salvatore occhiuto

DI SALVATORE OCCHIUTO

Nello scorso mese di dicembre ha destato enorme imbarazzo e molteplici perplessità la notizia dell’acquisizione della storica Pininfarina da parte degli indiani della Mahindra tech. Una cessione che, oltre a constatare l’ennesimo passaggio di un simbolo del Made in Italy in mano straniere, ha comportato una sequela di prevedibili e sterili polemiche. Un’idiosincrasia dell’opinione pubblica nei confronti dell’India alimentata, e in un certo senso anche giustificata, dalla querelle dei due marò. Un contenzioso che tuttavia non deve essere in alcun modo correlato ad una specifica situazione di carattere economico. Dispiace indubbiamente che un’azienda italiana contrassegnata da un passato glorioso e da un know-how di costante innovazione tecnologica finisca altrove. Paolo Pininfarina è stato confermato Presidente, management e personale sono rimasti italiani, ma il pacchetto di controllo è passato invece agli indiani con un’operazione stimata in 150 milioni di euro che prevede soprattutto il risanamento dei debiti. Una scelta obbligata considerando che non sussistevano altri investitori e che il governo, ovvero il ministero dello Sviluppo economico, non ha fornito un sostanziale aiuto. Le recenti vicende hanno svelato che al Mise erano affaccendati in altro. La figlia del defunto fondatore Sergio, Lorenza Pininfarina, ha spiegato attraverso i social che si è trattata di una decisione molto sofferta e assunta esclusivamente allo scopo di salvaguardare i posti di lavoro di tutti coloro che hanno contribuito al successo dell’impresa di famiglia. Le opzioni sul mercato erano veramente esigue a fronte di gravi difficoltà sul piano finanziario. “Abbiamo difeso la società dagli attacchi di speculatori e corsari della borsa”. Questo un passaggio della sua dichiarazione che i media tradizionali hanno purtroppo relegato in qualche fondo della pagina economica, se non addirittura pubblicato. Lorenza Pininfarina deve essere soprattutto menzionata in relazione all’espressione di un concetto che altri imprenditori dimenticano o sottovalutano. “Ci siamo accorti in tanti anni di attività che la vera ricchezza di un’industria risiede nel capitale umano che costituisce la principale risorsa dello sviluppo e del progresso. Proprio per non condannare queste persone alla precarietà o peggio alla povertà abbiamo accettato l’inaccettabile”. La consapevolezza della responsabilità che induce al coraggio della scelta.

Annunci