DI LUCIO GIORDANO

Lucio

“ A 14 anni avevo già il vizio del fumo. E una mattina, a  scuola, insieme con un paio di miei compagni di classe, mi nascosi  per accendere una sigaretta. Una professoressa  ci vide e lo spifferò  alla preside. “ Avvertiremo subito le vostre famiglie”,  ci disse lei alzando la voce. Tornai a casa terrorizzata. E adesso cosa accadrà, mamma e papà si arrabbieranno tantissimo. Che disastro.” Pensavo a questo, mentre chiudevo il cancello del giardino”. Mamma  era davanti la porta, scura in volto. “ Ha telefonato la scuola, so che ti hanno scoperta mentre fumavi. E adesso a Papà glielo dici tu”. Andai da mio padre. Bussai alla porta del suo studio. “ Devo confessarti una cosa, papà”. Lui stava sfogliando il giornale. Alzò lo sguardo. ‘Dimmi, amore di papà, che c’è?: “ Ecco, vedi….. Stamattina a scuola  mi hanno scoperta  a fumare una sigaretta. Sorpreso  mi domandò:  ‘E perché : non si può fumare a scuola?”.

Carlotta Proietti, la secondogenita del grande attore Gigi Proietti, a vent’anni di distanza,  quell’episodio lo ricorda ancora. Non solo per la paura che si era impossessata di lei. Ma anche e soprattutto perché fotografa perfettamente il carattere di suo padre. Un padre per niente severo. Capace di sdrammatizzare qualsiasi situazione con una battuta o una domanda apparentemente ingenua. “ E cosi, spiega Carlotta che fa la cantante  e in questi giorni, Al Sistina di Roma, lavora  al fianco di Gigi Proietti nello spettacolo teatrale Di nuovo buonasera .Papà sembra sempre cascare dalle nuvole. Anche se il suo è solo un atteggiamento. In realtà ama semplicemente cogliere il lato divertente della vita. Con lui in casa si è sempre riso. Papà, come si dice a Roma, la butta in caciara tutte le volte. Fa battute ogni giorno  e  i miei ricordi di bambina sono belli e  incancellabili anche grazie a questo suo atteggiamento”.

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Domando a Carlotta se non sia stata ingombrante la sua presenza. La presenza di un attore cosi famoso che dominava la scena, dentro e fuori casa. “ Vuole scherzare, risponde lei senza esitare . Papà è il mio mito. Da bambina ero orgogliosa di avere un padre cosi famoso. Quando uscivo con lui gonfiavo il petto, gli tenevo stretta la manina mentre  firmava autografi ed ero orgogliosa di questo”.

Nella casa romana di Carlotta, in una zona residenziale a nord di Roma, suonano alla porta. E’ Susanna, sua sorella, di tre anni più grande. Anche lei vuole contribuire a raccontare papà Gigi. Sorelle diversissime, le Proietti. E non solo fisicamente. Carlotta alta, Susanna di media statura. Carlotta disinvolta e chiacchierona, Susanna timida e riservata ma a detta della sorella minore “ molto più sicura di me”. Anche la primogenita lavora nel mondo dello spettacolo. Fa la scenografa e la costumista. Ma nella commedia  in scena al Sistina ha deciso di mettersi alla prova come attrice: “ Per sfidare la mia timidezza”, ci tiene a precisare.

Due sorelle diversissime, dunque. Con un padre sempre al lavoro. “ La mattina, ricorda Carlotta, mamma sagitta, che e’ di origine svedese, ci svegliava e ci intimava di lavarci in silenzio: “ Papà dorme, fate piano”. Era un ritornello. E in effetti non ricordo una volta che papà ci abbia accompagnato a scuola, però capitava che ci venisse a riprendere alla fine delle lezioni. Ed io ero felicissima, anche se con i professori ci parlava la mamma e se portavo a casa una brutta pagella lui la scrutava,  mi guardava fisso negli occhi e diceva semplicemente: ‘da adesso in poi, però, devi fare meglio. si studia e ci si fa promuovere a giugno. Ma si capiva che non ci credeva nemmeno lui alle parole che diceva”.

