’è problema”. Poi attacca il movimento 5 stelle che, secondo i conti dell’istituto Cattaneo, avrebbe perso qualcosa, il 3,6%, rispetto alle politiche 2013. Il Pd esulta, ma poi attacca Ballarò – oltre che il Tg3 – per una tabella che accosta i risultati delle comunali e quelli delle europee. Il paragone con il 2013 è lecito se si tratta dei 5 Stelle, quello con il 2014 no se stiamo parlando del Pd. Valli a capire questi piddini. Quel che conta è che Renzi ha detto loro di menar duro, contro i 5 stelle, contro l’antipolitica, contro “chi gufa” e quindi “non vuol bene all’Italia”. Un orgia di spropositi televisivi ci attende. Ma Repubblica, la rassicurante, ottimista e confortante Repubblica, lancia il campanello d’allarme. I giovani sotto i 34 anni hanno votato per Raggi e Appendino. Oltre un quarto dei sostenitori di Raggi sono studenti, il 56% di chi ha votato per Giachetti è già in pensione. Federico Fubini, sul Corriere, spiega invece che c’è una relazione diretta tra voto e costo degli immobili. Chi sta in centro e abita in case di pregio è disposto a credere alle promesse di Renzi e ad aspettare, chi sta magari solo a cento metri, ma con strade più sporche e in edifici non ben tenuti non si concede il buonumore e protesta.

CULTURA, I TANTI DON ABBONDIO STANNO CON RENZI

DI FRANCESCO ERSPAMER

francesco erspamer

Perché i tanti don Abbondio del mondo dello spettacolo e della cultura stanno dalla parte di Renzi o nel migliore dei casi si guardano bene dal criticarlo, loro che per molto meno erano sempre lì a far girotondi contro Berlusconi e a proporsi come paladini senza macchia e senza paura della democrazia? Perché, come appunto scrisse Manzoni, il coraggio uno non se lo può dare. E mentre Berlusconi era ricco e potente ma sostanzialmente innocuo, Renzi è cattivo: non dimentica e non perdona. I suoi oppositori, al contrario, sembrano molto meno inclini a vendette e rappresaglie, persino quelli di destra, per non parlare di quelli di sinistra, la cui unica bandiera è ormai il buonismo. A me pare che questa impunità (peggio: questa certezza di impunità) sia un assurdo vantaggio politico concesso gratuitamente al liberismo. Il messaggio è chiaro: fate quello che volete tanto il peggio che vi possa capitare è che non possiate farlo più. Bisogna invece far capire ai professionisti del trasformismo e dell’accomodamento che quando le cose cambieranno ci saranno conseguenze anche per loro e che i tardivi pentimenti non li salveranno. So bene che i tempi non consentono di chiedere provvedimenti drastici tipo, non dico la ghigliottina ma neppure la gogna in pubblica piazza; però almeno qualche licenziamento dalla Rai o dai giornali, la perdita di privilegi e prebende, dovrebbe toccargli. Ma questo ci renderebbe uguali a loro!, insorgeranno i buonisti. Balle. Ciò che ci distingue è ben altro: il desiderio di eguaglianza economica, la difesa delle comunità, il rispetto delle regole. Quello conta. Che si usino gli stessi mezzi è del tutto irrilevante. À la guerre comme à la guerre dicono i francesi, che di rivolte se ne intendono. E non perché vincere sia l’unica cosa che conti: ma perché accettare lo scontro (il vero conflitto, non un finto litigio da talk show, con abbracci e strette di mano alla fine) è l’unica cosa che conta.

LA POLIZIA NELLE SEDI DEI COMITATI ELETTORALI DEL PD A NAPOLI

DI VINCENZO PALIOTTI

 
“La riscossa partirà dal Sud”. Parole del premier/segretario nel presentare il candidato sindaco Valeria Valente, e infatti a Napoli è cominciata questa riscossa con l’irruzione della PS a perquisire due sedi di comitati elettorali del PD, due persone indagate per corruzione elettorale. Si spera adesso parta finalmente la riscossa che ponga fine alle tante cose alle quali abbiamo tutti assistito sia che si trattasse di primarie, che di ogni genere di consultazione elettorale. In verità non era questo genere di “riscossa” che intendeva il premier/segretario. La sua affermazione era, naturalmente, di carattere elettorale in pieno stile DC che alla vigilia di ogni consultazione elettorale si ricordava del Sud e una volta raggiunto lo scopo lo lasciava al suo destino. Oggi che l’appello, e la dichiarazione di cui sopra, non hanno avuto l’effetto voluto il premier/segretario se ne lamenta e parla di commissariare il PD Campano. Arriva in ritardo però, prima di lui oggi è arrivata la Polizia. In ritardo perché non ci spieghiamo come mai il segretario/premier non ha pensato di commissariare il PD Campano quando a detta di tanti, Bassolino compreso, alle primarie per stabilire il candidato sindaco è successo di tutto, in tema di irregolarità naturalmente, e nonostante il premier/segretario fosse stato messo al corrente della situazione nulla si è fatto, ovviamente perché a vincere le primarie era stato il candidato scelto dallo stesso premier/segretario, con la benedizione nientemeno che di Verdini. E niente fu fatto neppure in occasione delle Regionali quando la commissione antimafia dichiarò ineleggibile De Luca, candidato anch’esso “benedetto” dal premier/segretario. Anche in quell’occasione si gridò alle irregolarità, a voti arrivati addirittura da personaggi in “odore” di camorra, con i voti dei quali fu eletto appunto De Luca. Ma anche lì nonostante le “chiacchiere” non si mosse dito: tutto era finito con la vittoria del candidato scelto dal premier/segretario e quindi tutto regolare, tutto in perfetta morale. Ora però che il candidato PD è stato addirittura escluso dal ballottaggio, al quale andranno De Magistris e Lettieri, il premier/ segretario parla di commissariare il PD, moralizzare quindi un ambiente che non è più “affidabile”, non per le tante irregolarità, denunciate anche in queste ore da De Magistris in proiezione ballottaggio, ma per i risultati che evidentemente non sono più quelli che rendevano “morale” un ambiente che oggi è ritenuto non degno della considerazione del premier/segretario, ma solo perché non è più vincente aggiungiamo noi. Meno male che esiste, tra i tanti, un detto napoletano che dice: “buono si ma fesso no” ed in questa frase si racchiudono i motivi del “tonfo” del PD a Napoli e la totale mancanza di fiducia verso il premier/segretario di questa città.

CERCASI SANITÁ PUBBLICA: 11MILIONI DI ITALIANI RINUNCIANO A CURARSI

DI CHIARA FARIGU
CHIARA FARIGU
C’era una volta la sanità pubblica a cui si poteva ricorrere quando se ne aveva bisogno. Cosí come c’era il medico di famiglia sempre disponibile sia per le visite in ambulatorio che a domicilio. Potrebbe cominciare cosí la storia del nostro SSNN, un tempo florido, generoso, altruista, quasi umano. Guardato, oltralpe e non solo, con una certa invidia. Poi come succede a certi bambini che con la crescita si “guastano”, a causa di cattive frequentazioni o di esperienze che lasciano il segno, anche il nostro sistema sanitario ha subito un processo di involuzione. Una sorta di mutazione genetica che lo rende irriconoscibile, un estraneo. Peggio, un nemico.
Basta avere qualche problema di salute, anche piccolo, per rendersene conto. Figuriamoci poi se i problemi sono grossi. Perché a questi non potranno che seguire guai grossi. Il perché è presto detto. La sanità che c’era una volta oggi non c’è più. È ridotta all’osso, agonizzante. È re-spingente … verso quella privata.
E sta diventando un vero e proprio lusso, esclusiva solo per chi può permettersela. Secondo i dati della ricerca Censis-Rbm, il 30,2% degli italiani si è rivolto a strutture a pagamento perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei week end. Mentre gli stessi, nelle strutture pubbliche sono inaccessibili e i tempi d’attesa biblici.
E se nel 2012 erano 9 milioni, oggi, nel 2016, sono diventati 11 milioni gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Al binomio “meno sanità pubblica, più sanità privata” si aggiunge il triste fenomeno della sanità negata: “Niente sanità senza soldi”.
A fronte di una sanità pubblica che langue, quella privata è sempre più florida e tronfia e poco importa se a farne le spese sono le fasce più deboli e meno abbienti. Se tutto questo non ci meraviglia più di certo ci indigna profondamente
foto di Chiara Farigu.

