DI LUCA COLANTONI

luca colantoni

Ci sono voluti due anni da quel maledetto giorno, purtroppo l’ennesimo, quando calcio e cronaca nera si sono fusi per dare vita all’ennesima follia collettiva. Ora la sentenza dei giudici della terza sezione della Corte di Assise di Roma che ha deciso di condannare a 26 anni di reclusione Daniele De Santis, ritenuto colpevole della morte di Ciro Esposito, il tifoso napoletano rimasto ferito da un colpo di pistola il 3 maggio 2014 a Roma, prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli, e poi morto dopo 53 giorni passati al Policlinico Gemelli. Una cosa è certa, il calcio non c’entra nulla. La passione del tifoso non c’entra nulla e quando il calcio viene trasformato all’improvviso in un set di un film di vita e malavita, allora qualcosa proprio non torna. Ma quel giorno di due anni fa non era un film, eppure bisognava solamente andare allo stadio a tifare, non importava se per la Fiorentina o per il Napoli, importava, o doveva importare, solamente la voglia di tornare a casa con la Coppa. Invece no, risse, tafferugli, polizia e poi una pistola. Una pistola vera quella dalla quale sono partiti i colpi che hanno ferito mortalmente Ciro Esposito. Due anni di veleni, due anni di prese di posizione, di poco velate minacce tra le tifoserie di Roma (De Santis è romanista Ndr.), di scambi di battute, più o meno al vetriolo tra i tifosi giallorossi e la madre di Ciro, la signora Antonella Leardi che poi ha provato a lanciare messaggi di distensione e che ora ha addirittura trovato parole di perdono per chi ha ucciso suo figlio. “La pena inflitta è congrua e giusta, non provo odio per De Santis, l’ho perdonato”. Pena congrua: chi ha sparato in galera con la disposizione da parte del giudice anche di una provvisionale di 140mila euro in favore della famiglia Esposito. Il resto è sempre il solito gioco delle parti. In aula i parenti gridavano all’ergastolo, il legale di De Santis chiedeva la legittima difesa e ricorrerà in appello. Due anni quindi rischiano di non bastare per mettere definitivamente la parola fine a una vicenda che, in verità, avremmo voluto non fosse mai iniziata. La speranza è che ora prevalga il buon senso tra le tifoserie di Roma e Napoli, che prevalga il sano tifo per la propria squadra e non la sete di vendetta, perché sarà pure che il calcio, come diceva Arrigo Sacchi, sarà pure la cosa più importante delle cose meno importanti, ma nessuno ha il diritto di rovinarlo che sia un fatto di cronaca come questo, che sia qualcuno che per i propri interessi lo inquina scommettendo illegalmente, ma questa è un’altra storia.
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