Cristiana Panebianco

DI CRISTIANA PANEBIANCO

Intervista al professore Giampaolo Tortora: come agisce il Nab paclitaxel, la grande vittoria contro il tumore del pancreas. Il punto sulla ricerca.

 

Non era stato compiuto alcun progresso davvero significativo nella lotta al tumore del pancreas negli ultimi dieci anni: oggi, finalmente, i malati, i medici, i biologi e i ricercatori di tutto il mondo hanno un’ama più in questa battaglia dove il buio è fitto ma uno squarcio di luce è arrivato, è il primo e ne seguiranno altri. La luce si chiama Nab – paclitaxel e ne parliamo con il professore oncologo medico del Policlinico “Borgoroma” di Verona, centro di ricerca, da sempre in prima linea, contro il tumore del pancreas, Giampaolo Tortora. “Dobbiamo immaginare il tumore del pancreas come una cicatrice al centro di questo organo difficile, ostile all’esplorazione, ingannevole per la sua conformazione. Una sorta di cicatrice circondata da tessuto fibrotico cioè da un eccesso di tessuto, difficile da essere raggiunto, profondamente, dai farmaci per la strozzatura dei vasi e del tessuto che quella stessa fibrosi provoca. Non dobbiamo dimenticare che un farmaco, per essere realmente, efficace deve passare e arrivare al bersaglio invadendolo completamente, superando la prima barriera ovvero quella che parte dal vaso e finisce al tessuto e che, in gergo medico, si definisce appunto “primo passaggio recettoriale” avverte Tortora. Si è approdati alla ingegnerizzazione della terapia per il cancro del pancreas, in estrema sintesi: il Nab – paclitaxel possiede il pregio di ingannare il tumore, di aggirarlo e di colpirlo sfruttando le proprietà fisiologiche dell’albumina a cui si lega. “L’albumina – prosegue Tortora – è una sostanza già presente nel nostro corpo, una proteina del plasma prodotta dalle cellule epatiche ed è il principale veicolo che trasporta tutte le altre proteine. Possiede una caratteristica che fa la differenza, nel nostro caso: viene catturata dai tumori in modo assolutamente naturale e, quindi, il Nab- paclitaxel, legandosi all’albumina, arriva direttamente al tumore e lo colpisce.” Un farmaco tollerabile (perché meno tossico) e intelligente per il carcinoma del pancreas, impensabile fino a qualche tempo fa: “esattamente – afferma Tortora – abbiamo notato, nel primo studio condotto sui pazienti, che la combinazione della Gemcitabina – che è sempre stato il farmaco di elezione per il trattamento del tumore del pancreas, nella sua integrazione con il Nab – paclitaxel ha realizzato una efficace compenetrazione del farmaco nel punto in cui è situato il tumore oltre ad espandere la sua efficacia anche nel resto del corpo attraverso la diffusione linfatica e sanguigna, a differenza della sola Gemcitabina che non ha la capacità di forare il muro e di favorire l’espansione dei vasi.” Non tralasciamo anche un altro effetto importante ossia che il Nab paclitaxel, con le stesse modalità e per i medesimi meccanismi, riesce a far passare anche altri eventuali altri chemioterapici con più facilità perché in un certo senso preparano il terreno e spianano la strada. “Questo farmaco riduce la possibilità di morire per questo cancro del 28%: esistono pazienti lungo – sopravviventi anche a distanza di tre anni, risultato quasi mai raggiunto con l’applicazione della sola Gemcitabina ed è una percentuale che è destinata a salire nei casi (pochi) di malattia radicalmente resecata.” Abbiamo parlato di numeri e di statistiche ma è importante anche parlare delle caratteristiche di coloro che possono assumere questo farmaco ovvero i malati a cui è permessa la somministrazione.

Pazienti sui quali non è mai stata fatta precedente chemioterapia, che già presentano una malattia in fase metastatica, che siano in età adulta – è lapidario Tortora – che segnala il divieto per la rimborsabilità posto dall’ AIFA alla somministrazione del farmaco ai soggetti over 75 sulla base di una non comprovata efficacia nel rapporto costi/benefici: “ma ci auguriamo che questo empasse venga superato, il farmaco funziona e ha colto nel segno.” L’AIFA autorizza in Italia l’applicazione del Nab –paclitaxel per il trattamento dei tumori pancreatici sul pancreas, dopo lunga gestazione, il 6 febbraio del 2015 e rimborsato dal SSN ma solo per gli under 75: lo stesso principio attivo veniva già usato da tempo nel trattamento del tumore metastatico della mammella. E’ un tumore resistente, quello del pancreas, capace di sopravvivere in ambiente ostile, che ha una biologia tumorale complessa, delle mutazioni genetiche altrettanto complesse ed eterogenee, è previsto come la quarta causa di morte nel 2030 e secondo solo al tumore polmonare come gravità, rimane l’unico cancro che ancora desta reazioni di immediata tristezza e disperazione in chi apprende di esserne affetto. Non è cosi: si è iniziato a dire basta. La strada è di certo in salita ma la luce è in fondo al tunnel: questo devono sapere tutti coloro che soffrono. Sosteniamo la ricerca per la lotta contro il tumore del pancreas senza dimenticare la fondamentale importanza della prevenzione che in questa particolare patologia deve essere ancora più stringente, personalizzata, predittiva e invasiva cioè si facciano anche esami eco – endoscopici perché servono oltre ai counseling genetici. Il nostro paese e il centro di ricerca di Verona hanno maggiormente contribuito allo studio di ricerca enorme che è stato realizzato a livello internazionale e che ha portato a tale fondamentale risultato

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