DI LUCIO GIORDANO

“ Ero appena uscito dal coma e, sospirando, ho domandato a mia moglie: ‘ Daniela, sei sicura che non muoio più? E questo che ti hanno  detto anche i medici?’  Lei mi ha risposto di  si con la testa. Convinta. Mentre completamente  intubato  e sedato sopportavo a fatica il dolore, ho aggiunto:  ‘allora va tutto bene. Adesso  però ho sonno, voglio dormire Al resto ci si penserà domani. Si, la pagina l’inizieremo a voltare  da domani ’. E dormii altre dodici ore consecutive”.

Una pagina da girare. Quella della vita. Di Alex Zanardi, quarantaquattrenne emiliano di castelmaggiore,  ex pilota di formula uno, vittima di uno spaventoso incidente sulla pista tedesca di Lausitzring, il 15 settembre del 2001. In quella legnata terribile, come la definisce lui, Alex ha perso gli arti inferiori e una esistenza normale. L’hanno salvato un paio di protesi speciali e l’ottimismo che non l’ha mai abbandonato. “Niente è impossibile, quando c’è la forza di volontà”, spiega Zanardi  con un sorriso che non  lascerà più per  tutta l’intervista.

Niente è impossibile. Nemmeno trovarsi davanti le telecamere a condurre e se domani, un programma di scienza e nuove tecnologie,  in onda per sei sabati consecutivi su Rai tre alle 21: “ Non avevo mai lavorato in tv, dice adesso.   E non sono nemmeno un esperto del settore . Cosi,  alla vigilia della prima puntata non le nascondo di essermela fatta sotto dalla paura”. Davanti le telecamere, si è insomma spaventato, Alex.   Lui, che non ha mai avuto il timore  di correre a 300 chilometri orari nelle piste di tutto il mondo…..

Cuore coraggioso, quello di Zanardi. E, da ragazzo, una grande passione per le auto da corsa. Da grande vuole fare il pilota di formula uno, Alex. I genitori sono terrorizzati: anni prima hanno perso una figlia, proprio a causa di un incidente stradale. .Cosi lo dirottano sulle piste di go kart, più sicure. Ma Zanardi ha talento, determinazione. A quattordici anni vince già  spesso. Il papà idraulico diventa il suo meccanico di fiducia. E nulla può quando il figlio decide di tentare la strada del pilota vero: di formula gran turismo e Formula uno, dove debutta nel 91 per sostituire, alla scuderia jordan, il re dei motori Michael Schumacher. Quarantuno gran premi, nessuno vinto. Ad Alex va però meglio nella Formula gran turismo. Li è tra i numeri uno . Torna a vincere spesso. Anche in quel maledetto 15 settembre del 2001 Zanardi è in testa alla corsa. Si ferma ai box per un rimbocco di carburante. Rientra in pista ma forse una chiazza di olio lo fa sbandare. Cerca di rimettersi in linea orizzontale per ripartire ma in quel momento sopraggiunge la monoposto del pilota italo canadese Alex Tagliani, che lo travolge a 300 all’ora.

Nel momento dell’impatto si è reso conto di quel che le stava accadendo?, domando a Zanardi. “ Non ricordo niente, risponde. Però vedendo e rivedendo il filmato dell’incidente ho notato che prima di perdere i sensi ho alzato la visiera del casco, mosso le braccia e ho guardato in basso. Si, in quei pochi istanti penso proprio di essermi reso conto di aver combinato  un bel macello”. Alex perde tanto sangue, le sue condizioni sono disperate. Il cappellano di corsa, prima che il pilota venga trasportato d’urgenza in ospedale, gli somministra l’estrema unzione: “ Con l’olio del  motore, perché non c’era altro a portata di mano”, ricorda sorridendo alex.  I medici temono il peggio. Intervengono. Preparano intanto i  familiari alla possibilità che il pilota non ce la faccia.  Dopo due settimane, invece, zanardi esce dal coma.

