Senza una maggioranza parlamentare, Fayez Serraj, il commerciante di Tripoli fatto premier, dà l’impressione di galleggiare, di navigare a vista più che di tentare di portare il Paese fuori dalla crisi. Il generale Haftar ha iniziato la sua Lunga Marcia verso Sirte. E la diplomazia occidentale si divide in contrapposte tifoserie. 

sERRAJ GALLEGGIA COPERTINA

di Guido Ruotolo

È il tempo il vero nemico della Libia. Ė come se tutto andasse al rallentatore anche quando di tempo ce ne è molto poco a disposizione. Il Consiglio Presidenziale esce dal suo «bunker» di Tripoli, la base navale, solo per le missioni internazionali. Impegnato in un turismo diplomatico che rischia di trasformarsi in un boomerang perché poco producente. Insomma solidarietà e sostegno diplomatico ma nulla di concreto per la popolazione libica.

Il governatore della Banca centrale con i “questuanti” vicepresidenti e membri del Consiglio Presidenziale è stato molto chiaro: «Siamo quasi a secco di riserve. Le milizie che controllano i terminal petroliferi vi sostengono. Bene, che riprenda la produzione di greggio, che l’economia si rimetta in moto».
C’è una crisi spaventosa di liquidità. Gli stipendi vengono pagati ma i cittadini non possono ritirare i soldi dalle banche perché le casseforti sono vuote.

E intanto si avvicina la date del 6 giugno. Decisiva per le sorti della Libia, secondo alcuni. Anzi per il governo Sarraj, che non decolla ancora. Quel giorno inizierà il Ramadan, il digiuno per i credenti musulmani, che durerà un mese. Per questa festività i prezzi sono destinati a salire alle stelle e la popolazione in crisi di liquidità sarà fortemente a disagio.

Insomma, c’è il rischio che in assenza di risposte del governo, del Consiglio Presidenziale, la popolazione possa dar vita a momenti di protesta. Del resto anche il consenso che sembrava cresciuto nei confronti di Sarraj sta attraversando una forte crisi di legittimità.

Da questo punto di vista, segnali preoccupanti arrivano anche da Misurata, che pure aveva deciso di appoggiare il Consiglio Presidenziale.
Senza ancora una maggioranza parlamentare, Fayez Serraj, il commerciante di Tripoli, dà l’impressione di galleggiare, di navigare a vista più che di tentare di guidare il Paese per portarlo fuori dalla crisi.

Come se avesse le ore segnate. E questo mentre la comunità internazionale confusamente appoggia chi l’uno chi l’altro pretendente a occupare la poltrona di presidente della Libia.
I francesi, gli emiratini e gli egiziani con Haftar, gli inglesi con Misurata. La comunità internazionale formalmente con Serraj, Italia in testa. Se davvero il generale Haftar inviso ai più dovesse liberare Sirte, tutta la,comunità internazionale sarà costretta a inginocchiarsi ai suoi piedi.
Giornate decisive per la Libia.

Nei prossimi giorni, il Comitato per la pacificazione nazionale potrebbe andare a Tripoli. Per incontrare il Consiglio Presidenziale. Sarebbe un gesto di lungimiranza politica. Un tendere la mano a chi oggi sembra avere il destino segnato.
A nessuno dovrebbe interessare avere nuovamente la Libia senza bussola. Si può cambiare comandante o equipaggio, invertire la rotta, l’importante però è che la Libia sappia in che direzione andare.

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