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DI VANNI PUZZOLO

Oggi e’ arrivata la conferma ufficiale,  quella che si sapeva da tempo,  Sannino sostituisce Castori alla guida del Carpi.

La settimana scorsa Sannino aveva rifiutato la panchina della Ternana,  era stato un messaggio chiaro per confermare che era in stand by  in attesa della probabile, quasi certa sconfitta del Carpi a Roma,  il pareggio casalingo di Napoli aveva solo rallentato il cambio già preparato e voluto da Sogliano, ds e plenipotenziario carpigiano.

Un esonero,  pur essendo una sconfitta professionale,  non è certo un dramma, Trapattoni divideva gli allenatori in due categorie : gli allenatori esonerati e quelli che verranno esonerati,  questo per far capire che l’esonero  per un allenatore e’ solo un percorso obbligato in una carriera che spesso aiuta e fortifica.

A Castori, ieri,  però, non è stata tolta solo  una panchina,  scelta legittima di ogni società che comunque continua a pagare il proprio dipendente senza avere la possibilità di utilizzarlo per nessun altro lavoro se non per quello che lo ha esonerato. E’ stato tolto un sogno all’uomo, Fabrizio Castori, classe 1954, marchigiano di San Severino, sposato, due figlie.

L’ aspetto che soprattutto deve essere colto risiede sotto il profilo umano:  Castori,  al debutto nella massima serie calcistica,  a 61 anni , dopo una lunga carriera partita dai dilettanti,  arrivava in massima serie dopo aver vinto tutti i campionati di tutte le serie che precedono la serie A (non so se sia un record,  ma sicuramente è un caso rarissimo), viene privato di un’opportunità,  di un sogno, del completamento di un progetto.

Sono d’accordo con il commento di Salvatore Occhiuto. “Con le debite proporzioni, assomiglia molto a quello che accadde ad Enrico Letta con Matteo Renzi. La società attuale declama a gran voce ad ogni latitudine e in ogni contesto il costante richiamo al merito,  alla professionalità,  al rigore,  alla progettualità: ecco se c’era una persona che nel merito  la serie A doveva farla,  questo era Castori.

Falsi e ipocriti richiami valoriali che svaniscono dinnanzi alla frenetica immediata ricerca di risultati.

Focus della questione non é l’esonero,  che rientra nella normalità,  ma la privazione di sogno.

Un uomo che perde le ricchezze materiali può risorgere.

Un uomo che vede svanire il proprio sogno é un uomo che muore lentamente.

Un uomo che subisce il disconoscimento dei successi conseguiti viene leso nella  sua dignita’”.

Castori aveva un grande credito da spendere,  aveva portato in serie A il Carpi con un vero miracolo sportivo,  meritava di misurarsi con il suo sogno,  almeno fino al girone di andata , almeno dopo aver giocato con squadre alla sua portata , dove la lotta era meno impari.

Ho conosciuto bene Riccardo Sogliano,  padre di Sean,  grande manager, grande esperto uomo di calcio,  ex giocatore del Milan. Sono stato anche, seppur per un breve periodo, procuratore di Sean,  dunque so come ragionano, come sono fatti. Entrambi hanno un’idea del calcio monocratica, credono in certi tipi di allenatori  e hanno una visione univoca senza nessuna possibilità di mediazione,  se non la pensi come loro non puoi fare calcio con loro.

Per questo motivo,  una volta che Giuntoli, emigrando al Napoli,  aveva lasciato solo Castori e il patron Bonacini pensò di sostituirlo con Sogliano,  reduce da una positiva esperienza a Verona,  ma dopo aver fatto flop a Palermo,  dove si era portato Sannino, avevo capito che “la  malattia per Castori poteva essere anche lunga, ma la morte sicura”.

La malattia e’ stata brevissima: sei giornate,  ma senza il pareggio di Palermo, e in seguito quello con il Napoli,  sarebbe stata ancor più breve,  ecco perché dico che era tutto previsto,  tutto organizzato, tutto premeditato.

Sogliano crede che Castori pratichi un calcio antico,  inadatto alla serie A ,  e quindi non poteva, nella sua ottica,  essere lui quello che poteva  tentare di salvare il Carpi.

Castori aveva chiesto la conferma del portiere Gabriel,  un suo pallino,  il giocatore di proprietà del Milan rimaneva volentieri,  il Milan aveva tutto l’interesse a lasciarlo maturare in A,  operazione facile da realizzare,  a costo zero,  anzi valorizzazione a favore del Carpi,  ma Gabriel va a Napoli a fare il secondo. Stranezze del calcio,  ecco lì ho capito come sarebbe finita.

Castori comunque non ha perso,  come ha scritto lui,  nella sua lettera di commiato, quello che ha fatto a Carpi rimarrà nella storia,  tutti hanno capito che tipo di mascalzonata ha subito. Nessuno, nemmeno se Sogliano e Sannino, se salvassero il Carpi, potrà mai togliergli la sua immortalità.

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