Irma Loredana Galgano

DI IRMA LOREDANA GALGANO

Patrizia, 52 anni, 25 anni di servizio, un tumore al seno e una lettera di licenziamento.

La Basell Poliolefine Italia di Brindisi da due anni ha iniziato un processo di riorganizzazione interno al fine probabilmente di ottimizzare lavoro e guadagno. Ciò che va ristrutturato, cambiato o eliminato va fatto e poco importa se l’esubero in questione ha una tragica storia sulle spalle, sono le dure leggi del mercato… ecco, detto questo noi tutti appartenenti al civilizzato e sviluppato mondo occidentale quanto ci sentiamo vermi?

Più forte è questa sensazione maggiore è la consapevolezza di aver conservato in ognuno di noi quell’indispensabile senso di dignità e di rivalsa che deve portarci a urlare talmente forte da ribaltare una volta per tutte le leggi di questa economia che tutela solo profitto e profittatori.

L’addetta stampa della società afferma: «Quel provvedimento rientra nella ristrutturazione, avviata due anni fa a livello europeo, dell’area Finance. Nello stabilimento pugliese ha visto il coinvolgimento di una posizione. È l’intero dipartimento amministrativo-finanziario a essere riorganizzato, non il sito brindisino. La signora non sarà sostituita da altri. Proprio perché agiamo nel rispetto delle persone, la nostra politica, in riordini di questo tipo, è non entrare nel dettaglio delle singole storie dei dipendenti».

Salvatore Viva della Filctem Cgil Brindisi dice: «Basell in Italia è l’azienda che è arrivata alla chiusura completa a Terni, lasciando per strada tantissimi lavoratori, che già ha lasciato strascichi a Milano e Ferrara e adesso toglie la maschera anche a Brindisi».

Patrizia, in un’intervista per «Repubblica», confessa: «Perdere il lavoro per me significa perdere la principale ragione di vita e non ho più voglia di fare alcun controllo oncologico. L’unica cosa che sono riuscita a realizzare nella mia vita è la conquista di questo posto e l’acquisto di una casa. Ma oggi ho ancora un mutuo da pagare e non ho più un lavoro».

Il saggista Maurizio Pallante nel suo libro Monasteri del terzo millennio parla delle degenerazioni del mondo moderno, dell’economia capitalista e degli sprechi del consumismo, in particolare riguardo al lavoro sostiene:  «Il ‘tempo’ è stato uno dei principali valori schiacciati e rubati alle persone che hanno finito coll’identificare la propria vita con il proprio lavoro e la rimanente parte di ‘tempo libero’ come un vuoto da riempire con attività ‘passatempo’. Conseguenza di ciò è stata la perdita di spiritualità, intesa non solo come valore religioso ma anche come passione di coltivare il proprio io, le relazioni interpersonali e soprattutto come contemplazione di ciò che ci circonda».

Se ascoltare le parole del portavoce della società e dei sindacalisti fa rabbia, leggere quelle della diretta interessata mette una grande tristezza. Pensare di vivere in una società dove l’attività lavorativa viene identificata con la propria stessa vita o comunque come un aspetto fondamentale e determinante della stessa è un qualcosa che fa male anche solo pensarlo. Come è potuto accadere che gli affetti, le relazioni interpersonali, l’amicizia, i sogni, gli hobby, i desideri… la vita stessa sia finita col diventare l’equivalente di un’arida mansione volta al guadagno?

Tra l’altro coloro che tanto si indignano per l’ingiusto trattamento subito da Patrizia sono gli stessi che hanno contribuito, e non poco, alla determinazione della situazione. Perché nessuno si è indignato nel momento in cui una società straniera ha deciso di impiantare svariati poli industriali chimici sul nostro territorio rubando terreni all’agricoltura, al turismo e all’allevamento? Perché nessuno si è indignato nel momento in cui si è cominciato a realizzare che l’attività di dette industrie provocano inquinamento di terra, aria e acqua? Perché nessuno si è indignato nel momento in cui è stata stilata dal Ministero della Salute la lista dei 44 siti più inquinati d’Italia e vi figura anche Brindisi?

«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, centrali elettriche, area portuale, discariche. In entrambi i generi si osserva un eccesso per il tumore della pleura. È presente un eccesso di mortalità per le malformazioni congenite».

Come può uno Stato, un Governo, un Sindacato continuare a ribadire la centralità del lavoro nella vita dei cittadini quando questo ha significato e ancora rappresenta inquinamento, malattia e annientamento della personalità?

Il lavoro non è fondamentale per la persona, per la sua dignità o per la sua sopravvivenza. Ci inducono a crederlo perché il lavoro è ‘fondamentale’ per creare beni e servizi che per la maggiore serviranno ad arricchire i titolari delle società e per la restante formeranno il salario che verrà impiegato nell’acquisto di altri beni e servizi che a loro volta andranno a ingrassare alla fin fine sempre gli stessi.  È un circolo vizioso che sembra destinato ad allargarsi all’infinito per garantire la ‘crescita’ indispensabile per il raggiungimento di quel tanto sospirato ‘benessere collettivo’ di cui ci parlano. È talmente evidente che non è così…

Serge Latouche afferma che «anche un bambino di cinque anni capirebbe immediatamente che una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito. […] Viviamo in un mondo dove milioni di lavoratori lavorano sempre di più, troppo, impazziscono, si stressano, si suicidano, e altri milioni di persone che invece non lavorano affatto. Lavorare meno è una delle misure per risolvere la disoccupazione, ma non è l’unica. Altre sono la rilocalizzazione e la riconversione ecologica. […] La parola è: ‘protezionismo’. Dobbiamo essere protezionisti in modo intelligente: un protezionismo sociale per permettere a tutti di lavorare, un protezionismo ecologico, per salvare il pianeta, un protezionismo anche fiscale. Mettere la concorrenza, il libero scambio, è una forma di protezionismo ma è il protezionismo più feroce dei predatori. Dobbiamo proteggere i deboli, il popolo! Non i predatori, non gli speculatori, non i finanzieri, non le banche, ma il popolo!»

Se lo Stato, il Governo e i Sindacati in Italia avessero adottato negli ultimi cinquant’anni una politica basata su questi principi non sarebbe mai potuto accadere che società nazionali o straniere in nome del profitto ‘violentassero’ il territorio, ‘sfruttassero’ i lavoratori, ‘impoverissero’ le risorse e potessero giustificare il tutto con le ‘politiche aziendali’ e le ‘leggi di mercato’.

Inquinamento luminoso in Italia

 

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