NEGARE IL GENOCIDIO E LA SHOAH, DIVENTA REATO

DI LUCA SOLDI
luca soldi
Arriva finalmente la nuova legge  che introduce il reato di “negazionismo”.
Le pene sarebbero pesanti e prevederebbero la reclusione da 2 a 6 anni, nei casi in cui la propaganda, l’istigazione e l’incitamento si fondino “in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” come definiti dallo statuto della corte penale internazionale.
In particolare, si stabilisce che sono punite le condotte di propaganda, istigazione e incitamento, “commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione”.
A stabilirlo con 237 voti a favore, 5 contrari e 102 astenuti l’aula della Camera che ha approvato in via definitiva, in terza lettura, la proposta di legge ritrasmessa dal Senato che introduce nell’ordinamento il reato di negazionismo.
Contrastanti, naturalmente, le opinioni dei partiti.
Il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, era presente al dibattito e alla votazione in aula a Palazzo Madama. “L’Italia scrive una pagina storica della sua recente vicenda parlamentare e dota il legislatore di un nuovo fondamentale strumento nella lotta ai professionisti della menzogna tutelando al tempo stesso, con chiarezza, principi irrinunciabili quali la libertà di opinione e di ricerca”.
foto di Luca Soldi.
 

LA STELLA DI RENZI SI E’ OFFUSCATA, MA ANCHE L’ALTRA SINISTRA NON BRILLA

DI GIORGIO MELE
Giorgio Mele
Quattro mesi fa ho scritto che la stella di Renzi si era alquanto offuscata e che il vento era cambiato. Il voto delle amministrative lo conferma. Nonostante gli affanni della Serracchiani e le bofonchiature dei suoi accoliti è difficile nascondere questa tendenza che il voto della grandi città amplifica e si rifletterà come un’onda nelle prossime settimane a partire dal referendum che ora è veramente incerto per il Premier. Ma per questi risultati non si devono ricercare le cause nei gufi, ma nelle politiche sbagliate e di destra su tutto, scuola, lavoro, ambiente, che le mance come gli 80 euro (che ora sembrano un boomerang) non possono coprire, anzi aggravano perché fanno mancare fondi dove veramente servono. E poi i risultati dell’economia disastrosi, come emergono in questi giorni. Ma veramente Renzi pensava che distruggendo tutto quello che c’era a sinistra egli si sarebbe salvato? Ha solo aperto le porte a Verdini e mandato milioni di persone nelle fauci della equivoca opposizione dei 5 stelle, senza prosciugare come pensava il centrodestra.
Insieme alla crisi del Pd il voto ci restituisce anche la crisi della sinistra che va di pari passo con quella del Partito Democratico sia dove è andata da sola sia dove è andata in coalizione con esso come a Milano. E questo perché  in questi anni la sinistra non ha mai riconquistato la sua autonomia, pure in presenza di un’evidente vocazione centrista del Pd, e si è presentata a queste elezioni con posizioni diverse e contrastanti senza una linea nazionale, un unico simbolo, un nuovo gruppo dirigente. Come si è visto a Roma, si è addirittura tentato di ostacolare la linea che veniva avanti con Fassina; e certo in condizioni tali era ed è difficile avere risultati eclatanti.
Per i ballottaggi ognuno è libero di fare quello che vuole, per quanto mi riguarda se l’analisi che ho fatto è giusta, penso che si combattano due concezioni della politica che non mi appartengono, anche se i 5 stelle imbarcano Verdini più come specchietto delle allodole che altro. E che per questo non avranno nessuna il mio voto.

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL VESUVIO. PRESUNTI VOTI DI SCAMBIO FILMATI DA CRONISTI DI UN SITO

DI STEFANIA DE MICHELE

stefania de michele

Anche in occasione del voto di domenica scorsa, Cristo e la Prefettura si sono fermati a pochi chilometri da Napoli. Non li hanno fatti entrare a Chiaia, San Lorenzo, Soccavo, Rione Sanità. Nei quartieri terra di nessuno, le telecamere di Fanpage carpiscono però, ancora una volta, anomalie, irregolarità e possibili brogli per l’elezione del sindaco, il rinnovo del Consiglio comunale e delle 10 Municipalità. Soldi e passaggio di certificati elettorali davanti ai seggi, imbonitori che intercettano i cittadini che si recano alle urne, elenchi di elettori da andare a recuperare a casa. Le sentinelle dell’antimafia sociale stanno all’erta e, dove non arrivano le autorità di pubblica sicurezza, vigilano e denunciano la compravendita: qualche volta in cambio di soldi (cifra media di 20/50 euro per una preferenza in scheda), in altre circostanze per un buono spesa. In alcune zone, ad esempio a Scampia, gli elettori raccontano di seggi dotati di un numero inferiore di schede rispetto ai votanti. E le parole sono certificate dalle immagini e dall’audio, rubati dai reporter del sito web Fanpage. Cui prodest? Giova a tutti e a nessuno, nello scambio – questo sì gratuito – di accuse reciproche. “Noto una strana coincidenza – sostiene l’europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello -sarà forse un caso, ma i meccanismi di voto poco chiari sono stati rilevati soprattutto nei seggi dove ha vinto la coalizione del sindaco uscente, Luigi de Magistris”. Dal canto suo, de Magistris – in vantaggio netto al primo turno – si appella al Prefetto perché, domenica 19 giugno, il ballottaggio si svolga nella piena regolarità. Stesso auspicio viene pronunciato da Gianni Lettieri, alla guida del centrodestra arrivato al ballottaggio, che non rinuncia a tirare un gancio all’avversario: “Bisogna aumentare la vigilanza all’esterno dei seggi. Non servono le ronde dei ragazzi dei centri sociali, volute da de Magistris. C’è bisogno delle forze dell’ordine”. Anche i trombati del Movimento 5 Stelle, il cui tesoretto di voti fa gola ai due al ballottaggio, promettono di denunciare i presunti brogli e ricordano di aver proposto una legge per evitare l’inquinamento del voto. “Proposta che – dichiara il membro del Direttorio pentastellato, Carlo Sibilia – tarda ad essere anche solo esaminata dal Partito Democratico. I dem non approfondiscono – insinua Sibilia – perché forse non gli conviene”. All’ombra del Vesuvio, qualche guaio il Pd già ce l’ha: un decreto di perquisizione è stato eseguito nella sede cittadina del partito dai Carabinieri, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli. L’ipotesi di reato è corruzione elettorale: l’ipotesi al vaglio degli investigatori è che due candidati abbiano acquisito voti in cambio di promesse di inserimento nel programma lavorativo Garanzia Giovani, finanziato dalla Regione. Certo, molta acqua è passata sotto i ponti, dal laurismo ad oggi. Eppure le pratiche del voto di scambio sono sempre le stesse. Negli anni ’50 gli uomini del comandante Achille Lauro distribuivano pacchi di pasta, barattoli di pelati, scarpe spaiate (la sinistra prima, la destra dopo le elezioni). Cambiano adesso forse solo i metodi d’incasso della contropartita: foto mms del voto venduto e l’affare è fatto.

