DI RITA A. CUGOLA
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Forse, un giorno, i posteri gli renderanno omaggio. Barack Obama è infatti il primo presidente statunitense in carica ad aver anteposto il richiamo della coscienza collettiva  alle ragioni di stato. L’impatto con il Peace Memorial Park di Hiroshima è tremendo: nel silenzio ovattato imposto da un dolore mai lenito,  il tempo sembra essersi fermato a quel 6 agosto del 1945, quando dal bombadiere Usa Enola Gay venne sganciato il primo ordigno atomico destinato a mutare gli equilibri della vicenda umana.
La morte arrivata dal cielo ha cambiato il mondo“, ha osservato. “L’individuo ha dimostrato di potersi autodistruggere. Se cerchiamo di evocare l’attimo in cui è caduta la bomba possiamo ancora udire l’eco dei lamenti“. Il  pianto silenzioso di migliaia di persone  costrette a languire tra tormenti inenarrabili, ammantate dalla polvere radioattiva generata da quel fungo accecante in grado di offuscare anche l’ultimo raggio di sole. I morti sul colpo – disintegrati dall’esplosione – furono 140mila.
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Occorre considerare che la forza scatenatasi allora  non è così distante da noi. Dobbiamo onorare l’alto numero di morti. Uomini, donne, bambini: 100mila giapponesi, migliaia di coreani, dozzine di prigionieri americani.  Le loro anime continuano a tormentarci. Ciò che è accaduto in questo luogo servirà da monito per tutti, poiché una simile tragedia non dovrà mai più ripetersi. E’  giunta l’ora del risveglio morale
Al fianco del premier nipponico Shinzo Abe, Obama è apparso sconvolto. Sopraffatto dal ricordo delle atrocità compiuto dai predecessori. Un passo dopo l’altro, immersi in un  religioso silenzio, entrambi i leader hanno percorso il viale alberato della struttura. E poi l’eco del passato, le fiamme di un inferno divampato all’improvviso.
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Le immagini e i reperti custoditi nel museo contribuiscono a squarciare il velo di una consapevolezza contaminata da colpe da cui nessuno è realmente immune. Corpi orrendamente ustionati, brandelli di abiti sopravvissuti al tempo: ogni elemento incarna un tacito atto di accusa. “Abbiamo conosciuto l’agonia della guerra. Ora lasciateci trovare il coraggio di diffondere la pace e inseguire un mondo scevro da armi nucleari“, ha vergato  su un  quaderno  appositamente  a disposizione degli ospiti.
Ma se per i giapponesi l’attacco a Hiroshima (un olocausto reiterato tre giorni dopo a Nagasaki, con un bilancio di altre 70mila vittime) è destinato a restare ingiustificato, molti statunitensi insistono ancora a ritenere che il ricorso all’atomica abbia contribuito a sancire la fine del secondo conflitto internazionale. Non a caso in ambito amministrativo erano emersi dubbi circa l’opportunità di sfatare il tabù relativo a una visita presidenziale al simulacro in piena campagna elettorale (il presidente Jimmy Carter aveva atteso la fine dell’incarico per recarsi, nel 1984,  sul luogo dello sterminio).
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Il capo di stato Usa tuttavia non si è scomposto: astenendosi da ogni possibile considerazione in merito alle responsabilità della tragedia ha preferito evitare di porgere scuse esplicite alla popolazione. “Non penso che abbia voluto  fare apologia, perché si è spinto troppo oltre. Mi ha fatto capire di aver salvaguardato qualcosa di rilevante. E per me è già molto“. ha commentato Eiji Hattori, 73enne sopravvissuta  all’apocalisse. “Sento ancora gli strilli dei bambini: ‘aiuto, aiuto’. Era orribile. Ancora adesso mi emoziono sempre quando ci penso“, è la testimonianza offerta dall’82enne Kinuyo Ikegami. Una delle tante, troppe storie di sofferenza. Ferite insanabili nello spirito esausto dei protagonisti scampati all’annientamento.
Decidendo di omaggiare una città tristemente assurta a simbolo assoluto della perversione umana, Obama ha inteso essenzialmente rimarcare che a dispetto delle numerose ombre riaffioranti dal buio del ricordo, Stati Uniti e Giappone sono determinati a procedere in direzione della positività globale.

U.S. President Barack Obama hugs Shigeaki Mori, an atomic bomb survivor and a creator of the memorial for American WWII POWs killed in Hiroshima, during a ceremony at Hiroshima Peace Memorial Park in Hiroshima, western, Japan, Friday, May 27, 2016. Obama on Friday became the first sitting U.S. president to visit the site of the world's first atomic bomb attack, bringing global attention both to survivors and to his unfulfilled vision of a world without nuclear weapons. (ANSA/AP Photo/Carolyn Kaster) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistribu]

Tutte le nazioni, inclusa la mia, che dispongono di strumentazioni non convenzionali  devono avere il coraggio di abdicare alla logica della paura a favore di un pianeta libero da insidie letali. Gli innocenti uccisi in quel periodo e nel corso delle guerre precedenti, successive o contemporanee non vanno dimenticati. Cerchiamo di essere coscienti e di guardare la storia negli occhi“.
In effetti il numero uno statunitense ha sempre confidato molto nelle politiche volte al disarmo nucleare: un impegno mai accantonato che nel 2009 gli aveva valso il premio Nobel per la Pace. “Probabilmente non riuscirò a realizzare il mio sogno nell’arco di questa vita”, ha puntualizzato, “però moltiplicando i nostri  sforzi potremo davvero scongiurare ulteriori catastrofi“.

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