DI FABRIZIO FALCONI
fabrizio falconi
Di Robert Schneider (Bregenz, 1961), avevo letto qualche anno fa, Le voci del mondo, brillantissimo romanzo d’esordio (Einaudi,1995).
 Ombre (titolo originale Schatten ) è uscito invece nel 2004 tradotto da Palma Severi.
E’ un breve romanzo, ambientato in Australia, con due sole protagoniste, Florence Goldin e Kasha Markovski. Due amiche, o ex amiche, compagne di college, emigrate giovanissime in Australia da diverse parti d’Europa (Olanda e Polonia), che si ritrovano dopo molti anni (ventisei) in un vecchio café – il Pacific – con vista sull’oceano.
E’ stata Florence ad invitare Kasha, che non vede da vent’anni, con la scusa di volerle fare una domanda (che non verrà mai pronunciata invece, esattamente, nel corso di tutta la conversazione).
C’è di mezzo l’amore per un uomo, Collin, che Florence ha amato perdutamente per tutta la vita, e che è diventato il marito di Kasha. 
Le due donne sono ormai anziane, il loro incontro è l’occasione per un bilancio esistenziale, che diventa una confessione a cuore aperto. 
Florence racconta l’amore impossibile per l’uomo dagli occhi grigioverdi, che non ha mai smesso di provare, che è rimasto sempre purissimo come un cristallo di ghiaccio, anche dopo la morte di Collin, avvenuta quattordici anni prima di questo incontro. 
Kasha nel frattempo si è anche risposata.  E’ un confronto drammatico tra due psicologie, tra due modi di essere prima ancora che di amare. Florence non sa amare che così, in modo assoluto e inestinguibile. L’amore per lei è prima di tutto un’idea alla quale essere fedele eternamente, anche al di là del rifiuto di Collin, anche al di là del suo allontamento, di ogni delusione e di ogni umiliazione. L’amore di Florence è fedele in un modo quasi disumano. 
Ed è questo che Kasha, quando è lei a prendere a parlare, rimprovera all’amica. Quella sua perfezione disumana. Lei, Kasha, è una donna molto più debole, debole e sottomessa. Non ha mai amato in fondo, veramente Collin. Si è lasciata trasportare, sposandolo, da una specie di corrente.  E l’invidia per Florence e per quel suo modo folle di amare, non l’ha mai abbandonata. 
Kasha, si potrebbe dire, è l’incapacità di amare; Florence l’incapacità di vivere (amando).
Schneider qui funziona di più nella prima parte (“Amore”), quella in cui Florence confessa il suo amore assoluto. La mancanza di una vera trama, il racconto in prima persona, lo strano e inadeguato finale, con il cameriere del locale che confessa, a sua volta, il suo amore infelice, fanno di questo libro un romanzo imperfetto, ma non privo di suggestioni. 
http://fabriziofalconi.blogspot.it/
Palma Severi
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