DI LUCIO GIORDANO

“ Siamo una famiglia ‘stracciata’. E meno male che la mia compagna ed io ci amiamo tantissimo”. Mentre Giorgio Marchesi fa questa considerazione scherzosa, Simonetta Solder e Giacomo, loro figlio, sono infatti a Berlino. Il lavoro ha chiamato e lei   è volata nella capitale della Germania, per recitare in un paio di film. Giorgio è invece a Roma per completare una tournèe teatrale. Alle sue spalle, su un tavolino sistemato dietro al divano su cui siede , nella bella casa della coppia, attore lui attrice lei, una loro foto con il figlio in braccio. Sorridono. E in effetti  si vede che c’è  complicità. Amore . Una famigliola felice, dunque. Costretta però a fare i conti con le difficoltà di una professione sempre più complicata , con meno opportunità di una volta. E questo nonostante Giorgio stia vivendo uno dei momenti più felici sella sua carriera.

Dopo aver interpretato Marco Levi nella settima serie di Un medico in famiglia, la fiction di Rai uno che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, Marchesi è ora tra i protagonisti della riuscitissima fiction Una grande famiglia. In onda sempre su Rai uno è la storia di marito , moglie e cinque figli mobilieri nella ricca Brianza, interpretata anche da  Stefania Sandrelli, Gianni Cavina, Alessandro Gassman, Stefania Rocca e Sarah Felbenbaum.  Giorgio è Raoul Rengoni, uno psicoterapeuta infantile specializzato in ippoterapia, un modo per aiutare i piccoli pazienti a superare i problemi attraverso il contatto con i cavalli.

Giorgio Marchesi in Un medico in famiglia

Si dichiara soddisfatto  del ruolo,Marchesi.  Ancora di più del fatto di aver recitato nella sua Bergamo, dove è nato 38 anni fa da una famiglia piccolo borghese. Finalmente ha potuto stare un po’ più a lungo con suo padre e i suoi due fratelli, che vede poco. E anche  con i suoi tantissimi cugini, di cui non ricorda nemmeno il numero per  quanti sono: “ Dalle mie parti la famiglia è fondamentale, spiega. Si lavora tutta la settimana ma il venerdi e il sabato sera  ci si riunisce in trattoria o in casa di qualche parente per stare tutti insieme. Per ridere, confidarsi. Loro continuano a farlo, io appena posso li raggiungo”.

La famiglia è dunque un valore importantissimo, per Marchesi. Eppure con Simonetta, la fidanzata con la quale sta insieme da 8 anni,  non è sposato. Gli domando come mai. E lui serenamente risponde: “ Non ne sentiamo l’esigenza. Stiamo bene cosi, scegliendoci ogni giorno. Da un punto di vista pratico non ci sono differenze e anche Giacomo non soffre all’idea di sapere i loro genitori non  vincolati ufficialmente. L’importante è che ci veda sereni, innamorati. E a  sei anni percepisce il clima rilassato che c’è in famiglia”.

Del resto a casa loro è sempre stato un continuo alternarsi, alla crescita del piccolo. Una volta lavorava uno, una volta lavorava l’ altro. E chi era libero si dedicava completamente a Giacomo. Poi, però, nel settembre scorso, questa alternanza è finita. Per la prima volta, tutti e due, si sono trovati impegnati in progetti diversi.” Era la fine dell’estate scorsa, ricorda Giorgio, e arrivò una chiamata dalla Germania. Simonetta, che nonostante sia scura di carnagione e  con i capelli mori, è figlia di un italiano e di una austriaca, venne chiamata per un provino. Ma la parte sembrava già sicura. Lei concluse la telefonata e mi spiegò la situazione. Io la fissai negli occhi e le dissi: “ Intanto vai a vedere di cosa si tratta, poi prenderemo una decisione”.

