DI MARISA CORAZZOL

marisa corazzol

(nostra corrispondente da Parigi)
FRANCIA. SCIOPERO AD OLTRANZA   DAL 2 GIUGNO.
I Sindacati d’Oltr’Alpe non cedono, anzi hanno preparato una nuova settimana di « fuoco » che sfocia in diverse fasi di blocco dei trasporti pubblici. L’appello allo sciopero “sine die” e alla mobilitazione generale è partito da Philippe Martinez, il Segretario generale della CGT che ha dichiarato la ferma volontà di battersi con tutti gli strumenti sindacali possibili pur di ottenere il ritiro puro e semplice della legge sul lavoro.
Lo ha confermato stamani : « la CGT è determinata ad andare fino in fondo per il ritiro del progetto di legge « El Khomri ».
Pertanto, oltre al blocco delle raffinerie, sono previste molte forme di mobilitazione per tutta la settimana.
Le contestazioni contro il « jobs act » di Hollande e di Valls si gonfiano e si radicalizzano sempre più: raffinerie bloccate, scioperi annunciati nei trasporti pubblici, nuove manifestazioni prossime a venire, atti vandalici contro le sedi del Partito Socialista. Sono segnali fortissimi lanciati dal movimento di opposizione alla riforma del lavoro che indicano che “la lotta si fa dura”. Ma, di fronte alle miriadi forme di contestazioni, il governo, che ha detto e ripetuto che la legge sul lavoro non sarà ritirata, potrebbe adesso trovarsi nell’ “impasse”.
François Hollande e Manuel Valls, infatti, nel voler mostrare la loro capacità e competenza a « riformare » il welfare francese, stanno seriamente mettendo in gioco la loro personale credibilità sul “jobs act” che intendono varare a qualunque costo: “non ci sarà alcun ritiro del progetto di legge”, ha infatti ricordato questa mattina il primo ministro francese. “Non cederò” ha ribadito Hollande. La forzatura con cui la legge è stata approvata all’ « Assemblée Nationale », grazie al ricorso all’ art. 49.3, fa della riforma del welfare il simbolo stesso di questo quinquennio presidenziale.
La questione dell’autorità del Presidente della Repubblica è in gioco in questo braccio di ferro che rischia di non lasciare né vincitori, né vinti.
Il rifiuto di Hollande ad “abdicare dalle sue posizioni, vorrebbe significare che è in grado di resistere di fronte all’avversità”, ha altresì spiegato Olivier Rouquan, un Docente e – Ricercatore in Scienze Politiche. “Senza dimenticare che Hollande deve correggere l’impressione che dà di lui, di tergiversare, prima di assumere una qualunque decisione.”
Secondo il docente in Scienze Politiche, Rouquan, inoltre: “peggio, il ritiro del testo lo farebbe perdere su tutti i piani. La sinistra è divisa e questo progetto di legge l’ha tagliato fuori da una gran parte del suo elettorato”. Jérôme Sainte-Marie, presidente dell’ Istituto di PollingVox, ha dichiarato, altresì, che “un ritiro del testo di legge darebbe un’immagine di debolezza che favorirebbe i suoi rivali, qualora decidesse di ricandidarsi nel 2017”. Secondo Jérome Saint-Marie, “il mantenimento della legge approvata con il voto di fiducia potrebbe anche essere positivo per la sua immagine. Potrebbe vincere per la perseveranza e la determinazione dimostrate», ha quindi aggiunto il politologo.
Tuttavia, dopo una settimana di blocchi, i Sindacati e il Movimento « Nuit Debout » non si rassegnano a far scendere la pressione. La CGT conduce una campagna attiva: Philippe Martinez, numero uno del Sindacato, invoca lo sciopero generale. Oggi ha annunciato che tutte le raffinerie di Francia sono in sciopero. Nuove azioni sono previste il 26 maggio e il 14 giugno.
Per l’ottava giornata di sciopero contro la legge « El Khomri », giovedì 26 maggio, altri settori saranno mobilitati ed un nuovo sciopero alle Ferrovie dello Stato (SNCF) è già stato annunciato. La sezione CGT della RATP (trasporti pubblici locali) ha a sua volta indetto uno sciopero illimitato a partire dal 2 giugno. Senza contare altre ripercussioni sugli investitori: la TOTAL, per esempio, a seguito dei blocchi delle raffinerie, sta pensando di « rivedere seriamente » gli investimenti che il gruppo petrolifero aveva previsto, ha già dichiarato il Presidente della compagnia petrolifera, Patrick Pouyanné.
Di fronte a cotanta minaccia, il governo francese ha quindi deciso di usare le manière forti contro la CGT. Hollande ha dichiarato che i blocchi alle raffinerie sono condotte da una “minoranza” e stamattina il sito petrolifero di Fos-Sur-Mer è stato “sbloccato” con l’arrivo delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, con idranti e manganellate a gogò. Manuel Valls, intanto, aveva qualificato l’azione della CGT « non democratica », mettendo in dubbio la legittimità dell’azione sindacale stessa: “A volte è legale, quando si tratta di manifestare, a volte ci sono problemi di sicurezza e dunque di legalità “. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Philippe Martinez (CGT) ha risposto: “E’ illegale sbloccare le raffinerie, attenzione ad opporsi al diritto di sciopero “.
In tali contesti e qualunque sia il risultato di tante battaglie, l’esecutivo francese – già al minimo della popolarità in tutta la storia della V Repubblica – potrebbe benissimo lasciarci le piume nel fiume straripante delle mobilitazioni e degli scioperi e ciò a meno di un anno delle prossime elezioni presidenziali.
In effetti, secondo un sondaggio “Odoxa”, pubblicato oggi, François Hollande e Manuel Valls hanno toccato il record di « impopolarità ». A parere di Jérôme Sainte-Marie, il governo – se vuole evitare « la débacle » dovrà raggiungere l’opinione pubblica che, per il momento, sostiene totalmente la mobilitazione che si è allargata a tutto l’Esagono.
Il problema, però, è che l’economia reale in Francia non è ripartita, si è anzi fermata, malgrado le promesse e le sedicenti « riforme » già attuate da questo governo che sono andate tutte a vantaggio di grandi imprese e di grandi investitori stranieri e mai a tutela del mondo del lavoro in tutte le sue espressioni. Ora, se l’economia non funziona più normalmente, Hollande è tenuto a dare delle risposte, sia – come sta facendo – usando impropriamente la “forza”, sia – e sarebbe molto più positivo per tutti – nel rilanciare i negoziati con i Sindacati. Ora, il governo francese ha proceduto già a diverse modifiche del testo di legge durante la concertazione con le parti sociali. Pertanto, se dovesse modificarlo ancora, non potrà farlo che marginalmente, per il semplice fatto che dopo aver privato il Parlamento di discuterne i contenuti, imponendo l’art. 49.3, perderebbe definitivamente la faccia se dovesse accogliere ulteriori richieste di modifica da parte dei Sindacati e – peggio – se dovesse ritirarlo.
foto di Marisa Corazzol.
foto di Marisa Corazzol.
Annunci