DI ALBERTO TAROZZI
TAROZZI
Credo che non si tratti né di 68 né di vandea. La Francia, grazie al suo rapporto di sudditanza servile alla Merkel ha goduto fin qui di salvaguardie di cui nessun paese ue ha beneficiato, sotto la forma di deroghe relative alla imposizioni di austerity e di politiche neoliberiste. Ha potuto cioè conservare livelli di welfare tradizionale come nessun altro paese, appoggiandosi anche, le va riconosciuto, sull’efficienza di una macchina amministrativa di primissimo ordine. Fare da spalla, e che spalla, alla Germania le ha conservato fette di sovranità economica e politica ignote ad altri. Oggi i nodi vengono al pettine. Sul piano della politica internazionale come su quello della politica interna i francesi capiscono che molte cose non verranno loro più permesse. Due sono, in via di ipotesi, le strade percorribili. Diventare leader dell’opposizione al neoliberismo e fare da traino a una europa nuova, oppure arroccarsi nella difesa puramente egoistica dei favori fin qui ricevuti senza preoccuparsi del fatto di avere rappresentato un caso unico.  Sentimenti danno credito alla prima ipotesi, la ragione, ahimé, alla seconda.
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