DI LUCIO GIORDANO

Era il 1980. Come ogni sera da diversi mesi mi trovavo sul prestigioso palcoscenico  del Teatro Argentina di Roma per interpretare Celestina di Fernando De Rojas. Alla fine dello spettacolo, applausi da parte del pubblico. Ma in quel momento, in quel preciso momento, mi sono guardata intorno fissando la platea e ho detto a me stessa: “E’ finita”. Cosi, all’improvviso, come ho sempre fatto per le decisioni importanti della mia vita, quella sera ho salutato il mondo dello spettacolo, staccando la spina  ritirandomi in un esilio dorato».

Lisa Gastoni, una delle più popolari attrici degli anni Sessanta e Settanta, protagonista del film Grazie Zia, con cui nel 1968 divenne il raffinato sex symbol del cinema italiano, e di tante altre pellicole drammatiche come  Mussolini ultimo atto (1974), Amore amaro (1975) con cui vinse il Nastro D’argento, e Scandalo (1976), racconta cosi il suo addio alle scene. Un addio lungo ventiquattro  anni ed interrotto solo nel 2004 con Cuore sacro, diretta da Ferzan Ozpetek.

Da quel momento, ma sempre col contagocce, ha diradato il suo esilio, partecipando anche alla fiction La provinciale nel 2006. Ora Lisa Gastoni, settantasei anni portati benissimo, è tra i protagonisti  di  Dove la trovi una come me?, due puntate in onda  su RaiUno in cui interpreta un’anziana zia proprietaria di una casa editrice. Al suo fianco Daniele Pecci e Gabriella Pession, in una storia romantica tra un imprenditore e un’aspirante giornalista: «Al regista  Giorgio Capitani, non potevo dire di no», racconta. «Mi ha convinta insistendo. E il ruolo per te, mi ha detto con un sorriso. “Dovresti interpretare una donna stravagante e dal carattere forte. In fondo ti somiglia. E cosi sono tornata ancora una volta sul set».

Ma ripartiamo da quella sera del 1980. Lisa Gastoni infilò la porta del camerino e, mentre si toglieva il trucco di scena, rivolta a suo marito, l’avvocato penalista Claudio Sgrò, disse: «Io me ne vado. Con stasera ho chiuso. Questa è  stata la mia ultima recita”. Poi nei giorni seguenti Claudio parlò con il direttore del teatro Argentina Diego Gullo per proporre di pagare una penale ma lui lo rassicurò: “Non ti preoccupare, ho già provveduto a mettere in cartellone un altro spettacolo»

«Già, signora ma perché decise di chiudere cosi, all’improvviso?», le domando

«In realtà non fu una decisione presa alla leggera. Da anni ero stanca di un ambiente che frequentavo di rado, saltando tutte quelle noiose feste organizzate quasi ogni sera. Ma soprattutto non provavo più entusiasmo per quello che facevo. In alcuni giorni mi svegliavo chiedendomi  “Ma che vado a fare al lavoro?” Trovavo inutile recitare: niente di peggio per un attore. Solo che in quel periodo ero molto richiesta. Cosi, facevo di tutto per rifiutare le proposte che mi facevano. Chiedevo cifre astronomiche pur di farmi dire di no. Ma i produttori mi volevano a tutti i costi e alla fine continuavo a lavorare. Ma esser condannata  ad interpretare ruoli da borghese, bella e decadente  in commedie senza qualità, non sarebbe stato il massimo».

Aveva iniziato da ragazzina a recitare, Lisa Gastoni. In teatro, in Inghilterra, dove il padre pittore si era nel frattempo trasferito dopo la guerra, forse anche per accontentare la moglie di origine irlandesi. Poi era arrivato il successo in Italia, con Grazie zia, di Salvatore Samperi, incentrato su un morboso rapporto psicologico e autodistruttivo tra una conturbante zia e il nipote che finge di essere disabile. Con quel film che la lanciò aveva fatto sognare intere generazioni di italiani. Veniva descritta come una donna bella, sensuale, seducente, icona del cinema erotico di autore. Glielo ricordo e lei mi spiazza: «Pensi invece che non mi sono mai sentita una donna attraente. Ancora adesso mi chiedo perché piacessi cosi tanto. Nella vita, al di là della mia immagine pubblica , ho sempre puntato su altri valori, come la spiritualità».

