Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

“ Vorrei che la Milo la smettesse di tirare ancora in ballo i miei zii, che sono morti e non si possono difendere. Lo chiedo per piacere”.  Simonetta Tavanti, la nipote di Federico Fellini e Giulietta Masina,  regista televisiva di successo che attualmente dirige  La prova del cuoco, sbuffa. E vorrebbe far calare sulla vicenda un velo . Per sempre. Racconta: “ Quel 23 febbraio scorso ero davanti la tv. I migliori anni, il programma di Rai uno presentato da Carlo Conti, mi piace moltissimo. Lo seguo quasi tutte le settimane. Ma avevo un appuntamento con degli amici e stavo per spegnere il televisore, quando è apparsa lei: Sandra Milo. Raccontava ancora una volta della sua presunta storia d’amore con mio zio, il grande regista Federico Fellini. Mi sono soffermata ancora qualche minuto davanti al piccolo schermo. Quando l’intervista con Conti è finita ho avuto un moto di rabbia, d’indignazione. L’attrice aveva parlato  della passione tra lei e mio zio durata  a suo dire 17 anni, aggiungendo che mia zia era a conoscenza di questo amore, che tra le due donne c’era amicizia. E che Fellini le aveva promesso di sposarla. Tutte cose a mio parere non vere che, ripeto, infangano la memoria dei miei zii. Ecco, guardi. So bene ciò che dico”.

La Tavanti, figlia di una sorella della Masina,  apre la borsetta. Tira fuori un pacco di lettere. Le apre. Ne legge una con grande trasporto emotivo.   Sospira: “ A questa sono particolarmente legata. Zio Federico la scrisse a zia Giulietta la mattina dell’intervento   al cuore, al quale si sottopose pochi mesi prima di morire. Lo avevamo accompagnato a Zurigo in una clinica all’avanguardia. Zio, che era un uomo terrorizzato dalle malattie,  volle che a stare con mia zia nella citta svizzera fossi io. E le spiego il perchè. Sospira ancora: “ Vede,  il loro unico figlio mori quindici giorni dopo la nascita. Cosi mi consideravano la loro figlioccia. Stavo spesso in casa Fellini e secondo mio zio ero la persona più indicata per stare al fianco di zia in un momento cosi difficile. Quella mattina, quando arrivammo in clinica, mio zio era già entrato in sala operatoria. Sul comodino c’era questa lettera piena d’amore. Mia zia ed io la leggemmo insieme ed esplodemmo a piangere. Commosse. Parole cosi belle le avevo sentite raramente in vita mia. E non erano certo quelle di un uomo che avrebbe pensato anche solo un istante di lasciare la compagna di una vita per sposarsi con un’altra donna”.

Però tra suo zio e la signora Milo una storia d’amore ci fu.

Questo non lo so. Non le nascondo che Federico Fellini era molto sensibile al fascino femminile. Ma per lui, più della conoscenza carnale era importante la seduzione, la voglia di entrare in empatia con l’altro sesso. Come se grazie ad un gesto, uno sguardo, una carezza riuscisse  ad andare più a fondo nell’universo femminile, che aveva raccontato in tutti i suoi principali film, da amarcord a La città delle donne, da La dolce vita a I vitelloni.

Dunque niente amore, nessuna avventura galante.

Ripeto: sull’amore sono sicura. Sull’avventura galante non posso dirle niente di preciso. Certo, dopo la morte di zio sono spuntate fuori tantissime donne, tutte pronte a raccontare di passioni brucianti con lui. Però l’insistenza della Milo mi indigna. Di questo amore ne aveva già parlato altre volte. Una anche in tv, in un programma di Pippo Baudo. E quella volta mi imbestialii per davvero. Alzai il telefono e chiamai la redazione del programma, per farmi passare in diretta il popolare conduttore. Non ci riuscii e in quell’occasione lasciai cadere la cosa. Ma stavolta no. Stavolta ho deciso di parlare.  Allunga la mano sul tavolino. Apre la seconda lettera. Poi la terza. Sono due messaggi d’amore in occasione di due compleanni della Masina. La Tavanti li legge uno di fila all’altro, mentre gli occhi le si illuminano