REMOCONTRO. GLI ELETTORI FANNO ZAPPING TRA I POLITICI

DI ENNIO REMONDINO
ennio remondino
Un elettore su quattro in fuga dal Pd rispetto alle comunali del 2011. Peggio se il voto di domenica è paragonato con le elezioni politiche e le europee.  Il presidente-segretario dice che «non esiste un problema nazionale», che «gli elettori hanno fatto zapping, se c’è un candidato che gli piace lo votano». Però i voti oltre che contarli si pesano: quanti comuni vale Roma da sola? A Destra Berlusconi resiste e Salvini non ride. La nuova sinistra non cattura i voti in fuga dal Pd che vanno ai 5Stelle
http://www.remocontro.it/2016/06/07/se-gli-elettori-fanno-zapping/
elezioni-votare-voto-2

GRAMELLINI, IL PD E’ UN PUNTINO ROSA TRA PARIOLI E CENTRO STORICO

DI FLAVIA PERINA
flavia perina
E pure Gramellini con ‘sta storia della mappa di Roma dove la prevalenza del Pd è un puntino rosa situato a Parioli e Centro storico. Ma dove cavolo vivete? E’ così da secoli, era così pure quando vinse Alemanno nel 2008, e vinse con Torbella e Prenestina, e tutti a dire: oooh, le periferie alla destra e il Pd ai Parioli, ooooooh. Sono almeno quindici anni che Parioli è un puntino rosa, e per ricordare un’epoca in cui fosse collegio ambito dalla destra perché “sicuro” bisogna retrocedere fino ai ’90, o forse pure prima, ai tempi di Marchio e di Sbardella. Caro Gramellini, cari tutti, chiedete alle signore potenti area progressista dove hanno studiato, sarà un coro: Falconieri. E ai signori, anche lì un coro: San Leone Magno (la scuola di Albinati, of course). Poi, smettetela di stupirvi per l’acqua calda.
roma

ROMA, VIA LE TENDE PER I RIFUGIATI DEL BAOBAB

DI PAOLO BROGI
PAOLO BROGI
Intervento delle forze dell’ordine questa mattina al Verano, obiettivo la piccola tendopoli sorta dopo lo sgombero del centro per rifugiati Baobab. Dopo le fotosegnalazioni e le identificazioni degli immigrati – africani fuggiti da vari paesi – ora si profila un nuovo sgombero. Otto mesi fa era stato promesso un “luogo” al posto del Baobab che veniva chiuso. Non è successo niente. Ora dove finiranno questi poveri migranti, rei di non essere affogati in mare?

migranti1

IL BACIO E’ LA MAGIA (PAURA) DI UN ATTIMO

 DI IACOPO MELIO
IACOPO MELIO
Lui è Pierangelo Caiazza, e durante una festa una ragazza sconosciuta gli si è avvicinata e, dal niente, lo ha baciato. E questo è lo scatto del momento. A me non scandalizza il fatto che la maggior parte delle persone non bacerebbe spontaneamente, in questo modo, un/a disabile, ma che nessuno in generale (uomini o donne, etero o gay, abile o disabile) lo farebbe.
Il vero scandalo è che nel 2016 si debba aver paura delle emozioni e dei sentimenti, o anche solo dell’istinto e di certe pulsioni, o curiosità.
Quando sarebbe molto più bello (e meno complicato) lasciarsi semplicemente andare.
foto di Iacopo Melio.

VOTARE PER ESSERE PROTAGONISTI DI UN CAMBIAMENTO

DI MASSIMO WERTMULLER
massimo wertmuller
La cosa più sorprendente di queste elezioni comunali, e questo vale soprattutto per i romani, non è certo l’esito di certi risultati, oppure,anche se qui davvero fai fatica a capire, chi ha votato a Roma per Salvini- ma come?due minuti fa Roma era ladrona e i romani li odiava, poteva mai essere “il meglio”per loro?- che avrebbe chiesto senz’altro potere se avesse vinto la Meloni essendo stato suo alleato in queste elezioni. No,non è questo a sorprendere,ma chi non è andato a votare. Ancora con l’assenteismo? Non l’avete imparata la lezione? Che, tanto, se non andate alla cabina elettorale ma a quella balneare, comunque ci sarà qualcuno che gestirà in ogni caso la vostra, VOSTRA, casa! A me oggi ancora fanno ridere, o piangere, quelli che in generale dicono”io non mi occupo di politica”, perchè comunque, dal momento che nasci, come cittadino, sei animale politico. L’unica differenza che puoi apportare tu è essere protagonista di un cambiamento, di una scelta per governare casa tua, tua e non di un altro. Semmai, se non credi ai cambiamenti, vai a espletare questo tuo diritto/dovere annullando la scheda nella votazione. Impossibile per l’Italia, a questo punto, non è cambiare la storia, ma ormai, la pigrizia che cerca alibi, certe abitudini anche mentali e l’educazione civica degli italiani. Che infatti, nella Storia, hanno sempre demandato,demandato,e poi si sono lamentati e lamentati…che vergogna. E che peccato

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LA CASA DI MICHELANGELO A MACEL DE’ CORVI (OGGI PIAZZA VENEZIA)