La decisione è stata  quella di prendere in affitto una casa a Berlino, portare con sé il piccolo Giacomo, fargli seguire l’asilo in Germania. ‘Ma suo figlio non soffre questa separazione dal papà?’. Domando. Giorgio sospira, prima di rispondere. “ Si, ed è inevitabile. Però gli abbiamo spiegato tutto per bene. Trattandolo da ometto, dicendogli la  verità. E lui ha capito. Sa che è una situazione provvisoria e che tutte le settimane ci vediamo. Una volta salgo io, una volta scendono loro. Certo, gli aerei low cost, prenotati con largo  anticipo, aiutano il nostro menage familiare. Al resto ci pensa la tecnologia. Due, tre volte al giorno, Giacomo ed io ci colleghiamo con Skype, quell’applicazione del computer che consente di parlare guardandosi in volto. In questo modo le distanze vengono accorciate. Quando poi stiamo insieme, mi  ci dedico completamente. Ed è fantastico vederlo crescere, guardarci un film in dvd nel lettone di casa oppure passeggiare per Berlino . Giacomo, che va in un asilo tedesco, è il mio interprete ufficiale, perché io ancora non so la lingua”.

Quell’ancora lo dice lasciandolo sospeso per aria, Marchesi. Come se il destino avesse qualche sorpresa da riservare. ‘Sta per caso pensando di trasferirsi anche lei in Germania, Giorgio?’. Lui allarga le braccia. Sorride: “ Non lo so, lo capiremo meglio entro la fine dell’anno. E’ una decisione importante soprattutto per nostro figlio, perchè da settembre in poi fa,rà la prima elementare. Dobbiamo pensare bene dove sia meglio fargliela frequentare. A Roma siamo molto legati, ma paradossalmente gli affetti li abbiamo più a Berlino che nella Capitale. Lì, da anni, abita già la sorella di Simonetta, a Roma invece non abbiamo nessun parente. Solo amici. Ma qualsiasi sarà la nostra decisione, riunire la famiglia da una parte, dall’altra oppure continuare a fare i pendolari come ora, una cosa è certa: ci avremo pensato bene e con serenità. Del resto so di poter contare sulla saggezza di Simonetta, per una scelta cosi importante”.

Fa il nome della sua fidanzata e il tono  di Giorgio gronda passione, ammirazione: “ E’ una donna fantastica, conferma. Me ne innamorai immediatamente. Con la compagnia teatrale per la quale stavo lavorando otto anni fa eravamo in cerca di un’attrice  per un ruolo delicato. Mi diedero il suo numero di telefono e la contattai. Già la sua voce mi colpi tantissimo. Ero incuriosito dalla determinazione che metteva nelle parole. Attaccai il telefono e pensai: “ Se alla voce corrisponde tutto il resto, deve essere una persona da conoscere assolutamente. Qualche giorno dopo l’incontrai per un colloquio. Alla voce corrispondeva tutto il resto. Cosi  iniziammo a lavorare insieme. E durante la tournèè teatrale ci fidanzammo”.

Giorgio Marchesi con la moglie

Questa intraprendenza professionale non stupisca. Giorgio, oltre che attore, ad inizio carriera è stato infatti organizzatore e factotum dei suoi spettacoli teatrali. Al palcoscenico però arrivò abbastanza tardi. Figlio di un piccolo imprenditore bergamasco, una mamma persa troppo presto, Marchesi si diploma al liceo , poi un brutto incidente stradale rischia di tagliargli le gambe. In tutti i sensi. “ Ero alla guida della mia auto, ricorda. Insieme con due amici eravamo usciti da un locale notturno e ad un incrocio mi trovai di fronte ad un camion che non aveva rispettato la precedenza al semaforo lampeggiante. Provai a sterzare ma era troppo tardi”.

