DI DANIELA SANSONE

daniela sansone

“La Grecia ha mantenuto le sue promesse. Ora, l’Europa faccia altrettanto”. Le speranze del governo greco sono tutte concentrate in queste parole, che il primo ministro Alexis Tsipras ha pronunciato al termine della seduta del parlamento, nella notte di domenica. Una seduta che si è conclusa con l’approvazione, con 153 voti a favore e 145 contrari, dell’ennesimo pacchetto di misure d’austerità che l’Europa ha imposto a questo governo in cambio della prima tranche di aiuti che Atene attende in virtù dell’accordo del 12 Luglio.
Misure che nessun ministro di questo governo condivide, primo ministro compreso. Ma che sono state accettato, perché non si vuole vedere una Grecia fuori dall’Europa che lei stessa, con la sua storia e la sua cultura, ha contribuito a creare. Lo sconforto che aleggia tra i membri dell’esecutivo targato Syriza/Anel, è tutto nelle parole del ministro Baltas, che qualche giorno prima della approvazione aveva rilasciato al quotidiano inglese “The Guardian” una dichiarazione che dovrebbe far riflettere sulla natura politica di questo esecutivo: “Nessuno nel governo condivide questo accordo, ma abbiamo firmato e abbiamo preso un impegno storico per la sua attuazione”. Le responsabilità politiche che superano le questioni ideologiche. Quelle che hanno mosso i membri di Unità Popolare che nei giorni precedenti alle sedute della plenaria hanno animato le manifestazioni in piazza Syntagma. Quelle che hanno portato gli stessi a sostenere i lavoratori greci che hanno incrociato le braccia in segno di protesta, aprendo a scioperi infiniti che di fatto non hanno sortito alcun effetto.
Il contenuto del “Polynomoschediou”, che noi qui in Italia chiameremmo “decreto omnibus”, è ricco e riflette tutta la degenerazione che anima la pratica politica del duo Merkel/Schauble. E che inevitabilmente, si riflette nella stessa governance europea che di fatto è piegata ai diktat dei due tedeschi. Si passa ad un aumento dell’ IVA dal 23 al 24% , aumento delle tasse sui carburanti, sulle macchine a GPL, sul combustibile per il riscaldamento. Si tassa anche la connessione ad Internet, la PayTV, il caffè, la birra e le sigarette. Rimane l’odiosa ENFIA, la nostra IMU per intenderci, ma scatta per chi possiede immobili per un valore superiore ai 200.000 euro. Il capolavoro di ingegneria economica a firma di Schauble è compiuto,poi, con l’istituzione del fondo per le privatizzazioni e con il meccanismo di salvaguardia che però, assicurano da Atene e Bruxelles, non scatterà. Un passaggio, questo, voluto fortemente dal FMI, che inizialmente prevedeva che il Parlamento ellenico legiferasse su misure fiscali “per il futuro” senza una reale esigenza alla base che costituisce il presupposto fondamentale per introdurre tributi in linea a quanto previsto dalla Costituzione. Il Ministro delle Finanze Tsakalotos aveva messo in guardia i suoi omologhi dell’impossibilità di una pratica normativa di tal fatta e aveva proposto in sostituzione a questo, un meccanismo congegnato dal governo greco ma deputato soprattutto a rimanere solo un punto del decreto destinato a non diventare mai attivo. Nel complesso, si tratta del pacchetto di austerità mai imposto ad uno Stato, una sorta di ripicca per aver fronteggiato e messo in discussioni dogmi o regole che nessuno si era mai azzardato a scardinare. A differenza del passato governo che invece, placidamente, aveva accettato le misure di austerità.
“La primavera arriverà” ha assicurato Tsipras “questo è l’ultimo passaggio difficile per il nostro paese”. La più grande speranza per il primo ministro è quella di ottenere una risposta concreta su quello che è l’argomento più a cuore del suo esecutivo. La riduzione significativa del debito ellenico. Si tratta forse della battaglia più importante che l’esecutivo di sinistra ellenica ha ingaggiato. L’unica condizione che lo ha portato ad accettare l’odioso accordo, la base di partenza per far ripartire un paese. E mentre Kiriakos Mytsotakis sostiene che il primo ministro non crede in nessuna riforma e che porterà il paese sull’orlo del precipizio invocando nuove elezioni, il premier risponde al leader di Nuova Democrazia che fino al settembre del 2019 non ci saranno elezioni e che la Grecia, superata questa fase, tornerà a crescere.
Ora la parola passa all’Eurogruppo che si riunirà il 24 maggio a Bruxelles. Secondo le ultime indiscrezioni, il FMI parla di una riduzione senza condizionamenti del debito greco. Ma la richiesta continua ad essere osteggiata dal duo tedesco Merkel/Schauble. Il Ministro delle Finanze tedesco ripete sempre che non si procederà ad una richiesta simile. La Merkel dal canto suo sembra propensa a non cedere per questioni meramente interne alla Germania. La Cancelliera è sotto attacco dai membri del suo partito per la questione immigrazione e non intendere cedere alla richiesta del FMI per non dare adito ad ulteriori pressioni. Ma questa volta nessuno è intenzionato a cedere. Né il governo greco che lo pone come base di partenza per un miglioramento dell’economia ellenica né il FMI che lo pone come condizione di partecipazione a questo programma di assistenza finanziaria.
Come si pronunceranno i ministri delle finanze della zona euro, non lo sappiamo. Ciò che possiamo dire è che una eventuale vittoria potrebbe rappresentare un forte riscatto morale per il governo greco, oltre che una conferma delle azioni positive poste in essere fino ad ora. Un riscatto morale, perché ad oggi, e ingiustamente, sono state imputate molte colpe a questo esecutivo che, non volendo rinunciare assolutamente alla prospettiva europea che ha informato da sempre la sua azione, ha preso delle decisioni diverse dai presupposti iniziali rinunciando ad un forte atto di disobbedienza ai trattati. Oggi, chi parla di disobbedienza, parla e legittima una azione contro i trattati che non sono solo un compendio di regole giuridiche ma anche di regole morali a cui tutti gli Stati Membri, nel forte spirito di appartenenza che giustifica l’adesione all’UE, devono dare rispetto.
Concludendo il suo intervento, il Primo Ministro ha detto che si sta iniziando a scrivere una nuova pagina per la storia repubblicana greca. Una pagina in cui a vincere è ancora la dignità e la compostezza di un popolo che, nonostante il forte colpo che il corpo sociale ha subito, non ha chinato la testa e non si è arresa. Un messaggio forte che i tecnocrati europei non possono ignorare.

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