Irma Loredana Galgano

DI IRMA LOREDANA GALGANO

Fanno rabbrividire i risultati dell’inchiesta condotta dalla reporter della BBC Chloe Hadjimatheou sui centri per disabili in Grecia.

Fra tutti il centro di Lechaina, una struttura statale nel Sud della Grecia che ospita circa 60 persone, molte delle quali, soprattutto bambini, vivono chiusi in delle vere e proprie gabbie. Il personale ha dichiarato di voler migliorare le loro condizioni di vita ma di essere a corto di fondi.

Quanti ‘fondi’ sono necessari per garantire a tutti un’esistenza dignitosa?

La situazione all’interno del centro ha cominciato a ‘fare notizia’ a partire da cinque anni fa, allorquando un gruppo di laureati europei vi ha prestato servizio a titolo gratuito per alcuni mesi.

«Al mio primo giorno lì dentro sono rimasta totalmente scioccata. Non avrei mai immaginato che ci potesse essere una condizione simile in un Paese europeo moderno, ma ero anche più sorpresa del fatto che il personale si comportava come se tutto questo fosse normale» ha raccontato una volontaria portoghese laureata in psicologia.

Nel 2010 il documento con tutte le testimonianze dirette, stilato dai volontari, arriva all’attenzione del difensore civico greco, il Greek ombudsman for the rights of the child il quale, dopo aver visitato il centro, pubblica un Rapporto Denuncia: «le condizioni disumane, la mancanza di cure e supporto, l’uso di sedativi, la presenza di bambini legati ai letti, l’uso di gabbie di legno usate come giacigli per i giovani con disabilità cognitive, una sorveglianza continua… pratiche tutte che costituiscono una violazione dei diritti umani».

Emergono anche notizie relative a diversi casi di morti sospette, per soffocamento, dovute a carenze nella supervisione. L’autopsia condotta nel 2007 su un ragazzo 16enne rivelò che il suo stomaco era pieno di pezzi di stoffa, fili e bendaggi.

L’inchiesta condotta dal difensore civico ha portato in sostanza a due cambiamenti all’interno del centro: le sbarre di legno sono state tinteggiate a colori e il salotto è stato trasformato in sala giochi.

Gli operatori del centro sostengono che la costruzione delle gabbie è servita a migliorare la qualità dell’esistenza dei giovani pazienti, molti dei quali affetti da manie autolesioniste o litigiosi e aggressivi, altrimenti costretti a restare legati mani e piedi al letto. Il personale inoltre è molto scarso e le celle consentono una maggiore possibilità di controllo anche da parte di un solo infermiere per piano. Il direttore del centro, Gina Tsoukala, confessa di non essere stata pagata per oltre un anno ma di non avere il coraggio di mollare tutto perché si sente in dovere di rimanere con i pazienti e di combattere per la loro causa.

«Più di due terzi di questi bambini sono stati abbandonati dalle loro famiglie. E noi non abbiamo le risorse per spingerci oltre e offrire qualcosa in più».

La motivazione addotta dal direttore del centro è verosimilmente la medesima con cui le famiglie tendono a giustificare il loro ‘abbandono’: la mancanza di fondi.

A Ottobre l’EΣTAT, l’Istituto di Statistica Ufficiale Greco, ha presentato il Rapporto 2013 sulla povertà basato su dati del 2012, ovvero sugli sviluppi della ‘cura’ da parte del Governo, della Troika e del Fondo Monetario Internazionale a solo un anno dall’inizio.

Il 23,1% della popolazione greca, più di 2.5 milioni di persone, vive in condizioni di povertà mentre ammontano a quasi 4 milioni le persone «a rischio povertà o esclusione sociale». Quindi in un Paese di circa 11 milioni di abitanti più della metà vive in condizioni di disagio, spesso estremo. «892.763 famiglie si trovano sull’orlo della povertà assoluta, si registra inoltre un’impennata della povertà infantile. Quattro famiglie su dieci non sono in grado di pagare il mutuo della casa, una su tre non può riscaldarsi».

I dati del 2013 saranno disponibili nel Rapporto 2014 ma, considerando che il tasso di disoccupazione è in costante aumento, è legittimo presumere che la situazione, rispetto al 2012, sia ulteriormente peggiorata.

In Grecia il Governo ‘attribuisce’ a ogni persona che possiede un’abitazione un ‘reddito fittizio’ ovvero inesistente e virtuale che viene calcolato col metodo della ‘presunzione di reddito’, sulla cui base però viene calcolato l’importo di tasse ‘reale’ da pagare che, sommato all’anticipo richiesto sulle tasse dell’anno successivo, costituisce l’ammontare a carico del cittadino. Con questo meccanismo diciamolo pure un po’ perverso molte persone sono state costrette a chiudere la propria attività, trovandosi allo stesso tempo disoccupate, indebitate e prive di assistenza sanitaria.

Alla luce di questi dati diventa più chiaro il quadro all’interno del quale inserire la situazione dei ragazzi disabili del centro di Lechaina anche se non fa meno male o rabbia anche in virtù dei dati resi pubblici dalla Wealth-X-Agency relativi allo studio condotto con l’assistenza dell’Istituto bancario elvetico UBS.

«Nel mondo ci sono 11 miliardari di nazionalità greca, due in più rispetto al 2013, e il valore delle loro proprietà raggiunge i 14 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 12.4 miliardi del 2013».

Come sempre in questi casi il problema vero non risiede nella carenza di risorse o di fondi ma nell’erronea e faziosa redistribuzione degli stessi. I ragazzi disabili di Lechaina vivono reclusi in quel centro che amplifica le loro problematiche, abbandonati a sé stessi dagli operatori che non hanno i mezzi, dal Governo che non ha i fondi e dalle famiglie che non hanno la possibilità… è un truce circolo vizioso, storia vecchia di un mondo, il nostro, nel quale chi poco ha deve cominciare ad abituarsi a fare a meno anche di quello perché presto o tardi servirà per ingrassare le tasche di quelli ai quali i sacrifici non si possono proprio chiedere: gli intoccabili.

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