DI MARISA CORAZZOL

(NOSTRA CORRISPONDENTE A PARIGI)

marisa corazzol

Il braccio di ferro CGT – governo sulla legge “El Khomri” comincia a fare le prime vittime. Ieri, Patrick Pouyané, Amministratore delegato della Total, aveva minacciato di bloccare tutti gli investimenti in Francia, nelle cinque raffinerie occupate e bloccate dai rappresentanti sindacali. Malgrado questa ultima ed ulteriore pressione, tuttavia, per l’esecutivo di Manuel Valls è fuori discussione ritirare quel testo di legge. Ma non è ancora detta l’ultima parola, visto che nel corso del quinquennio di Hollande, “tutto è possibile”, secondo il politologo Nicolas Doze. Infatti, se i toni dovessero ancora indurirsi, la pressione sul governo non potrebbe che crescere, soprattutto con l’inizio dell’ “Euro 2016”. A partire dal 10 giugno, se la Francia verserà ancora in questa situazione di “paralisi”invierà al mondo un’immagine disastrosa, se non vergognosa.

Da diversi giorni, in effetti, il carburante comincia seriamente a scarseggiare, soprattutto nelle zone della Bretagna, Paesi della Loira e Normandia: tanto che il governo ha deciso di intaccare le riserve strategiche di petrolio per contrastare il blocco. Anche a Parigi la penuria di carburante comincia a farsi sentire e Francis Duseux, presidente dell’Unione industrie petrolifere (UFIP), ha ammesso che da due giorni sono intaccati gli stock di riserva.

Ieri, le forze dell’ordine sono riuscite a sbloccare una raffineria a Douchy-les-Mines nel nord del paese. Il sito era bloccato da giovedì. Le proteste, tuttavia, si diffondono su tutto il territorio francese, con il rischio di una totale paralisi per mancanza di carburante durante gli Europei di calcio 2016 che, come detto in premessa, inizieranno il 10 giugno. Ad oggi, un quinto dei 12mila distributori del paese è già a secco: situazione aggravata da migliaia di cittadini che rimangono in fila per ore alle pompe di benzina per la paura di rimanere a secco.

Il leader della Cgt, Philippe Martinez ha promesso che gli scioperi andranno avanti finché la Loi travail non verrà ritirata. Nonostante la stragrande maggioranza dei francesi non condivida l’impianto della riforma (oltre il 70% dei cittadini francesi vorrebbe dei cambiamenti sostanziali alla legge), il presidente Hollande ha alzato un muro e, insieme con il primo ministro Valls, non è disposto a fare passi indietro e tanto meno concessioni ai lavoratori: secondo l’Eliseo, le proteste in atto sono di una piccola minoranza che si sta permettendo di minacciare e di tenere in ostaggio un paese intero.

Ma Hollande finge di ignorare la determinazione dei sindacati e continua a minimizzare sui numeri della protesta, ma si fermano per sciopero anche i settori dei trasporti su gomma, su rotaia e per via aerea. Tutte le 8 raffinerie del paese sono in sciopero, dal 31 maggio sarà la volta dei treni, con i macchinisti che incroceranno le braccia a tempo indeterminato; dal 3 al 5 giugno stop del trasporto aereo. L’intento della Cgt è chiaro: paralisi dell’economia per ottenere il ritiro della riforma.

Secondo le stime, gli stock di carburante sono sufficienti per i prossimi 4 mesi, anche con l’imminente manifestazione calcistica. Ma ancora oggi, l’ A.D. di Total ha espresso grande preoccupazione, parlando di “fatti gravissimi”: “tutto questo ci porterà a rivedere seriamente i piani di investimento nell’insieme degli stabilimenti della Francia”.

Hollande e Valls sono pertanto realmente nell’ “impasse”: sia ritirano il loro “jobs act” e perdono la faccia dopo l’arroganza con cui l’hanno imposto esautorando Parlamento e Senato, sia – come affermano – lo mantengono e allora l’hanno persa comunque, perché nessuno, in Francia, vorrà più sentire parlare di loro alle prossime scadenze elettorali del 2017. Alle presidenziali – grazie ai due “statisti” socialisti di passaggio all’Eliseo e a Matignon, vedremo arrivare Marine Le Pen al ballottaggio contro Alain Juppé del “Les Républicains”. Un disastro annunciato e una “débacle” per tutta la ‘Sinistra’ francese ( anche se Hollande e Valls, come Renzi in Italia, di sinistra hanno molto poco) che – altresì – i due dell’ “apocalisse” gallica hanno spaccato.

foto di Marisa Corazzol.
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