Cristiana Panebianco

DI CRISTIANA PANEBIANCO

C’è un terrificante filo rosso tra ciò che ci hanno messo sottoterra e quella persona lì, proprio quella che, adesso, sta uscendo da quel reparto oncologico: il pallore è di quelli mai visti, la magrezza è una pugnalata al cuore, lo sguardo e’ non dimenticabile mentre qualcuno piange, qualcuno prova a ridere e qualcun altro mette degli occhiali da sole ma la disperazione non si riesce a nascondere. Sono i nuovi campi di concentramento, il nostro moderno Olocausto.

Lo si sussurrava da anni ora e si è cominciato a dirlo, finalmente e a chiare lettere: la Calabria (e non solo) è un’altra terra dei fuochi, rifiuti tossici sepolti ovunque nel business incontrollato e malavitoso, perno fondamentale della economia ‘ndranghetista calabrese e non solo calabrese. Doloroso notare che anche in questo la terra di Calabria arriva per ultima alle attenzioni della cronaca ma non a quelle dei magistrati seppur pochi nelle procure di Locri, Vibo, Palmi e tutte le altre.

La denuncia, politica, parte dal Movimento Cinque Stelle con Dalila Nesci e Paolo Parentela in un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno, dell’Ambiente e della Salute per chiedere loro “quali azioni intendano adottare per la tutela della salute pubblica, dell’ambiente e del territorio.” Ne aveva già parlato il pentito Schiavone – deceduto pochi giorni fa per un presunto infarto – dell’interramento dei rifiuti tossici in Calabria indicando diverse località del vibonese e dell’Aspromonte:Gambarie (Reggio Calabria), Canolo (Reggio Calabria), Locri (Reggio Calabria), Montebello Jonico (Reggio Calabria) Motta San Giovanni (Reggio Calabria) Serra San Bruno (Vibo Valentia), Stilo (Reggio Calabria), Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) Fabrizia (Vibo Valentia) e in ultimo ma non per “scarsa importanza di classifica” la piana di Gioia Tauro che sta letteralmente morendo di tumore.

Una classe politica, quella calabrese, che – a prescindere – dal colore è rimasta sempre in silenzio difronte allo scempio della criminalità e al suo strapotere. Una terra che fa piangere, oggi, la Calabria vinta dal sistema contro cui la magistratura locale lotta, comunque, strenuamente: gli ospedali fanno piangere, quelli un po’ più efficienti e quelli che efficienti lo sono meno e qui non sono l’eccezione. Stracolmi i reparti di oncologia, Crotone, ad esempio, dove il gruppo locale M5S ha chiesto l’accesso agli atti al Comune sulla questione interramento rifiuti, conta una media di almeno 40 accessi al giorno mentre si registrano pur in assenza del “Registro dei tumori” aumenti vertiginosi di patologie oncologiche anche molto gravi come il carcinoma gastrico e pancreatico e in soggetti giovani.

Numeri che stravolgono le statistiche, che smuovono le teste di scienziati e ricercatori, chirurghi increduli difronte alle Tac e noi ancor di più perché ci avevano detto che per avere un tumore era necessario avere una certa età e poi la cosiddetta familiarità che, tuttavia e spesso non significa condanna ma solo predisposizione e aver fumato tonnellate di sigarette e ancora aver bevuto spaventosamente tutta la vita ignorando di fare la prevenzione. E giù i medici a dirci tutto quello che dovevamo e non dovevamo fare, con gli opuscoletti delle varie associazioni no profit e non. Nessuno però ci aveva avvertiti o aveva considerato che farci ammalare e probabilmente morire è alla portata di mano dell’uomo.

Temo che qui la prevenzione faccia ben poco e pure la buona sanità. Sarebbe, anzi, e’ più facile sconfiggere un DNA impazzito e quindi una cellula che si ammala piuttosto che fermare quella mano e la beffa è che siamo arrivati persino al Genoma. Ma non serve. Quante fabbriche, quante industrie, quante strutture anche solo ricettive “scaricano” interrando scorie nottetempo? Su quante di quelle aree sorgono scuole, case, ospedali, asili e persino parco giochi? Voglio ricordare che Crotone sconta, anche, l’inquinamento spaventoso regalatogli dalle ex fabbriche fautrici del boom economico generoso di tutti gli anni Ottanta e chiuse, ormai, da anni ma che fanno ancora bella mostra di sé nell’area industriale, abbandonata e piena di scorie tossiche di ogni genere che si sono poi, inspiegabilmente, “diffuse” in tutta la città perché non sembravano, forse, sufficienti quelle montagnette esposte a cielo aperto.

Una sorta di Auschwitz locale per capirci. Disastro ambientale in Calabria? Direi che si possa parlare omicidio colposo e anche volontario: forse si dovrebbe riformare il codice di procedura penale per non rischiare un epilogo analogo a quello del processo “Eternit,” prescritto in partenza e punire questi assassini occulti. E’ una reazione malefica a catena quella che si consuma incessantemente: inquinamento, malattie, (mala) –sanità tra clientelismo, commistioni politico – mafiose in tutti i settori, i vantaggi enormi che le lobby farmaceutiche ricavano da ogni malato per riempirlo di quei farmaci che gli infermieri maneggiano con guanti e mascherine perchè bruciano la pelle e gli occhi e le quotidiane diagnosi di tumore con le ovvie difficoltà di cura, difficoltà di prevenzione e, a valle, la difficoltà di “consapevolezza,” che è la prima vera arma per fare una rivoluzione contro questo atroce sterminio di massa lento e continuo. Una bomba che non fa rumore.

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