DI CHIARA FARIGU

Pomeriggio di fuoco quello appena trascorso al Senato dove stamattina la ministra Boschi ha chiesto la fiducia del Ddl-scuola tra le urla, i fischi e gli improperi delle opposizioni.
I senatori di Sel hanno protestato energicamente indossando magliette con la scritta “libertà di insegnamento”, mentre i senatori del M5S, con lumini accesi e una fascia nera in segno di lutto inveivano per la morte della scuola pubblica.

In Senato è successo di tutto.

Un gruppo agguerrito di docenti ha fatto ingresso in Aula ed ha accompagnato con fischi e urla ogni SI pronunciato.

Ha prevalso però la prepotenza sul buonsenso, sulla ragionevolezza, sull’ascolto e sulla discussione parlamentare.

Ha vinto l’arroganza del governo che ha imposto ed ottenuto la fiducia sulla riforma della scuola, che nessuno aveva chiesto e della quale non se ne avvertiva alcuna necessità. L’ha spuntata per una manciata di voti, con un atto di forza, esautorando il Parlamento dalle sue funzioni.

Ha vinto infine il “DOVERISMO” (orribile neologismo coniato da Bersani) dei senatori del PD, recalcitranti evidentemente solo a parole, sulla COERENZA nei fatti e nei confronti dell’elettorato che quella riforma ha osteggiato sin dagli albori.

Abbiamo perso tutti, docenti, studenti, famiglie, organizzazioni sindacali e quella parte della politica che si è opposta con tutti i mezzi possibili perché non si arrivasse alla prova muscolare del più forte.

Ha perso il Paese intero che ora si ritroverà una scuola sempre meno pubblica, sempre meno democratica, sempre meno ispirata ai valori di uguaglianza e delle pari opportunità per tutti.
Hanno perso anche i precari che, nonostante l’assunzione tanto agognata, con l’introduzione degli albi territoriali, resteranno sempre soggetti alla discrezionalità e al buon cuore del preside di turno che potrà decidere se assumerli o licenziarli, se premiarli o declassarli. Per chi non verrà assunto quest’anno rimane la chimera di un nuovo concorso, rinviato, si legge, da ottobre al prossimo dicembre.

A nulla sono valsi questi mesi di proteste, le innumerevoli manifestazioni, lo sciopero del 5 maggio, il blocco degli scrutini, le richieste di ascolto.
Le organizzazioni sindacali, da questa vicenda vengono fuori con le ossa rotte o quanto meno fortemente ridimensionate.
Il ddl approvato ha mantenuto inalterate le numerose deleghe in bianco che il governo avoca a sé, alcune delle quali sono oggetto di trattativa sindacale che ora verranno meno, se non del tutto cancellate, e questo mette ai margini impietosamente il ruolo avuto sino ad ora dalle OO.SS. poiché diventeranno prerogativa del governo.

Il governo con un’arroganza e una sicumera senza precedenti ha tirato dritto infischiandosene altamente dei pezzi che andava rovinosamente perdendo per strada, elettori o eletti che fossero.

Inutile negare che è un giorno triste per l’istituzione scuola.

E mentre in Senato si è consumata la farsa messa in atto dal governo, il popolo della scuola pensa già ad una raccolta di firme per un referendum abrogativo.

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