Già, la spiritualità . E forse anche in questo si può capire il distacco che poi Lisa Gastoni mostrò dal mondo del cinema. Il suo incontro con la fede avvenne nel 1962, quasi controvoglia. Il collega e amico Carlo Campanini, con il quale si lanciava in lunghe discussioni sulla religione, la convinse ad accompagnarlo a San Giovanni Rotondo per conoscere Padre Pio. Ricorda l’attrice. «Dormimmo nell’unica pensione del posto. Poi la mattina alle cinque ci alzammo per partecipare alla funzione del Santo di Pietrelcina. Io morivo dal sonno, poi durante la messa, Carlo mi tirò per un braccio e disse: “Ecco, è il momento di conoscerlo. Vieni”. Padre Pio iniziò a benedire i fedeli. Mi colpirono  subito gli occhi di fuoco di quel fraticello. E anche il suo sorriso di bambino. Ad un certo punto pose sulla mia testa  le sue mani fasciate che coprivano le stimmate. Provai immediatamente un forte calore. Allontanandosi dai fedeli,  Padre Pio  si voltò indietro verso di me, fissandomi a lungo. Ero conquistata, affascinata dalla sua figura. Per altri sei anni tornai spesso a San Giovanni Rotondo  per incontrarlo, ritrovare la fede. Nei nostri incontri mi ripeteva: “Lisa, sei una bisbetica, ma hai una grande testa, un grande cuore…”»

Padre Pio, dunque. Lisa Gastoni dice che è stato lui a tirarla fuori da un periodo difficile  negli anni Settanta. Racconta: «Era il 1972. Ed ero caduta in depressione. Da poco per un aborto spontaneo, avevo perso anche un figlio, nell’unica gravidanza della mia vita. Trascorrevo le giornate a letto. Dieci, venti, trenta giorni senza volere vedere nessuno. Facevo fatica a respirare e a dormire. Persino a mangiare. Una mattina in fondo alla mia  stanza immaginai di vedere  la figura di Padre Pio. “Sei venuto a prendermi?” chiesi quasi sollevata. “No”, mi rispose lui. sono qui per darti coraggio. Devi riprendere a vivere. Alzati , ritorna nel mondo’. E cosi feci… E anche quando nel 1980 smisi di recitare in fondo non ho mai smesso di vivere. Ho semplicemente fatto altro, quello che mi interessava di più»

«Che cosa, signora?»

«Ho ripreso a studiare, ho iniziato a dipingere,  a scolpire il legno, a scrivere libri. A viaggiare. Il tutto in compagnia di mio marito, da quarant’anni la persona più importante della mia vita. Prima di sposarmi mi sentivo molto sola. Avevo pochi amici nel mondo dello spettacolo. Con lui  ho trovato equilibrio, serenità . E adesso che lui ha ridotto anche il lavoro un compagno con cui fare belle passeggiate al parco »

«Davvero in quegli anni di addio alle scene non ha mai provato rimpianti per avere abbandonato il mondo dello spettacolo?»

«No, mai. Anche quando nel 2004 il regista Ferzan Ozpetek mi volle per Cuore sacro io feci di tutto per rifiutare. Ricordo che per mesi la produzione del film, tramite una signorina, provò a farmi recapitare la sceneggiatura a casa. Al telefono  rispondevo: “Guardi che io non ho nessuna intenzione di tornare al cinema”. Inventavo scuse per non incontrarla: una volta erano gli operai in casa, un’altra un impegno improvviso, un’altra ancora un viaggio a Londra dove ho ancora un appartamento,  amici e parenti. Finite le scuse mi sono arresa facendomi consegnare il copione e invitando la signorina a prendere un caffè a casa. Ma non diedi risposta. Allora lo stesso Ozpetek iniziò a telefonarmi. Ero in vacanza nella nostra casa al Circeo, sul litorale laziale. Le riprese del film sarebbero cominciate dopo pochi giorni. Una, due, tre telefonate. Alla fine mi convinse».

«E adesso che ha riprovato il gusto per la recitazione continuerà a lavorare in futuro?»

Si,  anche se in Italia non ci sono poi molti ruoli da protagonista per una donna della mia età. Perché non so se lo sa: ma io ho 76 anni, non sono più una ragazzina».

12 ottobre 2011

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