DI LUCA COLANTONI
luca colantoni
L’ultima grande kermesse continentale prima delle Olimpiadi di Rio che ha visto all’opera degli atleti azzurri, è stata l’Europeo di Nuoto che si è appena concluso a Londra. Per la spedizione italiana è stato un successo, ma non un record. Il nostro Paese ha chiuso con 17 medaglie (5 ori, 7 argenti e 5 bronzi), ma una sola in meno rispetto al risultato migliore ottenuto in un Europeo, le 18 ottenute a Debrecen 2012. Risultato che, comunque, lascia ben sperare per tornare dai Giochi con un bel medagliere. A propositi, un po’ di numeri non fanno mai male. 32 le medaglie azzurre ad Atene, 27 quelle a Pechino, 28 nell’ultima Olimpiade, a Londra. Infostrada Sports, la più accreditata società di analisi sui dati dello sport a livello mondiale, ha già elaborato un medagliere virtuale che però per la truppa azzurra ride pochissimo e si attesterebbe sulle 25 medaglie. Poca roba, ma permetterebbe allo sport italiano di restare nella top ten delle graduatorie all time. Parliamo di virtuale, ovviamente e il classico luogo comune recita che “la palla è rotonda”, ma l’esempio questa volta non è calzante visto che ad usare una palla rotonda sono anche i calciatori e la nostra selezione olimpica non si è qualificata per Rio 2016. Meglio sperare in altri palloni, magari quelli giocati con le mani dalle nostre rappresentative, maschile e femminile, di pallavolo e pallanuoto maschile (donne eliminate). Difficile, ma non impossibile. Esattamente come la pallacanestro maschile che però attende ancora il pass, l’ultimo, per Rio visto che a inizio luglio l’Italbasket sarà impegnata nel torneo pre-olimpico. Per il resto, azzardando delle previsioni, grandissime speranze arrivano ovviamente dal già citato nuoto e qualcosa possiamo sperare anche nell’atletica leggera dove la suggestione più affascinante è la definitiva uscita dal tunnel, dopo il doping, il mea culpa e la squalifica, del marciatore Alex Schwazer. Per il resto la nostra atletica fatica ad uscire da un lungo periodo di crisi e dovrà affidarsi alle felici prestazioni dei singoli. Nibali, Aru, Malori, Agnoli, chissà se uno dei nostri ciclisti ci regalerà un alloro olimpico nella gara su strada, mentre su pista quattro anni fa andammo a sfiorare un oro, ma si sa, gli italiani sui pedali possono dire la loro. Ma anche quella che mena non è male, specialmente se la truppa italiana è capitanata da Clemente Russo. Ma nella nobile arte ricordiamo l’autentico furto ai danni del nostro Cammarelle a Londra, e quindi, più che gli avversari bisogna temere le giurie. Nella scherma siamo presenti in massa, magari meno competitivi di un tempo, ma a medaglia potremmo anche andare. Però, alzi la mano a chi non è mai sfuggita una lacrima di gioia quando a regalarci momenti di gloria e l’inno nazionale gridato al vento, sono quegli sport cosiddetti minori, ma che minori non sono. Molmenti nella Canoa Slalom potrebbe tentare, ad esempio, un bel bis. Ci sono le nostre bellissime “Farfalle” della Ginnastica Ritmica che sono solitamente ben accreditate. Ci sono gli sport di contatto come il Judo, la Lotta e il Taekwando che spera in un bis dei fasti di Londra dove gli azzurri portarono a casa un oro e un argento. Ci sono i ragazzi del Tiro a Volo, che sia carabina, pistola, trapp o skeet, è possibile dire la nostra. Un azzurra, Eva Lechner, ha vinto recentemente, proprio sul tracciato di Rio, le preolimpiche di Mountain Bike, Andrea Tiberi è giunto terzo tra gli uomini, il che significa che anche in bici possiamo sperare in qualcosa. Pellegrini, Magnini, Paltrinieri a parte, c’è anche l’Italia che nuota per ore, quella del Nuoto di Fondo. La nostra Bruni ha vinto la Coppa del Mondo e quindi ha ottime chance, esattamente come Ruffini. C’è anche il tennis, ma forse la carta più attendibile da giocare è quella del doppio Bolelli-Fognini. C’è la Vela dove siamo ben piazzati nel ranking e c’è il Pentathlon con Riccardo De Luca, vincitore quest’anno della finale di Coppa del Mondo, ma una medaglia in questo sport manca addirittura dal 1992. Per il resto chissà. La sorpresa, l’exploit è sempre dietro l’angolo. Sudore e fatica, sport come stile di vita, antichi valori, vinca il migliore e l’importante è partecipare. Il barone De Coubertin sguazzerebbe come nell’oro se la filosofia fosse sempre questa, ma una medaglia ripaga di mille sacrifici, di mille amarezze, di mille sforzi e altrettante privazioni ed è per questo che tutti gli atleti azzurri sono chiamati a rispondere alla domanda che c’è nell’inno di Mameli, dov’è la vittoria, e quindi a dare il massimo per far sì che quattro anni di duri allenamenti sono bastati per dimostrare di meritare il regno di Olimpia.

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