Partiamo dal suo secondo risveglio Alex. Dorme dodici ore consecutive e poi  cosa accade?

Daniela ed io iniziamo a parlare. La prima cosa che le confido è che la sera prima, addormentandomi, nonostante le sue rassicurazioni avevo ugualmente paura di non svegliarmi più. Poi lei mi dice: ‘Alex, hai perso l’uso delle gambe, sarà una vita diversa da ora in poi’. Ecco, mia moglie , senza troppi giri di parole, mi aveva messo di fronte alla realtà.

Come farò a vivere senza le gambe. Se l’è m’hai chiesto?

All’inizio si.  stavo girando la boa della mia vita, la percezione di questo era chiara.  Ma dovevo mettercela tutta per reagire. Senza lasciarmi prendere dal panico .  Intanto ero vivo ed era molto. Poi bisognava pensare ad un piano d’azione.  Grazie alla   determinazione, alla forza d’animo di   Daniela, grazie anche al mio ottimismo, solo  pochi giorni dopo  l’uscita dall’ospedale   stavamo  già organizzando il mio futuro. Diverso: un auto con comandi speciali per rendermi autonomo, le tantissime sedute di fisioterapia, una volta tornati nella nostra casa a pochi chilometri da Padova.

Sedute difficili.

Difficili soprattutto all’inizio. Con il passar dei giorni non mi immaginavo  claudicante a vita. Ero certo di farcela Se non ci pensavo ero anzi convinto di avercele ancora, le mie gambe.   Cosi, volevo bruciare le tappe. Ma in alcuni momenti, uscito dalla palestra, mi prendeva lo sconforto. Non c’erano grossi miglioramenti nelle mie condizioni di salute. Tornando a casa vedevo magari delle persone che facevano jogging correndo regolarmente mentre io chissà quando avrei potuto riprendere solo a camminare in maniera normale.

Ha mai pensato in quei momenti di farla finita?

Vuole scherzare? Al suicidio ci pensa chi non ha prospettive per il futuro. Chi non trova lavoro e ha una famiglia da mantenere. Io di prospettive ne avevo, avevo il privilegio del benessere economico e la vita era completamente  nelle mie mani. Dipendeva insomma  tutta da me la risalita che stavo compiendo. Dovevo fissarmi solo degli obiettivi meno ambiziosi .

La fede le ha dato forza?

Purtroppo la fede è un sentimento che non mi appartiene. Sono contento per chi in simili circostanze riesce a trarre forza nell’aiuto di  Dio. Io sono però  convinto che Nostro signore abbia qualcosa di più importante da fare che pensare ad un Alex Zanardi che ha perso l’uso delle gambe. Anche perché le protesi mi avrebbero dato una mano  a condurre una vita  normale o quasi. Eppure quel periodo faticoso lo ricordo anche con una certa nostalgia. Si era creato un bel clima tra la squadra di fisioterapisti e me. Sorrido ancora al giorno in cui mi applicarono le protesi,.

Che cosa accadde?

Franco ferri, il medico che mi seguiva in quei mesi e con cui sono rimasto amico,  mi mise le gambe artificiali poi, perplesso, esclamò in bolognese stretto: “ Ve’, ma hanno sbagliato le misure? Quanto eri alto? Un metro e settantacinque, risposi. ‘Ah, bon allora te le hanno fatte dieci centimetri più lunghe. Beh, vorrà dire che prenderemo la sega elettrica e le taglieremo’. Il buon umore aiuta sempre a superare le difficoltà .

File:Alessandro Zanardi 2007 Curitiba.jpg

In tutta sincerità, lei era convinto di tornare  davvero ad una vita normale?

