DI ADELAIDE CONTI
adelaide conti
Una sfida che dovrebbe tradursi in un tangibile risparmio per le casse pubbliche. Questo è l’obiettivo che si prefigge il piano delle Regioni, che però potrebbe avere ripercussioni notevoli sulle famiglie. Infatti 1.500 farmaci, quasi tutti innovativi e per malati cronici, non sarebbero più rimborsabili. L’idea delle regioni è semplice: tra i farmaci della stessa categoria, cioè terapeuticamente equivalenti, rimborsare solo quello con il prezzo più basso. Un’operazione che dovrebbe riguardare, secondo i medici di famiglia, 2.700 specialità farmaceutiche, 1.700 ad uso ospedaliero, dove la spesa farmaceutica sta superando il miliardo e 600 milioni di euro e altri farmaci a distribuzione diretta o “per conto”, ossia acquistati dalle Asl a prezzi scontati e poi distribuiti nelle farmacie. Non è escluso che il metodo sia esteso a tutti i medicinali mutuabili.
Questo perché per ogni categoria terapeutica, che i tecnici chiamano “di quarto livello Atc”, rimarrebbe rimborsabile solo il prodotto che batte il prezzo più basso, mentre tutti gli altri sarebbero a totale carico dell’assistito. “Che sarebbe costretto a cambiare di anno in anno terapia, a seconda di chi vince l’asta regionale”, sottolinea Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg. Tra i farmaci a rischio per esempio diffusi antibiotici, antidepressivi e farmaci per diabetici.
Facciamo un esempio concreto per comprendere le conseguenze di tali decisioni. Un primo livello di classificazione è quello che raggruppa tutti i farmaci per il sistema nervoso centrale. Poi, al secondo livello, il cerchio si stringe agli psicoanalettici, al terzo troviamo tutti gli antidepressivi, al quarto, quello dove scatta la selezione, troviamo gli “inibitori della seratonina”. Quest’ultima raggruppa ben 38 medicinali e 7 molecole diverse, che corrispondono a prodotti come il Cipraxel, l’Entact, il Tralisen e tanti altri. Fra quelli appena elencati solo uno sarà mutuabile.
E ancora, tra le cefalosporine, una delle categorie più diffuse di antibiotici, tra cui Augmentin, Tazocin e Glanzidimin uno soltanto resterebbe entro il recinto della rimborsabilità. E’ non è finita qui. C’è un altro aspetto che inqueta. Il farmaco terapeuticamente equivalente non vuol dire uguale, perché può anche contenere principi attivi diversi. Non è detto quindi –secondo i medici di famiglia- che possa essere prescritto il farmaco meno costoso. Obiezione, questa, che ha indotto l’Aipa, Agenzia pubblica del farmaco, a sospendere per approfondimenti per 90 giorni il piano delle regioni.
L’ennesima tegola per i malati che già si sono visti negare il diritto alle cure dopo i tagli delle prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) non necessarie, nel linguaggio tecnico: non appropriate, voluti dal ministro Beatrice Lorenzin. Inaccettabile è pensare di far pagare gli anziani con le loro già esigue pensioni le cure essenziali alla sopravvivenza.
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