DI FABRIZIO FALCONI
fabrizio falconi
Una delle curiosità romane meno conosciute è nascosta sulla facciata laterale di uno dei grandi palazzi che affacciano su Piazza Venezia, quello delle Assicurazioni Generali, che fronteggia, con i suoi merli e i suoi muri di mattoni chiari, il Palazzo Venezia.
Sulla facciata sud del Palazzo delle Generali (costruito ai primi del Novecento su progetto di Giuseppe Sacconi), quella prospiciente l’Altare della Patria e la Colonna Traiana, è possibile scorgere ad una certa altezza, una targa con l’iscrizione: Qui era la casa/consacrata dalla dimora e dalla morte/ del divino Michelangelo/S.P.Q.R. 1871.
 E più sotto un’altra con la dicitura: Questa epigrafe apposta dal Comune di Roma nella casa demolita per la trasformazione edilizia è stata collocata nello stesso luogo per cura delle Assicurazioni Generali di Venezia. 
 Si tratta dunque della importante memoria del luogo esatto in cui sorgeva la casa in cui visse i suoi anni romani e nella quale morì il grande Michelangelo: quella nel quartiere chiamato Macel de’ Corvi che fu interamente spazzato via durante i lavori che alla fine dell’Ottocento ridisegnarono l’urbanistica del centro della città con la realizzazione del gigantesco Altare della Patria e più tardi della trionfale Via dei Fori Imperiali.
 In quella casa in quel borgo che veniva definito dai visitatori stranieri sordido, Michelangelo visse per cinquant’anni.
 Gli era stata messa a disposizione dalla famiglia Della Rovere, per ospitare il grande artista che avrebbe dovuto completare la tomba del loro congiunto, il Papa Giulio II morto nel 1513 (progetto faraonico che non fu mai portato interamente a termine). Nelle sue lettere e nei suoi sonetti, Michelangelo descrive a forti tinte le vie del quartiere che lo ospitava e anche quella casa, piuttosto modesta, con due camere da letto e la bottega al pianterreno. Il quartiere era quasi una discarica a cielo aperto, maleodorante e colmo di ogni rifiuto proveniente dalla macellazione degli animali. Anche il nome, del resto, era piuttosto eloquente. Eppure, il grande artista non volle mai lasciare quella specie di colorato tugurio.
 In questa casa ideò, progettò tutti i lavori che lo resero immortale, ma le fortune accumulate non gli fecero mai cambiare stile di vita. Non fu solo questione di avarizia, come da più parti è stato sostenuto, quanto di misantropia. A Macel de’ Corvi Michelangelo visse da solo, circondato da uno stuolo di serve (che giudicava puttane e porche) e soprattutto del garzone fidato Urbino (Francesco di Bernardino) che lo accompagnò per ventisei anni, difendendolo dalla curiosità degli avventori e dai fastidi di una vasta parentela vera o presunta che cercavano continuamente di spillargli denaro.
 A Macel de’ Corvi andò in scena anche l’ultimo, misterioso atto, della vita di Michelangelo: quello della sua morte, quand’era ormai ottantottenne (una età per l’epoca piuttosto eccezionale) preceduta da quella specie di malessere o di demone che descrisse all’allievo Tiberio Calcagni quando questi lo sorprese a vagare sotto la pioggia: non ho requie in nessun luogo, disse il Maestro con un filo di voce, disperato. Riportato a casa, qualche tempo dopo morì dopo tre giorni di febbre alta, lasciando una casa vuota piena di vecchie cose e di arnesi consunti.
 La morte, il 18 febbraio del 1564, lo colse mentre lavorava alla sua opera ultima, più inquietante, la Pietà Rondanini, oggi conservata nel Castello Sforzesco di Milano. Pochi giorni prima della sua morte, ironia della sorte, la Congregazione del Concilio di Trento aveva disposto l’ordine di far coprire le parti scabrose dell’affresco del Giudizio Universale, al quale il Maestro aveva lavorato per vent’anni. Le solenni esequie furono celebrate parecchi giorni dopo a Firenze, con l’inumazione della Chiesa di Santa Croce. La Casa di Macel de’ Corvi, rimasta vuota, fu rapidamente spogliata dei beni e degli effetti personali del Maestro (primi fra tutti i sacchetti con le innumerevoli monete d’oro che teneva sempre con sé) fino poi ad essere cancellata e rasa al suolo per la realizzazione di quel pomposo edificio che oggi soltanto così marginalmente ricorda la vicenda di uno dei più grandi artisti nella storia dell’umanità.
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I FEMMINISMI NON SONO UN PRANZO DI GALA: UN POCO DI CHIAREZZA

DI LOREDANA LIPPERINI

loredana lipperini

Molti anni fa, quando il mondo era giovane e comunque lo ero io, sull’onda dei movimenti femministi prendeva piede quello che oggi è un noto rovesciamento.
Anno 1976. Ehi, c’è un convegno sui giovani, chi mandiamo a rappresentare i radicali? Lipperini. E’ giovane, ed è donna.
Anno 1979. Ehi, c’è una trasmissione a Radio2 che prevede conduttori giovani e conduttori anziani. Ci serve una donna (quella donna ero io).
La questione è vecchia, la questione è nota. E, messa così, rischia di dar ragione a quelli e quelle che dicono, e a volte strillano, che le quote rosa sono inutili e i femminismi pure.
E’ un problema aggirabile, però. Perché quando si parla di donne, in politica come in letteratura, la questione non è: devi scegliermi/eleggermi/invitarmi a un festival/premiarmi perché sono donna. Devi farloperché sono una donna che ha un merito e tu, caro mio o cara mia, quel merito non lo vedi perché sono donna, quel libro non lo leggi perché sono una donna, o mi reputi politicamente inaffidabile perché sono una donna, e via andare.
Detto questo, il rischio di vent’anni fa è sempre in agguato. Non devi scegliermi solo perché sono una donna, non devi far leva sulla mia genialità solo perché sono una donna. E, viceversa, ho il diritto di criticare una donna, da femminista, se scrive qualcosa che non ritengo valido o se fa una politica in cui non mi riconosco.
In altre parole. Non mi unisco al coro di chi loda le probabili future sindache in quanto donne e giovani. Le loderò, nel caso, quando ascolterò i loro programmi in tema di:
welfare e diritti (già, quella roba bruttissima che però ha permesso di essere società: e che dovrebbe permettere alle donne di non dover scegliere fra figli e lavoro, e che ancora e nonostante tutto non tutela fino in fondo le persone LGBTI)
scuola e cultura (già, quella roba che ha permesso a tanti di noi, figli di proletari, di andare avanti, di sapere, di capire, e quella roba che sola può fare la differenza, perché in un paese che disprezza i saperi, i saperi sono ancora quelli che ci permettono di essere civili, e persino di essere una comunità)
migranti (già, il grande tema su cui aspetto sulla riva del fiume: cosa si dirà su questo punto? Si scambierà la voglia di “sicurezza” con il diritto alla vita, all’accoglienza, all’umanità, in una poverissima e sola parola?).
Ogni tanto mi viene da ripetere che i femminismi sono politici, e di classe, o non sono. Aggiungo che non sono neppure un pranzo di gala e che nessuna cosa è semplice come si vuol far sembrare: anche se, a ben vedere, tutto è semplicissimo. Basta dirselo. Basta parlarne. Ma parlarne bene.

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PRENDEREMO CALCI MA CE LA FAREMO A SALVARE ROMA

DI VALERIA CALICCHIO
valeria calicchio
Quando sono arrivata a Roma nel 2008 era appena stato eletto Alemanno. Si sentiva già che molto stava cambiando e la Roma che avevo immaginato e vissuto sporadicamente (quella delle estati romane, dell’inclusione, della cultura, dell’orgoglio di essere di nuovo capitale europea insieme anche a una certa retorica di sinistra che voleva ancora dire ‘appartenenza’) si stava sgretolando. Mi ha preso a calci questa città, non sempre ci siamo capite. Mi ha preso a calci appena arrivata con un sindaco di destra e un lavoro del quale vedevo già i limiti e i possibili compromessi. Mi hanno preso a calci gli ideali che di fronte al potere si sporcano sempre. A volte la realtà non è all’altezza delle aspettative e dei sogni e allora ti prendi i calci nei denti. Dalle persone e dalle cose che avevi immaginato. Ti prendi i calci perché i compromessi non li accetti e le persone ti deludono e il potere ti farà sempre schifo. Però nonostante questo ho sempre riconosciuto a Roma una straordinaria capacità di cambiare pelle e di resistere contro tutto. Come se sotto le pietre e i monumenti ci fossero custoditi anche gli strumenti per conservarsi, nel sarcasmo, nella strafottenza, nella sfrontatezza e nell’orgoglio. Passerà tutto e Roma sarà qui. è solo questione di tempo. Prenderemo altri calci, me ne vorrò andare e tornerò perché qui vedo la mia vita e perché non si girano le spalle a chi ti da un’opportunità. Passerà il tempo e dimenticheremo anche questa primavera brutta senza appartenenza, senza sogni e senza ideali. Ci riproveremo, scaveremo sotto i muri e troveremo l’orgoglio e anche gli ideali e non saranno sporchi. Prima o poi l’estate torna.

