DI VIRGINIA MURRU

virginia murru

Ogni tanto, a portare una sferzata di realtà, sull’ottimismo che viene dagli esponenti del governo, sono i numeri, contro i quali è inutile ragionare, o vagheggiare ipotesi che non rientrino nella sfera del razionale.
Secondo i dati diffusi dall’Istat, in Italia il fatturato dell’industria è calato del 3,7% su base annua, una flessione che affonda le sue radici negli anni precedenti, e tuttavia resta la peggiore performance dall’ agosto del 2013. Dati che stridono con l’ottimismo che proviene dal ministero dell’economia, anche se chiaramente il contesto va proiettato in un clima di ripresa post-recessione. I conti non tornano, è una risalita lentissima, e l’assetto dell’economia internazionale, che non viaggia su binari propriamente rassicuranti, non è certo il migliore viatico per procedere con passo più spedito.
Per quel che concerne i ricavi sul mercato interno, si tratta di un risultato ancora negativo, ossia del -2,6%, ed è il peggiore risultato dall’autunno del 2012. Solo conferme in questo andamento che presenta prospetti d’incertezza proprio nei settori pilastro dell’economia, i quali, un tempo non lontano,
rappresentavano il fiore all’occhiello del nostro export. Cala, e in maniera preoccupante, anche il fatturato degli autoveicoli, che registra un -6,5% rispetto al 2015, contrazioni che hanno il loro peso sul Pil, ed effetti a catena nell’intero comparto. Sempre secondo i dati Istat, la flessione su base mensile, si attesta su un -1,6%. Solo un lieve incremento sul mercato estero, appena lo 0,1%, ma i conti, anche sui modesti margini attivi, rientrano nell’ordine dello ‘zero virgola’, raramente si va oltre.
In calo si rivela un altro indice importante del settore, ossia quello degli ordini all’industria, che marca una flessione del 3,3%, sia nel versante del mercato interno, pari a -1,5%, che su quello estero, -5,8%. Se si rapportano questi dati a quelli dello stesso periodo, nel 2015, l’indice grezzo degli ordinativi rivela un lievissimo incremento, ossia dello 0,1%. Incoraggiante, e quasi sorprendente, è l’aumento registrato dalla produzione di mezzi di trasporto, che raggiunge in positivo, quasi il 31%.
E tanto per non allontanarci dal trend negativo, la contrazione peggiore, la troviamo nel settore metallurgico, con una brusca tendenza in calo che ha raggiunto il -13,2%.
In rilievo gli incrementi congiunturali per l’energia, che segnano un +3,2%, mentre sia i beni strumentali che quelli intermedi, sono in contrazione: -2,5%; meno consistente il calo dei beni di consumo, -0,6%.
La spinta maggiore di questa tendenza in negativo, viene dallo stato interno relativo all’energia. Invece, una buona promessa del settore, resta la produzione di computer e articoli di tipo elettronico, che danno una buona spinta in positivo, con il +6,5%.
Nel settore manifatturiero, il dato più desolante, riguarda la produzione di coke e prodotti provenienti dalla raffinazione del petrolio, con una botta che va in negativo del 22,4%.
E’ uno specchio impietoso, dove i riscontri sono quelli tangibili delle famiglie che fanno i conti con situazioni di reddito sempre più precarie. L’andamento del fatturato industriale rilevato a marzo, è già il riflesso delle modestissime performance del Pil nel corso del primo trimestre di quest’anno, che ha registrato uno stentato +0,3%, non in linea con il trend dell’Eurozona, che invece marcia con un +0,5% medio.
In Italia ci sono, nel settore industriale, grandi e medie industrie in notevole difficoltà, come l’Ilva, per esempio, che non contribuiscono a sostenere la crescita. La contrazione del fatturato industriale, è in stretto rapporto con le dinamiche congiunturali degli ultimi mesi: complessivamente, l’indice, cala dell’1,1%; nell’ordine di: -1,2% nel fatturato interno, e – 0,9% per quello estero.
Tutto questo mentre si continua a galleggiare in acque quasi immobili, mentre il premier Matteo Renzi, chiede ai cittadini di collaborare, e avanzare proposte sulle strategie migliori da seguire per la riduzione della pressione fiscale, con misure impositive più ‘soft’..
Questa la sintesi del suo discorso ai cittadini, riportato su enews, e poi da Reuters:
“Dopo l’Imu e la Tasi prima casa, gli 80 euro, l’Irap costo del lavoro, gli incentivi sui nuovi assunti, l’Imu e l’Irap agricola, il superammortamento al 140%, il credito di imposta al Sud si tratta di decidere su quali altri leve agire per ridurre il peso del fisco. Grazie alle riforme finalmente le tasse vanno giù, scegliamo insieme come..”
Per rendere più ‘dialogico’ e meno ostico, l’argomento tasse, Renzi ha fornito anche il suo indirizzo email ufficiale, così che i cittadini possano interagire direttamente con lui, attraverso proposte volte a rendere meno gravoso il peso del fisco sul portafogli delle famiglie. Il cuneo fiscale, anche sulle imprese (che frena non poco lo sviluppo e la crescita), secondo le dichiarazioni del premier, sarà ridotto, proprio per favorire investimenti ed occupazione, dati macro che in Italia, purtroppo, sono da anni la spina sul fianco di un Pil che stenta a decollare.
foto di Virginia Murru.
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