Lo schianto è terribile. Giorgio perde i sensi, perde sangue. E si ritrova all’ospedale. Preoccupa soprattutto la rottura del malleolo. L’operazione è delicata, bisogna operare con una certa urgenza e in una struttura specializzata: Giorgio infatti  rischia di non poter più camminare normalmente. Viene trasferito a Bolzano e i medici prima di intervenire gli prospettano la terribile eventualità. “ Forse non tornerò più il Giorgio di una volta’, pensavo nel letto d’ospedale. Ero disperato. Rassegnato. Accettavo con fatalità il mio destino. Per fortuna l’operazione andò perfettamente ma la riabilitazione fu lunga. Penosa. Due mesi su una sedia a rotelle, tre mesi con le stampelle. La mia determinazione però  feci  si che accelerassi i tempi del recupero, che potessi tornare quello di prima”.

Ma come spesso avviene in questi casi, molto cambia nella vita delle persone. Anche in quella di Giorgio. “ Fino ad allora, spiega, in fondo mi ero lasciato vivere. Conducevo un’esistenza normale come milioni di coetanei: un lavoro da operaio  , le serate al pub con gli amici. Ma non ero contento. Mi licenziai e andai a vivere per sei mesi a Londra, per imparare l’inglese e capire cosa volessi  fare della mia vita, perché sono convinto che una persona può dare felicità agli altri solo se è felice di se stesso. E se realizza i propri sogni. Già, ma quali sogni? L’illuminazione la ebbi una sera, in un pub inglese che frequentavo tutti i giorni. Salii le scale del locale. Al piano superiore un imitatore faceva ridere il pubblico con il suo spettacolo. Risi anche io, poi alla fine dello show, tornai a casa. Mi affacciai alla finestra e pensai: ‘quando torno in Italia mi iscrivo ad una scuola di recitazione”. A Padova. Perché nel frattempo, seguendo il primo  grande amore della sua vita, Giorgio si era trasferito nella città veneta. “ Solo che dovevo  pur mangiare e mio padre non poteva aiutarmi. Cosi misi insieme diversi lavoretti precari, che mi consentivano però  di arrivare abbastanza bene alla fine del mese: pony express, commesso in un negozio di calzature. E, per arrotondare, vendevo anche  corsi di inglese a studenti e lavoratori. A casa arrivavo cotto dalla stanchezza.  Ma la sera uscivo ugualmente  e andavo a recitare con la mia compagnia teatrale”.Chiamata Teatro Sghembo”. Nome omen. Una compagnia rabberciata in cui Giorgio faceva di tutto . Ride mentre lo racconta. “ Montavamo e smontavamo le scene. E se c’era bisogno, ci trasformavamo anche in falegnami. Non avevamo nemmeno il tempo di provare la parte e spesso, durante lo spettacolo, ci dimenticavamo anche le battute”. Una gavetta lunga e a suo dire utilissima. Fino al giorno in cui , seguendo i consigli degli amici e dell’agenzia per attori  alla quale si era affidato, Marchesi decise di trasferirsi a Roma, dieci  anni fa. “ E da quel giorno la mia vita è cambiata. Completamente. Pensi, i primi tempi mi stupivo che mi venissero addirittura a prendere con l’auto della produzione, per portarmi sul set. Io infatti  ero abituato a muovermi per Padova con lo scooter”.

In realtà anche nella Capitale, anche con il successo, da un punto di vista pratico, la vita di Giorgio non è cambiata moltissimo : “ E’ vero, sorride lui, quando non lavoro, continuo a muovermi con lo scooter o in metropolitana. ‘E la riconoscono?’, domando. ‘Dopo aver interpretato Marco Levi in Un medico in famiglia si. E io, che vivo la popolarità con un certo imbarazzo, cerco di camuffarmi il più possibile’. Ma a chi ha seguito attentamente la fiction di Rai uno, la fisionomia di un volto noto non sfugge. E cosi  Giorgio, non più tardi di qualche mese fa , è stato inseguito da un’intera scolaresca di Bari, che voleva farsi fotografare insieme e gli chiedeva insistentemente l’autografo. “Ho cercato di sfuggire a quel bagno di popolarità, spiega con un  sorriso Marchesi. Sa, non ci sono ancora abituato . Cosi quel giorno, prima di essere garbatamente braccato dagli studenti, percorsi tutti i vagoni cercando di sfuggire. Mi arresi all’ultimo convoglio, quando il treno era finito”.

