DI MARCO FURFARO
marco furfaro
A Firenze, una delle città più belle del mondo, è successo che il crollo del Lungarno, a due passi da Ponte vecchio, ha provocato una voragine lunga 200 metri e larga 7. Oltre 20 auto in sosta sono state inghiottite e sommerse dall’acqua, due palazzi evacuati, decine di migliaia di cittadini senza accesso all’acqua. Una figura di merda su scala mondiale. Fosse accaduto qualche mese fa a Roma, Marino l’avrebbe già prelevato l’esercito in Campidoglio. Ma è successo a Firenze, dove al fido Nardella non si può dire niente. E dove lui non può dire niente della mancata manutenzione della precedente amministrazione, visto che c’era un certo Matteo Renzi.
Mentre chi comanda pensa agli slogan, ai partigiani veri e finti, all’Italia che spera contro quella che dispera, in Toscana, gli acquedotti sono gestiti da anni da parte di società miste pubblico-private che si sono guardate bene dal fare le adeguate manutenzioni, nonostante le bollette più care d’Italia imposte ai cittadini. E nel cda di Publiacqua c’erano, guarda caso, fino a poco tempo fa Maria Elena Boschi ed Erasmo D’Angelis (attuale direttore dell’Unità), tra l’altro. Così come non si è fatto niente, sia dal punto di vista nazionale che comunale, per investire nella manutenzione del territorio, contro il rischio dissesto (nonostante l’Ispra richiamasse a farlo).
Spero che il governo e il caro Renzi abbiano lo stesso riguardo e la stessa fermezza nell’accertare gli errori e le colpe che hanno avuto con chi non era dei loro. Perché qui l’unica cosa certa è che la responsabilità, che sia la mancata cura del terreno fino alla perdita del tubo dell’acqua, è tutta loro e dei loro amici.
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