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RISSE IN DUE CENTRI DI ACCOGLIENZA, A ROSARNO E CAGLIARI . MUORE UN MIGRANTE

DI ANTONELLASODDU

antonella soddu

 

Il problema degli immigrati sta sfuggendo di mano. Lo dimostrano due incresciosi episodi verificatisi oggi ; il primo a Rosarno e il secondo presso il centro di accoglienza di Santa Maria Chiara quartiere di Pirri/Cagliari. Nel primo caso i carabinieri intervenuti per sedare una rissa nella barracopoli che ospita migranti impegnati nella raccolta delle arance . Il militari sono intervenuti tempestivamente ma alla vista dei due carabinieri uno dei contendenti della rissa ha tirato fuori un coltello scagliandosi contro di loro costringendo uno dei due militari a sparare un colpo di pistola che ha ferito mortalmente l’immigrato. Al drammatico fatto sono seguiti  disordini. Notizie più dettagliate si avranno nelle prossime ore in quanto la ricostruzione dei fatti è ancora discordante. L’altro episodio si è verificato ieri sera presso il centro di accoglienza di Santa Maria Chiara un quartiere cagliaritano. I carabinieri sono stati allertati a seguito di una rissa scoppiata tra tre cittadini eritrei di 25, 24 e 26 anni che sono stati  arrestati dai militari dell’arma. I Carabinieri hanno iniziato le procedure di identificazione delle persone coinvolte nella rissa, cosa che ha scatenato la reazioni dei tre che li hanno aggrediti.  Entrambi gli episodi sono frutto certamente anche della crescente tensione che imperversa nei centri di accoglienza e nel caso di Rosarno comunque generato dalla condizione di schiavitù nella quale sono ridotti centinaia di immigrati che ogni anno vengono ingaggiati/sfruttati per la raccolta delle arance. Reazioni violente che certamente non sono giustificabili ma che sono un forte segnale di allarme al quale si deve prestare ascolto e massima attenzione.

STALKING, LA GALERA NON BASTA

DI EMILIO RADICE

emilio radice

L’altro giorno la presidente della Camera, Laura Boldrini, intimava: “Uomini violenti rassegnatevi, non rinunceremo mai ai nostri diritti di libertà”. E oggi, dopo quello di Sara uccisa e bruciata dall’ex, registriamo altri due omicidi di donne, uno al nord, Pordenone, e uno al sud, Rosarno, quasi a dirci che il fenomeno non ha confini, nemmeno culturali. Dove si nasconde allora la radice della violenza? Dove colpire per estirparla? Tornerei un attimo alla fiera dichiarazione della Boldrini per analizzarla. “Uomini violenti” lei dice: ma le cronache di ogni episodio solo raramente ci danno la storia di uomini usualmente violenti; spesso, anzi, gli assassini delle loro ex mogli, ex fidanzate e purtroppo anche dei loro figli, erano conosciuti come persone miti e educate, timide spesso, introverse talvolta. Poi la Boldrini dice: “Rassegnatevi”. Ma non viene in mente che uno che ammazza e poi spesso (non sempre) si ammazza è già rassegnato? Certo, non nel modo in cui intende la presidente della Camera, ma di più: rassegnato a perdere tutto, la libertà e anche la vita. Forse allora non sarebbe da prendere in esame questa rassegnazione, metterla al microscopio e vedere cosa è? Poi la Boldrini dice: “Non rinunceremo mai ai nostri diritti di libertà”. Giusto, ma vallo a dire a uno che sta per ucciderti. Lui, in quel momento, non pensa tanto a eliminare la libertà di una donna, quanto a liberare se stesso dalla sua rabbia e dalla sua ossessione. E siamo al punto. Ho conosciuto diverse donne che sono state al centro di casi di stalking, a volte estremamente drammatici. Ne ho fatto anche un libro, nel 2007, sullo spunto del caso di Luciana Cristallo, ora mia cara amica. E credo – ripeto: credo – di avere capito almeno una cosa: ogni storia non è eguale all’altra, ogni storia ha una storia, ogni vicenda deve essere affrontata con i giusti strumenti e non tutti gli strumenti di difesa oggi disponibili sono adatti e sufficienti. La previsione di pena non basta. Occorre, a mio avviso, che non solo si formino dei magistrati specificamente preparati ad affrontare le tematiche dello stalking ma anche che abbiano strumenti coercitivi differenti e flessibili, oltre le manette e l’allontanamento coatto. Uno pronto a uccidere e morire ha bisogno di essere fermato, in qualche modo persino tutelato da se medesimo. Spesso è in preda a un delirio, è un depresso, è un folle ossessivo. Se servono le manette che sia ammanettato. E se serve una cura che sia curato. Per aver profilato questa ipotesi recentemente in un convegno sulla violenza venni attaccato da un gruppo di femministe dure e pure, al grido: “Oltre a pigliarci le botte mo’ dobbiamo anche curarli”. Fatto sta che alla Casa delle Donne di via della Lungara alcuni “ex” sono accolti a colloquio. Proprio per disarmarli. Parliamone.

ECCO LA GUIDA DEGLI EUROPEI DI CALCIO CHE PARTONO VENERDI’

