Alma Antonella Mundi

DI ANTONELLA SODDU

L’Italia viola i diritti dei detenuti” cosi ha decretato la Corte Europea dei diritti umani con sede a Strasburgo.Vediamo di provare a comprendere meglio la causa di una grave situazione che, certamente, non risale a ieri o ad un anno fa. Intanto, questa sentenza di cui tanto si discute, a cui ha fatto seguito il messaggio alle camere del Presidente Napolitano, è quella del gennaio 2013 che fa seguito alla denuncia presentata a sette detenuti di Busto Arisizio e di Piacenza. La CEDU ha decretato la condanna per l’Italia per “Trattamento inumano e degradante”; ha inoltre condannato lo stato italiano a pagare ai sette detenuti promotori del ricorso la somma totale di 100 mila euro per danni morali dando nel frattempo un anno per porre rimedio alla disastrosa situazione delle carceri. Qui è possibile prendere visione del testo della condanna.

Come su detto, però, tale sentenza non è che solo l’epilogo di numerosi richiami susseguitosi nel corso degli ultimi anni, all’Italia. Nessuno vi ha mai posto rimedio, si è preferito, piuttosto, far ricorso a metodi che non hanno sortito nessun effetto di miglioria della situazione. Lo stesso decreto svuota carceri del governo Prodi, che allora anche suscitò infinite polemiche, si è rivelato inefficace. Nessuno, oggi, può dire:  “Non ne eravamo al corrente”; come è altrettanto lecito, oggi, alla luce delle numerose vicende che stanno caratterizzando lo scenario politico italiano, porsi la seria domanda se e quanto utilità può avere un indulto e/o un amnistia. Altrettanto è lecito porsi il serio dubbio sul perché tali provvedimenti, ritenuti urgenti da adottare, in vista della scadenza dell’anno di tempo concesso, non siano stati adottati mesi addietro posto che all’atto del suo secondo insediamento il Presidente stesso, disse che avrebbe costantemente vigilato affinché le forze politiche agissero tutte compatte al fine di trovare soluzione all’emergenza, lo stesso Letta a cui è stato affidato il compito di formare il governo delle larghe intese, fecce riferimento al problema nel suo discorso per la fiducia alle camere. Ebbene, siamo punto e a capo, non abbiamo risolto nulla, tranne che, forse, al traguardo di una probabile soluzione per l’ennesima volta ad personam. Il Ministro Cancellieri, appena due giorni fa ha dichiarato: “Utilizzare le caserme dismesse per i reati minori“.

E, nel frattempo ha suggerito di attuare un altro provvedimento svuota carceri. A fronte di 44 mila posti, dice, ci sono 67 mila detenuti che corrispondono a circa il 50% oltre la normale capienza consentita nelle 206 strutture funzionanti, sparse in tutta Italia. La questione è grave, è vero, come è vero che vale il principio “chi sbaglia deve pagare”, ma, è anche vero che in tutta questa situazione c’è qualcosa che non torna, oppure che qualcuno abbia avuto o faccia finta di avere un vuoto di memoria, non si spiega altrimenti il fatto che sia passato inosservata la vicenda delle quaranta carceri inutilizzate. Proprio cosi, “carceri fantasma”. Carceri, costruiti, inaugurati e mai utilizzati, oppure aperti solo in parte. Alcuni dimessi altri demoliti e mai ricostruiti, sono tanti e si contano dal Nord al Sud Italia. Sono il simbolo dello spreco di denaro pubblico in un paese dove la maggior parte delle carceri sono in stato si sovraffollamento, dove detenuti e agenti di polizia penitenziaria vivono condizioni al limite della decenza umana. Qui il lungo vergognoso elenco dello spreco di denaro pubblico che, oggi, si vuole mascherare con un assurdo provvedimento di indulto e/o amnistia. Non è tutto, a ben sentire il Governo e i tanti dibattiti in tv e sui giornali ci si deve aspettare una marea di tagli ai processi, condono/indulto/sconto pena, che secondo le illuminate menti risolverebbero il problema. A che scopo? Forse non sanno o fanno finta di non sapere che esistono queste strutture inutilizzate?

Facendo un rapido giro a ritroso nel tempo, si evince che  – nonostante il “rigore economico” imposto dal governo con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 – si è assistito alle numerose richieste da parte del ministro competente di costruzione di nuovi istituti penitenziari. Si fece anche ricorso a questa soluzione infatti, per esempio, per rimediare al sovraffollamento del carcere di ‘Buon Camino’ di Cagliari, si decise allora di avviare il bando di gara per l’affidamento dei lavori di costruzione del nuovo carcere nella zona industriale di Macchiareddu, (Cagliari).  Ancora, giusto per non allontanarci troppo andiamo al 2009, esattamente al 26 novembre 2009 quando, sul sito del ministero dell’Interno di cui era titolare Alfano apparve un comunicato stampa, ove si poneva rilievo sul fatto che era in corso di svolgimento un provvedimento mirato alla costruzione di nuove carceri con fondi dell’Unione europea: proposta che sarebbe divenuta addirittura oggetto di una risoluzione dell’Europarlamento, oltre a questo venne presentato, allora, un emendamento al disegno di legge finanziaria che chiedeva lo stanziamento di una somma di 500 milioni di euro dal fondo infrastrutture per la costruzione di nuove carceri o per aumentare la capienza di quelle attuali.

Si tratta chiaramente di chiaro esempio di spreco di denaro pubblico e di cattiva amministrazione.

È lecito, dunque, porsi una domanda, ma, tra amnistie e indulti e quanto altro ancora, non sarebbe meglio trovare il modo di aprire le strutture già esistenti ? Si darebbe respiro alle carceri sovraffollate, ai detenuti e agli stessi operatori che con grandi salti mortali tutti i giorni operano per garantire anche la sicurezza dei cittadini. Perché, non dimentichino i governanti, la dignità umana va tutelata ma allo stesso modo va tutelata la sicurezza di cittadini fuori dalle carceri. Ci sono i dati a testimoniare che a seguito del beneficio del precedente indulto, la maggior parte dei detenuti è tornato a delinquere e la situazione non è certo migliorata, la lentezza dei processi, penali e civili fa si che la situazione volga al peggioramento e ci troviamo sempre più nelle condizioni di dover far fronte alla sicurezza dei cittadini minata da disertori della legge che beneficiano di arresti domiciliari e/o scarcerazione per decorrenza dei termini cautelari che tornano a delinquere come se nulla fosse come, per esempio, è notizia di oggi, un giovane di 24 anni del cagliaritano, condannato per rapina e tentato omicidio ha, insieme ad un complice, messo a segno una rapina, fruttata 64 mila euro, presso un supermercato.

Allora, qualcuno ci spieghi il vero scopo di quest’improvvisa proposta scellerata. Noi non vogliamo esser maligni, abbiamo preso atto dell’enorme spreco, l’ennesimo, di denaro pubblico, e, se non ci spiegate bene prenderemmo atto che sarà l’ennesimo favore a qualcuno, senza far nomi naturalmente.

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