Posa le lettere. Sospira di nuova. Ragiona. “Se non fosse stato un amore cosi grande non le avrebbe scritte con tale intensità. E lo posso dire a ragion veduta, avendo frequentato moltissimo casa dei miei zii. Ricordo che lui usciva molto presto per andare a lavorare nel suo ufficio. Zio era un tipo cordiale ma taciturno. Zia invece era una donna esuberante, piena di vita. Amava ballare, ascoltare la musica. Passeggiare. Zio era molto protettivo nei suoi confronti. Ricordo che si raccomandava con me di starle al fianco. E a lei diceva di fare attenzione sui sampietrini vicino casa. Zia, infatti, che camminava a scatti ed era distratta, inciampava spesso”. Quindi, Fellini era protettivo con la Masina: “ Si, ma lo era anche lei con lui. Per Federico, Giulietta era mamma, amica, amante, sorella, moglie. Era piena di attenzione nei confronti del marito. La mattina usciva presto di casa per andare a fare la spesa per suo marito e comprare il pesce migliore, quello più fresco, al mercato vicino casa. Oppure quando la sera uscivano per andare a cena al ristorante lei sceglieva personalmente i vestiti che avrebbe dovuto indossare. Era un rapporto cosi, un amore profondo. Intenso, inscindibile. Per dirle: a zia  fecero  proposte di lavoro molto interessanti. Avrebbe dovuto andare ad Hollywood, per interpretare alcuni film. Ma rifiutò il contratto perché non se la sentiva di lasciare Federico per un anno intero. Preferiva l’Europa:  lavorò in Francia o in Germania, dove con poche ore di volo avrebbe rivisto il marito”.

Dunque un amore grande grande. Eppure insisto. Chiedo alla nipote della coppia più famosa del cinema italiano se secondo lei la Milo e la Masina fossero amiche. La Tavanti spalanca gli occhi: “ No, proprio no. Certo, la Milo frequentava casa dei miei zii, soprattutto quella di Fregene. D’estate, spesso, i miei zii, che detestavano feste pubbliche e mondanità,  organizzavano cene con amici attori, i più cari, tra i quali c’era  Marcello Mastroianni. La signora  in quelle occasioni era accompagnata dal marito

E i rapporti con sua zia come erano?

Cordiali, ma formali. Non certo quello tra due amiche di vecchia data. Amica di Giulietta era Milena Vukotic che le è stata al fianco fino all’ultimo, anche nei giorni finali della sua malattia.

E zia secondo lei sospettava qualcosa di questa passione?

E’ probabile, anche se non me lo ha mai confessato. Però sono convinta che zia fosse talmente sicura dei sentimenti del suo Federico, che avrebbe accettato e perdonato anche qualche scappatella del marito. Del resto mio zio era un uomo molto corteggiato. Alle donne piaceva tantissimo per il suo fascino, per le sue capacità oratorie, per quel suo timbro vocale e l’intelligenza che metteva in ogni circostanza. Federico non era mai banale nei suoi discorsi, era coltissimo e si interessava di tutto. Anche di fumetti. Con  mio figlio, quando era piccolo, parlava di Topolino, Pippo, Gambadilegno e rendeva interessanti anche quelle conversazioni”.

“Mi perdoni: La Milo dice di avere ancora un rapporto molto profondo con Federico Fellini. Dice di entrare in contatto spesso con la sua anima”. La Tavanti sospira di nuovo. Vorrebbe chiuderla li e non rispondere nemmeno. Cambia discorso e tira fuori una quarta lettera, una delle quattro che  l’altra sorella della Masina le ha regalato alla morte dell’attrice. La legge. Posa il foglio di carta.  Sorride con aria di sfida. “Ecco, questo non sembra un amore sporcato da ripetute infedeltà. Sembra un amore talmente forte da resistere a qualsiasi intemperia. E, come in una favola, quando zio se n’è andato anche zia è morta nel giro di poche settimane, minata da un male incurabile ma soprattutto dal dolore per la scomparsa della sua vera ragione di vita”.

E allora secondo lei, Simonetta, per quale motivo la Milo tira fuori periodicamente questa storia?

Non lo so. . Ma qualsiasi sia il motivo voglio fare una preghiera alla signora: evitiamo di offuscare questo amore grande grande con delle rivelazioni piccole piccole. E fuori luogo”.

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