DI CLAUDIO SABELLI FIORETTI

Marco Travaglio non era un giornalista molto famoso. Era giovane, molto bravo, puntuale nelle sue inchieste. Era di destra, lavorava al Giornale di Montanelli e ogni tanto scriveva qualche libro di successo come lo Stupidario del calcio (raccolta di sciocchezze dette dai giocatori e dai giornalisti sportivi) che vendette 50 mila copie o il Manuale del perfetto impunito (raccolta di dichiarazioni di inquisiti di Mani pulite) che arrivò a 25 mila copie.

I suoi articoli e le sue inchieste gli causavano frequenti querele da parte degli amici e dei parenti di Berlusconi. Cesare Previti, per esempio, otteneva una condanna a pagare un’ottantina di milioni (oggi tutti i mesi dallo stipendio di Travaglio, tre milioni al mese, viene effettuata una trattenuta di 600 mila lire che finisce sul conto corrente miliardario dell’avvocato preferito di Berlusconi). Poi Marco Travaglio, insieme a Elio Veltri, ha scritto “L’odore dei soldi” raccogliendo alcuni documenti, giudiziari e non, sulle fortune dell’attuale presidente del consiglio. È andato a parlarne in televisione da Luttazzi ed è successo il finimondo. In pochi mesi ha venduto 350 mila copie, tiratura molto rara in Italia. Qualche settimana fa è uscito un secondo libro, “La repubblica delle banane”, scritto insieme a Peter Gomez. Ed è di nuovo nella classifica dei libri più venduti. Ripeterà il successo del precedente? “Lo escluderei”, spiega Marco Travaglio che oggi pomeriggio parlerà della sua avventura alle 17,30 al Centro Congressi di Lavarone. “Il nuovo libro parla dei casi di corruzione che hanno interessato sia la destra che la sinistra. È matematicamente impossibile finire in televisione di nuovo”.

Travaglio, com’è cambiata la tua vita dopo queste 350 mila copie?

Ho dovuto smettere di lavorare per un mese. Ho fatto 50 presentazioni. Anche tre al giorno. Una al mattino, una al pomeriggio e una alla sera. In tutta Italia. Le uniche regioni dove non ci hanno invitati sono la Sardegna e il Friuli.

Hai avuto minacce?

Per fortuna no, a parte le solite lettere anonime di insulti. L’unica minaccia sono le otto cause che mi hanno fatto Berlusconi e i suoi amici. Un totale di una sessantina di miliardi di danni richiesti.

Altri cambiamenti?

Mi riconoscono per strada. Mi fa piacere. Ma siccome sono timido diventa anche imbarazzante.

Paura?

No. Forse dovrei fare bene ad averne. Ma finora ha prevalso l’incoscienza e non ho preso nessuna precauzione nemmeno quando la Digos mi ha chiamato per chiedermi se avevo dei segnali di pericolo.

È la prima causa che ti fa Berlusconi?

Lui direttamnente sì. Me ne hanno fatte suo fratello, Dell’Utri, Previti, i suoi cari. Stavolta me l’ha fatta lui personalmente chiedendomi 20 miliardi.

Di chi è il merito di questo successo?

Di Luttazzi che è stato coraggioso.

Gli hai fatto un regalo?

Un grande mazzo di fiori. Sul bigliettino ho scritto: “All’ex conduttore di una trasmissione televisiva”. Facile profezia. Lui è l’unica vera vittima di questa storia.

Tu credevi in un successo simile?

Mai. Pensavo a 10-15 mila copie.

Contestazioni che non ti saresti aspettato?

Quelle dei dalemiani. Ma non mi hanno sorpreso più di tanto, perché conosco il loro modo di pensare. Sono comunisti: quando il capo ha deciso per cinque anni che Berlusconi andava bene, anche loro si sono convinti che Berlusconi andava bene.

Tu politicamente che cosa sei?

Non lo so. Ho lavorato otto anni con Montanelli e credevo di essere di destra nel senso che la destra era Montanelli. Quando ho visto la destra all’opera ho deciso che non potevo essere di destra. Di sinistra non lo ero prima e non posso esserlo adesso visto che la sinistra ha spianato la strada a Berlusconi. Non sono più niente. In un paese normale voterei per i conservatori. Ma la destra di Montanelli era già minoritaria prima. Senza di lui è praticamente in estinzione.

Alle ultime elezioni?

Ho votato contro Berlusconi. Per l’Ulivo e per Di Pietro.

Quale destra ti piacerebbe?

Non mi dispiacerebbe Chirac, per certi versi un po’ di Tatcher, ma non tutta, un pezzo di Reagan. Di Kohl mi è piaciuta la dignità che ha messo quando è stato coinvolto nello scandalo. Mi piacerebbe una destra all’Einaudi.

In Italia c’è qualcuno che potrebbe incarnare questa destra?

Oggi no.

Alla stessa domanda Federico Orlando mi ha risposto Scalfari?

Destra? Scalfari? No, no. Scalfari è una signora sinistra. Si offenderebbe se qualcuno lo definisse di destra, anche buona.

Come sono stati accolti i tuoi libri dalla stampa?

Entrambi i libri non sono stati praticamente recensiti. “L’odore dei soldi” è stato recensito dagli unici due giornali che non potevano non farlo perché sono amici miei, la Repubblica che mi da uno stipendio e l’Espresso al quale collaboro. E nessun altro. Poi il Manifesto. Stessa cosa per “La repubblica delle Banane”. Più il Foglio.

Nemmeno l’”Unità”?

Tantomeno l’Unità. Tutti hanno parlato del casino di Satiricon ma che cosa ci fosse scritto nel mio libro non lo sapeva nessuno. E hanno fatto di tutto per evitare che lo si sapesse. C’è gente che l’ha letto e si è sorpresa che non fosse un invettiva contro Berlusconi, bensì una raccolta di documenti.

Il tuo secondo libro dimostra che la corruzione non ha colore.

Quando la gente legge il mio secondo libro dice: ma allora lei non è comunista, allora non è vero che hanno processato solo quelli di destra.

Tu dici anche un’altra cosa. Si viene assolti per moltissimi motivi. Leggete le sentenze.

Andreotti è un caso di scuola. Uno che viene massacrato dai giudici che lo hanno assolto. Quindi dai giudici che lui ha ritenuto buoni e corretti. Che però hanno scritto nella sentenza che lui frequentava i delinquenti, che andava a trovare Sindona latitante, che hai mentito 32 volte agli inquirenti. Che possa andare in giro con la faccia dell’innocente uno di cui nelle sentenze si scrivono cose del genere è veramente impressionante.

Tutte le corruzioni hanno lo stesso valore?

Rubare per il partito è diverso che rubare per se stessi.

Cioè?

Trovo più grave rubare per il partito. Se uno ruba per se stesso non altera il mercato politico. Se uno ruba per il partito contribuisce al fatto che il partito si avvantaggi indebitamente rispetto agli altri.

La destra che dovrebbe essere legge e ordine come mai ce l’ha tanto con i giudici?

La destra scopre legge e ordine solo quando si tratta di manganellare manifestanti pacifici. Per il resto preferisce illegalità e disordine. Lo diceva Montanelli: la destra non sa fare altro che cadere nel manganello ogni volta che da élite diventa fenomeno di massa.

Le persone oneste esistono in politica?

Esistono. Ma non contano assolutamente nulla.

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