DI ALESSANDRO GILIOLI
alessandro gilioli
L’altro giorno, negli Stati Uniti, un sondaggio di Nbc News e Wall Streeet Journal riportava che in caso di confronto a novembre tra Hillary Clinton e Donald Trump, la prima sarebbe avanti di circa tre punti (pari al margine di errore dichiarato dal sondaggio stesso); in caso di scontro Sanders-Trump, invece, il candidato democratico-socialista avrebbe 15 punti di vantaggio.
Schermata 2016-05-24 alle 10.05.18
Solo un sondaggio, certo, che fotografa un momento: e la campagna sarà ancora lunga. Però interessante, perché  – se fondato – ribalterebbe una legge della politica che è stata valida per diversi decenni: cioè che il candidato più “estremista” si batte al centro e non contrapponendogli un’alternativa radicale.
Dalla piccola Austria – quindi in un contesto completamente diverso – ieri è arrivato un segnale curiosamente simile: a sconfiggere l’ultradestra di Norbert Hofer non è stato né il partito socialdemocratico al governo, né i democristiani di Andreas Khol, né la “grossa coalizione” tra i due: ma un outsider: un indipendente già socialista, quindi verde, figlio di profughi, docente di economia in pensione, decisamente a favore del matrimonio egualitario, molto critico verso gli eccessi della finanza e contrario al Ttip, non convenzionale nell’approccio quanto nelle idee. «Long Dominated by Center, Austria Splinters to Left and Right», ha sintetizzato il New York Times parlando del duello tra lui e Hofer. Laddove per “left”, con ogni evidenza, non si intendono i socialdemocratici.
Segnali deboli, d’accordo, sia quelli americani sia quelli austriaci. Non universalizzabili.
Sarebbe però miope non notare che qualcosa sta succedendo in molti Paesi, nella cosiddetta sinistra: cioè l’area politica che nel ‘900 aveva come valori fondanti i diritti sociali e civili e che negli ultimi trent’anni si è invece adeguata al mainstream economico-culturale dei suoi ex avversari.
Qualcosa sta succedendo e talvolta è già successo.
In Gran Bretagna, ad esempio, dove l’ex eretico minoritario Jeremy Corbin è in robusta crescita di consensi nel Labour, con buona pace di Tony Blair, padre di tutti gli adeguamenti al centro.
O in Spagna, dove ormai le sinistre sono due: una quella del vecchio Psoe, l’altra quella della coalizione Podemos-Izquierda Unida (e secondo gli ultimi sondaggi, quest’ultima varrebbe quattro punti più della prima).
O in Francia, dove le politiche economiche di Hollande – molto diverse da quelle che aveva promesso in campagna elettorale – hanno provocato la nascita di unmovimento sociale nuovo e ampio, abbastanza simile a quello che giusto cinque anni fa esplose in Spagna, portando poi alla nascita di Podemos.
Perfino nella minuscola Islanda sta accadendo qualcosa di diverso, ma altrettanto inusuale e interessante: Il Partito dei Pirati (democrazia diretta, settimana lavorativa di 35 ore, totale trasparenza delle informazioni, legalizzazione delle droghe) è dato come probabile vincitore delle prossime elezioni e potrebbe governare in coalizione con il Movimento dei Verdi di sinistra.
Qualcosa sta succedendo, se si colgono tutti questi segnali deboli.
E tornando sull’Austria, vorrei citare quello che ha scritto ieri su Facebook un osservatore lucido come  Wlodek Goldkorn: «Temo che la vittoria di Van der Bellen, fra una …ina di anni, verrà ricordata dagli storici come quel momento di euforica illusione. A meno di un miracolo: per esempio l’emergere di una sinistra intelligente in Europa».
Ecco, rispetto a Wlodek sono meno pessimista: pezzi di “sinistra intelligente” stanno già emergendo, qua e là, in Europa. E in più, personalmente, non parlerei nemmeno di “intelligenza”: parlerei piuttosto di sinistre (se proprio ci piace mantenere questo termine) che guardano con determinazione al presente e alle sue storture. E che cercano modelli diversi dal pigro adeguamento alla destra.
Ma ha ragione Wlodek nel pensare che queste “cose” sono le uniche che – comunque si chiamino – possano rappresentare un’alternativa civile al crollo dell’establishment e delle sue larghe intese.
E possano quindi anche  fermare i nazionalismi postfascisti dei vari Trump, Hofer e Le Pen, che da questo crollo stanno traendo i massimi profitti.
Annunci