DI GIULIO CAVALLI
giulio cavalli
Se l’apertura della campagna referendaria di Matteo Renzi ieri a Bergamo doveva essere la prova generale della strategia dei prossimi mesi non è andata benissimo, no. Le solite parole guida (inciucisti, gufi, cambiamento, sorriso) cominciano a cozzare contro una realtà che non si può continuare a pensare di potere nascondere e la spinta comunicativa del premier è apparsa a tratti addirittura caricaturale. E allora proviamo, con calma, a fissare alcuni punti.
Il portamento. Da non credere: ad un certo punto il premier (Presidente del Consiglio e segretario del partito più grande del Paese) ha scimmiottato l’opinione pubblica, i giudici costituzionali, i Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale, i giornalisti, i magistrati e tutti coloro che hanno osato mettere in discussione la bontà della riforma. Li ha imitati con la vocina stridula con cui ci si percula tra amici durante una partita di calcetto: se davvero Renzi considera la Costituzione (e le eventuali riforme) una cosa seria, beh, non è proprio riuscito a comunicarlo. Proprio no.
Gli inciuci. «Se le riforme non passano sarà il paradiso terrestre degli inciuci» ha dichiarato Matteo Renzi agitando per l’ennesima volta lo spettro del “non c’è alternativa”. Sfugge sinceramente come ci si possa liberare “dagli inciuci” (cit.) pensando ad un Senato che sarà figlio di un accordo tutto politico tra consiglieri regionali. La storia ci insegna che per evitare gli inciuci sia importante rafforzare le dinamiche di controllo; qual è l’azione di controllo che sostiene una democrazia? Le elezioni, appunto. Ed eleggere persone che poi si eleggeranno tra loro è un inciucio in piena regola.
Il sorriso. «Faremo una campagna con il sorriso. Cercheranno provocazioni, scontri, critiche» ha detto Renzi. E questo potrebbe anche poter essere vero poiché proprio sotto le mentite spoglie di un sorriso questo Governo è riuscito ad offendere intere categorie di persone senza rendersi conto che è un’aggravante. “Sorriso e buonumore” sono gli ingredienti di un premier che punta a “disneyficare” la campagna referendaria riducendola ad uno scontro tra pessimisti e entusiasti. Una banalizzazione che è un’offesa all’intelligenza e al buon senso, prima ancora che alla Costituzione.
Il dialogo. «Noi siamo pronti a dialogare» dice Renzi ed è una frase che abbiamo già ascoltato spesso. Per questo Governo il dialogo è la concessione agli altri di dire la propria opinione senza ottenere una risposta nel merito. Il dialogo, caro Renzi, l’hai ammazzato con le decine di trucchetti con cui hai dopato l’attività parlamentare per forzare il passaggio di una riforma che ha avuto bisogno di maggioranze all’ultimo secondo e canguri e tagliole. Chi vuole svuotare l’autorità del Parlamento per non averne impicci ha un’idea di “dialogo” che ha poco a che vedere con la democrazia.
La riduzione dei Parlamentari. Eccolo il populismo in salsa renziana: se non votate questa riforma, dice, significa che non volete ridurre il numero dei parlamentari e così il dibattito prende la pericolosa china di chi confonde i costi della rappresentanza democratica con gli sprechi della politica. Ma è possibile che in un momento in cui moltissimi si lamentano di non sentirsi rappresentati in Parlamento nessuno riesca ad aprire un riflessione che miri a un miglior funzionamento piuttosto che a un taglio tout court? La riduzione dei Parlamentari (e l’ottimizzazione della rappresentanza popolare) può essere declinata in decine di modi migliori di questa riforma: voler fare tutt’uno tra chi non è d’accordo sulla forma e chi non è d’accordo sulla sostanza è scorretto e ingiusto.
La personalizzazione del referendum. Questa forse è l’uscita più comica: questo referendum (trasformato in un “o con me o contro di me” fin dall’inizio) è stato usato come clava dal governo, convinto di poter ottenere una legittimazione da capitalizzare per i prossimi mesi. E il piacere più grande che possono fargli le opposizioni è proprio quello di cadere nel tranello: questa riforma risulta pericolosa e sbagliata per molti motivi senza bisogno di farne una guerriglia tra fazioni. Il renzismo è stato fin qui una personalizzazione continua, del resto.
Intanto a Napoli la candidata sindaco del PD Valeria Valente sorrideva felice sostenuta da Denis Verdini. A proposito di inciuci.
continua su: http://www.fanpage.it/gli-indizi-che-testimoniano-quanto-sara-difficile-la-campagna-di-renzi-sul-referendum/?utm_content=buffer24e0b&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer
http://www.fanpage.it/
Annunci