DI GIANFRANCO ISETTA

Propongo questo splendido testo di un poeta ROM, forse una poesia non basterà da sola a ricostruire un senso di unità solidale che superi ogni difficoltà ma certamente può aiutare a riflettere, almeno chi non ha perso il desiderio o la forza di pensare. La cultura di un altro popolo non è un sovrappiù, magari fastidioso perché confligge con le nostre abitudini consolidate ma può essere ricchezza  perchè anche parte della nostra storia civile e umana e questa poesia può aiutarci meglio a capirlo.
Nacqui nel Nord, in pianura,
un giorno di nebbia
e da allora pianura
di nebbia e nebbia sono state catene.
Rare le evasioni
sempre breve l’estate
e troppo spesso
in fondo alla strada un muro.
Perciò amo il mare
questo infinito giocattolo vivo
nel quale ritrovo i giorni piu belli
della mia infanzia e insieme
l’infanzia del mondo
e insieme le lunghe navi fenici e gli eroi
che ritornavano nel sole di ogni mattina
d’estate galoppando su bianchi cavalli
là dove l’onda si ritira e la rena
per un attimo alita strisce di luce.
Così nel mare ritrovo la mia vita piu vera
e che importa se dopo
su al Nord, nella terra d’esilio ove nacqui,
mi attendono ancora
le mie catene.
(Luciano “Hexo” Cari)

 

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