DI LUCA COLANTONI
luca colantoni
Francia qualificata di diritto come paese organizzatore, 19 le squadre che hanno staccato il pass diretto durante le qualificazioni: la prima e seconda di ogni girone e la Turchia migliore terza in assoluto. 4, invece, quelle che si sono aggiudicate gli spareggi. In totale saranno 24 (una novità assoluta) le Nazionali che a Euro 2016 cercheranno di portarsi a casa la Coppa, divise in sei gruppi da quattro. Agli ottavi (ad eliminazione diretta) si qualificheranno le prime due di ogni girone e le quattro migliori terze classificate. Poi, ovviamente quarti, semifinali e finale. Non ci sarà, ma ormai è consuetudine dal 1984, la finale per il terzo e quarto posto. La vittoria del torneo garantirà il diritto di partecipazione alla Confederations Cup 2017, ma se dovessero vincere Germania o Russia che sono qualificate di diritto in quanto campione del mondo e paese ospitante, alla ConfCup andrà la finalista sconfitta.
SUPER VICTOR
La mascotte dell’Europeo, votata dal pubblico, è Super Victor, un supereroe bambino, mentre la canzone ufficiale, l’inno di Euro 2016 è “This One’s For You”, ed è stata composta dal DJ francese David Guetta che, oltre a essere l’ambasciatore musicale del torneo, terrà un concerto sul Champ-de-Mars l’immediata vigilia della prima partita. E allora che sia Beau Jeu, ovvero “bel gioco”, che non è solo un auspicio, ma anche il nome del pallone che verrà usato dalle varie Nazionali. Una sfera con il blu, il bianco e il rosso del tricolore francese, e dei riflessi argentati che si rifanno allo storico trofeo, la coppa dedicata al dirigente sportivo francese Henry Delaunay, il primo a pensare e proporre alla FIFA una sfida tra Nazionali Europee. Era la fine degli anni venti e la sua proposta venne accettata solamente nel 1954 quando nacque l’UEFA, ma non fece in tempo a vedere realizzato il suo torneo. Delaunay morì l’anno successivo e la prima edizione di un Europeo “allargato” andò in scena nel 1960 finalmente a sostituire una troppo restrittiva Coppa Internazionale che vedeva coinvolte solamente, pensate, solo le selezioni italiane, svizzere, jugoslave, ungheresi, austriache e cecoslovacche.
EURO 2016 PROMEMORIA:
– La fase a gironi si disputerà tra il 10 e il 22 giugno, con partite in tre fasce orarie: 15:00, 18:00 e 21:00
– Gli ottavi di finale tra il 25 e il 27 giugno,
– I quarti di finale dal 30 giugno al 3 luglio
– Le semifinali il 6 e 7 luglio
– La finale il 10 luglio alle 21:00
GLI ORARI DELL’ITALIA NELLA FASE A GIRONI
13 giugno alle 21:00 contro il Belgio
17 giugno alle 15:00 contro la Svezia
22 giugno alle 21:00 con l’ Irlanda
COME VEDERE LE PARTITE?
Euro 2016 è un esclusiva di Sky Sport che trasmetterà tutte le partite integralmente sui propri canali Calcio. La Rai, in chiaro, trasmetterà tutte le partite dell’Italia ed altre 27 gare tra cui quattro match degli ottavi, i quarti, le semifinali e la finale.
LE PARTITE DELLA FASE A GIRONI IN RAI
10/06/2016 ore 21 Francia – Romania
11/06/2016 ore 21 Inghilterra – Russia
12/06/2016 ore 21 Germania – Ucraina
13/06/2016 ore 18 Irlanda – Svezia
13/06/2016 ore 21 Belgio – Italia
14/06/2016 ore 21 Portogallo – Islanda
15/06/2016 ore 21 Francia – Albania
16/06/2016 ore 21 Germania – Polonia
17/06/2016 ore 15 Italia – Svezia
17/06/2016 ore 21 Spagna – Turchia
18/06/2016 ore 15 Belgio – Irlanda
18/06/2016 ore 21 Portogallo – Austria
19/06/2016 ore 21 Svizzera – Francia
20/06/2016 ore 21 Slovacchia – Inghilterra
21/06/2016 ore 21 Croazia – Spagna
22/06/2016 ore 21 Italia – Irlanda
IL PROGRAMMA COMPLETO DI EURO 2016
Girone A
10/06/2016 21:00 Francia – Romania
11/06/2016 15:00 Albania – Svizzera
15/06/2016 18:00 Romania – Svizzera
15/06/2016 21:00 Francia – Albania
19/06/2016 21:00 Svizzera – Francia
19/06/2016 21:00 Romania – Albania
CLASSIFICA (PARTITE GIOCATE E PUNTI)
ALBANIA
FRANCIA
ROMANIA
SVIZZERA
Girone B
11/06/2016 18:00 Galles – Slovacchia
11/06/2016 21:00 Inghilterra – Russia
15/06/2016 15:00 Russia – Slovacchia
16/06/2016 15:00 Inghilterra – Galles
20/06/2016 21:00 Slovacchia – Inghilterra
20/06/2016 21:00 Russia – Galles
CLASSIFICA (PARTITE GIOCATE E PUNTI)
GALLES
INGHILTERRA
RUSSIA
SLOVACCHIA
Girone C
12/06/2016 18:00 Polonia – Irlanda del Nord
12/06/2016 21:00 Germania – Ucraina
16/06/2016 18:00 Ucraina – Irlanda del Nord
16/06/2016 21:00 Germania – Polonia
21/06/2016 18:00 Ucraina – Polonia
21/06/2016 18:00 Irlanda del Nord – Germania
CLASSIFICA (PARTITE GIOCATE E PUNTI)
GERMANIA
IRLANDA DEL NORD
POLONIA
UCRAINA
Girone D
12/06/2016 15:00 Turchia – Croazia
13/06/2016 15:00 Spagna – Repubblica Ceca
17/06/2016 18:00 Repubblica Ceca – Croazia
17/06/2016 21:00 Spagna – Turchia
21/06/2016 21:00 Croazia – Spagna
21/06/2016 21:00 Repubblica Ceca – Turchia
CLASSIFICA (PARTITE GIOCATE E PUNTI)
CROAZIA
REPUBBLICA CECA
SPAGNA
TURCHIA
Girone E
13/06/2016 18:00 Irlanda – Svezia
13/06/2016 21:00 Belgio – Italia
17/06/2016 15:00 Italia – Svezia
18/06/2016 15:00 Belgio – Irlanda
22/06/2016 21:00 Italia – Irlanda
22/06/2016 21:00 Svezia – Belgio
CLASSIFICA (PARTITE GIOCATE E PUNTI)
BELGIO
IRLANDA
ITALIA
SVEZIA
Girone F
14/06/2016 18:00 Austria – Ungheria
14/06/2016 21:00 Portogallo – Islanda
18/06/2016 18:00 Islanda – Ungheria
18/06/2016 21:00 Portogallo – Austria
22/06/2016 18:00 Ungheria – Portogallo
22/06/2016 18:00 Islanda – Austria
CLASSIFICA (PARTITE GIOCATE E PUNTI)
AUSTRIA
ISLANDA
PORTOGALLO
UNGHERIA
Ottavi di finale
Gara 1: Seconda classificata Gruppo A – Seconda classificata Gruppo C (15.00, 25 giugno, St-Etienne)
Gara 2: Vincitrice D – Terza classificata B/E/F (21.00, 25 giugno, Lens)
Gara 3: Vincitrice B – Terza classificata A/C/D (18.00, 25 giugno, Parigi)
Gara 4: Vincitrice F – Seconda classificata E (21.00, 26 giugno, Tolosa)
Gara 5: Vincitrice C – Terza classificata A/B/F (18.00, 26 giugno, Lille)
Gara 6: Vincitrice E – Seconda classificata D (18.00, 27 giugno, St-Denis)
Gara 7: Vincitrice A – Terza classificata C/D/E (15.00, 26 giugno, Lione)
Gara 8: Seconda classificata B – Seconda classificata F (21.00, 27 giugno, Nizza)
Quarti di finale
1: Vincitrice Gara 1 – Vincitrice Gara 2 (21.00, 30 giugno, Marsiglia)
2: Vincitrice Gara 3 – Vincitrice Gara 4 (21.00, 1 luglio, Lille)
3: Vincitrice Gara 5 – Vincitrice Gara 6 (21.00, 2 luglio, Bordeaux)
4: Vincitrice Gara 7 – Vincitrice Gara 8 (21.00, 3 luglio, St-Denis)
Semifinali
1: Vincitrice QF1 – Vincitrice QF2 (21.00, 6 luglio, Lione)
2: Vincitrice QF3 – Vincitrice QF4 (21.00, 7 luglio, Marsiglia)
Finale
Vincitrice SF1 – Vincitrice SF2 (21.00, 10 luglio, St-Denis)
GLI STADI
Stade de France (Parigi Saint Denis):
81 mila posti a sedere. Qui si è giocata la finale del Mondiale 1998 e a Euro 2016 ospiterà 4 partite della fase a gironi, un ottavo di finale, un quarto di finale e la finale.
Stadio Vélodrome (Marsiglia):
60 mila posti per lo storico stadio francese che ha già ospitato le gare dei mondiali del ’38 e del ’98 oltre agli europei del ’60 e dell’ ’84. Qui si giocheranno 4 partite della fase a gironi, un quarto di finale e una semifinale. 67394 posti
Parc Olympique lyonnais (o Stade des Lumières) (Lione): Inaugurato nel 2015, è stato costruito proprio per Euro 2016 ed ha una capienza di circa 61 mila posti. Ospiterà 4 partite della fase a gironi, un ottavo di finale e una semifinale
Stadio Félix Bollaert (Lens):
Costruito nel 1931 ed ospita circa 41.000 posti. Si giocheranno 3 partite della fase a gironi e un ottavo di finale
Stade Pierre-Mauroy (Villeneuve d’Ascq – Lille):
Costruito nel 2012 sulle ceneri del vecchio Métropole, ospiterà 4 partite della fase a gironi, un ottavo di finale e un quarto di finale. 50186 posti.
Parco dei Principi (Parigi):
Ospita le gare interne del PSG ed ha una capienza di 48.527 posti. Qui 4 partite della fase a gironi e un ottavo di finale
Stade Bordeaux-Atlantique (Bordeaux):
Costruito un anni fa, qui si disputeranno 4 partite della fase a gironi e un quarto di finale. 42000 posti.
Allianz Riviera (Nizza):
35.000 posti è stato finito di costruire l’anno scorso al posto del vecchio Stade Municipal du Ray. 3 partite della fase a gironi e un ottavo di finale le gare ospitate
Stade Geoffroy Guichard (Saint Etienne):
Inaugurato il 13 settembre 1931. 35.000 spettatori che assisteranno a 3 partite della fase a gironi e un ottavo di finale
Stadium Municipal (Tolosa):
Costruito in occasioni dei Mondiali del ’38 e ristrutturato nel 1949 e 1997. 35mila spettatori e ospiterà 3 partite della fase a gironi e un ottavo di finale
ALBO D’ORO EUROPEI
3 – Germania (1972 – 1980 – 1996)
3 – Spagna (1964 – 2008 – 2012)
2 – Francia (1984 – 2000)
1 – URSS (1960)
1 – Italia (1968)
1 – Cecoslovacchia (1976)
1 – Paesi Bassi (1988)
1 – Danimarca (1992)
1 – Grecia (2004)