Si. Quando dicevo ‘Tornerò al volante di un’ auto da corsa ero certo di quello che affermavo anche se la gente mi guardava con scetticismo convinta che stessi scherzando. E invece al volante ci  sono tornato davvero, fino allo scorso anno. E non ho ancora intenzione di annunciare il ritiro dalle corse. Ho ripercorso i tredici chilometri del percorso di Lausitzring , quelli che non avevo potuto completare il giorno dell’incidente. Poi sono appunto  tornato anche alle gare ufficiali. E le assicuro che è una bella soddisfazione battere concorrenti normodotati vedendoli mangiare la polvere della mia auto,  dallo specchietto retrovisore.

Non ha  paura della velocità o magari di un altro incidente?.

No, la paura non fa del mio carattere. E poi se capitasse ancora, rispetto agli altri, ripeto sempre ,scherzando, ho il vantaggio di rimettere in sesto le mie gambe  con una semplice  brugola  numero a4.

Le danno fastidio le protesi?

Abbastanza. Immagino sia come per una donna che indossa scarpe tacco 12. Quando sto in piedi tutto il giorno  arrivo a casa stanco e non vedo l’ora di togliermele, queste benedette protesi. Tutte le volte mi fa male l’ossa ischiatico e nei punti in cui le protesi sfregano sulla pelle, tendo a spellarmi. Ogni tanto poi compaiono delle macchioline di sangue poco sopra il ginocchio.  Una cosa comune alle persone che hanno il mio stesso problema. Ma sono loro, le protesi, a consentirmi una vita normale o quasi. Vietato lamentarsi.

Suo figlio Niccolò, dodici anni, è rimasto traumatizzato?

Era la mia paura più grande: che lui non accettasse un papà senza più le sue gambe. E avevo il terrore di non poterlo mai più portare sulle spalle come facevo quando era appena nato. Come disse profetico  Claudio Costa,  il mio amico medico, pochi giorni dopo l’incidente : “ tranquillo, Alex. Potrai tornare a correre , a camminare, a sciare,  e soprattutto a portare tuo figlio sulle spalle’. E cosi è stato.

Lei e sua moglie non avete pensato a mettere al mondo  un altro figlio?

Quando Niccolò era piccolo piangeva tutte le notti. Abbiamo preferito aspettare qualche anno. Poi c’è stato l’incidente e quando ci è balenata per la testa l’idea ormai eravamo già in là con gli anni. Daniela, che ho conosciuto proprio ai box e che con il tempo è diventata la manager della mia squadra, ha  sette anni più di me. Cosi, per un periodo, abbiamo pensato all’adozione.

E poi?

Non è un’adozione vera e proprio, ma da quando faccio parte dell’associazione onlus Bimbi in gamba, è come se tutti i bambini che passano dal centro medico fossero tutti miei figli adottivi.

Di cosa si occupa Bimbi in gamba?

Di ridare il sorriso ai piccoli senza più gambe o braccia. Nel nostro centro vengono da tutta Europa,. Mi ha colpito molto Anna Maria, una ragazzina moldava che aveva perso l’uso del braccio destro. Prima dell’intervento guardava sempre in terra senza mai alzare lo sguardo. Dopo l’operazione  mi ha salutato sorridendo e fissandomi dritto negli occhi. Una gioia indimenticabile.

Sinceramente Zanardi, lei si sente il portabandiera di chi ce l’ha fatta a tornare ad una vita normale nonostante l’handicap?

Io so solo, e lo ripeto fino alla noia,  che con l’ottimismo e la forza di volontà si possono raggiungere tutti i traguardi possibili. Se poi per queste persone sono un esempio non lo so. Di sicuro non mi sento un uomo da commiserare. Anzi. Mio nipote un giorno mi ha lasciato senza parole. Rivolto al padre, mi ha fatto il complimento più grande che potessi ricevere: ‘papà, io da grande voglio fare quello che fa zio Alex: guidare una ferrari e non avere le gambe’. Adesso magari aggiungerebbe: ‘e condurre anche  un programma di scienza e nuove tecnologie. Proprio come fa lui’.

File:Alex Zanardi at Laguna Seca.JPG

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