Dovrà abituarsi alla celebrità molto in fretta, Giorgio Marchesi, l’astro nascente del cinema e della fiction italiana. Quotazioni in crescita,le sue, visto che ormai gli affidano ruoli di prestigio, come nel capolavoro di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage oppure di grande presa sul  pubblico come in Una grande famiglia, di cui è prevista molto probabilmente una seconda serie. E come se non bastasse, tra pochi giorni Marchesi tornerà sul set dei nuovi episodi di un Medico in famiglia. “Si: dovrà abituarsi presto a convivere con la popolarità”, gli spiego. “ Non mi ci abituerò mai”, scuote la testa Giorgio. Poi fa una pausa. Accarezza un pensiero.’ Mi sa che finirò per dare retta alla   richiesta di Giacomo. Qualche giorno fa mi ha detto:  “ E se ci trasferissimo tutti e tre a Berlino, papà, che ne pensi?”.

Ma  sono convinto che dopo tanta gavetta, il primo a non credere ad una fuga dal successo, in fondo,  sia proprio lui.

20 aprile 2012

Giorgio Marchesi

DA WIKIPEDIA

Nasce a Bergamo il 23 febbraio 1974, nel quartiere Carnovali e frequenta il liceo scientifico “Mascheroni”. Passa alcuni anni confusionali dove alterna l’Università a varie esperienze lavorative, trovando sempre tempo per il gruppo rock da lui fondato: i Taverna Marchesi, nel quale suona la chitarra.

Attore di teatro, cinema e televisione, dopo il soggiorno a Londra, si forma professionalmente seguendo il corso Professione Attore, presso il Bel Teatro di Padova, diretto da Roberto Innocente. Mentre comincia a recitare come attore teatrale con quella compagnia, frequenta il corso Palcoscenico presso il Teatro Verdi di Padova, diretto da Alberto Terrani.

Tornato a Bergamo fonda il Teatro Sghembo col quale produce tre spettacoli. Inoltre partecipa a diverse campagne pubblicitarie e continua la sua formazione con vari seminari presso la Scuola Europea Per l’Arte dell’Attore a San Miniato.

Dal 2003 si trasferisce a Roma dove si divide tra teatro e produzioni televisive e cinematografiche, partecipando a vari stages con insegnanti come Giancarlo Sepe, Valerio Binasco, Geraldine Baron e Ran Arthur Braun.

Tra i suoi lavori per il piccolo e grande schermo, ricordiamo: Un posto tranquillo 2 (2005), miniserie tv con Lino Banfi, i film Mission: Impossible III (2006) , Los Borgia (2006) ,le serie La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa (2007) e Il bene e il male (2009).

Nel 2011 entra a far parte della fiction di Rai 1 Un medico in famiglia partendo dalla settima stagione e recitando anche nell’ottava.

Nel 2011 partecipa anche a tre film per il grande schermo, tutti candidati ai David Di Donatello in varie categorie: “ACAB” di Stefano Sollima, “Magnifica presenza” di Ferzan Ozpetek e “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, che lo chiamerà anche a teatro per lo spettacolo-evento “The coast of Utopia” di Tom Stoppard.

Nel 2012 è uno dei protagonisti della fiction di Rai 1 Una grande famiglia, ed è in produzione la seconda stagione. Al termine dello stesso anno gira un’altra fiction RAi intitolata “Un marito di troppo“.

Compare nel videoclip della canzone Io posso dire la mia sugli uomini di Fiorella Mannoia (2008). Nel 2012 debutta come conduttore televisivo nel programma La guerra dei sessi in onda sul canale DeA Sapere HD.

Vita privata

La sua compagna è l’attrice Simonetta Solder, dalla quale ha avuto i figli Giacomo e Pietro Leone.

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