DI VIRGINIA MURRU
virginia murru
Per Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria, l’economia italiana si è rimessa in moto, ma la ripresa ‘è lenta e deludente’, ritiene pertanto indispensabile il percorso delle riforme. Il paese è schiacciato dalle pressioni delle minoranze, che impediscono di portare avanti iniziative efficaci per tentare di sbloccare la situazione di stallo in cui si trova l’economia. Così si esprime al riguardo: “Le riforme sono la strada obbligata per liberare il Paese dai veti delle minoranze e dai particolarismi, che hanno contribuito a soffocarlo nell’immobilismo”.
Preoccupazione dal mondo dell’imprenditoria, dunque, e volontà di saltare il fosso della stagnazione, al fine di raggiungere risultati davvero concreti di crescita. Il presidente  ribadisce un concetto di base, che deve essere recepito dalle forze di governo: ossia l’esigenza di un assetto più equilibrato della perequazione tributaria, che tenga conto del momento critico che attraversa il mondo del lavoro, in parte dovuto al carico fiscale che ne rende non di rado insostenibile la sopravvivenza. E infatti afferma:
“Chiediamo di spostare il carico fiscale, alleggerendo quello sul lavoro e le imprese, incidendo di più sulle cose”. Secondo Boccia, le risorse che arrivano dalla revisione delle ‘tax-expenditures’, e dalla lotta all’evasione, dovrebbero contribuire ad abbattere le aliquote fiscali. E per questa ragione è importante un controllo più deciso sull’evasione. Spostare dunque il carico fiscale dalle persone alle cose, secondo gli industriali, e nel contempo aumentare l’Iva.
Ma sull’Iva preme anche, com’è noto, la Commissione europea, e il ministro dell’Economia, Padoan, ha fatto precise promesse con la sua ‘lettera’ di risposta a Bruxelles. Egli, in modo esplicito, ha dichiarato la sua volontà di non congelare le aliquote, le quali verranno bloccate solo se si verificassero condizioni tali da pregiudicare le misure necessarie alla riduzione del deficit. E questo in virtù dell’austerità richiesta dal Patto di Stabilità, che l’Italia si è impegnata a rispettare d’ora in avanti.
A questo proposito, il Presidente della Confindustria, è inflessibile, anche perché, a conti fatti, se nel 2017, rispettando le linee programmatiche, si sbloccasse l’Iva, dall’attuale 10% al 13% di aliquota, il gettito porterebbe all’erario circa 7 miliardi, mentre un rialzo dell’aliquota massimo (ossia dal 22% al 24%), ne recupererebbe altri 8 miliardi. Cifre importanti, che non ci si può permettere d’ignorare.
Portando avanti queste tecniche di politica fiscale, sulle quali tanto si è dibattuto e tanto ha insistito Bruxelles, si riuscirebbe, non solo a tenere fede agli impegni, ma anche a smuovere l’inflazione.
Sono strade percorribili, secondo Boccia, che vede anche altre priorità da perseguire con tenacia, come l’esigenza di confermare il super ammortamento, e non fare saltare ancora le regole che ci vincolano all’Ue in termini di deficit. Ma non solo, Vincenzo Boccia, nel suo discorso d’insediamento come Presidente, si è rivolto all’Assemblea di Confindustria con un programma che è poi l’espressione della categoria che rappresenta. Se il governo dimostrerà impegno verso queste richieste, gli imprenditori a loro volta, vaglieranno il pacchetto di riforme messe sul campo dal premier Renzi. A cominciare dal referendum sulla Costituzione, che si terrà nel prossimo ottobre. Presenti all’Assemblea di Confindustria, anche il Presidente della Repubblica Mattarella, Ministri, i Segretari nazionali dei sindacati.
E’ un’economia, quella italiana, secondo il neo presidente della Confindustria, che fatica a salire gli scalini della ripresa, e per questo, non saranno brevi i tempi necessari a riagganciare le condizioni economiche della pre-recessione. L’ottimismo non viene certo dai dati diffusi dall’Istat sul fatturato industriale, dove si è riscontrato, numeri alla mano, il calo peggiore dal 2013. E si sono aggiunti anche i dati sulle vendite al dettaglio nel commercio, e gli stipendi.
Per trovare situazioni analoghe si dovrebbe andare ai primi anni ’80. Riflessioni che devono portare ad una maggiore cooperazione e consapevolezza tra le forze imprenditoriali e il governo, perché solo da un’intesa forte e chiara, si può ripartire. E aggiunge: “Chi ha superato la crisi, l’ha fatto solo perché ha innovato, esportato, modernizzato la governance“.
Boccia viene dalla piccola e media industria, dove forse si riscontra una sana voglia di fare, estro creativo e desiderio di abbandonare il tunnel dell’immobilismo.  Ma lancia anche messaggi chiari al governo, in modo esplicito:
“Nella gestione del bilancio pubblico non chiediamo scambi né favori, chiediamo politiche per migliorare i fattori di competitività – E’ necessaria una “ricomposizione delle voci di spesa e di entrata”. Ma anche “manovre di qualità, politiche a saldo zero ma non a costo zero, senza creare nuovo deficit“.
Sembra l’uomo giusto al posto giusto, Vincenzo Boccia, con ampi orizzonti aperti sulle emergenze dell’economia, e non teme neppure d’essere irriverente nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni, che dovrebbero, anzi, recepire l’urgenza dell’autorevole messaggio, e percorrere ogni strada possibile per metterlo in atto.
Del resto è anche il parere dell’ex capo economista del Ministero del Tesoro, Lorenzo Codogno, che dichiara: “L’Italia ha tentato tutte le strade, e sarebbe proprio fatale se c’imbattessimo in un’altra recessione. Come minimo, bisogna allacciarsi le cinture..”
foto di Virginia Murru.
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