MASSIMO NAVA

DI MASSIMO NAVA

La Turchia, metafora dell’ipocrisia. Fa anche rima, in una lingua europea. Vorrei non avere capito, letto, sentito, ma dopo avere sbattuto la porta in faccia alla Turchia che evolveva sulla strada della democrazia, l’Europa la riapre alla Turchia pericolosamente involuta sul piano dei diritti civili e della deriva religiosa.
La guerra in Siria e la questione immigrati ci costringono a scendere a patti con Erdogan, a dargli un pacco di miliardi per tenersi il piú alto numero possibile di profughi, a lasciare intendere che la marcia verso l’Europa puö essere ripresa.
Con capriole moralmente discutibili, l’Europa paga il prezzo delle proprie miopie ed egoismi, paga dazio per la chiusura di Schengen, mette in atto una burocratica e finanziaria violazione dei diritti umani e si affida alla Turchia, il piú infido alleato Nato, e abbandona la Grecia, l’altro membro Nato suo fronte orientale.
In pratica continuiamo a fare fare agli altri tutto quello con vogliamo o non siamo capaci di fare noi. Abbiamo appaltato ad altri la nostra difesa, la nostra politica estera, adesso anche i campi profughi. A questo serve la moneta unica senza comunione di decisioni politiche e di ideali.

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