USA. HILLARY CONQUISTA LA NOMINATION ALLA CASA BIANCA MA NON CONVINCE L’ELETTORATO SENSIBILE

DI RITA A. CUGOLA

rita a. cugola

Pur tra polemiche, incertezze, delusioni, e speranze il sogno si è avverato. Sarà lei, sotto l’egida dell’Asinello, a contendere la più alta carica dello stato al tycoon repubblicano Donald Trump. Grazie ai consensi raccolti in California (un terzo dei voti), New Mexico, New Jersey e South Dakota, Hillary Clinton si appresta dunque a scrivere un capitolo inedito della storia statunitense: da quel lontano 4 luglio del 1776, anno in cui venne varato l’atto di nascita degli Stati Uniti da parte del Secondo Congresso continentale, nessuna donna aveva mai osato ambire alla candidatura presidenziale.

Ma ormai l’investitura è diventata ufficiale e la senatrice democratica può incominciare a contemplare orizzonti più ampi. “Abbiamo raggiunto un obbiettivo determinante“, ha esordito, “La mia nomination rappresenta una pietra miliare del nostro cammino e dobbiamo essere riconoscenti a tutti coloro che ci hanno preceduto“.

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Non è quindi azzardato affermare che a prescindere dai risultati definitivi dell’8 novembre avrà comunque contribuito a incentivare l’annosa lotta emancipatoria dell’universo femminile. Del resto appartiene a una generazione particolarmente sensibile  alle problematiche sociali evidenziate dal femminismo.

Paladina dei diritti civili e fautrice della parità di genere, si è sempre rivelata accesa sostenitrice delle potenzialità insite nell’altra metà del cielo. “Non esiste una sola regola che ci possa precludere il successo e la realizzazione“, amava ripetere in gioventù. “Ovviamente sarebbe più semplice se avessimo  disposizione un modello da confutare, com’è accaduto alle nostre madri, nonne, bisnonne. Però  non così non è. E questo, tra l’altro, non mi dispiace affatto“.

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Eppure vanta un’esperienza esistenziale non scevra da ostacoli. D’altro canto – ne è sempre stata cosciente – non ha mai posseduto il talento politico naturale dei due uomini  con cui ha dovuto inevitabilmente  confrontarsi sia in privato che in pubblico.

Il marito Bill innanzitutto, con cui dal 1993 al  2001  si era ritrovata a condividere la Casa Bianca in veste di first lady (circostanza che le aveva consentito di implementare una disastrosa riforma sanitaria),  ma anche l’attuale leader Barack Obama, vincitore indiscusso alle primarie del 2008.

Non siamo arrivati al cielo, eppure la nostra stella non si è affatto spenta. Possiamo essere sicuri che la prossima volta il cammino sarà più agevole“, era si limitata a commentare all’epoca. Una sconfitta pesante da sopportare, ma non totalmente imprevista.

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La platea statunitense infatti non aveva gradito il repentino cambiamento di Hillary. Soprattutto alla luce delle indiscrezioni in base alle quali la sua nomina a senatore dello stato di New York (1999)  sarebbe stata pianificata a tavolino con l’allora consigliere Harlod Ickes in seguito all’impeachment che l’anno precedente aveva quasi esautorato l’augusto consorte, su cui gravava l’accusa di falsa testimonianza e ostruzione della giustizia (affaire Lewinski).

L’arrivismo politico e le strategie successivamente adottate per concretizzare l’ambizioso progetto da tempo accarezzato (la guida degli Usa) hanno profondamente intaccato l’aura di affidabilità da cui era avvolta. Colei che a lungo aveva dominato la scena mondiale conquistando le copertine dei maggiori tabloid e incarnando il prototipo della donna in carriera  stava insomma ostentando un aspetto quasi sconosciuto al grande pubblico.

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Un fattore penalizzante la cui eco riecheggia rumorosamente persino sulla campagna presidenziale in atto. Malgrado l’ascesa nei sondaggi del socialdemocratico Bernie Sanders l’abbia indotta a reimpostare la propaganda su tematiche sociali, Hillary non ha finora saputo far breccia nel cuore dell’elettorato femminile, che a quel temperamento volitivo aveva cercato di ispirarsi nelle battaglie quotidiane.

Non siamo  meno femministe“, ha ammesso qualcuna, “ma preferiamo attendere un altro turno per eleggere una presidentessa, perché a dispetto della recente conversione alle cause progressiste, Clinton ricorda più Margaret Thatcher che Eleanor Roosevelt“.

Non è stata capace nemmeno di sedurre i giovani, gli emarginati, gli sfiduciati, ossia i promotori di Occupy Wall Street, movimento di protesta che alcuni anni orsono aveva cercato di evidenziare la situazione paradossale di un paese  dove in aperto spregio alla crisi economica e alla disoccupazione dilagante i banchieri e i magnati  (circa l’1% su scala nazionale) non  cessavano  di accumulare ingenti profitti. Un fenomeno tuttora persistente.

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L’establishment dell’economia, delle corporazioni  e della politica non può essere facilmente abbattuto. Il risultato è che gli oligarchi  seguitano a dilapidare somme enormi per acquisire maggioranze repubblicane nel Congresso e non smettono di dispensare milioni di dollari per sostenere la candidata per antonomasia (beneficiaria oltretutto di consistenti elargizioni private da parte dei colossi finanziari di rilevanza globale (quali Goldman Sach’s) e perciò ritenuta diretta emanazione del sistema. Tuttavia nulla è davvero assodato.

Almeno fino al 7 luglio prossimo infatti – data in cui a Philadelphia avrà luogo la Convention del Democratic Party  – il  rivale di partito dell’ex Segretario di Stato non ha affatto intenzione di ritirarsi dalla corsa alla leadership della federazione. Dopotutto sta combattendo una crociata contro i poteri forti evocando assistenza medica indiscriminata, tassazione dei profitti bancari speculativi, abbattimento dei costi universitari, opportunità lavorative.

