DI MARCO GREGORETTI
marco gregoretti
Osservo la vita di un mio amico, carissimo, empatico. E vedo quanto soffra, giorno dopo giorno. E guardo che non fa in tempo a godersi una piccola gioia che questa viene subito sporcata da macchiette cattive. E mi pongo due domande, una di carattere “filosofico”, alla quale hanno provato a rispondere interi sistemi di pensiero, occidentali e orientali: quale deve essere il limite oltre il quale non è più necessario e “dovuto” soffrire? La seconda è molto ingenua, forse, ma ha a che fare con la catarsi sulla quale mi illusero all’oratorio, da piccolo: è vero che dopo ci sarà una vita eterna, felice e fatta solo di sorrisi profumati?
Annunci