Francesca Lagatta

DI FRANCESCA LAGATTA

La Calabria, terra meravigliosa, è ammalata, di una malattia che i suoi abitanti non riescono a curare: la mala politica. Negli ultimi 14 anni si sono avvicendate al comando della Regione destra e sinistra, ma non è cambiato mai niente, perché la mala gestione ai vertici non è altro che la punta di un’iceberg di un disagio molto più grave che comincia dal “basso”, dalla politica locale.

Negli ultimi tempi la questione sanitaria ha messo in risalto divisioni e negligenze che vanno ben al di là della del problema sanità in sé, che qui è concetto astratto, fatto di promesse, di illusioni. E di morti. Erano 38 gli ospedali, 18 dei quali riconvertiti, depredati, smantellati. Non contento lo Stato decide di tagliare ancora, altri nosocomi che potrebbero essere chiusi. Nonostante questo decreto i debiti li abbia aumentati ancora di più , altro che ridotti. Contemporaneamente si scopre che la Terra dei Fuochi ce l’abbiamo anche noi, giusto per non farci mancare niente. Tanto nessuno ha provveduto ad un registro dei tumori in Calabria, per cui qualunque sia la natura e il numero dei morti, nessuno ha colpe.

L’unione fa la forza non è solo un modo di dire, è la sacrosanta verità e finché i calabresi non capiranno che devono prima di tutto diventare un popolo, dubito che le cose potranno mai cambiare. Un bel giorno, però, improvvisamente succede che il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, convoca i suoi 155 colleghi della provincia di Cosenza. Nell’ordine del giorno ci sono ancora una volta, la questione emergenza/urgenza sanitaria e la questione inquinamento che sembrano ormai essere fuori controllo. Penso che finalmente qualcuno ha preso in mano le redini della situazione, penso che tutti insieme, stavolta, ce la facciamo. Mai prima d’ora si era pensato ad un’azione governativa così forte.

L’appuntamento era quindici giorni fa nel Municipio del capoluogo ma la riunione è rinviata, causa assenze. Troppe. Allora si riprova, ingenui e sconsolati, la prossima andrà meglio.  Disertare di nuovo la convocazione sarebbe vergognoso da parte dei nostri rappresentanti. Detto, fatto. Soltanto un terzo dei sindaci ha risposto alla chiamata.

Uno dei pochi presenti, il sindaco di Tortora Pasquale Lamboglia, dice ai microfoni della tv locale Rete3: “Non capisco questo comportamento, non riesco a capire cosa e chi stiano coprendo i miei colleghi con questo atteggiamento”. Non è dato saperlo, ma oggi, di nuovo, è cominciata la tiritera delle lamentele, vuote e inutili, di chi ogni tanto lancia appelli e minaccia proteste plateali che si dissolvono nel vento quando invece c’è seriamente da metterci la faccia.

La stampa e i tg rincarano la dose.  Mettono in risalto, giustamente, un ulteriore dramma politico: la spaccatura, ormai insanabile, tra i sindaci dei 18 comuni dell’alto Tirreno cosentino, proprio loro che ormai da due anni chiedono giustizia per la loro terra. Ognuno seduto sul proprio scranno, chiaro, ma nessuno si aspettava che tra alcuni di loro calasse il gelo.  Pare che c’entrino i fondi che la Regione ha distribuito ai Comuni. Sono sempre loro, i soldi, che mandano in frantumi tutto e tutti. A scapito di giovani e famiglie che non sanno più che a santo votarsi. E’ uno scandalo quello che sta succedendo e quello a cui abbiamo assistito ieri, ma prima ancora è un miserabile fallimento della politica e dei valori. Un fallimento per chi li ha eletti soprattutto.

E magari bastasse questo. Così facendo la locuzione latina “Divide et impera” torna sempre più attuale. Per chi non vuole contestatori tra i piedi, per chi vuole comandare senza ostacoli, la divisione del popolo è oro colato. Intanto mentre l’indifferenza delle istituzioni aumenta, i problemi ci sovrastano, hanno preso il sopravvento.

Così si stanno sgretolando Calabria e calabresi, dissesto idrogeologico a parte.

pasquale_lamboglia_sindaco

Il sindaco di Tortora, Pasquale Lamboglia

Annunci