DI ENNIO REMONDINO

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Un dettaglio storico, utile per la ricorrenza del centenario del massacro che fu la ‘Grande Guerra’. La storia dei giornalisti caduti in quei quattro terribili anni tratta dalle memoria di quella strana lapide finita in uno scantinato, colpevole di essere stata inaugurata dal giornalista Mussolini
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Tutto è cominciato quattro anni fa, con il ritrovamento per caso di una vecchia lapide abbandonata nella cantina di un palazzo dell’Istituto di Previdenza Giornalisti, l’INPGI, a Roma. «In memoria dei giornalisti morti per la patria». Sotto, scolpiti i nomi di 83 giornalisti e delle testate di provenienza, caduti nella Prima Guerra mondiale. Accadde nel maggio del 2011. La lapide era finita in cantina forse non a caso: era stata inaugurata nel 1934 da Mussolini e ciò forse creò qualche imbarazzo nel 1945. Da quella scoperta cominciarono le ricerche di Pierluigi Roesler Franz, storico del giornalismo.

 

L'ufficiale degli alpini Cesare Battisti, giornalista
L’ufficiale degli alpini Cesare Battisti, giornalista
La grande lapide (un metro e 70 di altezza e un metro di larghezza) risale probabilmente al 1916, anno in cui l’Associazione della Stampa Periodica Italiana decise farla incidere per esporla nel salone di Palazzo Marignoli, nel cuore di Roma. Essa si è rivelata di particolare importanza per lo studio della storia del giornalismo italiano. Fino ad allora infatti erano noti solamente i nomi dei 46 giornalisti commemorati insieme al Milite Ignoto. Nell’elenco sono citate le testate, molte delle quali non esistono più. Caduti sui diversi fronti. Nomi dimenticati come Il Fanfulla o Il Corriere di Livorno.

 

Il primo nome sulla lapide è quelli di Lamberto Duranti che morì prima ancora dell’entrata in guerra dell’ Italia: cadde il 5 gennaio sulle Argonne, dove era andato a combattere col corpo di spedizione di Costante e Bruno Garibaldi, figli di Ricciotti e nipoti di Giuseppe Garibaldi. E fu proprio in un convegno sui garibaldini-giornalisti a Reggio Emilia, fu Pierluigi Roesler Franz, del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti a raccontare che in realtà i colleghi caduti nella ‘Grande Guerra’ furono 160. Titolo significativo, “Anche i giornalisti muoiono in guerra”. Allora, prima degli eccessi Tv.

 

I 160 giornalisti rappresentano tutte le regioni italiane e numerose testate giornalistiche, molte delle quali sono tuttora in attività. ‘Scorrendo la lista ci si può rendere conto della varietà e della qualità dei profili biografici -spiega Pierluigi Roesler Franz- uno sguardo sul clima generazionale e sulla trasformazione stessa del giornalismo italiano’. Tra i caduti vi sono direttori, vicedirettori, redattori, corrispondenti e inviati. Come spesso accade, riconoscimenti da morti: 9 medaglie d’oro, 63 d’argento, 29 di bronzo, 4 Croci di Guerra. 2 su 3 dei caduti hanno ottenuto un riconoscimento militare.

 

L'impiccagione di Cesare Battisti a Trento, 1916
L’impiccagione di Cesare Battisti a Trento, 1916
Finiamo con Cesare Battisti giornalista. Era nato a Trento nel 1875 e nella sua città fu impiccato dagli austriaci quando aveva 41 anni. Cittadino austriaco di nascita, nel 1900 fonda il giornale socialista ‘Il Popolo’ e il settimanale illustrato ‘Vita Trentina’ che dirige per molti anni nella Trento asburgica. Fu deputato al Parlamento di Vienna. Allo scoppio della guerra combatté per la parte italiana. Catturato dai Welschtiroler Kaiserjäger, fu processato e impiccato per tradimento. Con Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi, Francesco Rismondo e Nazario Sauro è tra le maggiori figure dell’irredentismo.
http://www.remocontro.it/2015/05/24/collega-cesare-battisti-i-160-giornalisti-caduti-dove-piave-mormorava/
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