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 DI SALVATORE OCCHIUTO

Nel calcio il mio allenatore preferito è Josè Mourinho. Non solamente perchè sono interista e ci ha donato la sublime triplete, bensì in quanto si tratta di un tecnico che riesce a creare con i suoi giocatori un rapporto che prescinde dall’ambito strettamente agonistico. Tutti i calciatori e le squadre che sono state guidate dal mago portoghese conservano nella memoria, oltre agli eccezionali risultati conseguiti, la straordinaria dimensione umana del personaggio.

Alle nostre latitudini esiste l’alter ego di Mourinho in versione femminile. Giovanna Galuppo, 43 anni, veneta di nascita, ma reggiana di adozione, è da anni head coach dello Skating Club Albinea, ridente cittadina a 9 km da Reggio Emilia. Una società di pattinaggio artistico a rotelle plurimedagliata a livello nazionale e internazionale. Una disciplina che coniuga aspetto agonistico con valore artistico, assicura uno spettacolo emozionante, contempla prove individuali e di gruppo.

Naturalmente il risultato non dipende dal cronometro o dai palloni calciati o tirati, ma dalla valutazione delle giurie, peculiarità che accomuna lo skating a ginnastica, nuoto sincronizzato, pattinaggio di figura su ghiaccio, tuffi. Un particolare che non inficia assolutamente l’impegno e la caratura delle atlete che con dedizione, spirito di sacrificio, desiderio di mettersi alla prova aspirano a conseguire risultati di rilievo per i colori azzurri.

Giovanna Galuppo sottolinea che, nell’attuale società scevra da centri di aggregazione, scale valoriali, punti di riferimento, lo sport ha la strategica funzione di indirizzare la nostra gioventù su un percorso di crescita personale che trasformerà i ragazzi di oggi nei cittadini di domani. Attraverso lo sport si costruiscono i presupposti di compartecipazione e solidarietà che sono gli inderogabili pilastri della vita di comunità. Le società sportive infatti non preparano esclusivamente alla competizione ma anche al cammino della vita.

Per Giovanna le atlete sono figlie acquisite che imparano a fare gruppo, ad esprimere le loro potenzialità, a superare gli inevitabili momenti di sconforto e difficoltà che caratterizzano l’esperienza sportiva. Proprio il valore della squadra infonde uno spirito di condivisione e solidarietà tra le appartenenti che si rivela molto utile nel proseguimento dell’esistenza individuale.

Come dimostrato dalla figlia Matilde Silingardi che è stata una delle 21 finaliste di Miss Italia 2014. Ragazza che ha affrontato lo storico concorso di bellezza usufruendo del background acquisito nel pattinaggio dove si è contraddistinta a livello nazionale e internazionale. Un esempio pratico dei precetti che la sana attività sportiva trasmette a tutti coloro che decidono di mettersi alla prova all’interno di un contesto che prevede tradizioni e regole.

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