DI LUCIO GIORDANO

 Dopo anni vissuti in sordina Valeria Fabrizi  è tornata al successo popolare, grazie a suor Costanza, la badessa del convento della fiction di Rai uno Che Dio ci aiuti. «Sì, vestendo i panni di quella monaca bonaria e a tratti brontolona che somiglia molto a mia nonna , alla quale infatti mi sono ispirata, a 73 anni sto vivendo  una seconda giovinezza professionale”,  ammette la Fabrizi . Magari i più giovani non la ricorderanno ma lei,  negli Sessanta, era davvero una delle attrici italiane  più famose di cinema e di teatro. Lavorava con i grandi dell’epoca: da Ugo Tognazzi a Erminio Macario. Da Paolo Panelli a  Walter Chiari, con cui visse un grande amore e una grande amicizia, fino a Tata Giacobetti, il fondatore del celebre Quartetto Cetra, che è stato suo marito sino al 1988 quando un ictus glielo ha portato via, e a cui ha dato una figlia, Giorgia.

Una stella rinata, insomma, che a dispetto della immagine televisiva nella parte serafica di chi ha dedicato la propria  esistenza al Signore, è stata protagonista di una carriera e di una vita assai movimentata. Di certo, lontana anni luce dal velo indossato nella fiction, se si pensa che lei, giovanissima, in una Italia ancora bacchettona nella morale e nel costume, fu una delle prime italiane a partecipare al concorso di Miss Universo, anch’esso nato da poco. Era il 1957 e Valeria aveva diciannove anni.

«Sì, fu una esperienza sconvolgente, quella . Si immagini, il concorso si svolgeva a Long beach, in California, dall’’altra parte del mondo. Ero determinata a fare bene ma ero anche spaesata, stordita da quella situazione più grande di me. Io ero infatti una ragazza semplice. Nata  da una povera famiglia di Verona. Povera ma serena. Per dare una mano e portare qualche lira  in casa  lavoravo  come sarta o come parrucchiera. Intanto mamma, dopo la morte in guerra di mio padre,  si era  fidanzata con il segretario di un  noto artista degli anni 50, xavier cougat, che aveva tante amicizie nell’ambiente. E proprio grazie alle sue amicizie  mi proposero di partecipare a dei fotoromanzi. Devo dire che mi notarono subito per la mia avvenenza. Da giovane infatti  ero piccolina ma avevo tutte  le forme al posto giusto. Insomma mi consideravano  molto, molto bellina. Cosi  una giuria di giornalisti italiani mi spinse  appunto   a partecipare a Miss Universo. Arrivai quarta  ma per qualche minuto assaporai  anche la gioia della vittoria”.

La vittoria? Sarebbe stata la prima e unica italiana a vincere il concorso visto che finora solo Daniela Bianchi nel 1960 e Roberta Capua nel 1987 sono riuscite ad arrivare seconde.

Per un istante invece sembrava ce l’avessi fatta. Il presidente della giuria, prima della proclamazione,  aveva sbagliato a farmi sedere e mi aveva messo sulla poltrona riservata alla miss vincitrice. Per alcuni secondi  venni sommersa dall’abbraccio delle altre concorrenti. Non stavo più nella pelle. Ma ben presto  chiarirono l’equivoco e la fascia di miss Universo venne assegnata ad una bellissima ragazza peruviana, Gladys Zender”.

E poi cosa accadde?

Iniziai seriamente  la carriera nel  cinema e nel teatro. Dal 55 al 67 interpretai ben 40 film e 5 commedie teatrali , diretta da Garinei e Giovannini, da Macario. Insomma, dai più grandi. Ero tra le stelle più richieste dell’epoca ed ero felice di tutto quel successo. Tra i miei compagni di lavoro c’era anche Walter Chiari. Che consideravo il più grande. Ci conoscevamo da sempre lui ed io. Le  nostre famiglie vivevano a Verona, nella stessa palazzina.  E io ero profondamente  innamorata di quel ragazzone, alto, bello, che faceva impazzire  tutte le donne dell’epoca e aveva quattordici anni più di me. Ma ero troppo piccola per pensare di potermi fidanzare con il mio principe azzurro, come chiamavo Walter.  Quando però ci incontrammo di nuovo, alla fine degli anni 50,  tra di noi scoccò la scintilla.

Iniziaste una storia d’amore?

