DI LUCA SOLDI
luca soldi
Bisogna diffidare da chi dice che nelle Terre dei Fuochi, tutto ormai e’ sotto controllo.
Che tutto ormai e’ ben definito. Ormai ci sono solo certi politici che credono che ogni pericolo sia passato. Invece, ancora una volta, siamo ad ascoltare e leggere di una terra, con i suoi abitati, letteralmente martoriata, violentata per il profitto.
Dimenticata dalla politica nazionale. Invece queste terre sono ancora in balia del malaffare.
Come se il tempo, gli eventi ed i lutti trascorsi fossero passati invano. Come se lo scandalo di chi pensa solo al proprio profitto ( oppure al proprio consenso) non esista per niente.
Di oggi e’ la notizia della scoperta di 250 mila tonnellate di rifiuti smaltiti illecitamente in due cave. Ci sarebbero quattordici persone, tra imprenditori e professionisti, agli arresti domiciliari ed un’altra ventina di persone indagate per un “consolidato sistema” e un enorme danno ambientale.
Dei rischi per la salute pare superfluo parlare.
Anche le due cave coinvolte, la San Severino e la Neos di Giugliano in Campania, oltre ai mezzi di diversi ditte, aree di stoccaggio di rifiuti ed impianti sono state sequestrate.
I carabinieri del Noe, coordinati dalla procura di Napoli, hanno smascherato un traffico di rifiuti grazie all’utilizzo di “falsi documenti di trasporto e falsi certificati di analisi” nel Comune di Giugliano. Un’altro andare che hanno fruttato milioni di euro per lo smaltimento presso “siti autorizzati”.
Tutto sarebbe partito da una indagine che prende il via dalle verifiche effettuale dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Caserta in seguito ad un esposto anonimo nel quale veniva denunciata una illecita attività di raccolta, stoccaggio e commercio di inerti da demolizione conferiti presso la società “San Severino Ricomposizioni ambientali srl”.
In sostanza i rifiuti “illegali” venivano ritirati e miscelati, falsificando la loro provenienza, la loro destinazione. Il tutto con una irregolarità sistematica nella tenuta dei registri di carico e scarico e nelle attività di trasporto; l’assenza di macchinari necessari; la mancanza di valide e puntuali analisi e accertamenti chimici sui rifiuti; la miscelazione di rifiuti non pericolosi.
Ed ancora, in assenza di analisi adeguate e con modalità che non consentivano di conservare traccia delle partite di rifiuto gestite e non consentivano a terzi di conoscere l’effettiva composizione delle partite ottenute; l’esistenza di irregolarità nella redazione dei formulari.
Tutte modalità, che hanno portato a rendere evidente e concreto il rischio ed il danno per l’ambiente e per le persone. Presso la cava San Severino, autorizzata ad effettuare operazioni di ricomposizione ambientale, cioè quell’insieme di azioni aventi lo scopo di realizzare un assetto dei luoghi tendente alla salvaguardia dell’ambiente naturale ed alla conservazione della possibilità di riuso del suolo, in realtà venivano smaltiti i rifiuti provenienti da demolizioni di edifici della città e provincia di Napoli. Il tutto senza essere sottoposti a processi di separazione, vagliatura e macinazione mediante apposito impianto, peraltro in una zona a rischio idraulico, così come individuata dall’autorità del bacino nord occidentale della Campania.
Lo stesso traffico di rifiuti è stato individuato presso una seconda cava, la Neos, anche questa situata nel comune di Giugliano. In questo caso, le attività di indagine hanno permesso di dimostrare come gli indagati miscelassero i rifiuti provenienti dalle demolizioni con la pozzolana prodotta nella cava, rivendendone il miscuglio ad una industria di caserta produttrice di laterizi e cemento. I controlli hanno infatti stabilito come i mattoni, destinati all’edilizia civile, presentassero una particolare fragilità, circostanza peraltro emersa in maniera palese anche da alcune conversazioni telefoniche. La pluralità di traffici illeciti ha riguardato anche i lavori di ripulitura dell’alveo di via Cirillo del comune
di Quarto in cui gli indagati hanno smaltito illecitamente i rifiuti speciali non pericolosi sia mediante abbancamento sulle stesse sponde del canale e nei terreni circostanti, con successiva copertura con terreno vegetale, che, in seguito alle piogge, è franato, sia mediante riposizionamento ed occultamento dei rifiuti nella medesima vasca di laminazione dell’alveo ovvero nel luogo da cui erano stati rimossi, con conseguente ostruzione del flusso delle acque.
foto di Luca Soldi.
Annunci