DI EMILIA URSO ANFUSO

EMILIA URSO ANFUSO

Partiamo da un presupposto fondamentale: la Democrazia non è solo una forma di governo, ma è unsistema sociale.  Solo partendo da questo criterio, si può riuscire a comprendere ciò che accade da anni ormai, nel nostro paese e contro la popolazione.
Il criterio di Democrazia, si fonda sulla partecipazione attiva , sui pari diritti dei cittadini, sull’uguaglianza, sul sostegno, sul concetto di benessere comune, sulla condivisione.
Negli ultimi anni, complice un sistema politico che ha lavorato costantemente per privare i cittadini di rappresentanza, di diritti civili e del criterio di uguaglianza, mettendo in atto riforme assolutamente inverse al criterio di Democrazia – basti pensare alla Riforma Fornero o al più recente Jobs Act – la popolazione è giunta  a non comprendere più il significato di Repubblica a regime democratico, ed è arrivato a convincersi che, gli unici che possano a tutti gli effetti mettere in atto la Democrazia, siano i rappresentanti politici.
Il cittadino comune, oggi è convinto che, se ha meno diritti di un tempo, saranno i politici a rimettere a posto la questione, senza minimamente rendersi conto che, quei diritti gli sono negati proprio da una politica che, sempre più, palesa una deriva autoritaria.
Uno dei trucchetti più usati per mascherare quest’abominio, è l’abuso dei termini. Democrazia. Democratico. Diritti. Uguaglianza. Riforma che rende liberi. Un bluff. Un terribile e temibile bluff.
I politici, si sono appropriati della gestione della Democrazia, e questo è l’atto più antidemocratico che potessero compiere. Hanno estorto ai cittadini questo elemento essenziale di civile convivenza, attraverso la negazione alla partecipazione, e anche attraverso l’inosservanza delle norme costituzionali.
Come possono aver negato la partecipazione, e quindi, la sovranità, ai cittadini? E’ semplice. E’ sufficiente, ad esempio, indire un referendum, far votare il popolo, e poi, non prendere in considerazione il responso referendario. L’ultimo esempio in ordine di tempo, è il referendum sulla privatizzazione dell’acqua pubblica. Il popolo ha deciso NO. Il governo se n’è altamente fottuto.
In tal modo, si ottengono due risultati. Il primo: si dichiara apertamente alla popolazione, che la volontà popolare non conta nulla. Il secondo: si abitua la popolazione a non prender parte alle questioni nazionali, che interessano da vicino ognuno di noi. L’attuale livello di sfiducia nei confronti delle istituzioni infatti, si palesa proprio attraverso la disertazione delle urne. Ci avevate mai pensato? Il trucchetto ha funzionato.
Volete un altro esempio recente? Il referendum sulle piattaforme di estrazione di petrolio e gas. Lo ricordate, vero, il caos indegno generato dal mondo politico? Scarsissima informazione, e persino, il capo del governo che invita la popolazione a disertare le urne. Tradotto in italiano corrente e comprensibile anche ai bambini, il significato di questo invito significa: cittadini, inutile che andiate a votare. In ogni caso, faremo come diciamo noi, e ce ne sbatteremo se il responso referendario dirà il contrario.
Questa forma di governo, è già una forma di governo autoritaria. Come mai lo è stata prima. A Renzi, sono stati dati pieni poteri di distruzione dei residui di Democrazia che i precedenti governi non avevano ancora fagocitato. D’altronde, è sempre sotto il governo Renzi, ad esempio, che è stata approvata la Legge elettorale antidemocratica per eccellenza: l’Italicum. Che non permette scelte, preferenze, decisioni. Che palesa, in ogni modo, che l’unica Legge elettorale vigente si chiama “broglio elettorale”.
Ora, siamo a un passo decisivo. Un passo terribile, dal nome moderno, ma che ci porterà – se l’esito sarà ilSI – indietro di anni, forse fino a prima della rivoluzione francese, che accese la miccia a una nuova consapevolezza popolare: esistere e, di conseguenza, avere diritti.
La riforma costituzionale, viene propagandata come “innovativa” vincente”  “assolutamente necessaria”.
La domanda da porsi è: per chi? Non certo per la popolazione. Non certo per i bilanci delle famiglie. Non certo per i lavoratori, gli anziani, i giovani. Così come è stata scritta, è una riforma che nega qualsiasi forma di sistema sociale democratico.
La voce del popolo non avrà alcun titolo, ma – a differenza di oggi – sarà sancito dalla Costituzione.
Le decisioni, per tutto il paese, saranno prese da una sola persona – il presidente del Consiglio – che non dovrà più passare sotto le maglie dell’attuale sistema bicamerale, per ottenere l’approvazione di qualsiasi decreto.
Si potrebbe eccepire: “Ma anche adesso fanno come gli pare. Pensa a quanti decreti passano subito grazie alla fiducia”. Vero. Così come è vero che questo sistema è reso possibile dall’assoluta mancanza di un elemento fondamentale: il popolo. Che non si oppone. Non si ribella. Lascia fare. Accetta. Al massimo, s’indigna. Ma torna subito, a testa bassa, a pensare ai fatti suoi. Come se i fatti della nazione non fossero affari di tutti noi.
Il prossimo Ottobre, saremo chiamati alle urne, per votare SI o NO alla riforma costituzionale. Non è una riforma che riguarda questo governo, ricordatelo bene. E’ una riforma che resterà dopo il governo Renzi e per i governi a venire. Toglietevi dalla mente che il motivo per cui è necessario votare questo referendum sia, votando NO, la caduta del governo Renzi, perché non è questo il motivo.
E’ necessario votare NO  per non permettere che una Repubblica a regime democratico, si tramuti – ufficialmente  – in una repubblica a regime dittatoriale. Punto. Non vi sono altre motivazioni.
Semmai, chiedetevi il motivo per cui è stata subito ritirata la proposta avanzata da Angelino Alfano, di prolungare a due giorni, anche per il referendum costituzionale, la durata delle votazioni. Renzi voleva questo prolungamento, ma solo per le prossime Comunali. Ovviamente, subito si è capito che sarebbe stato troppo lampante dover concedere un giorno in più anche per il referendum costituzionale. Per non concedere alla popolazione più tempo per partecipare al referendum, la proposta fatta passare attraverso Alfano, non è arrivata nemmeno sul tavolo del Consiglio dei Ministri.
Prima di concludere, ma con la promessa di parlare presto, più approfonditamente, del contenuto dellaRiforma costituzionale, ponetevi un’ultima domanda: sicuri che, se dovesse vincere il NO al referendum, Renzi si dimetterebbe il giorno dopo? Ma quando mai. Non avete notato che, dopo tanti governi lampo, alcuni durati una manciata di mesi, questo permane a qualsiasi costo? Certo. I vitalizi adesso, si acquisiscono solo dopo una legislatura. E di neo politici, Renzi ne ha nominati parecchi…
Come ho già fatto in passato, vi consiglio la lettura della nostra attuale Costituzione: è scritta in maniera chiara, comprensibile a tutti. Così si scrivono le cose fatte bene e che non nuocciono al popolo…
http://www.gliscomunicati.it/content.asp?contentid=6520
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