DI PIO D’EMILIA
PIO D'EMILIA
Per me che conosco abbastanza bene la “provincia” del Giappone – dove velocità e tecnologie avanzate non sono ancora arrivate ma dove si respira una tranquilla aria – per l’appunto – di “provincia” non è un problema. Anzi. Lontano da Tokyo – che non è Giappone, ma è, appunto, Tokyo – si possono ancora cogliere i lati più “umani” di questo meraviglioso, “inesistente al punto di esistere” come chiosava Roland Barthes nel suo insuperato “Impero dei Segni”. Ma per gli oltre mille giornalisti stranieri accreditati al G7 deve essere uno shock. Con la sua fissa di portare i suo colleghi in posti lontani, impervi e dunque “sicuri”, Abe si è inventato 8 anni fa di fare il vertice nella bellissima, ma “lontanissima” sotto tutti i punti di vista, Hokkaido. E ora qui a Ise-Shima. Culla dello Shintoismo, d’accordo – e già fioccano le polemiche, perchè portare i leader del G7 in un luogo simbolo della vecchia religione di stato, che tanti danni ha fatto a suo tempo e in nome della quale sono morti milioni di giapponesi, durante la guerra, ha scatenato le proteste delle altre religioni, prima di tutto i buddisti (e qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte sul comportamento schizzato della Soka Gakkai, che da un lato, come associazione laica buddista, giustamente protesta, dall’altro, con il suo “braccio politico”, il partito Komei, è al governo con Abe) – ma anche luogo impervio, mal servito e, data la crisi economica in cui continua a versare il Giappone nonostante 3 anni di Abenomics, abbandonato a se stesso. Tutto questo per dire che dopo un lungo percorso tra case abbandonate, strade deserte e negozi chiusi, siamo arrivati in albergo, Altia Toba,un 4 stelle tra quelli “consigliati” dal governo, dove non c’è ristorante, lavanderia, frigobar in stanza (nemmeno l’acqua) e dal quale per arrivare al centro stampa bisogna aspettare uno shuttle che dopo aver fatto il giro di tutti gli alberghi ti porta a destinazione dopo 40 minuti. In taxi ce ne vogliono una decina. Ma possibile che nessuno, tra i baldi e a volte geniali consiglieri di Abe avesse previsto il pericolo di un colossale autogol? Per di più ci si è messo di mezzo anche il cielo – che per antiche tradizioni dovrebbe essere invece un prezioso e naturale alleato del Sol Levante, vista la leggenda che vuole le sue isole nate da un celeste incesto (leggetevi il Kojiki, la “narrazione” religiosa di gran lunga più divertente del pianeta). Nei prossimi giorni c’è il concreto rischio che piova a dirotto e chegli elicotteri previsti (40) per trasportare i leader da Nagoya a Ise non possano decollare. Un’altra possibile figuraccia per Abe, che visti i rapporti ancor molto tesi con Pechino non poteva certo chiedere ai cinesi di svelare la loro magica formula “caccianuvole”, rivelatasi estremamente efficace nel 2002, in occasione delle Olimpiadi di Pechino. Per tutto il corso dei Giochi, non cadde una goccia d’acqua.
Nelle foto: Il Toba Altia Hotel – posizione ottima, stanze bellissime, ma circondato dal deserto, “servizi” inesistenti e un wifi a manovella.
foto di Pio d'Emilia.
foto di Pio d'Emilia.
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