MARCO CAMPAGNA
DI MARCO CAMPAGNA
Parliamo di pergotende, e, soprattutto, di chiusure laterali di tamponatura delle stesse: un tema davvero delicatissimo su cui, finora, non vi erano mai state sentenze chiare. Per fortuna invece adesso abbiamo una sentenza ampia, chiara, e che specifica finalmente quando sono da considerarsi autorizzabili, e quando no, le chiusure laterali delle pergotende.
Breve briefing sul discorso pergotende: queste sono considerate, dalle norme urbanistiche in generale ed in particolare dalle circolari interpretative di Roma Capitale come attività completamente libera, fatto salvo se in zone ricadenti in vincolo paesaggistico o storico-architettonico (nel qual caso vanno comunque autorizzate in SCIA, previo rilascio del nulla osta dell’ente tutore del vincolo). La pergotenda è definita come un elemento realizzato in struttura precaria (può essere anche in legno di sezione non proprio esigua), dotato di telo amovibile o retrattile, avente una struttura anche infissa (ma non “murata”) alle pareti ed al pavimento, atta esclusivamente al sostegno del telo.
Grazie alle sue caratteristiche di precarietà, è esclusa dal dover rispettare le norme sulle distanze nelle costruzioni e non rileva nemmeno in tema di distanze di codice civile. Quello che non è mai stato chiarito, almeno finora, era invece come dovessero essere interpretate le eventuali chiusure laterali a tamponatura delle strutture: c’era chi, come me, le considerava sempre una cosa del tutto vietata, e c’era chi invece si riteneva possibilista se le tamponature erano realizzate anch’esse in modo, diciamo, “precario”, cioè in plastica o in telo anch’esse. Chi la pensava in questo secondo modo ha azzeccato l’orientamento del Consiglio di Stato.
Ora, la sentenza: CdS 1619 del 27 aprile 2016. Si derime una questione su un unico appartamento nel comune di Roma in cui sono state realizzate due tipologie diverse di pergotende (e qui sta il carattere di preziosità di questa sentenza, che tratta e distingue le due), entrambe composte da una struttura in “alluminio anodizzato” su cui scorre un telo in pvc, sempre entrambe dotate di chiusura trasparente nei timpani, ma distinte: la prima, più grande, chiusa su entrambi i lati liberi (si tratta evidentemente di due pergotende realizzate su dei terrazzi angolari, in cui due pareti sono già preesistenti) da teli avvolgibili in pvc trasparente; la seconda, più piccola, chiusa sempre su entrambi i lati liberi da infissi in vetro impacchettabili.
Della sentenza è importante cogliere tutte le sfumature, comunque l’estrema sintesi è la seguente:
  1. della pergotenda di maggiori dimensioni, si è considerato legittimo tutto l’insieme della struttura, compresa sia del telo orizzontale che delle chiusure verticali laterali in pvc trasparente;
  2. della pergotenda chiusa con i vetri impacchettabili, invece, viene considerato abusivo l’apposizione dei vetri, considerati chiusure alla stregua di ambienti chiusi e quindi non precari, ma non il resto della struttura.
PERGOTENDE 3
Di questa decisione è dunque fondamentale rilevare che vi è, per la giurisprudenza, una sensibilissima differenza tra semplici chiusure in plastica trasparente, che coincidono con una visione di precarietà coerente con la definizione di base della stessa pergotenda, e gli infissi in vetro, anche se impacchettabili, che invece vengono considerati incompatibili con il carattere di precarietà e quindi suscettibili di trasformare l’utilizzo potenziale dello spazio, cosa che non si avrebbe invece con i soli teli in pvc trasparente.
Ha senso soffermarsi sul concetto che, per il Consiglio, ha distinto le due tipologie, che è quello non tanto della precarietà (nella sentenza verrà chiaramente scritto che le strutture non sono considerabili come precarie, perché sono concepite per rimanere fisse) quanto quello della possibilità di configurazione di uno spazio atto a soddisfare esigenze non temporanee: posto che l’attenzione va focalizzata sulla tenda, che è elemento di chiaro utilizzo stagionale, la presenza del vetro nella pergotenda più piccola, secondo il Consiglio va a configurare uno spazio che è suscettibile di essere utilizzato tutto l’anno, al contrario di quello con le chiusure in plastica, e, soprattutto, cambia il ruolo della struttura in alluminio di sostegno, che non è più solo sostegno della tenda ma diventa un vero e proprio telaio che costituisce a questo punto un vero e proprio ruolo edilizio. Lo spazio configurato della pergotenda con i teli in pvc laterali non si può configurare come spazio chiuso e delimitato e, pertanto, non ha i caratteri della consistenza e rilevanza che possono essere attribuiti ad una “costruzione”: la struttura portante della pergotenda pertanto va vista come mero elemento portante della tenda, che è ciò che davvero configura la funzione del tutto.
Invece non rileva l’ancoraggio della struttura, il quale per il Consiglio deve necessariamente esserci essendo elementi esposti all’azione del vento. Vi è comunque da specificare, cosa che non si rileva nella sentenza, che un conto è un ancoraggio superficiale, effettuato con tasselli infissi anche nella muratura o nel calcestruzzo, e che è certamente compatibile con il carattere di precarietà, ma un altro conto possono essere strutture inserite all’interno delle murature o compenetrate in plinti o in massetti cementizi, che più facilmente si configurano come strutture stabili e, pertanto, individuabili come “costruzioni” soggette ad autorizzazione edilizia.
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