Orari diversi, spesso in viaggio, una vita da personaggio pubblico richiestissimo. Domando alle due sorelle se abbiano sofferto la sua assenza. Susanna risponde con decisione: “ Molto, ma non gliel’ho mai detto apertamente. Era come se me lo rubassero tutte le volte. Stare con lui a passeggio per Roma era un’occasione rara. Dover dividere quel poco tempo con i suoi ammiratori lo trovavo insopportabile. Lo confesso: facevo finta che tutto andasse bene, ma le sue assenze mi pesavano, eccome. Con papà avrei voluto condividere più momenti insieme, parlarci di più.  Ma capivo che al suo lavoro non poteva e non sapeva  rinunciare. Solo ora che sono cresciuta i nostri rapporti sono completamente risolti. Sereni, aperti. Tra noi c’è dialogo e se ho un problema mi rivolgo a lui. In passato invece il nostro punto di riferimento era mamma. “ E’ vero, papà spesso era assente, conferma Carlotta, ma in fondo occasioni per stare insieme ce n’erano. Spesso andavamo a teatro e lo vedevamo recitare in palcoscenico. In fondo anche quello era un modo per riunire la famiglia. Ricordo che delle sere, da bambina, mi alzavo dal letto, mi vestivo in fretta e mettevo a tracolla la borsetta facendomi trovare davanti la porta di casa. “ Sono pronta, esclamavo quando papà e mamma, che lo accompagnava spesso a teatro, si palesavano sul corridoio”. Loro mi sorridevano e chiamavano Emma, la nostra tata, per riportarmi a letto . Tra le lacrime”. Da allora e per diversi anni, Carlotta, è stata soprannominata Draculina. Lei sorride. “ Per tutti ero infatti  la figlia di Dracula . Dracula:  come gli amici più cari chiamavano mio padre. Lui  usciva di casa la sera per andare a cantare o a recitare in teatro, e tornava a notte fonda”.

 

Vite sfalsate a scartamento diverso, in un clima sereno e rilassato. Casa Proietti era cosi .Racconta Carlotta: “ Papà non ha mai alzato la voce, non ci ha mai detto un no, oppure   questo non si fa. Preferiva il dialogo e non si è mai arrabbiato, nemmeno quando decisi di farmi un piercing al labbro, uno di quegli anellini in passato tanto di moda. Avevo sedici anni e un giorno mi presentai da lui. Papà commentò : “ E’ adesso che sarebbe sta roba, che te sei fatta amore mio?’. Ma non aggiunse altro. Due anni dopo, tornai da un viaggio a Londra con i capelli color rosa e un tatuaggio sul corpo. Entrai nello studio di papà e glieli mostrai: “ Ti piacciono?” Lui alzò lo sguardo ed esclamò: “ Ahhhh, fate un po’ come ve pare’. Rassegnato e divertito. Forse più divertito che rassegnato. Solo una volta si arrabbiò tantissimo. Avevo iniziato a fare tardi la sera e una notte mi presentai alle prime luci dell’alba. Lui mi attendeva in piedi. ‘Ragazzì , e mica puoi tornà a quest’ora. Hai diciotto anni, mica trenta”. Ma alzò la voce solo in maniera impercettibile. In realtà era dispiaciuto perché mamma era preoccupatissima :cosi tardi non avevo mai fatto, prima. Poi tornò al suo solito tono di voce , mi  guardò dritto negli occhi e aggiunse. ‘Sono deluso, molto deluso, Carlotta. Hai promesso saresti tornata a mezzanotte. Mi hai detto una bugia. E sai che io non le sopporto, le bugie. Poche parole, che però furono peggio di una pugnalata”.

