Lucio Giordano

DI LUCIO GIORDANO

Un paio di settimane fa l’avevo sentita  al telefono. La voce  era affannata e parlava da un letto d’ospedale. Non pensavo però sarebbe stata la nostra ultima volta. Certo, le capitava da un paio di mesi di non poter parlare più come prima, con quella voce suadente da mezzo soprano. E quel giorno, in effetti, l’affanno era ancora più forte, doloroso.

Lottava cosi da anni, Franca Sebastiani, per quel maledetto male che aveva sconfitto già altre tre volte. Ma stavolta era diverso, era in chemio, lei che non ne voleva sapere. ” A Fra, le dissi,  ho letto su un sito che ti rimangono pochi giorni di vita. Ma che è sta storia?’, le dissi scherzando. ‘E tu gli dai retta, lo sai come sono, come siete fatti voi giornalisti. Sto bene, tranquillo. Certo, con tutti gli impegni che ho, sta bronchite non ci voleva proprio”.

No, non ci voleva. E maledizione, andarsene a soli 66 anni. Troppe cose doveva ancora portare avanti Franca: l’impegno per la Madonna dei debitori, un tour mondiale con i brani di lirica che  spesso mi faceva ascoltare in anteprima,  la presentazione del suo libro sul grande amore della sua vita: Massimo Ranieri.

Già, Massimo: quando  conobbi  Franca, nel 1998, fu proprio per un servizio di Canale 5 sulla figlia ‘segreta’ del cantante. Che segreta non sarebbe più stata dieci anni dopo. Mi piaceva il carattere di questa donna: genuino, semplice, con una grande forza d’animo. Entusiasta. Franca era cosi. E amava Ranieri, il grande amore della sua vita. Inevitabilmente, quando andavo a trovarla a casa, finivamo per parlare di lui. Delle incomprensioni, delle riappacificazioni, della passione segreta che nutriva per il suo Massimo. Sognava ,un giorno, di tornarci insieme. E forse il tempo le avrebbe dato ragione. Franchina ci credeva e, come un’ adolescente alla prima cotta, mi raccontava che qualche volta Massimo chiedeva di lei : e non per sapere come sta un’ amica o la madre di sua figlia. No, probabilmente per riallacciare un rapporto mai del tutto interrotto.  Era orgogliosa di questo. E ci sperava.

Massimo, burbero dal cuore d’oro, magari si sarebbe davvero riavvicinato a Franca, nel secondo tempo di quella storia d’amore finita su tutti i giornali dell’epoca. Chissà. Ma almeno il desiderio più grande, la Sebastiani l’aveva già realizzato: far riconoscere all’attore Cristiana, identica a lui come una goccia d’acqua. Far si che i due si riabbracciassero per sempre.

Franca mi ripeteva di aver avuto un grande merito nel riconoscimento. Non so, non credo, non amo prendermi meriti che non penso di avere. Vi racconto in breve solo come andò. Alle fine del 2006 intervistai per Di più Massimo Ranieri alla vigilia del suo spettacolo di  Rai Uno, Tutte donne tranne me. Ci conosciamo  da una ventina d’anni, Massimo ed io. E il primo incontro non fu dei più felici: eravamo rivali in amore. Contesa impari. Dopo che fu tutto finito, mi capitò di intervistarlo diverse volte, cordialmente, e quella sera del 2006 , in un camerino di Cinecittà, mi trovai di fronte al vero Ranieri : un uomo sereno, gioviale, che aveva finalmente messo in ordine i conti della propria esistenza. Quasi in ordine. Gli mancava l’abbraccio con sua figlia dopo anni di carte bollate, di momenti tesi e meno tesi. Glielo dissi: ” Cristiana ti ha staccato la testa. Insomma: è identica a te. Ci vediamo spesso, so che soffre tantissimo e continuerà a soffrire se tu la rifiuterai ancora. E’ il momento della pace, dell’amore, dei sentimenti, Massimo, dammi retta”. “Hai ragione”, mi rispose dopo averci pensato su qualche istante. “Penso che quel momento arriverà presto”.

Nella prima puntata del programma , Massimo presentò Cristiana in diretta. Io non la vidi, quella puntata. Il giorno dopo mi dissero che nel momento solenne sottolineò di dovere ad un  amico,  la decisione di non nascondere più sua figlia al mondo. Francamente, che avesse citato il mio nome mi interessava poco. A me interessava soprattutto sapere che Cristiana non avrebbe più sofferto, e che Franca sarebbe stata felice. E felice lo era sul serio, Franchina, per quell’ epilogo. Per anni poi abbiamo continuato a sentirci, a vederci, a ricordare quel momento.

Mi rendeva partecipe anche  di questa sua nuova passione, il canto lirico, dei tanti progetti a cui si avvicinava con entusiasmo, mi faceva ascoltare le sue arie e mi chiedeva di suggerirle un titolo per i suoi brani. Quando mi invitava a restare a cena mi preparava un pasto frugale. Non gliel’ho mai detto: ma tra  tante sue qualità, quella di cuoca non era al primo posto. Spero mi perdoni di averglielo confessato solo ora.

Grande Franca, senza mai un attimo di respiro, tra esibizioni canore per beneficienza, le sue due  figlie adorate, i nipoti, e le tante telefonate di persone che la chiamavano per un consulto. Per  chiederle di mettersi in contatto con il suo spirito guida, quel Francesco Anfuso suo primo fidanzatino, morto giovane in un incidente stradale.

Parlavamo spesso di lui, Franca ed io. Lei conosceva il mio scetticismo su tutte le cose  ultraterrene. Una volta cosi, era il 2000 o giu’ di li’, per convincermi mi fece assistere ad una chiamata in presenza di Cristiana.  Al termine della seduta mi fece toccare la sua mano sinistra: fredda come il marmo. Giuro. E non era suggestione. Anche in quel caso il consulto con Francesco portò a previsioni ad ampio respiro sui fatti del mondo. Le confrontai mesi dopo: Franca o Francesco non avevano sbagliato nemmeno il quel caso.

Il mio scetticismo da allora è calato d’intensità, lo ammetto. Direi sensibilmente. E’ in maniera opposta è cresciuta la nostra amicizia, il nostro affetto, il reciproco incoraggiamento: io per i suoi successi musicali all’ultimo giro di pista ( ma non lo sapevamo, Francesco in un consulto di  ventì anni prima le disse che se ne sarebbe andata a 70 anni e non a 66), lei per il mio lavoro. Soprattutto per il grande successo di Alganews, nel quale credeva ciecamente avendo chiesto un parere a Francesco.

Negli ultimi mesi, però, Franchina la sentivo spenta. La donna che visse quattro volte e che per tre volte aveva sconfitto il mostro, avvertiva forse che il mostro stavolta avrebbe sconfitto lei. Così, quando un’amica comune, Paola Zanoni, ieri sera mi ha comunicato che Franca ci aveva lasciati, ero in qualche modo già preparato, perchè le sue condizioni di salute  si erano davvero aggravate negli ultimi giorni. Però, no, sono certo che non mi abituerò mai all’idea di non poterla più chiamare per sentire il suo entusiasmo da bambina. Per conoscere le ultime novità sulla sua grande passione che forse, chissà,  stava tornando da lei, come mi ripeteva con il tono di un’adolescente innamorata. Ciao Franchina. Rose rosse per te, ho comprato stanotte.

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