DI GIANCARLO GOVERNI
giancarlo governi
Caro Roberto,
certo che amiamo la nostra Costituzione, quella che tu hai definito “la più bella del mondo” nella tua magistrale lezione su Raiuno. Quella che fu scritta da grandi uomini come Nenni, Calamandrei, Terracini, Dossetti, Moro, Togliatti… e che poi fu messa in “bella copia” da Concetto Marchesi, il grande latinista che, come rettore dell’università di Padova invitò i suoi studenti a lasciare gli studi per difendere la Patria dal tedesco invasore. Certo che l’amiamo e la consideriamo intoccabile e immodificabile ed anche perché noi vecchi sappiamo, e abbiamo il dovere di raccontarlo, che fu un dono prezioso che ci fecero i nostri Padri. Ma tu sai, Roberto, che la parte immodificabile è quella dei principi fondamentali, quella contenuta nei primi 12 articoli e in altri (come l’articolo 21 sulla libertà di espressione o il 101 che dice che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”) che sono stati posti a garanzia della democrazia e della libertà. E tu nella tua lezione televisiva ci hai raccontato soltanto i primi 12 articoli. Il resto riguarda il funzionamento dello Stato in tutte le sue articolazioni ed è modificabile e tante volte negli anni è stato modificato. Anche perché quello che fu messo a garanzia di un paese che usciva da venti anni di dittatura e da cinque di guerra, di cui due di guerra civile, oggi che la democrazia si è radicata nella storia del Paese e nello spirito dei cittadini, può essere di ostacolo. Pensa alle due Camere che fanno le stesse cose, che si palleggiano le leggi in una assurda partita di ping pong che finisce per favorire interessi particolaristici e danneggia l’interesse comune che è quello di fare le leggi, di farle bene e nei tempi giusti. Sai che nella Costituente molti, anche nella sinistra, avrebbero voluto una Camera sola? Lo ha ricordato il vecchio Macaluso ma se vogliamo possiamo ritrovarlo negli atti che tu avrai sicuramente letto, altrimenti non avresti potuto raccontarci la Costituzione così bene. E poi ci furono nei decenni successivi fior di uomini politici o semplicemente uomini di legge che si espressero a favore della abolizione del Senato: Berlinguer in primis ma anche Ingrao e Nilde Jotti quando si trovarono a combattere contro gli ostacoli del biparlamentarismo perfetto, come Presidenti della Camera. Ora un governo coraggioso e anche un po’ incosciente è riuscito a cancellare questo ostacolo alla vita democratica, inventando maggioranze che il risultato elettorale non aveva espresso, e ottenendo come risultato un Senato che non legifera, che non dà la fiducia al Governo e che è ridotto a 100 membri privi di retribuzione. È la fine del biparlamentarismo perfetto che porterà a uno sveltimento della vita politica. Questa modifica sarà sottoposta a referendum confermativo, come è giusto e costituzionale, e su questo si sono scatenate motivazioni che si muovono su binari logici fuorvianti. Si parla di attentato alla Costituzione (ma de che? diremmo noi romani), di ampliamento dei poteri del Governo e, quello che si guardano bene dal dire, la fine del regime degli “inciuci”. Hanno tirato fuori l’Anpi puntando su un argomento cruciale, sui partigiani che sarebbero contrari alla modifica della Costituzione, tralasciando il fatto che nell’Anpi i partigiani, per motivi anagrafici, sono appena il cinque per cento. Senti Roberto che cosa ha scritto il Comandante Diavolo, al secolo Germano Nicolini, “Non sono renziano e non ho la tessera del Pd. Ma se i treni oggi vanno a 300 all’ora e anche la scienza e l’economia corrono veloci, perché non può cambiare la politica? La Costituzione non va toccata nei primi 13 articoli, che rimangono per me il Vangelo. Ma il resto si può riformare, si deve velocizzare. Io addirittura il Senato lo toglierei! Il giovane Renzi lo trovo un po’ supponente, per esempio quando chiama ‘gufi’ certi suoi colleghi di partito, però almeno lui ci mette la faccia e vuole dare una scossa al Paese. Se vincerà il No e cadrà il governo, invece, in questo mondo di turbolenze, sarà il disastro”. Non ti sarà sfuggito certamente ma ho voluto ricordartelo perché voglio venire allo scopo della mia lettera aperta: ritieni ancora che respingendone le modifiche, votando no cioè al referendum, si difenda quella che tu hai definito “la Costituzione più bella del mondo”? O forse non sia vero il contrario e cioè che le mancate modifiche finiscano per rendere sterili pure quei principi immodificabili. Ripensaci, Roberto, e convinciti che votando SI al referendum si difende la Costituzione, e si impedisce che venga messa in una vetrina ma che invece continui ad essere per sempre lo spirito fondante della nostra vita politica e sociale.
Un caro saluto dal tuo “primo” ammiratore
http://www.globalist.it/politics/articolo/201202/lettera-aperta-a-roberto-benigni.html

Roberto Benigni in tv con "La più bella del mondo"

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