Si , una storia molto intensa durata due anni ,che però  non ufficializzammo mai, nonostante fossimo entrambi liberi sentimentalmente. Ero stata io a volerlo. Walter era un uomo straordinario, colto, intelligente, generoso. Ma continuava ad avere  un grande difetto: era sensibile, troppo sensibile al fascino femminile. Si lasciava sedurre con molta facilità dalle altre. E io non me la sentivo di impegnare la mia vita con un farfallone. Cosi  decidemmo di lasciarci e trasformammo il nostro amore in amicizia”.

Lei poi si sposò con Tata Giacobetti, uno dei componenti del celebre quartetto Cetra.

Siamo stati insieme 25 anni. Ci eravamo conosciuti in televisione lavorando  in un varietà molto seguito all’epoca: biblioteca di studio Uno con il quartetto Cetra, appunto. Tata era  un uomo solido, affidabile. Mi dava sicurezza. Di lui  mi innamorai  con la testa. Mentre di Walter con il cuore. Però prima di conquistarmi, mio marito faticò mesi. In quel periodo vivevo infatti   un momento  intenso della mia vita. Mi sembrava di stare su una giostra. Ero molto corteggiata dagli uomini. Alla fine di ogni serata teatrale, al termine di una giornata trascorsa sui set cinematografici mi arrivavano in camerino fasci di rose da ammiratori che venivano a prendermi con delle fuoriserie. Ma quando iniziai a lavorare con Tata le cose cambiarono. Lui si era subito invaghito di me. Mi faceva una corte serrata. Ma io lo respingevo. Perché volevo sentirmi libera e perché non ero convinta delle sue avances. Per dirla tutta,  non mi stava nemmeno  simpatico, Tata. Con il tempo però il mio futuro marito mostrò il suo lato migliore. Mi colpi soprattutto con  un suo comportamento. Raro in quel mio periodo fatto  di corteggiatori senza ritegno. Eravamo in tournèe al nord Italia e in una cittadina , non ricordo quale , tutti gli alberghi erano pieni. Alla fine ne trovammo uno, ma era libera una sola camera a due letti. Non avevamo scelta e ci mettemmo a dormire insieme. Ero preoccupata per ciò che sarebbe potuto accadere. e invece il mio futuro marito non mi sfiorò nemmeno con un dito. Apprezzai molto quel gesto. E quando qualche mesi dopo lui  si dichiarò ufficialmente ,   cedetti. Avevo circa venticinque anni, desideravo una famiglia, dei figli. Cosi decidemmo di sposarci

E walter come reagi alla notizia del suo matrimonio?

Malissimo. Ricordo che  qualche giorno prima delle nozze mi fece un regalo, lo incartò distrattamente in una carta di giornale e, dandomelo, esclamò con occhi tristi: “Valeria, ma sei sicura di questo passo? Non ti ci vedo proprio con la fede al dito, anche se conosco da anni Tata e lo stimo come uomo e come artista”. Parole inutili. Ormai avevo deciso. L’uomo della mia vita sarebbe stato proprio Tata. Con lui  Nel 66 ho avuto  Giorgia, la nostra  prima figlia. , tre anni dopo Alberto , che mori un mese più tardi. La sua scomparsa mi fece soffrire tantissimo. Intanto avevo deciso di ridurre sensibilmente il mio lavoro di attrice. Volevo  dedicarmi completamente a mia figlia, farla crescere davanti ai miei occhi.

E non ha mai avuto rimpianti per quella scelta?

Vede, io non sono mai stata una donna ambiziosa, non ho mai rincorso il successo.  Se il lavoro  arrivava accettavo le proposte più interessanti, altrimenti ero felice di essere semplicemente  la signora Giacobetti,. Del resto già cosi avevo  una vita piena con  tanti amici da frequentare”.

Anche con Walter Chiari rimase amica?

