AMARCORD. FEDERICO VESPA: ” HO VISTO PIANGERE MIO PADRE”.

DI LUCIO GIORDANO

“ Una sera vidi mio padre piangere.  Lo ricordo come fosse ieri. Lui ed io eravamo nel salotto di casa , seduti in poltrona. Ne avevo combinata un’altra delle mie e discutevamo animatamente  il perché dei miei comportamenti dissennati. Papà   mi rimproverava. Ma lo faceva  tra le lacrime. Io allora , quando me ne accorsi,   mi alzai per abbracciarlo e in quel momento capii che finalmente la frattura tra di noi  si stava ricomponendo”.

Adesso che con suo padre i rapporti sono tornati sereni Federico, il figlio trentaduenne  del popolare giornalista e conduttore Bruno Vespa, racconta l’episodio con naturalezza, con semplicità. Come se fosse capitato ad un altro. Eppure una quindicina di anni fa non sarebbe stato cosi. Padre e madre, infatti,   all’epoca si interrogavano allarmati del  perché quel figlio educato con amore fosse uscito dai binari di una vita tranquilla, classica. Borghese. Gli domando anche io il perché.  Federico allarga le braccia, socchiude gli occhi, riavvolge il nastro della memoria individuando subito con chiarezza i motivi della sua turbolenza adolescenziale. E, se per questo, anche di suo fratello Alessandro, di due anni più piccolo che, seppur in misura decisamente minore, aveva fatto disperare i genitori . “ Vede, mi dice con tono perentorio. Per capire meglio la mia storia bisogna risalire all’ infanzia. Mio fratello ed io siamo cresciuti in una bella famiglia tradizionale. E però sin da bambini ci è mancata una cosa, una cosa soltanto. Ma importantissima: la presenza dei nostri genitori.  Tutti e due erano molto impegnati  con il loro lavoro. Papà era un giornalista già affermato. Mamma, Augusta Iannini, era un magistrato, in prima linea nella sua professione. Uscivano la mattina e tornavano la sera. Noi crescevamo con le tate. Dopo Adelina, quella storica, ne abbiamo cambiate tante fino a quando nel 1993 non è arrivata Fatima, la governante che continua a seguire le cose di casa Vespa. Alessandro ed io pero soffrivamo tantissimo l’assenza dei nostri genitori. A volte ci addormentavamo  e loro non erano ancora rientrati dalle frequenti cene di rappresentanza alle quali partecipavano. Le volte in cui gli facevamo notare la loro assenza, papà rispondeva:  Bambini, guardate che  noi andiamo a lavorare, mica a divertirci? Oggi capirei. Da bambino non capivo ”.

Ha solo ricordi negativi di quel periodo?”, domando. “Per fortuna no, risponde Federico sorridendo. D’estate mio padre e mio madre erano tutti per noi,  stavamo insieme quasi due mesi l’anno nella nostra casa di Salto di Fondi, sul litorale pontino. E poi ricordo che  papà cercava di colmare le assenze del giorno e della sera, accompagnando noi due figli a scuola. La scena era sempre la stessa, tutte le mattine. Facevamo colazione insieme, indossavamo il grembiule , poi lui scendeva in garage a prendere l’auto e diceva: ‘Aspettatemi al portone, torno subito. E arrivava con l’utilitaria. Durante il tragitto gli chiedevamo di raccontarci una favola. Pinocchio era la mia preferita. E lui sempre molto ispirato iniziava a  raccontarla con un tono lieve. Dolce. Con quella dolcezza che è uno dei tratti caratteristici della personalità di mio padre. Lo so, sembrerà strano, vedendolo in tv sempre cosi determinato, sicuro di se. Ma papà, e io che lo conosco bene posso confermarglielo,. è un uomo tenero, molto sensibile. Quand’ero bambino riempiva Alessandro e me  di baci e  carezze. E tutti i giorni ci telefonava dal lavoro per sapere come stessimo. Raramente alzava  la voce per un rimprovero, di sculaccioni ce ne ha dati pochi e , per quanto mi riguarda, ne avrei meritati molti di più”.

Già, perché ci sono delle cose che hanno si delle spiegazioni logiche ma arrivano all’improvviso, come fulmini a ciel sereno. Nella vita di Federico Vespa la fase di rottura con i genitori è arrivata senza un motivo apparente durante l’adolescenza, tra i 15 e i 16 anni di età. “ Ho iniziato a non andare bene a scuola, snocciola il figlio del popolare conduttore di porta a Porta, sono stato bocciato due volte  e ho completato gli studi superiori in sette anni invece di cinque, ottenendo la maturità con voti bassi. Nel frattempo è iniziata la mia ribellione in famiglia .Ma soprattutto ho preso a frequentare cattive compagnie. Ragazzi fannulloni, molti dei quali figli di stimati professionisti, che avevano elevato il fancazzismo, mi perdoni il termine, a sistema di vita. Una vita fatta di libri scolastici aperti e richiusi più velocemente  della luce, serate che si concludevano all’alba dopo puntate in discoteca o in giro per Roma, senza orari e senza regole. Nel mio gruppo la sobrietà non era insomma di casa. E i risultati si vedevano in pagella. Cosi un giorno, dopo l’ennesima caporetto scolastica,  papà mi prese da parte. Alzò la voce e disse: “ Federico,  cosi non si va avanti. Adesso inizi a fare quel che ti diciamo la mamma ed io. Anzi, ti abbiamo già fissato un appuntamento con uno psicologo. Visto che non siamo all’altezza di risolvere i tuoi problemi , non sappiamo educarti a dovere, c’è bisogno di un esperto. Poi, abbassando lo sguardo mormorò: la verità è che ho sbagliato tutto, Federico. Abbiamo sbagliato tutto”. Ed andò ai colloqui con il terapeuta? Domando. Si, per mesi. Lo psicologo  individuò subito  il problema. La mia forma di ribellione era dovuta proprio all’assenza dei miei genitori. Era come se con quello stile di vita esagerato volessi attirare la loro attenzione. In fondo ci era riuscito. Per mesi, la sera, con papà passavamo ore a chiacchierare, a sviscerare i miei problemi. Gli raccontavo delle mie aspirazioni. E sia mia madre che mio padre cominciarono a rientrare puntualmente  tutti i giorni a casa per pranzo, pur di stare un poco di  più con noi figli”.

