Cristina Giuffrida

DI CRISTINA GIUFFRIDA

In buona sostanza; Lupi si dimette perché coinvolto in una storia di tangenti (normale per l’Italia); gli inquirenti trovano, in una valigia del funzionario che Ercole Incalza imponeva come direttore dei lavori ai contractor, una lettera scritta su carta intestata del ministro Lupi per sollecitare Palazzo Chigi a chiedere al Cipe lo sblocco di 9 miliardi.
Ma a chi era indirizzata questa lettera?
Al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti.
E chi è Luca Lotti?
E’ il “capo” della fazione giglio magico, è il braccio destro (ed anche sinistro) di Renzi, è il “copia incolla” di Renzi e lo dimostra in una delle rare interviste, nel 2012, al compianto giornale L’Unità, quando invita Enrico Letta a non preoccuparsi troppo di Renzi, leader del Pd. «Al posto di Letta, con Renzi segretario, lei si sentirebbe a rischio?», era la domanda. Risposta di Lotti: «Assolutamente no. Anzi sarei contento perché avrei un Pd più forte che mi sostiene e che mi sollecita».
Insomma non era ancora un ‪#‎enricostaisereno‬ ma poco ci mancava.
Quindi la lettera indirizzata a Lotti, crea sospetti.
Ma ci pensa Renzi a dissipare tutti i dubbi ed è categorico: “Non caccio dal governo gli indagati”.
Infatti non ha cacciato Lupi dal governo, a parte il fatto che Lupi non è ancora indagato, se n’è semplicemente lavato le mani dicendo poi che il ministro aveva preso la “giusta decisione”.

Contestualmente, accade che papà Renzi, non Berlusconi ma Tiziano, corre il rischio di essere  prosciolto da ogni accusa che lo vide accusato ed indagato di “bancarotta fraudolenta”.
Intanto, per non saper leggere né scrivere, la procura di Genova ha chiuso le indagini, adesso sta al Gip decidere se archiviare o meno il caso.
Il caso vuole che per gli inquirenti, Renzi padre, negli anni in cui era amministratore, avrebbe gestito correttamente la società madre e non avrebbe contribuito al fallimento.
Resta il fatto bislacco o paranormale che, nonostante tutto, rimangono però le accuse “certe e fondate” sui due amministratori subentrati nella gestione societaria nel 2010 (quindi 3 anni prima della scaltra operazione di passaggio dei beni tra la Chil Post S.r.l e la Eventi6, azienda di proprietà della mamma di Matteo Renzi).
Sui due amministratori, Antonello Gabelli e Mariano Massone, rimangono in piedi le accuse; papà Tiziano invece sembra pulito.

Per chiudere in bellezza, ci voleva la reazione di Renzi alle parole dell’ex premier D’Alema, ormai stufo di far parte di un partito “personalistico ed arrogante che accumula potere”.
E se lo dice D’Alema, visti i trascorsi un po altalenanti, non ho davvero più alcun dubbio sulla “mission” di questo PD.
La reazione di Renzi è infantile; qualcuno tenta di togliergli il giochino dalle mani e lui batte i piedini e strepita: “No, no, no, ormai è mio me lo sono preso e tu non me lo tocchi e se insisti chiamo papà a proteggermi”.
D’Alema, “vecchio” volpone della scuola PCI, sente aria di sinistra con Landini che avanza.
E se Landini avanza, come si prevede che faccia, il Pd può dire addio all’elettorato di sinistra; potrà prendersi i voti della destra capitalista che è comunque in netta minoranza rispetto al proletariato italiano, che Renzi sta massacrando.
Insomma, quando la legalità parte dai bassifondi come accade nei palazzi del potere, all’Italia per bene che urla no alla mafia, che si spacca la schiena, che riempie le mani di calli, che non arriva alla seconda settimana del mese, che vive la terza età con il terrore di non poter pagare la bolletta della luce, non resta che riflettere prima di entrare nell’urna elettorale…la prossima volta!

Il sottosegretario Luca Lotti
Luca Lotti

 

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