 ” Si, Non ci siamo mai persi di vista, lui ed io. E la nostra amicizia  divenne ancora più intensa alla  metà degli anni 80 . Un giorno infatti  lo  incontrai  davanti ad un albergo romano, a pochi metri da casa mia. Erano settimane che non ci vedevamo. Gli chiesi come stesse. “Bene , bene, rispose. Adesso vivo li. Ed indicò distrattamente l’hotel alle sue spalle. Mi fa compagnia il mio coniglio bianco”. Ma il suo tono era mesto. Amaro. Ci salutammo e tornai a casa con il cuore in tumulto. Ne parlai a Tata. ‘ Non ti preoccupare, mi rispose. Sistemo io la questione”. Il giorno dopo andò in albergo da walter, bussò alla sua porta ed esclamò: ‘ Prepara le valige. Da stanotte dormirai in casa nostra”. Gli mettemmo a disposizione la mansarda. Cenavamo insieme, uscivamo insieme. Walter faceva ormai parte della nostra famiglia. Ma quella nostra decisione scatenò i pettegolezzi. Arrivarono a insinuare che tra noi ci fosse  un triangolo sentimentale. Balle. Tata era mio marito e per nessuna ragione al mondo lo avrei tradito. Lui lo sapeva e per questo trattava Chiari come un fratello bisognoso d’affetto e di cure.  Con Walter Litigavo spesso  per quel suo odioso vizietto: la cocaina, della quale lui   non riusciva a liberarsi. Una volta tra di noi  ci fu una discussione molto accesa Quando ci calmammo Walter  mi fissò con i suoi occhi piccoli e vivaci ed esclamò con un sorriso : sembriamo proprio marito e moglie, tu ed io. Discutiamo proprio come una coppia che sta insieme da anni. Non lo trovi buffo?”. Del resto Walter era cosi, nei momenti più critici tirava fuori l’ironia, cercando di sdrammatizzare. Ed era tenerissimo. Quando nell’88 Tata morì a causa di un ictus cerebrale, Walter fu eccezionale. Si occupò con amore di me e di mia figlia Giorgia. che adorava. Cercò di tirarci su di morale con la sua simpatia,con la sua dolcezza”.

Anche dopo la morte di suo marito, Chiari rimase a vivere con voi?

Si. Casa nostra era ormai anche casa sua. Spesso si chiudeva in se stesso. Soffriva per il fatto che il mondo dello spettacolo lo avesse dimenticato. L’ambiente poi  non gli perdonava il matrimonio con la cocaina. E nemmeno io. Quante liti, quante riappacificazioni , per questo. Spesso ,durante la  notte bussava alla porta della mia stanza e mi chiedeva se potevamo dormire insieme.  Si accucciava  al mio fianco  e mi diceva“ Abbracciami, ti prego. Sento freddo”.  Lo stringevo forte a me, come una mamma, come  una sorella minore. Dandogli l’affetto che lui  non riusciva più a ricevere dagli altri. Fino alla sua morte, avvenuta nel 91, siamo stati inseparabili. Senza più Tata, senza più Walter la nostra casa era diventata improvvisamente vuota”.

Come reagì, signora a quel doppio lutto?

Grazie a Giorgia. Fu lei a consigliarmi di tornare nel giro per provare di nuovo a lavorare nel mondo dello spettacolo. Mi è andata bene. Certo, adesso mi offrono quasi sempre parti da nonna, come in notte prima degli esami , il fortunato film diretto sei anni fa da Fausto Brizzi, che mi ha rilanciato artisticamente. Però sa che le dico? Sono contenta che mi offrano ruoli del genere. Almeno al cinema ho dei nipotini, che poi è uno dei miei sogni  irrealizzati.  Nella vita vera  infatti mi sto rassegnando. Giorgia non mi sembra intenzionata a diventare mamma. E’ coinvolta dal proprio lavoro, dai suoi tanti amici che  sono anche i miei, visto che mia figlia abita nel mio stesso quartiere e ci vediamo tutti i giorni. Però, certo, se mi facesse questo regalo sarei felicissima. Intanto, per esaudire il desiderio di diventare nonna ho ‘adottato’ le due figlie dei miei domestici cingalesi. Che mi danno una carica enorme”.

Ha mai pensato di rifarsi una vita dopo la morte di suo marito?

No, con l’amore ho chiuso. In serenità. Preferisco dedicarmi ai giovani extracomunitari del  mio quartiere. Mi fa sentire viva e utile al prossimo, occuparmi di loro. Del fioraio egiziano che non vede la famiglia da anni e manda tutti  i soldi che guadagna a casa o del ragazzo senegalese  che vende calze sportive a tre euro al pacco e lavora dalla mattina alla sera. Cosi, spesso vado a fare la spesa, torno a casa e cucino  per loro  pasta e carne. Seguo l’esempio di  vita e di generosità indicatomi da Tata. E da Walter. Che ovunque si trovasse ,alla fine dello spettacolo  teatrale, radunava i barboni  del posto e li invitava in trattoria. Perché, mi ripeteva, vederli sorridere con la pancia piena, mi rende allegro”.

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