DI FABIO DI NICOLA

Dalle prime scoperte effettuate da Vincenzo Tiberio, 34 anni prima di Fleming, alla sperimentazione dei carbapenemi, una classe di antibiotici che ci proietta nel futuro. Una storia che parla italiano

Storie di  un’Italia sorprendente, all’avanguardia; storie di uomini e di donne che raccontano a loro modo un paese ancora molto da scoprire. Un paese costituito da eccellenze che, nonostante tutto, ha ancora molto da dire e da dimostrare al mondo. In questa rubrica cercheremo di farvi conoscere questi uomini di genio, di ieri ma anche di oggi. Uno di questi è sicuramente Vincenzo Tiberio. Per molti questo nome potrebbe non significare nulla, ma se vi dicessimo che è stato il primo a dare vita alla grande storia degli antibiotici ? Pensate sia un’esagerazione? Non è così. Anche se si attribuisce ad Alexander Fleming la scoperta della peniciliina, nel 1928, in realtà l’inizio di questo fantastico racconto deve essere retrodatato al 1895. Proprio in quell’anno un giovane medico igienista pubblicò uno studio “Sugli estratti di alcune muffe”, ancora oggi consultabile negli Annali di Igiene sperimentale, una rivista prestigiosa dell’epoca. Quel giovane era appunto Vincenzo Tiberio, il quale aveva scoperto per primo il potere battericida delle muffe, 34 anni prima che Alexander Fleming facesse le sue scoperte, peraltro casuali.

Per onorare la memoria di questo geniale italiano il CNR nel 2011 ha promosso la realizzazione di un video, Vincenzo Tiberio. L’uomo che scoprì gli antibiotici (Imago Film, Regia di Claudio Rossi Massimi). Per completezza di informazione bisogna ricordare che dopo  Tiberio nel 1897 un giovane studente francese, Ernest Duchesne , durante il servizio militare osserva  gli stallieri arabi che usano la muffa raccolta dalle selle umide, per curarsi le piaghe. Dopo diversi rilievi la identifica come penicillium glaucum e la sperimenta sulle cavie per curare il tifo. Questa ricerca diviene la sua tesi di dottorato ed è la prima sperimentazione in assoluto del settore.

Come dicevamo la scoperta successiva di Fleming è frutto puramente del  caso . Infatti rilevò alcuni ceppi di batteri coltivati in una capsula. Fleming lasciò le capsule di coltura per un breve periodo di vacanza. Al suo ritorno in laboratorio si accorse che in una di queste si era formata un’area più chiara, sulla quale apparve una muffa che aveva ucciso i batteri.

Dopo questi primi studi la ricerca si spostò negli USA, dove iniziarono sperimentazioni sistematiche che portarono alla produzione sistematica di ingenti quantità di penicillina, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, quando l’esigenza di curare le ferite dei soldati diveninne di primaria importanza. Se si pensa però che il contributo italiano allo sviluppo della storia della penicillina, e in genere a quello degli antibiotici, sia finito qui si è del tutto fuori strada. G ià nel 1943 l’Italia diviene protagonista di un caso che fa scalpore, perchè riguarda un paziente famoso, una star internazionale: Marlene Dietrich. L’attrice si ammalò di polmonite a Bari, durante un breve soggiorno di lavoro. Era in Italia per alcuni spettacoli a favore dei soldati americani. Fu curata da medici americani e italiani con la penicillina.

Già nel 1944, con la guerra ancora in corso, inizia in Italia l’arttività dell’ENDIMEA, l’Ente nazionale per la distribuzione dei medicinali alleati. Nel 1947 a Milano nacque la Società Prodotti Antibiotici, che realizzò e commercializzò la prima penicillina tutta italiana : Supercillin, questo il nome commerciale. E non è finita, perchè nel 1950 arrivò in Italia nientemeno che Alexander Fleming in persona, per inaugurare nel quartiere di San Basilio, a Roma, la più grande fabbrica di penicillina in Europa. Un successo crescente del medicinale, che vide sempre il nostro paese tra i protagonisti.

Dopo oltre settanta anni di impiego clinico la penicillina e tutti gli antibiotici in genere, debbano essere impiegati attualmente in uno scenario del tutto trasformato rispetto al passato. Emerge soprattutto il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Molti batteri sono in grado di rispondere  in modo intelligente all’attacco dei farmaci, organizzando strategie di sopravvivenza efficaci e via via più complesse. Uno in particolare, la klebsiella pneumoniae, che crea infezioni nei polmoni e nelle vie urinarie, è il più monitorato in Europa e nello specifico in Italia. Più del 60% dei ceppi di klebsiella isolati non rispondono più alle cure tradizionali con gli antibiotici fin qui usati. Questo lascia facilmente immaginare un futuro apocalittico, con milioni di morti perchè ancora non ci sono cure efficaci. Eppure la speranza in Europa, e in particolare in Italia, sono i carbapenemi. Una classe di antibiotici di nuova generazione, somministrata esclusivamente in ambito ospedaliero. E’ la nuova frontiera dei farmaci, nella quale l’italia, nonostante tutte le difficoltà, recita ancora un ruolo da protagonista.

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