“ IN fondo, aggiunge Susanna, i nostri genitori ci hanno sempre lasciato libere di agire, di viaggiare, spingendoci anzi a farlo il più possibile. Quando a diciannove anni andai a Londra per studiare scenografia furono loro a consigliarmi quella scuola: “ E’ un’occasione per crescere, essere indipendenti. Hai il privilegio di poterlo fare, sfrutta l’occasione”, mi disse mamma. Che in fondo ha piegato la famiglia Proietti alla sua mentalità scandinava, molto aperta”. “ Eppure, interviene Carlotta, quando a diciannove anni andai a vivere da sola, papà senza ammetterlo si rabbuiò: ‘Ne sei convinta? Davvero pensi sia il caso, mi disse con un tono di voce dispiaciuto. Ma alla fine si rassegnò alla mia decisione”. Domando alle due sorelle  se non sarebbe loro piaciuto avere dei genitori più severi“Per carità, risponde ancora  Carlotta., facevo i confronti con i miei compagni di classe che avevano poca libertà e poco dialogo e mi sentivo felice come una pasqua. E poi non è che potessimo fare quello che ci pareva. I miei genitori vigilavano sulla nostra educazione. Ma a distanza, senza interferire”.

Una situazione idilliaca. Un padre eccezionale che manifesta tutta la propria dolcezza più con lo sguardo che con le parole o gli abbracci. Un padre con un solo difetto: la pigrizia: “ Quanti musei abbiamo visitato  insieme con la mamma, senza nostro padre, ricorda ancora Carlotta. Partivamo e mentre noi andavamo al Louvre o al museo del prado lui stava in albergo a riposare.  Del resto mamma ci racconta che era cosi anche a vent’anni. Papà  quando non lavora ama ciondolare per  casa. O Starsene a letto, telefonando, guardando la tv o lamentandosi per gli acciacchi. “ Si, si, sto proprio male. Lo senti Sagitta, non ho più voce, mi fanno male le ossa, sarà l’influenza?”. Alzati e vieni a tavola, le risponde mamma con decisione scandinava. Ci sono venute a trovare le nostre figlie e voglio che si stia tutti insieme”. Pigro anche nelle parole. Gigi infatti  non ama le smancerie. Racconta Carlotta: “ Una volta, per un mio debutto artistico, mi inviò in camerino dei fiori con un biglietto. Cera scritto semplicemente: papà.

Pantofolaio in tutto e per tutto. E’ questo il termine giusto per Gigi Proietti”. “ LA cyclette che ha comprato anni fa, ormai è impolverata in un angolo della camera da letto, rivela Susanna.  Rivolta alla sorella ride e racconta. “ Ti ricordi  quella volta che chiamò in casa  il personal trainer per fargli fare qualche esercizio fisico mirato? Deve sudare per buttare i chili di troppo, diceva tutte le volte a papà. Lui faceva finta di impegnarsi e con l’atteggiamento di chi sta prendendo in giro chiedeva al personal trainer. “Sudo? Si sudo, vede come sudo? Ma in realtà non si impegnava neanche un po’. E dopo qualche settimana, sudo, come lo avevamo soprannominato, non venne in più. “Mia madre, continua Carlotta, ormai è rassegnata alla pigrizia di papà. Ma si arrabbia ancora su come veste. Mio padre ad esempio  si allaccia la giacca a tre bottoni, dalla prima all’ultima asola. Mamma gliela fa aprire. E iniziano a discutere. La fatto tutti i giorni . Per stupidaggini. Tengono vivo il rapporto, in questo modo. Ma si vede che si amano come fosse il primo giorno. E io amo questa madre, questo papà, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Ride ancora, Carlotta. Sembra la risata di suo padre. Poi si fa seria , rituffandosi  nei ricordi dell’adolescenza. Racconta. “. Alle medie mi esibii in una  recita con il coro della scuola. Ero emozionatissima. Dal palco scrutavo i posti assegnati ai miei genitori. Ad inizio recita Mamma era li, papà no. Si presentò a spettacolo iniziato, in ritardo come al solito,  facendo alzare tutti gli altri spettatori della fila. Me ne accorsi. Ci rimasi davvero male. Ma questo a mio padre non l’ho  mai detto”.

7 ottobre 2011

 

 

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