Ma prima che il mare in tempesta si placasse passarono anni. Fino al diploma liceale, fino alla serenità ritrovata di Federico, fino a quella famosa sera in cui papà Bruno si mise a piangere per la disperazione, forse mai ammessa, mai accettata fino in fondo. “ E’ vero, conferma il figlio di Vespa, con la maturità e l’inizio dell’università qualcosa cambiò in me. Cominciai a ragionare seriamente, ripresi a studiare. Volevo  ‘correre’, per laurearmi il prima possibile in giurisprudenza. Alla fine del corso ho ottenuto 105 punti su 110. Ero pronto a diventare un avvocato, proprio   come mia madre agli esordi della carriera,”.

Sullo schermo del destino di Federico Vespa c’era però scritto errore. Non sarebbe stata quella la sua strada. Ma un’altra in tutto simile a quella del padre: “ Ero appassionato di calcio, racconta, e cosi sostenni un provino per un’emittente radiofonica romana . Chiesi di  seguire le partite della Roma, per raccontarle in diretta. Andò bene. Cosi pochi mesi dopo riposi in un cassetto la laurea per diventare giornalista”.  E suo padre come reagì’, domando. “  Gli comunicai la decisione di abbandonare il mondo forense una sera, nel solito salotto di casa. Stava leggendo il giornale. Papà, devo dirti una cosa importante’. Lui chiuse il quotidiano e con tono solenne rispose: ti ascolto’. Parlai velocemente quasi nella fretta di sentire il suo parere. Papà allargò le braccia e disse solo poche parole:. Sono del tutto contrario alla tua scelta. Te la sconsiglio vivamente ma la vita è e deve essere tua e non ti vieterò mai di provare a diventare giornalista”.

Da qualche anno ,per l’emittente radiofonica rtl,  padre e figlio conducono insieme anche  un programma: raccontami, nel quale affrontano gli argomenti di attualità più importanti della settimana. Spiega Federico: “  Io lo stuzzico sui vari temi: Due visioni diverse del mondo si incontrano e si scontrano,: la mia, molto più moderna, la sua da uomo e professionista vecchio stampo. Rimasto ancorato agli anni 60 e 70. Ho infatti  l’impressione che mio padre  in questa società non si muova  a proprio agio. Tutto attorno a lui è cambiato, a cominciare dai valori nei quali ha sempre creduto, come l’onestà, la lealtà, la correttezza. E per questo lo rimprovero. Gli dico : ‘Papà, apri gli occhi, non vedi che è tutto diverso da come hai sempre vissuto?” Lui allora mi fissa severo. E senza distogliere lo sguardo  ribatte: “ Eppure sono valori importanti, i miei . E poi io conosco solo un metodo per andare avanti, ad esempio sul lavoro:  la meritocrazia e l’impegno”: Io allora mi blocco senza rispondere. Comincio a domandarmi: “ E se avesse ragione lui? Tutte le volte, la risposta è: ‘si ,ha ragione papà. Lui è arrivato ad essere un famoso giornalista proprio con l’impegno, lavorando anche 12 14 ore al giorno, tuffandosi  completamente nella professione. Anche adesso che sono andato a vivere per conto mio, tutte le sere che ceno a casa dei miei genitori, mentre ripristino il rito della mia infanzia, papà disteso sul divano e io che gli gratto morbidamente il cranio dai  capelli radi,   gli  chiedo come faccia a rinunciare alla sua vita, dedicandosi completamente al giornalismo. Io non ce la farei. Papà sembra una macchina. Che non soffre la stanchezza, nonostante i suoi 67 anni. Cosi ci sono dei giorni che gli prenderei le braccia tra le  mie mani,stringendole forte per  urlargli tutto d’un fiato : ‘Papà riduci i ritmi, non ti stressare, rilassati, pensa di più a te stesso. Ma tanto so che sarebbe tutto inutile. Mio padre  è nato per fare questo lavoro. Lo farà sempre. Le volte in cui, quasi scherzando,  gli domando: Quando deciderai di andare  in pensione? Lui mi guarda e con un sorriso beffardo risponde: “ il giorno in cui lo vorrà il buon Dio” Cioè mai.

PUBBLICATO IL 31 AGOSTO 2011

Advertisements

2 pensieri riguardo “AMARCORD. FEDERICO VESPA: ” HO VISTO PIANGERE MIO PADRE”.

I commenti sono chiusi.