DI MARISA CORAZZOL

marisa corazzol

Il candidato ecologista alle presidenziali austriache, Alexander Van Der Bellen, figlio e nipote di profughi, vince il secondo turno delle elezioni per il rotto della cuffia, grazie ai  voti degli austriaci residenti all’estero.

Alexander Van Der Bellen è l’uomo che nessuno si aspettava, o meglio che nessuno aspettava più, ma sarà da oggi il nuovo Presidente dell’Austria, dopo una “suspense” duraa circa 24 ore, infatti, il Ministro dell’Interno ha pubblicato i risultati definitivi: il candidato ecologista vince l’elezione per il rotto della cuffia. Soltanto31 026 voti separano in effetti i due candidati su 6,4 milioni di elettori. Alexander Van der Bellen è un « revenant » che la stampa aveva un po’ alla svelta già seppellito al primo turno. Eppure, durante le settimane precedenti il primo turno, tutti i sondaggi lo davano sistematicamente in prima posizione, ma, la sera del 24 aprile , 14 punti di svantaggio lo separavano dal suo avversario Norbert Hofer, il candidato del FPO (estrema destra). Mai, nella storia della seconda Repubblica un candidato aveva superato un tale gap.

Per il professore di economia è il coronamento di una lunga carriera che fu all’origine universitaria, prima di diventare politica. Alexander Van der Bellen ha insegnato all’Università di Innsbruck e di Vienna. Negli anni ’70 e ’80 ha brevemente “flirtato” con i social-democratici, prima di candidarsi al ruolo di Presidente della Corte dei Conti con l’ « etichetta » dei « Verdi », nel 1992.
Dal 1997 al 2008 è stato altresì portavoce e presidente del club dei parlamentari del partito ecologista, ma, allorquando, nel 2016, decide di candidarsi alle elezioni presidenziali, sceglie di farlo da “indipendente”. Una « indipendenza » relativa, tuttavia, poiché i Verdi non avevano presentato alcun candidato e, immediatamente, gli hanno assicurato il loro sostegno, come confermato, d’altronde, dal suo avversario durante la campagna elettorale.

“Nell’alveo dei Verdi, Alexander Van der Bellen è un pragmatico”, precisa il politologo Anton Pelinka.
Van der Bellen è rispettato molto per aver avuto una carriera diplomatica prima di entrare in politica. Sin dall’inizio, è stato in grado di attirare degli elettori che non avrebbero mai votati per i “Verdi” ma che condividevano alcune posizioni degli ecologisti, in particolare sulla sua “apertura di spirito” e sull’Europa.In fondo, i “Verdi” sono il partito austriaco più pro-europeo ».

Alexander Van der Bellen ha l’Europa incollata sulla pelle. Federalista, si è pronunciato molte volte a favore degli «Stati Uniti d’Europa», anche se di recente, durante la campagna elettorale in particolare, ha moderato il suo entusiasmo, rinviando il suo sogno ad un futuro assai lontano.

Quando, fra i due turni, ha ricevuto il sostegno di Jean-Claude Juncker e di Martin Schulz, rispettivamente presidente della Commissione e dl Parlamento europei, Norbert Hofer lo ha caricaturato come “condidato di Bruxelles”. Ora, se queste due Istituzioni europee sono piuttosto gradite, Van der Bellen non ha esitato, però, a mostrarsi molto critico sul funzionamento del Consiglio d’Europa : «Se dovessimo applicare il sistema di governo dell’UE all’Austria, avremmo due governi ».

Lo si è sentito anche lamentarsi, questi ultimi mesi, sulla non applicazione del sistema delle “quote” previste per i rifugiati. Adesso, nella sua veste di Presidente ha l’intenzione di dare l’esempio in Austria. «Parlerò ai Sindaci che rifiutano di accogliere i profughi», prometteva durante la campagna elettorale. «Siamo di fronte ad un problema europeo, ma il principio di solidarietà deve applicarsi anche in Austria.» Lui, che loda l’apertura della
« generazione Erasmus» non vede «per quale motivo il sentimento europeo non si potrebbe sviluppare anche presso i giovani siriani e iracheni che vengono da noi ». Questo argomento, sul quale si è spesso confrontato anche con veemenza con il suo avversario del FPO, tocca personalmente e profondamente Alexander Van der Bellen, essendo lui stesso figlio e nipote di rifugiati. I suoi nonni sono fuggiti dalla Russia dopo la rivoluzione bolscevica per installarsi in Estonia.
Durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra mondiale, i genitori d’Alexander Van der Bellen fuggivano davanti all’avanzata dell’armata rossa e si installavano a Vienna, dove Alexander è nato e successivamente a Innsbruck nel Tirolo, dove è cresciuto e dove, nel 1958, ha ottenuto la cittadinanza austriaca.

Alexander Van der Bellen sa di dovere la sua vittoria più all’opposizione di una maggioranza di austriaci al FPÖ che ad un vero plebiscito sulla sua persona. In effetti 40% dei suoi elettori del secondo turno hanno affermato la necessità di sbarrare la strada all’ estrema destra come la principale ragione della loro scelta.
La sua personalità di intellettuale forse un po’ austera passa male in una parte del suo elettorato. Le critiche tendenti a squalificare il « professor Van der Bellen , un tipo arrogante che ci guarda dall’alto » erano molto pesanti fino agli ultimi giorni prima del secondo turno.

Il primo dibattito svoltosi fra i due turni, altresì, non è stato dei migliori. In un contesto scenico assai surrealista, i due uomini si sono ritrovati a discutere da soli seduti ad un tavolo, l’uno di fronte all’altro. Les buone manière di facciata sono, però prestamente cadute e i due hanno cominciato a litigare come mai visto prima in una televisione pubblica austriaca. Alexander Van der Bellen ha dichiarato, in proposito, di non aver perso il suo sangue freddo, ma che era semplicemente irato. «I Media volevano dello spettacolo, hanno avuto una lotta di gladiatori. Non bisogna stupirsi, quindi, che ne sia uscito del sangue. Figurativamente, ovviamente».

Alla fine, tuttavia, il Paese risulta realmente spaccato in due come non mai. D’Ora innanzi, quindi, Alexander Van der Bellen e il nuovo cancelliere social-democratico, Christian Kern, hanno due anni per riconciliare i cittadini con le loro politiche « unificatrici ». senza le quali, nel 2018, non sarà un Presidente, ma un cancelliere di estrema destra che prenderà le redini dell’Austria.
Il sospiro di sollievo della metà dell’Austria all’annuncio dei risultati, poco prima delle 17, non deve far dimenticare tuttavia che nuove elezioni sono previste nel 2018, al momento delle elezioni legislative ed allora non sarà necessario che l’ FPÖ raggiunga la maggioranza per rivendicare la cancelleria alla quale è appena giunto ilsocial-democratico Christian Kern.

Alexander Van der Bellen ha promesso che in qualità di Presidente non nominerà un cancelliere favorevole all’uscita dell’Austria dall’eurozona. Lui e il nuovo governo nominato la settimana scorsa dispongono di due anni per convincere gli austriaci a non costringerli a farlo.

foto di Marisa Corazzol.
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