Rivendicazioni caldeggiate dalle masse ed emblematicamente esulanti dalle argomentazioni di entrambi gli attori accreditati alla sfida finale: una noncuranza passibile di determinare l’esito del gioco sul complesso scacchiere statunitense.

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SQUALIFICATA LA SHARAPOVA

DI UMBERTO SINISCALCHI

Maria Sharapova squalificata due anni per doping. La bionda tennista siberiana, 28 anni, da mesi nell’occhio del ciclone, non potra’ cosi, tra l’altro, partecipare alle Olimpiadi di Rio.
La squalifica decorre dal 26 gennaio scorso, da  quando cioè la Sharapova fu trovata “positiva” al Meldonium

ACCOGLIENZA AI MIGRANTI: AVANZA IL PIANO UE, QUANTO MENO A PAROLE

 

DIALBERTO TAROZZI

Università degli Studi del Molise

Si replica a Bruxelles su scala allargata, la discussione sulla ricollocazione dei migranti promossa da Juncker a Strasburgo in settembre.
Stavolta la proposta che emerge, di chiara provenienza renziana, è fatta propria da Timmermans oltre che dalla Mogherini. Quanto a proclami non manca nulla. Sembra il Migration compact di Renzi, compresi gli aiuti ai Paesi poveri. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il Mediterraneo.
“Siamo chiari: era la sua idea”. Lo ha detto sorridendo il primo Vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, a chi gli domandava se il Piano diffuso oggi da Bruxelles fosse in linea con il ‘Migration Compact’ proposto dal premier Matteo…
ansa.it

IL GOVERNO DEI TECNICI CHE NON CONOSCEVA LA COSTITUZIONE. ALTRO VETO DELLA CONSULTA AL DECRETO MONTI SUI TAGLI AI COMUNI

DI STEFANIA DE MICHELE
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Lacrime e sangue va bene, è nelle prerogative del Leviatano imporre sacrifici per il bene comune. Quello che lo Stato hobbesiano contemporaneo non può però fare è ridurre le risorse al lumicino, svuotare le autonomie locali del loro ruolo, decidere i tagli senza coinvolgere le amministrazioni nella fase di distribuzione del ‘minus’. E invece tutto questo è stato deciso e deliberato, quando al Governo sedeva Mario Monti, il presidente del Consiglio che più di ogni altro ha esposto i suoi provvedimenti, al limite della legittimità, ai veti della Consulta. Dopo aver cassato a suo tempo lo stop alla rivalutazione delle pensioni – misura che aveva commosso oltre misura, sino a ridurla al pianto, l’allora ministro Fornero – la Corte Costituzionale boccia adesso la spending review sui Comuni: 2,2 miliardi di minori trasferimenti, decisi unilateralmente e senza il coinvolgimento della Conferenza Stato – Città. Un provvedimento autocratico, paracadutato dall’alto nel luglio del 2012, e che – secondo la stessa Consulta – mina l’attività degli enti locali.
Nessun dubbio – scrivono i giudici costituzionali – che le politiche statali di riduzione delle spese pubbliche possano incidere anche sull’autonomia finanziaria degli enti territoriali; tuttavia, tale incidenza deve in linea di massima essere mitigata attraverso la garanzia del loro coinvolgimento nella fase di distribuzione del sacrificio e non può essere tale da rendere impossibile lo svolgimento delle funzioni degli enti in questione”. Non si tratta di una discussione sul merito, che non è appannaggio dei magistrati della Consulta. Al centro della controffensiva ci sono il metodo e il mancato rispetto delle regole. Nel decreto, su cui è stato posto il veto, emergono altre irregolarità, palesi anche al buon senso: il mancato termine per l’adozione del provvedimento ministeriale (perché per salassare le risorse di centri decisionali alternativi, quelli più vicini ai cittadini, lo Stato Leviatano d’antan non deve avere limiti) e la scelta di quantificare i tagli in base ai costi intermedi delle amministrazioni.
Si tratta – scrive la Consulta – di un criterio che si presta a far gravare i sacrifici economici in misura maggiore sulle amministrazioni che erogano più servizi, a prescindere dalla loro virtuosità nell’impiego delle risorse finanziarie”. La Corte argomenta ancora: “Il criterio delle spese per consumi intermedi non è dunque illegittimo in sé e per sé, ma la sua illegittimità deriva dall’essere parametro utilizzato in via principale anziché in via sussidiaria”. Risultato: tre articoli della Magna Charta – 3, 97 e 119 – calpestati in maniera arrogante dal dispositivo ministeriale oggi dichiarato incostituzionale. L’unico amaro sorriso, appena da abbozzare, è alimentato dall’incredibile insipienza dei tecnici, capitanati da Mario Monti, che la Costituzione o non la conoscono o – se la conoscono – delle regole costituzionali più di altri se ne sono fregati. Il buco lasciato dallo stop alla rivalutazione delle pensioni è stato di circa di 5 miliardi. Adesso si rifanno i conti anche per i Comuni. E’ il costo a cui ci sottopone la proterva, e chissà se dolosa, incompetenza dei tecnici montiani al Governo.

USA. QUANDO IL CANCRO UCCIDE UNA MADRE

DI CARMEN VURCHIO
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Il cancro ha ucciso tante volte nella mia famiglia. Troppe volte. Ho vissuto questa tragedia fin da piccola. Quindi capisco cosa possa aver provato Beth, mamma di sei bambini, quando, ricoverata in un ospedale della Virginia, ha capito che per lei non c’era più niente da fare. Si è spenta col sorriso sulle labbra, perché la sua amica del cuore ha esaudito il suo ultimo desiderio, adottando i suoi sei tesori. Stephanie e il marito, con tre figli, ne dovranno crescere nove, tra i due e i quindici anni. Non sarà facile ma sicuramente qualcuno li aiuterà. L’importante è che abbiano il bene più prezioso: la salute.
E’ sempre triste quando una persona si spegne, lo è ancora di più quando a uccidere è il male del secolo.
Ricordo mia zia Cristina. Non aveva figli, non poteva averne. Li avrebbe voluti. Era una donna allegra. La sua risata era coinvolgente e indimenticabile. Il cancro al seno l’ha consumata e se l’è portata via a soli 54 anni.
Zia Maria, cancro al seno, ha lasciato un marito e due figli a soli 52 anni. Era bella, dolce, sempre elegante. Oggi sarebbe nonna.
Zio Achille ha salutato la sua famiglia a 57 anni, per un cancro ai polmoni. Zio Italo, una moglie due figlie e due nipoti, si è spento a 60 anni, per lo stesso motivo.
Sono morti che fanno male, perché a uccidere è una malattia che spezza le vite degli ammalati e i cuori dei loro cari.
Tanti guariscono, ed è un bene. Altri però si illudono di riuscire a vincere la battaglia contro il nemico, che li colpisce alle spalle, quando meno se lo aspettano.
Sempre il cancro, lo scorso anno, si è portato via l’ex moglie del mio compagno, lasciando un bambino di 9 anni, senza la sua mamma, bimbo che viveva con lei in Italia. Ora il piccolo vive col papà e con me a Cabo Verde. Si è ambientato in fretta, è circondato da tanto affetto ma è innaturale che non possa crescere con la donna che lo ha messo al mondo.
Mentre scrivo ho le lacrime agli occhi. Perché il cancro segna per sempre. Occorre continuare a combatterlo e a permettere ai malati di sconfiggerlo.
Forza ricercatori, fate il miracolo.

foto di Carmen Vurchio.