DI STEFANIA DE MICHELE
stefania de michele
Meno male che adesso non c’è Lombroso perché sennò, con quel fisico segaligno, il naso torto e aquilino, il pallore del viso, Piero Fassino avrebbe già perso la gara dei consensi in seno al centrosinistra torinese. Tra i 17 candidati sindaco, a sinistra la fisiognomica avrebbe forse premiato Giorgio Airaudo, fascino e capelli alla Cohn-Bendit (il sessantottino del maggio francese), una vita al servizio di Cipputi nella Fiom Piemonte prima e nella segreteria nazionale, sempre dei metalmeccanici, poi. Ma, dietro i maglioncini sobri e il look da ex ragazzo ribelle, Airaudo incarna un valore: quello di non essere, ancora, troppo istituzionalizzato. Nemico di tutti i trasformismi, il sindacalista torinese conosce la fabbrica e i suoi equilibri, le dinamiche operaie e gli umori della piazza. Il primo tentativo di cooptazione del Palazzo arriva nel 2013 con il leader di SEL, Nichi Vendola, che gli offre un posto in lista. Da indipendente di sinistra viene eletto alla Camera e tiene dritta la barra: resta infatti contrario ad appoggiare il governo Renzi e il Pd, oltre a votare contro il bonus ‘propagandistico’ degli 80 euro. L’amico dei ‘No Tav’ (con cui la Fiom aveva stretto alleanza nel 2011) orchestra una buona resistenza e arriva alla soglia delle amministrative con un buon patrimonio di potenziali voti della sinistra subalpina. Anche perché Airaudo lo dice a pieni polmoni: a Torino il Pd imbarca a destra. Diversi i segnali mandati dalla squadra di Fassino, che ha incassato l’endorsement di Enzo Ghigo, ex presidente della Regione nonché uno dei fondatori di Forza Italia, e aperto brecce che potrebbero diventare voragine nei confronti di Comunione e Liberazione, attraverso Giampiero Lea. Airaudo denuncia il ‘biscotto’, come fosse una partita di calcio: una bella combine tra squadre in campo, anche in considerazione del fatto che – sostiene l’uomo della Fiom – pure il candidato di Forza Italia, Osvaldo Napoli, proviene dall’ANCI come Fassino. Da SEL agli ex piddini, da Europa per Tsipras a Rifondazione, passando per ambientalisti e irriducibili antirenziani: lo schieramento è pronto. A chi gli chiede che valore dare ai cinque anni di Sinistra Ecologia e Libertà al fianco del Partito Democratico dell’attuale sindaco, Piero Fassino, alla guida della città, Airaudo glissa e ammette il fallimento dell’alleanza. “Qualcosa non ha funzionato – dice – quel centrosinistra non è riuscito a tenere fede al suo compito e al progetto di inizio mandato”. In caso di vittoria, gli spunti per i primi 100 giorni di gestione della res pubblica torinese ci sono. Molti si legano all’esperienza FIOM, come la necessità che Torino non venga messa ai margini da Fiat Chrysler e il sogno di un centro città aperto solo alle auto elettriche entro il 2025. Anche il lavoro assume un ruolo centrale nella piattaforma elettorale di Airaudo, che si rifà al Green New Deal – di cui parlava il sociologo Luciano Gallino – con lo Stato e gli Enti locali pronti a diventare datori di lavoro di ultima istanza nella lotta contro la disoccupazione. Nel frattempo si può partire con azioni già consentite: il Comune può infatti almeno decidere che il lavoro pubblico non sia retribuito al di sotto dei contratti nazionali, anche quello dei soci lavoratori delle cooperative sociali. Su Fassino il giudizio è tranchant: “Dall’ANCI, con la storia e l’autorevolezza che ha, poteva mettersi a capo di una proposta per fronteggiare la crisi. Poteva, ma non l’ha fatto, difendere il suo territorio dalla politica dei tagli”. La risposta di Giorgio Airaudo è quella di mettere insieme tutte le alternative alla sinistra di Governo: “Il tema importante – dichiara – è unire e essere credibili”.

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